mercoledì 29 settembre 2010

Altri due limpidi esempi di Lega (Nord) e PDL Ladroni

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Davvero c'è materiale a che Feltri scateni la guerra termonucleare globale, con le notizie che girano oggi, ma lo squadrista della penna non lo farà: la Lega è vicina al foraggiatore quindi va trattata bene, almeno fino a quando Bossi non scaricherà il Kaiser sempre più traballante, quel giorno allora salteranno fuori dossier come funghi dopo un temporale. Nel silenzio dei "giornalisti" al soldo del Regime, le notizie però girano lo stesso. Buona lettura.


Brunetta e quella casa pagata con i soldi dello Stato
di Tommaso Caldarelli

Arrestato il presidente dell’Ente Parco Cinque Terre, amico fraterno del ministro della Pubblica Amministrazione. Nell’incantevole cornice, il ministro comprò un rustico per quarantamila euro: meno di un sesto del suo valore di mercato. E, pare, con finanziamento pubblico.

“Chissà se “Il Giornale” si occuperà della casa di Brunetta alle Cinque Terre con il medesimo impegno profuso a Montecarlo”, scrive Gad Lerner nel suo blog. Già, perchè i presupposti per montare un bel putiferio ci sarebbero: Brunetta e quella casa pagata con i soldi dello Stato anche qui. D’altronde, la fattispecie è molto simile: abitazioni in luoghi immaginifici pagate ridicolmente al di sotto del loro valore di mercato. Qui siamo nelle Cinque Terre, paradiso incontaminato della verde Italia: e proprio qui, a Riomaggiore, Renato Brunetta ha comprato, solo un anno fa, un rustico vista mare, da ristrutturare: costo complessivo, 40.000 euro.

CASE PER TUTTI – Dopo gli scandali immobiliari di Claudio Scajola a via del Fagutale, vista Colosseo, e Gianfranco Fini-Giancarlo Tulliani a Boulevard Princesse Charlotte, vista periferia di Montecarlo, arriviamo al buen retiro di Brunetta, vista sul più bel Tirreno d’Italia. Non è stato facile rintracciare la cronaca originale che racconta l’emersione di questa compravendita tutta da verificare: e se è vero che Franco Bonanini, presidente dell’Ente Parco, è di Brunetta vecchio amico, tanto che il ministro oggi spende parole non parche per sostenerlo, probabilmente la loro amicizia subirà un duro colpo: perchè pare che l’inchiesta che oggi produce 900 pagine di ordinanza di custodia cautelare abbia preso le mosse proprio dagli accertamenti su Casa Brunetta. “Un rustico comprato dal ministro per quarantamila euro: questa la cifra rivelata dal presidente del Parco Franco Bonanini al Secolo XIX il 19 agosto scorso”, scriveva, tempo fa, sempre il giornale di Genova; “come ha rivelato l’indagine, quello è solo il valore dei lavori di ristrutturazione fatti eseguire dal precedente proprietario prima di consegnarlo al ministro. Il suo nome è Stefano Pecunia”. Dunque, un comportamento ben strano: di solito la casa si paga, e il venditore, se è magnanimo, si accolla la ristrutturazione. Qui avviene il contrario: si paga la ristrutturazione, e la casa viene regalata. Un vero affare, indubbiamente. Ma Pecunia si fa beccare dalla procura in “irregolarità edilizie”, e spiega: “Presto la casetta passerà di mano: c’è già stata la firma del compromesso e il compratore è proprio il ministro Brunetta”.

SOTTOCOSTO – Ora possiamo richiamare alla mente i tanti cronisti che sono andati in giro per Montecarlo a chiedere ad ogni agenzia immobiliare quanto poteva valere, a prezzo di mercato, un cinquanta metri quadri nel Principato: ebbene, vale lo stesso per la casa di Brunetta: “Secondo una stima di esperti del settore, un immobile di quelle dimensioni in quella zona potrebbe valere non meno di 300 mila euro”. Non solo, continuano da Genova: pare che l’importo della ristrutturazione, ovvero i soldi che Brunetta ha versato, sia stato addirittura sottostimato. “Come si proponenevano, Bonanini e il suo collaboratore”, ovvero un impiegato tecnico del comune di Riomaggiore, “di finanziare quei lavori”, si chiede il Secolo XIX? “Utilizzando anche i fondi pubblici derivanti dell’erogazione dal finanziamento al sito Canneto». Cioè finanziamenti per lavori che dovevano essere effettuati in una delle più incantevoli baie delle Cinque Terre. E che con la casa di Brunetta c’entravano poco“, è la risposta che danno i magistrati. Capito il giro? Il presidente Bonanini vuole ingraziarsi il ministro Brunetta perchè metta una buona parola con Angelino Alfano, in modo che mandi gli ispettori a mettere la mordacchia ai Pm che su di lui indagano; per questo regala una casa all’economista veneziano, chiedendogli un prezzo simbolico, peraltro in parte pagato dallo Stato - forse – magari con la scusa di dover mantenere intatto il patrimonio naturalistico – che però si è già, a parte, venduto.

LAVORA GRATIS – C’è un frammento di intercettazione che proverebbe tutto questo. “Giochi con i soldi di Brunetta e ha ragione. Chi glieli dà adesso?”, chiede il geom. Tarabugi, braccio destro di Bonanini; risponde l’arch.Vestito, in forza al comune: “Se va in porto quella fattura di Canneto…”. Già, tutto si sistema. E non solo: c’è anche la vittima, in mezzo al giro. Oltre che l’erario e i cittadini, s’intende: è il capocantiere che, ancor prima di aver visto i soldi di Brunetta, aveva iniziato a lavorare. Di tasca sua: “Quando gli agenti arrivano sul sentiero dei Santuari, vicino a quello di Montenero, trovano intento al lavoro l’edile Daniele Carpanese.Cosa dichiara? Spiega di essere intento ad eseguire la ristrutturazione del rustico di proprietà di Stefano Pecunia: «È in fase di ultimazione,mancano solo gli scarichi e alcune rifiniture». La polizia gli chiede se è già stato pagato. Lui risponde: «Ho effettuato lavori per circa 40mila euro, non ho alcun alcun contratto o computo metrico con il proprietario e non ho ricevuto alcun compenso. Ho persino anticipato sia le spese per i materiali, sia quelle dell’elicottero per trasportarli in cantiere, perché si trova in una zona particolarmente impervia». Scrivono i magistrati: «Quanto meno singolare sembra il fatto che Carpanese avesse dato il via ai relativi lavori senza sottoscrivere alcun contratto e senza un’apparente garanzia”; e singolare è proprio la parola giusta. Voi lavorereste gratis, con addirittura elicottero a carico? Per il ministro Brunetta evidentemente questo ed altro.
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Venezia. Tangente da 15mila euro: arrestato assessore della Lega Nord
In manette amministratore di San Michele al Tagliamento. Soldi dal presidente del Portogruaro Calcio. Espulso dal Carroccio
il gazzettino

VENEZIA (29 settembre) - Il piano lo aveva studiato bene e il telecomando per chiudere a distanza l'auto, dove poco prima erano stata messa una presunta "mazzetta" di 15.000 euro, non lo aveva tradito, ma a stopparlo ci ha pensato la Guardia di finanza. David Codognotto, 31 anni, consulente finanziario e assessore comunale della Lega Nord con delega per bilancio, tributi, sport e turismo a San Michele al Tagliamento (Venezia), è stato così arrestato in flagranza di reato. L'accusa è di concussione. Vittima della richiesta di una tangente il presidente del Portogruaro Calcio, società neo-promossa in serie B, il cui campo è in fase di adeguamento per le norme previste dal campionato costringendo la squadra granata a giocare a Udine. Pare che la vicenda sia legata proprio alla ristrutturazione.

Codognotto, leghista nella giunta guidata da un sindaco del Pdl (tre i leghisti eletti, di cui due assessori), avrebbe preteso una tangente per una sponsorizzazione-beneficio finanziario alla squadra locale. Il presidente Francesco Mio però si è rivolto alla Guardia di finanza di Portogruaro. I militari delle fiamme gialle hanno così tenuto sotto controllo l'assessore e avrebbero seguito le fasi della consegna del denaro da parte della vittima. Dagli uffici comunali Codognotto avrebbe dato le istruzioni riguardo alle modalità del pagamento che la vittima ha seguito senza fare obiezioni. Prima ha fatto fotocopiare le banconote ai finanzieri e poi si è diretto nel luogo concordato per consegnare la presunta tangente. Ha riposto, come da richiesta, la busta con i contanti richiesti dentro l'auto dell'assessore che l'aveva lasciata appositamente aperta. Codognotto controllava le fasi dalla finestra del Comune.

Una volta che il denaro era stato riposto sul cruscotto dell'auto, l'assessore, sempre dal proprio ufficio, si sarebbe preoccupato di mettere al sicuro il "bottino" azionando con il comando a distanza la chiusura centralizzata delle portiere. Pochi minuti dopo, è sceso, è entrato nell'auto, ha preso la busta e controllato che tutto fosse a posto. Ritenendo di essere al sicuro, ha girato la chiave per l'accensione, ma è stato circondato dalle fiamme gialle che dopo averlo fatto scendere lo hanno arrestato. Alla base della tangente, secondo quanto emerso dagli accertamenti, la promessa dell'assessore di adoperarsi per far prorogare la sponsorizzazione, evitandone la revoca. Le fiamme gialle sospettano che l'indagato possa aver chiesto altri favori sfruttando la sua carica pubblica.

Codognotto è stato immediatamente espulso dalla Lega Nord: lo ha detto il segretario veneto del Carroccio e sindaco di Treviso, Gian Paolo Gobbo, aggiungendo che l'episodio ha generato «grande amarezza». «Purtroppo - ha detto - il movimento della Lega è ormai così ampio da non doverci più sorprendere se all'interno troviamo di tanto in tanto anche elementi che sbagliano».
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n.d.r. secondo me l'hanno espulso perché la notizia è venuta fuori ma soprattutto ha girato, e poi perché questo fannullone si è fatto cogliere con le mani nel sacco, altrimenti sarebbe rimasto lì.

Voi che ne dite? Chi era "ladrona"?

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2 commenti:

  1. i cosidetti "leghisti" sono italiani come tutti gli altri, con tutti i difetti annessi (ineducazione, protervia, disonestà, scarsa voglia di rispettare la legge, ecc.). O meglio sono italiani che "se la tirano".

    N.B. occhio a blogger leghisti in agguato ;-)
    adelante Pedro, ma con judicio :)

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  2. ricevuto il messaggio, e hai ragione, starò più attento

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