domenica 12 settembre 2010

Ecco come Berlusconi comprò i senatori per far cadere Prodi

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Per una persona che si sbatte tanto per bloccare il processo Mills Fase 2, cioé la parte che lo riguarda (e che lo vedrà condannato: già accertati la corruzione e il corrotto, manca il corruttore) per corruzione, capita che una compravendita di senatori per far cadere un governo (il Prodi 2) sia un gioco da ragazzi, quando si può contare sull'aiuto della Loggia P3 e dei suoi abili maneggioni.

Poi magari capita che, caduto quel governo, si apra un'indagine che si areni per mancanza di nuove prove, e il dittatore così insediatosi per stuprare le leggi e la Costituzione possa finalmente salvarsi le chiappe dal carcere e far vedere a tutti i suoi finti sorrisi al lifting.

Infine capita che, a distanza di anni, qualcuno di quegli sgherri scoperchi il vaso di Pandora e venga fuori tutto, messo al muro dall'evidenza delle intercettazioni che fanno sentire distintamente la sua voce e quella dei suoi fidi compagni di merende mentre organizzano le invasioni nel CSM e nella Corte Costituzionale: dato che in forma legittima non si può, è con questa attività invasiva ed eversiva che si infila questo cancro nello Stato e nelle sue istituzioni.

Oggi le prove arrivano a fiotti, e scopriamo che Cesare era Berlusconi (in realtà nessuno ne aveva mai dubitato, solo che adesso ci sono le prove), e scopriamo che questa Loggia P3 opera ben da prima di questo ultimo anno, perché si è adoperata, e pure con successo, all'epoca del secondo governo Prodi, comprando un certo numero di senatori del centro sinistra per far crollare la Fiducia e correre alle salvifiche e provvidenziali urne. Poi ci ha pensato la legge elettorale truffa a fare il resto, quella approvata prima di questo governo Prodi 2, creando un guazzabuglio favorevole solo al Kaiser.

Il Fatto Quotidiano pubblica oggi (ma solo nel cartaceo, per vederlo nel sito e linkarlo ci vorrà ancora un po') alcuni dei verbali in cui la venerabile P3 organizzò e portò avanti la compravendita dei voti fra i senatori del centro sinistra, e spunta fuori pure qualche nome. Arcangelo Martino sta spifferando tutto, e ciò spiega perché Berlusconi sia scappato in questi giorni a Mosca dal suo "amico" Putin a consolarsi (chissà come, vecchio libertino, eh?).

Ricapitoliamo. L'indagine per la corruzione dei senatori da parte di Berlusconi è vecchia di un paio di anni, e l'evidenza di quanto raccolto allora è stata totalmente confermata con un riscontro delle dichiarazioni rilasciate da Martino il 18 agosto (il mese scorso, quindi): Randazzo (rappresentante degli italiani in Oceania) era stato convinto da Berlusconi attarverso un imprenditore che gli aveva offerto soldi; nel contempo Ernesto Sica (PDL) aveva fatto lo stesso (e quindi tramite un imprenditore intermediario) con Giuseppe Scalera (centro sinistra) e altri senatori prodiani; Martino ha aggiunto che Sica avrebbe detto di conservare le prove di questa attività per ricattare poi Berlusconi e ottenere qualche poltrona importante: lui voleva la presidenza della Campania, e si era vantato con più amici di aver fatto cadere lui il governo Prodi per conto di Berlusconi. Oltre a Scalera ci sarebbe pure Andreotti, fra i comprati, più altri di cui Martino per il momento non ha fatto i nomi (li farà poi, vedrete); Sica avrebbe anche mostrato più volte i bonifici con cui versò le somme per la compravendita! Sempre Martino poi tira in ballo Dell'Utri e Verdini fra quelli più attivi nella compravendita di senatori.

Alla fine Sica il premio lo ottiene: assessore nella giunta Caldoro, poltrona che però perderà presto quando salterà fuori il complotto a base di dossier sessuali contro di lui.

Ma non finisce qui, perchè sarebbe stato appurato che questo schema dell'incaricare un imprenditore per comprare i senatori, sarebbe stato applicato ma con esito negativo con Willer Bordon. Chi furono le pedine? Nel caso Randazzo il commercialista di Saccà: Pietro Pilello, amico di Randazzo; mentre nel secondo caso Giancarlo Innocenzi, quello dell'Agcom costretto alla dimissioni dopo l'indagine di Trani. Quando Bordon non voterà contro Prodi, Innocenzi (intercettato anche lui ovviamente al telefono, quindi è la sua voce a parlare) dirà: "Se lo sono ricomprato".

Nell'indagine, afferma il Fatto, si parlerebbe anche di cifre: centinaia di migliaia di euro, volati nelle tasche dei diretti interessati.

Adesso si tratta di sentire Berlusconi (non andrà), Dell'Utri (negherà, da vero "uomo d'onore") e Verdini (anche lui negherà), e bisognerà cercare di scovare bene questi imprenditori e farli parlare... la traccia è concreta, va seguita come un segugio.

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