martedì 28 settembre 2010

Il Vaticano e l'ICI che può costare ancora più cara all'Italia

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Privilegi, affari, sostegno: tutto sulle nostre spalle, anche e soprattutto economicamente parlando. Buona lettura.

ICI e Vaticano: il caso non è chiuso
di Claudio Tanari

La notizia è che la Commissione Europea potrebbe condannare l’Italia per “aiuti di Stato” concessi alla Chiesa in materia di ICI e il Vaticano al rimborso delle tasse non pagate dagli enti ecclesiastici.
Come si ricorderà, nel 2005, alla vigilia di una impegnativa campagna elettorale, il Governo Berlusconi approvò una norma che assicurava alla Chiesa l’esenzione totale dal pagamento dell’ICI e del 50% dall’IRES. Nel 2006 il governo Prodi – anche sotto la spinta delle critiche UE – tentò di limitare il privilegio dall’anacronistico sapore di Ancien régime con un comma che, al contrario, interpretato estensivamente, rendeva ancora più cospicuo il trattamento di favore: la normativa esentava infatti dal pagamento solo gli immobili dalle finalità “non esclusivamente” commerciali. Basta cioè che nel sottoscala di un ex monastero ristrutturato come hotel a cinque stelle sia presente una cappella e, oplà, il gioco è fatto! Su quell’immobile il Vaticano non pagherà neanche un centesimo.

La cosa appare decisamente intollerabile se si pensa che la Chiesa, direttamente proprietaria di circa centomila (100.000) fabbricati, è leader nazionale per quanto riguarda ospedali, scuole private, alberghi e altre strutture commerciali. In soldoni – è il caso di dirlo – si tratta di una perdita secca per il fisco di circa due miliardi di euro. Il che configura peraltro, come accennato da Joaquin Almunia, commissario alla Concorrenza, una competizione sleale con altri operatori laici del settore turistico-alberghiero e della sanità.

Le famigerate norme Berlusconi-Prodi erano state oggetto, già nel 2006, di una denuncia del radicale Maurizio Turco e di altri. L’allora commissaria UE Kroes aveva però archiviato due volte l’intera faccenda: a Bruxelles ricordano in molti le insistenti (per usare un eufemismo) pressioni provenute da entrambe le sponde del Tevere. Ma i denuncianti si sono rivolti alla Corte di giustizia che ha finalmente convinto Almunia ad avviare l’attuale procedura.

Come finirà? Persino a Bruxelles prendere posizione contro il Vaticano non è propriamente raccomandabile, ma le “conclusioni preliminari” del documento con cui Almunia avvia l’iter del processo all’Italia lascia sperare in un epilogo diverso dai precedenti: l’esistenza dell’aiuto di Stato sarebbe dimostrata dal “minor gettito per l’erario” e i beneficiari degli sconti ICI “sembrano” essere in concorrenza con altri. L’incompatibilità con le norme Ue dovrebbero dunque esserci tutte.
L’apertura dell’indagine formale concede alle parti un mese per presentare le proprie ragioni: entro 18 mesi la decisione finale. L’assurdità tutta italiana di un paradiso fiscale appena fuori dalle mura vaticane potrebbe davvero finire qui.

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