lunedì 27 settembre 2010

Le vere porcherie delle società off-shore: rimettiamo le cose a posto

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Il moralismo del Corriere ma soprattutto di Libero e Il Giornale sono quanto di più patetico e incoerente possiamo oggi leggere nella stampa: tutti pronti a contare i peli del naso ai Tulliani e a Fini per una casa piccola del partito, ma altrettanto solerti a non raccontare un fico secco di tutti i milioni e milioni di euro nascosti all'estero dall'attuale presidente del Consiglio, che per recuperarli si ha fatto costruire dalle sue solerti mezzemaniche la porcata dello Scudo Fiscale, pagando la ridicola mini-multa del 5% per riportare in Italia i capitali così nascosti per non pagare le tasse. La realtà è questa, ma i giornali e i telegiornali del Dittatore la devono nascondere, o (se obbligati dal fatto che altri giornalisti ne parlano) alterare a regola d'arte.

Per fortuna una piccola parte della stampa italiana non è sul libro paga di Berlusconi, e i fatti li racconta e li ricorda a tutti noi, una stampa libera, che il Kaiser vuole distruggere con la Legge Bavaglio; anche una piccola parte della TV è libera, e cerca di sopravvivere, checchè ne dica Minzolini. Questa va ricordata infatti: ieri il minzognere di corte era alla Festa della Libertà (dal carcere, viste le deliranti affermazioni di Ghedini e Alfano sulla corsa all'impunità di Berlusconi) a "moderare" gli interventi degli invitati. Minzolini ha detto: "In Rai c’è un’alta percentuale di giornalisti orientati a sinistra, se cerchi di esprimere un parere diverso, questo non ti è consentito", facendo la figura del pagliaccio, perché se c'è uno libero di distruggere la realtà nelle notizie, e lavorare al servizo della Propaganda, è proprio lui, che non ha un Masi col fiato sul collo, a cercare di mettere ceppi al lavoro, come Masi appunto sta facendo ad Annozero (non ha fatto firmare i contratti a Travaglio e Vauro, ha bloccato gli spot per la trasmissione, ha cercato - perdendo - di imporre ospiti e regole da Corea del Nord).

Dopo questo doveroso richiamo, torniamo all'argomento principe di questo post: le società off-shore. Proprio oggi il Fatto Quotidiano fa un riassuntino di quanto altri tacciono, giusto per precisare un paio di cose fondamentali.

Infatti già Fini ha ricordato che grazie ai conti nei paradisi fiscali il premier ha pagato mazzette ed evaso il fisco. Questa finta moralizzazione (in realtà un attacco violento su basi con ogni probabilità false) degli squadristi della penna ha spinto il presidente della Camera a precisare: "Sia ben chiaro: personalmente non ho né denaro, né barche, né ville intestate a società off shore, a differenza di altri che hanno usato, e usano, queste società per meglio tutelare i loro patrimoni familiari o aziendali e per pagare meno tasse". Il riferimento a Berlusconi è sottinteso ma chiaro, ed è la pura verità, come la Magistratura sta accertando attualmente.

Berlusconi è il re dei fondi neri all’estero. Lo hanno accertato sentenze definitive. Come la sentenza per il corrotto e prescritto avvocato David Mills, il mago delle off shore del premier. O la sentenza del processi All Iberian 2, che ha accertato una colossale evasione fiscale, 1500 miliardi di lire, ma non ha potuto decretare la condanna di Berlusconi perché grazie a una delle sue leggi ad personam, quella sulla depenalizzazione del falso in bilancio, "il fatto non costituisce più reato".

Fini ha parlato anche di ville e barche, riferendosi (lui che Berlusconi lo conosce bene perché ci ha lavorato assieme alungo) ad almeno sei ville che il suo ex alleato possiede tra Antigua e le Bermuda, intestate a società off shore. Berlusconi è proprietario anche di una barca di 48 metri, valore all’incirca 13 milioni di euro. È intestata alla società Morning Glory Yachting Limited, neanche a dirlo, con sede alle Bermuda.

Il Fatto ancora precisa che: "Il salto verso i fondi neri, il Cavaliere l’ha compiuto a metà anni ’90 servendosi di Mills, soprannominato l’architetto delle off shore. Le società occulte all’estero hanno permesso a Berlusconi di accantonare centinaia di miliardi di lire, di evadere il fisco, di pagare mazzette, come i 21 miliardi a Bettino Craxi, di eludere la legge Mammì, che all’epoca impediva a un editore di avere più di 3 televisioni. Il cavaliere, invece, era anche l’azionista di maggioranza segreto di Tele più. La sentenza di primo grado del processo Fininvest-Gdf del ’96 ha stabilito che alcuni militari delle fiamme gialle si sono fatti corrompere proprio per non indagare sulle off shore del biscione. In appello e in Cassazione le prove per condannare il premier non sono state ritenute sufficienti. In secondo grado ha contribuito alla sua salvezza, la falsa testimonianza di Mills del novembre ’97. Sappiamo adesso che per quella, come per un’altra deposizione reticente, al processo All Iberian, gennaio ’98, il legale ha avuto 600 mila dollari. E per queste dichiarazioni taroccate in suo favore, Berlusconi è ancora sotto processo. Sospeso, come gli altri procedimenti, grazie ai vari scudi.
Ai giudici milanesi di All Iberian, Mills ha nascosto tra l’altro anche i reali beneficiari di “Century One” ed “Universal one”, le due off shore nell’isola di Guarnsey, intestate a Marina e Piersilvio Berlusconi, per decisione del padre. Un fatto che scopriranno nel 2004 i pm Fabio De Pasquale e Alfredo Robledo. Mentre i difensori di Berlusconi fino ad allora avevano ripetuto che erano “ società del tutto estranee a Fininvest e Mediaset”."

Ancora: "I falsi in bilancio, conseguenza del vizietto delle off shore, hanno portato a un altro processo: quello per la compravendita dei diritti tv di Mediaset. Ma grazie a un’altra delle leggi ad personam, la ex Cirielli, che ha accorciato la prescrizione, sono state azzerate la frode fiscale per 120 miliardi di lire e l’appropriazione indebita per 276 milioni di dollari, fino al 1999. Restano in piedi quelle fino al 2003. C’è poi una costola di questa indagine, denominata “Mediatrade-Rti”, in fase di udienza preliminare, bloccata sempre per il legittimo impedimento. Berlusconi è accusato di appropriazione indebita e frode fiscale. Mentre il figlio Piersilvio e il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri di frode fiscale, fino al settembre 2009. Secondo la procura di Milano, Mediaset avrebbe nuovamente falsificato i bilanci e gonfiato i costi per l’acquisto di diritti tv da major americane. I soldi, 100 milioni di dollari, sarebbero transitati su banche estere e, in gran parte, confluiti su conti riconducili a Berlusconi e ad alcuni suoi manager. A Silvio Berlusconi, sono contestate operazioni tra il 2002 e il 2005. Anni, come per l’inchiesta madre, in cui era sempre presidente del Consiglio."

Fate attenzione a una cosa: al Fatto Quotidiano sono molto scrupolosi sulle notizie da pubblicare, per non rischiare querele per diffamazione a mezzo stampa, e basano i loro articoli su dichiarazioni e documenti acquisite nei processi, chiaro?

E allora, questo finto moralismo dei berluscones è davvero ridicolo: se vogliono accusare di qualcosa di grave qualche politico, guardino a casa.

Noi della Società Civile siamo stufi di essere presi in giro, e alle prossime elezioni li manderemo tutti a casa.

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