martedì 28 settembre 2010

Nuove pesanti accuse per Denis Verdini

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Firenze, nuovi guai per Verdini: in arrivo l'accusa di falso in bilancio
Il Credito cooperativo fiorentino, la "banca di Denis", nel mirino: ostacoli all'autorità di controllo finanziario. Sul coordinatore del Pdl pende già da mesi un avviso di garanzia per corruzione.
di CORRADO ZUNINO

ROMA - La procura di Firenze, liberata dai tanti "file" giudiziari delle inchieste da lei create e poi perdute a vantaggio di Perugia e Roma, continua a concentrarsi sul bersaglio Verdini. Per il coordinatore del Pdl, già indagato (a Firenze, ma anche a Roma e a L'Aquila) per corruzione, riciclaggio e mendacio bancario, sono in arrivo altre contestazioni, nuove ipotesi di reato. Il falso in bilancio, innanzitutto. E, poi, l'ostacolo alle autorità di controllo finanziario. Il centro dell'inchiesta è sempre la "banca di Denis", quel Credito cooperativo fiorentino considerato da Verdini come un figlio e che ad ogni successiva analisi mostra nuove irregolarità. "Il conflitto di interessi del Credito cooperativo è così macroscopico che è difficile capire perché non sia stato fermato prima", dicono gli investigatori. Verdini, va ricordato, ha lasciato l'istituto alla vigilia della pubblicazione delle dodici pagine di "rilievi e osservazioni" della Banca d'Italia.

La base di lavoro resta l'approfondimento del Nucleo di polizia tributaria di Roma, che scoprì innanzitutto sessanta rapporti aperti dal presidente Verdini (lo è dal 1990) con la sua stessa banca: conti correnti, depositi titoli, carte di credito e di debito, poi garanzie, crediti, operazioni extra-conto. Bene, nel 2005 in questi rapporti tra il padrone e la sua banca il Credito cooperativo concesse un fido di 2,6 milioni, superiore al 10 per cento del proprio patrimonio, per consentire a Verdini e al suo braccio destro Massimo Parisi (deputato Pdl) di acquistare quote della Nuova Toscana editrice. Su quel passaggio di denaro gli investigatori hanno trovato le prime incongruità. E così è accaduto quando si è passati ad analizzare i finanziamenti concessi a un altro gruppo amico, la società di costruzioni Btp di Riccardo Fusi (fino a 10 milioni), anche lui indagato per corruzione: i prestiti erano dati su preliminari di compravendite immobiliari che poi non venivano chiusi. La Finanza ha accertato che nel bilancio della banca alla voce "rapporti con parti correlate" non c'era traccia dei finanziamenti alle società di Verdini. Tutte queste incongruità, dopo settimane di studio da parte della procura di Firenze, si sono trasformate in una nuova ipotesi di reato: falso in bilancio, appunto.

I reati del "mancato controllo" sono collegati, invece, alla creazione di un collegio sindacale - organo di controllo, appunto - in cui il presidente del Credito cooperativo era l'avvocato storico di Verdini, Antonio Marotti, e gli altri due sindaci Luciano Belli, socio della moglie di Verdini in Edicity, e Gianluca Lucarelli, presidente del collegio della stessa Edicity. Questi sindaci il 21 aprile 2010 in appendice al bilancio scrivevano: "Dalla nostra attività di controllo e verifica non sono emersi fatti significativi tali da richiedere segnalazioni alla Banca d'Italia". La Banca d'Italia è dovuta intervenire, poi, di sua sponte.

L'indagine di Firenze sul coordinatore del Pdl e le operazioni fate con il Credito cooperativo procede in parallelo con l'inchiesta romana del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo che, indagando sulla P3 di Flavio Carboni, ha scoperto un giro di assegni da 800 mila euro scambiati tra giugno e dicembre 2009 tra la moglie di Carboni e lo stesso Credito cooperativo fiorentino.

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