sabato 11 settembre 2010

P3. Confessioni che pesano come macigni. Assalto eversivo allo Stato

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Negli editoriali delle minzolingue e degli squadristi della penna, e cioé tutti i "giornalisti" (non me ne voglia la categoria) al soldo del ducetto lampadato e arrapato, la Loggia P3 è un teorema non dimostrato, un'invenzione di Repubblica, del Fatto Quotidiano e dell'Espresso. Tutto ciò va contro un maremoto di prove schiaccianti: le voci stesse dei diretti interessati, intercettate in tutta Italia e portate al cospetto della Magistratura dalle forze dell'ordine.


Sono stati quindi gli stessi indagati (e fra poco processati) a dire con la loro voce che si dovevano fare pressioni sulla Cassazione o sulla Corte Costituzionale affinché esse emanassero sentenze in linea coi desideri delinquenziali e dittatoriali del Kaiser. Precisiamo: qui non si parla di gente che attribuisce ad altri l'aver detto o fatto qualcosa... sono quegli stessi indagati a essere stati registrati proprio mentre organizzavano quelle attività illecite o al telefono o in altri posti (evviva le cimici, ovvero intercettazioni ambientali, che questo governo chissà perché odia).

Negare quelle realtà assodate in quanto registrate sarebbe stato impossibile ad ogni persona di buonsenso, eppure gli sgherri del Regime hanno riempito i loro giornali e TG di teorie totalmente inventate allo scopo di negare l'evidenza, riuscendo ad infinocchiare tanti italiani. Cosa mancava allora? Una sola cosa: che qualcuno di questi indagati si decidesse finalmente a confessare tutto, del resto l'evidenza dei fatti parlava già chiarissimo.

E quindi abbiamo avuto la conferma che quel "Cesare" cui si dovevano fare tanti favori e al quale si doveva rendere conto di ogni cosa era Berlusconi. Del resto chi poteva mai essere? Chi è "sceso in campo" per alterare leggi civili e penali onde evitare la bancarotta, pagare meno tasse, sostenere le proprie imprese, evitare il carcere? La risposta la sappiamo tutti nonostante minzolingue e squadristi della penna si sbattano tanto per nascondere tutto e disinformare a go go.

L'imprenditore campano Arcangelo Martino ha confessato tutto, entrando nei particolari di come questa P3 abbia affondato le sue radici nei centri nevralgici di controllo del nostro ordinamento giuridico, attentando allo Stato italiano attraverso intrusioni illecite e anticostituzionali sull'operato delle due Corti supreme. Un'attività eversiva in piena regola. Un cancro interno al governo di dentro destra

Per quel che riguarda la Cassazione la questione era schiettamente civilistica: il pagamento di soldi, 350 milioni di euro, all'erario. Non si poteva rischiare di perdere. Serviva tempo: quell'udienza doveva essere rimandata alle Sezioni Unite, un iter regolare, anche se non abituale, che avrebbe permesso di tentare, come è stato scritto da Repubblica, di far passare una legge "ad aziendam". Tentativo che è riuscito con il decreto 40 approvato il 25 marzo del 2010 e poi convertito in legge il 22 maggio. Infatti la famiglia Berlusconi se l'è cavato col pagamento di briciole.

Per ciò che concerne invece la Corte Costituzionale, la questione era penalistica, perché riguardava l'impunità attraverso lo scandaloso Lodo Al Fano: la maggiore dedizione della P3 sta qui, perché c'è il carcere dietro l'angolo per il Kaiser. Qui sono coinvolti tutti: Carboni, Martino, Lombardi, Caliendo, Verdini e Dell'Utri! Il lodo Alfano è uno degli argomenti principali del pranzo del 23 settembre a casa Verdini. Telefonate sul tema ce ne sono a centinaia nell'informativa del nucleo investigativo dei carabinieri del comando provinciale di Roma. Arcangelo Martino è uno dei protagonisti della "cosa dei numeri", come la chiamavano tra loro.

Il giorno del pranzo nella casa con vista Campidoglio del coordinatore del Pdl Verdini, a cose fatte, Martino e Carboni parlano dell'incontro. Sono soddisfatti. Carboni si dice "soddisfattissimo, credo che sia già arrivato nelle stanze di Cesare, i tribuni hanno già dato notizia. Volevamo solo sentire se era possibile quella cosa". Martino risponde: "Ho già messo in moto la macchina. L'avrò per domani mattina l'esito, anche stasera". Il giorno seguente, i due parlano di nuovo. Il faccendiere sardo chiede: "Ma dovevano dirmi se numericamente possiamo aggiungere qualche nome". Martino risponde: "Stiamo vedendo. Queste informazioni... se bisogna fare l'incontro con Cesare o con gli altri o questa cosa dei numeri della società, no?". Carboni insiste: "No, ma l'incontro che stanno preparando, aspettano dei numeri quando andate all'incontro". L'imprenditore campano lo calma: "I numeri te li do io". Passa un'altra notte e Carboni richiama: "Questa è così, un po' una fissazione la mia, i numeri?". "Dovrebbero andare bene - dice Martino - io sono ottimista. L'ottimismo viene dal lavoro". Stralci eloquenti, eppure finora nessuno aveva ammesso nulla.

Arcangelo Martino invece sì: ha confermato tutto, e ora presumibilmente finirà nel mirino di Feltri (dossier?), Minzolini (editoriale?) e di quanti altri saranno incaricati di gettare fango su di lui per screditarlo all'opinione pubblica, tanto ai magistrati ci penserà la "riforma".

L'attività di questa Loggia P3 quindi è assodata, provata, ora si tratta di punire in maniera esemplare i colpevoli: dal capo (e beneficiario) alle mezzemaniche, perché queste sono attività eversive, e ledono lo Stato e i cittadini. Voglio l'Ergastolo per questa feccia.

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