domenica 26 settembre 2010

Quanto costano gli enti pubblici diversi dallo Stato. Il nuovo Art. 1 Cost.



Per una volta non parliamo degli stipendi dei parlamentari o dei membri del governo, sono talmente sopra alle nostre capacità cognitive che ci sarebbe da spararci, o da sparargli (30.000 euro circa al mese sono troppo per chiunque). Ma parliamo degli altri enti pubblici. Scopriremo che anche qui c'è da piangere.

Berlusconi fra le tante panzane sparate alle scorse elezioni per acchiappare più voti possibile aveva promesso di "eliminare le province e gli enti inutili", un'astuta mossa dettata dall'aver colto un forte malessere verso la politica in generale da parte di sempre più larghe fasce della popolazione.

Le province nel nostro Paese sono ben 110 e in totale costano 16,5 miliardi di euro all'anno, soldi che volano nelle tasche di 4.000 tra presidenti, assessori e consiglieri. Una delle tante promesse rimaste come al solito non mantenute, ma a questo purtroppo siamo abituati.

Da anni si parla inoltre di abolire Enti e Agenzie inutili o doppioni l'una dell'altra, e cioé contenitori di poltrone d'oro in cui i partiti sistemano quanti sono stati trombati alle elezioni o quanti hanno la fortuna di essere loro amici o parenti: come ad esempio l'Enea o il Pra, le Comunità montane e le Circoscrizioni municipali. Ricordo che una delle inziative più odiate dai politici sardi è stata l'abolizione di diverse Comunità Montane nei quasi 5 anni di governo Soru in Sardegna. Ma sembra che, Soru (che non è più il governatore dell'isola) a parte, anche qui le cose rimarranno invariate.

Leggete qui: nella capitale Roma ci sono 500 consiglieri municipali eletti nei 20 Municipi romani, che esprimono 20 Presidenti di Giunta, circa 80 Assessori, 20 Presidenti di Consiglio, 120 Commissioni municipali con i loro 120 Presidenti (senza contare i 60 consiglieri comunali, il sindaco e l'allegata giunta comunale).

Moltiplicando con le dovute proporzioni questi dati per l'intero territorio nazionale si arriva a numeri elevatissimi, tutti stipendi che gravano inevitabilmente sulle tasche di noi fessi contribuenti. Insieme a qusti numeri ci sono poi quelli che riguardano il funzionamento delle Regioni, dove c'è da urlare vendetta.

Per i consiglieri regionali del Piemonte, lo stipendio mensile lordo che i cittadini sborsano, per una media di una decina di mezze giornate al mese passate "a lavorare", è intorno ai 16.000 euro. Altre otto regioni sono al di sopra dei diecimila euro mensili. I consiglieri regionali più pagati dopo i piemontesi sono quelli della Puglia (13.830 euro al mese), poi quelli dell'Abruzzo (13.359), della Lombardia (12.555), della Sardegna (11.417), dell'Emilia Romagna (11.053 euro) e della Calabria (11.316). Seguono la Campania (10.976 euro), la Sicilia (10.946) e il Molise (10.255).

Scendendo sotto i diecimila, nel Lazio lo stipendio è di 9.958 euro mensili. In Veneto, i consiglieri devono "accontentarsi" di solo 9.977 euro, quelli della Liguria di 9.337 euro. Poi annoveriamo i consiglieri del Friuli Venezia Giulia (7.766 euro), Toscana (7.633) e Basilicata (7.029). I consiglieri regionali delle Marche si portano a casa 6.810 euro mensili, mentre quelli del Trentino Alto Adige guadagnano la modica cifra mensile di 6.614 euro. I più "poveri" sono i consiglieri della Valle d' Aosta (6.607 euro) e dell' Umbria (6.597 euro): vivono nella miseria!

Quanto ai presidenti di Regione, quello pugliese, Nichi Vendola, batte tutti con 18.885 euro che incassa ogni mese. Alle sue spalle il neo-presidente della Calabria Giuseppe Scoppelliti (13.353 euro) e la laziale Polverini (12.548 euro). Ma meglio di questi ultimi due se la passano i presidenti delle due regioni di Sardegna (Cappellacci, l'amico di Verdini e Carboni) e Sicilia (Raffaele Lombardo), che incassano rispettivamente 14.624 e 14.329 euro mensili.

Al di sotto di questo edificio marcio c'è tutto il mondo delle nomine nella strutture sanitarie legate al sevizio pubblico, dove, com'è noto, sono i favori da ricambiare a dettare legge, e quindi i politici ci mettono gli "amici" più influenti e convenienti per loro.

William Faulkner, scrittore statunitense, premio Nobel per la letteratura, disse: "L'uomo fa molto più di ciò che può o deve sopportare. E così finisce col credere di poter sopportare qualunque cosa. E' questo il terribile. Che possa sopportare qualunque cosa, qualunque cosa... " (da Luce d'agosto).

Questo è un contrasto troppo stridente rispetto alle condizioni di lavoro ed economiche di una larghissima fetta di italiani: sembra una presa in giro. Forse bisognerebbe riscrivere l'art.1 della Costituzione: "L'Italia era una Repubblica ed è fondata sulla disoccupazione. La sovranità appartiene ai politici che la esercitano come caXXo gli pare".

Per quanto sopporteremo ancora? Li vogliamo aprire gli occhi sì o no?

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