lunedì 13 settembre 2010

Silvio, perché niente più sondaggi? Tu cali a picco!

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Ormai è più di un anno che il quartier generale non cita sondaggi: Feltri, Belpietro, Minzolini e tutti gli altri squadristi al servizio della Propaganda si sono allineati alla volontà del Kaiser, e non sciorinano più dati, cifre, presunte testimonianze... e ciò perché il consenso all'operato del governo del Malaffare è in caduta libera. Neanche lo stesso ducetto coi trampoli alla moda cita più i sondaggi (almeno fino alle prossime elezioni, poi se li farà preconfezionare o direttamente se li inventerà), anche se ieri si è fatto costruire uno striscione con tanto di finto ringraziamento dalla popolazione dell'Aquila (che schifo: dignità ZERO).


In questo blog abbiamo dato conto del crollo dei consensi (per es. QUI) in questo secondo anno di malgoverno: sempre più italiani, infinocchiati dal bombardamento mediatico del 2008 in campagna elettorale, stanno aprendo gli occhi su cosa sta succedendo, e si sono pentiti della loro scelta. Licenziamenti di massa (soprattutto nella Scuola), crisi economica (nessun sostegno agli ex lavoratori dipendenti), scempio delle leggi civili e penali per aiutare le imprese economiche del biscione e far evitare al delinquente in capo il carcere, continue figure di merda all'estero... tutti questi aspetti del malgoverno hanno determinato una sterzata del pensare italico rispetto a questo governo che fa affari con la criminalità organizzata, è sospinto da una cricca (la P3) segreta eversiva, e si vanta di risultati non ottenuti stravolgendo la realtà dei fatti ogni santo giorno.

Il Partito dell'Odio sta crollando, e con esso il suo capo lampadato e liftato. Ma veniamo ai dati. L'Atlante Politico analizza con attenzione tutti gli aspetti di questa crisi e ce ne fa un quadro impietoso.

Il PDL, che aveva il 37% alle elezioni di due anni fa, è sceso sotto il 30% (29,8%), ed è quasi raggiunto dal PD che si attesta al 26,5%. Più staccati Lega (il partito dei razzisti, 11%) e Italia dei Valori, in forte calo (5,5%, quasi tre punti in meno rispetto a giugno). Probabilmente sono stati in nuovi partiti, quelli di Fini, Vendola e Grillo, a co-determinare questo cambiamento, si commenta un po' dappertutto. Comunque il dato più rilevante è che rispetto a febbraio il PDL ha perso 11 punti (5 da giugno): un'enormità! La Lega Nord poi per la prima volta ha perso qualcosa, dopo aver registrato una continua crescita.

Nell'indice di gradimento per i leader abbiamo una perdita di consensi globale per tutti: Tremonti resta inspiegabilmente al primo posto, ed è seguito dalla new entry Vendola.

Il gradimento per Berlusconi è sceso dal 67,7% di febbraio (media voti da 1 a 10 chiesta ai votanti) al 41,7 di oggi: 26 punti in percentuale di meno!!! Nel centro sinistra l'elettorato mostra di preferire Vendola e Chiamparino a Bersani e Di Pietro, e c'è chi indica Grillo.

Il giudizio su governo/opposizione passa dal 48,7%/26,5% al 29,7%/20,5%: anche qui una caduta libera per il malaffare di centro destra, ma anche una piccola perdita per l'opposizione, l'Italia è stufa di tutti?

Il giudizio sulle iniziative del governo in tema di lotta alla corruzione, crisi economica, Scuola e Università, Giustizia, federalismo (e cioé secessione, mica siamo fessi - infatti non siamo leghisti), tasse, lavoro e disoccupazione è totalmente negativo, non c'è una voce che indichi gradimento, nessuna. Fra i responsabili della crisi il più votato ovviamente è Berlusconi, segno che l'Italia ha capito che il suo governare è teso a curare gli interessi propri e non del paese. La fiducia nel presidente della Repubblica e nella Magistratura è invece in forte ascesa.

Parrebbe che l'Italia stia cambiando, e questo forse ha spinto il Kaiser a rinunciare (almeno per il momento) alle elezioni anticipate che Bossi voleva con tanta foga. Ci dev'essere un bell'accordo: tu sostieni il governo così non mi processano, e io ti accontento su tutto quello che riguarda il federalismo (e cioé la secessione). E' proprio su porcherie di questo tipo che il governo va avanti, alla faccia della crisi economica e dei problemi del paese, un paese sempre più scontento della politica in generale e di tanti dei suoi leader: la crescita del Movimento 5 Stelle di Grillo ne è il segnale più lampante.

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