venerdì 1 ottobre 2010

Agguato a Belpietro: la palla al balzo per i guerrafondai

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Riflessioni su uno schema consolidato: dal vittimismo all'appiccare incendi, strategia dell'odio e del consenso.

Ricordate Tartaglia? Scagliò un piccolo Duomo in miniatura verso Berlusconi, non colpendolo, e subito si udirono i latrati e i ruggiti dei mastini berlusconiani, che fecero a gara nell'indicare in Travaglio, Santoro, Grillo o Di Pietro i "mandanti morali" della presunta aggressione. Di Tartaglia non si è saputo più niente perché, e purtroppo per la Propaganda, quell'uomo non era legato a nessun giornalista o politico o gruppo eversivo... era solo uno psichicamente spostato. Fallì quindi la teoria del complotto messa su a regola d'arte da alcuni politicanti e presunti giornalisti al soldo del Regime, proprio quelli che gettano benzina sul fuoco che Sua Emittenza ha appiccato da tempo sulla società italiana.

La cosa ridicola è che i berluscones parlano sempre di complotti, quando è proprio la P3 (composta da parlamentari, ministri ed imprenditori di area berlusconiana) ad aver fatto attività eversiva a favore di Berlusconi cercando di influire sulle istituzioni della Repubblica, comprando parlamentari eccetera. Gallina che canta...


Ieri notte c'è stato un tentato agguato a Belpietro (che gira con una scorta dopo alcune pesanti minacce ricevute quando era direttore del Giornale), e questo agguato ha avuto del comico: anzitutto perché il mancato attentatore indossava una camicia della Guardia di Finanza (un'idea davvero balzana, la Finanza non si sognerebbe mai di fare una cosa del genere, a meno che questo non sia un ex finanziere che ha perso la testa), poi perché a questo imbecille quando ha sparato, mirando non a Belpietro ma ad un agente della scorta, gli si è inceppata la pistola (meno male) e infine perché costui è riuscito miracolosamente a scappare in barba a tutto il servizio di sicurezza che accompagna il giornalista di Libero. Stamane in rete ho letto che secondo più d'una persona la cosa puzza, io non mi pronuncio.

Un fatto sicuramente comico per come è avvenuto ma comunque grave e da condannare. A Una cosa penso però: certo che dopo i plausi di mezza Italia alle parole di Di Pietro ("Sei uno stuoratore della Democrazia!"), questo agguato cade a pennello per riportare le simpatìe altalenanti verso Arcore, o no?

La cosa più grave è che immediatamente i falchi e mastini del Regime si sono messi all'opera per alimentare (invece che soffocare) l'odio verso i soliti bersagli, e allora di stupidaggini gratuite oggi se ne leggono davvero tante. Il disegno è sempre lo stesso: prendere ogni palla al balzo per alimentare l'odio verso chi non è allineato ai desideri e interessi del Kaiser, facendo nel contempo le vittime... un disegno perfetto che fa cadere come pere tanti italiani.

Gasparri ha subito puntato il dito su Grillo e Di Pietro: sarebbero i loro "linguaggi folli" ad istigare a delinquere. Queste scellerate parole stridono fortemente con quelle di gran parte della maggioranza e tutta l'opposizione, che hanno condannato ma anche stigmatizzato l'episodio. Gasparri invece no: tutto il contrario del fare il pompiere, serve alla causa alimentare l'odio, se no come lo mantieni compatto un elettorato così eterogeneo?

Il CDR di Libero ha commentato dicendo che questo episodio è il "frutto di un'ideologia di violenza e di odio", usando il termine ideologia in modo volutamente generico, ma cosa sottintende l'abbiamo capito benissimo. Peccato che sia proprio il loro adorato Premier a far partire le campagne di odio verso la controparte politica e il libero giornalismo, attraverso il volenteroso operato dei politichetti al suo servizio e di persone come Feltri o lo stesso Belpietro (non scordiamolo: i peggiori incendi li hanno appiccati loro).

Antonio Di Pietro ha replicato senza mandarle a dire che quanti gli stanno sparando addosso "aprofittano di quel disperato criminale che ha tentato di aggredire Belpietro per scaricare su chi protesta e su di me quel che è accaduto. E' mia la colpa della disperazione sociale che fa ribellare il popolo? Si vergognino quelli che vogliono criminalizzare la protesta". Sinceramente condivido. E faccio notare che l'IDV ha condannato duramente questo avvenimento spregevole.

Fra le righe gli risponde Giuliano Ferarara: "Riflettano e facciano autocritica tutti coloro che soprattutto dai banchi del Parlamento istigano alla violenza e instillano il seme fecondo dell'odio". Il riferimento è alle parole durissime di Di Pietro contro Berlusconi di pochi giorni fa in sede del voto di fiducia.

Gli fa eco Cicchitto: "Come è noto, gli apprendisti stregoni che stanno in campo si fanno anche concorrenza sul piano di chi fa affermazioni più spericolate. L'esempio classico è stato il discorso di Di Pietro alla Camera contro Berlusconi".

Ecco quindi che i volenterosi anti-pompieri del PDL e della stampa controllata prendono la palla al balzo e alimentano l'odio, ed ecco come in rete tanti imbecilli hanno commentato l'accaduto nei forum e nei blog, riporto in ordine sparso:

Anonimo: "Agguato a Belpietro, chi può essere stato? L’odio che la sinistra ha diffuso nel paese, è il sistema comunista, non esistono gli ex comunisti, erano e rimarrano tali per sempre".

Tale Antonello: "Coraggio Maurizio, mio zio mi diceva sempre: Ricordate Antonè, i comunisti so’ come i serpenti, cambiano pelle ma sempre comunisti restano. Aveva conosciuto i partigiani". Peccato che i partigiani abbiano liberato la mia patria dal nazi-fascismo pagando col proprio sangue il prezzo per farci avere la Democrazia.

Un certo Verità2010 (ridicolo il nome): "Di Pietro è il vero stupratore della democrazia in Italia ed il mandante degli attentati ai direttori della stampa libera. Questo bisogna saperlo". Un'affermazione da querela immediata.

Dalle parole di questi imbecilli capiamo che il messaggio governativo è stato recepito: i comunisti, fra cui Di Pietro (?), sono cattivi, diffondo l'odio, sono animali. Così si mantiene l'elettorato sul chi vive: fai odiare e comandane le passioni. Questa è l'Italia oggi, esattamente come Berlusconi desidera.

Ognuno raccoglie quello che ha seminato.

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