mercoledì 6 ottobre 2010

Correzioni e contraddizioni nel racconto dell'agente di scorta di Belpietro

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Il silenzio cala, quasi sovrano. Il solo Belpietro ormai dà fuoco alle polveri per dare addosso a Travaglio (reo di avergli espresso solidarietà) e al Fatto Quotidiano, alimentando il consueto fuoco incrociato contro la stampa non allineata, così almeno sposta l'attenzione dei suoi (pochi) lettori sugli esiti (quasi scontati) delle indagini inerenti al presunto mancato attentato. Ormai particamente tutti hanno smesso di dare peso alla cosa, segno che pare proprio tutta una bufala incredibile: anche gli stessi lettori di Libero hanno espresso numerosissime critiche a questo "fatto" e la credibilità del direttore, già discutibile, è in netto calo.

Perché questo silenzio? Facile. Eravamo rimasti al trafiletto del Corriere della Sera, dove si dava la notizia che gli agenti di Polizia che stanno portando avanti l'indagine avrebbero detto che Alessandro M., agente di 44 anni messo a scorta di Belpietro, si è inventato tutto. Eravamo rimasti anche alla notizia che si sarebbe ricostruita con una simulazione in loco la scena raccontata dall'agente. Ciò è stato fatto (come riferisce il Fatto Quotidiano di oggi), e l'esito è quantomeno imbarazzante: l'agente di Polizia che fingeva di essere il presunto attentatore una volta salito sul muro non è riuscito a scendere dall'altra parte perché la siepe dietro quel muro è troppo fitta e alta. Questo significa che se anche quel delinquente (sempre più un fantasma, o meglio una fantasia) fosse riuscito a scendere, mostrando di essere un superatleta, data la mole della siepe avrebbe lasciato segni inequivocabili del suo passaggio, cosa che non c'è assolutamente.

Quella ricostruzione/simulazione doveva fugare i tanti dubbi avanzati dagli stessi inquirenti (come riportato dal Corriere), ed invece li alimenta, e di parecchio. In più, la Digos ha acquisito le riprese delle telecamere che sono perennemente accese e puntate sul pezzo di via alla quale si accede una volta superata (a questo punto è lecito dire: con le ali) la siepe, e non è passato nessuno! Questa sarebbe la prova inconfutabile che il racconto dell'agente è falso.

Del resto la ricostruzione dell'agente di scorta faceva già acqua. Costui in questi giorni è stato risentito più volte, e ha "aggiornato" il suo racconto più volte (della serie: "ah, mi sono ricordato che..."): ha cambiato il colore dei pantaloni dell'attentatore, che da bianchi ("una tuta") sono diventati scuri. O ancora: dopo aver "visto" (forse sì, forse no) l'attentatore scappare dal muro senza raggiungerlo, l'agente avrebbe chiamato al cellulare il collega rimasto fuori nell'auto, facendolo salire per le scale e lasciando quindi l'ingresso del palazzo senza controllo, pertanto l'attentatore avrebbe potuto scappare da lì (ma come: non era scappato dal muro del cortile?), appunto l'ingresso principale, che dà su una via senza videocamere.

Ma se ha chiamato il collega e quindi l'attentatore è scappato dall'ingresso principale (non più dal muro), i due si sarebbero dovuti scontrare!

La Digos allora, onde evitarsi un grosso mal di testa, ha acquisito i tabulati dei due cellulari, per verificare tutto, ma anche il tabulato del cellulare di Belpietro, che in un'intervista ha raccontato di aver chiamato l'agente in macchina subito dopo aver sentito gli spari.

Intanto ieri Belpietro ha ricevuto una lettera con minacce di morte rivolte a lui e alla famiglia, una lettera però che non contiene rivendicazioni sul mancato attentato. Mi viene in mente la sequela di finte lettere minatorie inventate anni fa da un giornalista di una delle redazioni de Il Giornale, che fu scoperto subito dagli inquirenti e passò il suo brutto quarto d'ora con la Forza Pubblica. Si rise, e tanto, per quella pagliacciata.

Ripeto ancora una volta: prima di dare giudizi definitivi attendiamo l'esito delle indagini, però dubitare è sempre lecito. Chissà se questa lettera è vera... a questo punto, è lecito dubitare anche di questo.

Ricordiamo infine che la Simulazione di Reato è punita dal Codice Penale (art. 367).

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