domenica 24 ottobre 2010

I veleni del berlusconismo nell'IDV sardo

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Da buon cittadino non iscritto a nessun partito, quando credo in una iniziativa proveniente da un partito, da esterno do' una mano. Rimango sempre dell'idea che la politica sia un Servizio. E' un'idea romantica, e forse anche ingenua. Il Teatrino Italia nella politica ogni giorno si impoverisce di nuove sozze azioni, perché la cosa più importante per la stragrande maggioranza dei politici non è fare politica per migliorare il paese, bensì correre verso poltrone che garantiscano pacchi di soldi e un po' di potere. Brama di denaro e ambizione impoveriscono l'animo umano più di ogni altra cosa, e nella politica determinano un allontanamento degli attivisti dei partiti dai reali problemi del paese. Poi essi si lamentano che "la gente non va più a votare".

Un errore frequente in chi decide di allontanarsi dalla politica (perché prova schifo) è dire "tanto sono tutti uguali": segno indelebile di pochezza e miseria d'animo e di cervello. Però a volte capita che anche i più attenti e intelligenti provino forte sconforto di fronte alle nuove inquietanti sceneggiature scritte dagli attori della politica, e si lamentano con queste parole.

Da quando Antonio Di Pietro ha abbandonato la toga e si è impegnato politicamente, è nato un movimento di idee un po' diverso dai soliti, perché l'Italia dei Valori ha cercato di riportare l'attenzione della politica a questioni inerenti i veri valori che sono a fondamento del nostro Ordinamento Giuridico: la legalità, l'onestà, alcune tematiche sociali. Forse il limite dell'IDV è il mostrarsi molto attivi nel contrastare Berlusconi - che è cosa ottima, visti gli s/fasci del suo operato - ma tralasciando alcune questioni riguardanti il paese altrettanto importanti. Oggi chi vota IDV viene additato come "giustizialista" (ci sono anche molti insulti, pazienza...) e spesso viene guardato storto.

Perché viene guardato storto? Perché nell'IDV sono confluite molte persone che hanno a più riprese mostrato di prestare la propria attenzione al modo più corretto di intendere la politica: appunto un Servizio. Ciò non piace a tante cariatidi del PD e soprattutto a Ferdinando Casini, che rivendica a sé il ruolo di nonsisachecosa nel giudicare gli altri, e che lavora affinché l'IDV venga tenuto ai margini dell'attività del PD, facendo così un grosso favore a tutto il PDL.

A livello locale, e parlo della Sardegna, ho avuto modo di entrare a contatto personalmente con diversi attivisti di questo partito, e la prima impressione è stata molto positiva: ho conosciuto molte persone disposte a sacrificare gran parte del proprio tempo per attuare tutte le iniziative più utili a una buona politica. L'esempio dei referendum sul Lodo Alfano, sull'Acqua Pubblica, il Legittimo Impedimento, il Nucleare, o ancora i tanti convegni su questioni fondamentali per l'Ordinamento Giuridico (a parlare qui sono venuti in tanti: Di Pietro, De Magistris, ma anche esponenti di altri partiti e fasce sociali della popolazione) mi hanno fatto capire che con grande impegno si può dare un piccolo contributo per milgiorare la società in cui viviamo, una società in cui le TV comandano i desideri e le azioni di troppe persone, e dove le nefandezze (o i meriti) della politica sono raccontate sempre in maniera distorta.

Sono stato un ingenuo, per certi versi, e va detto perché. Quando è nata l'Italia dei Valori, subito si sono iscritte tante persone: fra queste c'erano i novizi della politica, quelli carichi di buona volontà e anche una certa cultura, gli idealisti insomma, ma anche i professionisti della politica, e cioé persone provenienti da altri partiti. Fra questi da una parte c'erano quelli che erano scappati da partiti con cui non si identificavano più, dall'altra quelli che invece fiutavano il buon affare, ma non erano poi molti: all'inizio il partito era poca cosa.

Le cose sono cambiate però quando l'IDV ha iniziato a riscuotere sempre più consensi, perché tanta gente ha pensato: "Però, questi combattono duro". Alle elezioni sono arrivati tanti voti e là è iniziato l'assalto alla diligenza. In occasione di elezioni nazionali, come negli enti locali, tanti sono stati quelli che, cacciati dai partiti di provenienza, o semplicemente fiutando la poltrona sicura a nuove future elezioni, piano piano sono stati accolti (alcuni anche chiamati, però) nel partito.

In Sardegna questo si è verificato soprattutto negli ultimi due anni, guarda caso pochi mesi prima di elezioni importanti (europee, nazionali, regionali, provinciali, comunali: in questi due anni le abbiamo avute tutte). Fra i chiamati e/o accorsi ci sono diversi ex socialisti, subito vincenti dappertutto. Hanno portato molti voti al partito, e hanno anche goduto dei consensi in crescita, e la morale della favola è che ora occupano poltrone importanti.


Confesso che sono un po' prevenuto nei confronti dei socialisti, ed è facile spiegare il perché: dal PSI è venuto fuori Benito Mussolini, che ha creato il Partito Nazionale Fascista, dal PSI è venuto fuori Bettino Craxi con Tangentopoli (con l'indagine dell'eroico pool di Mani Pulite), dal PSI è venuto fuori anche Silvio Berlusconi, che ha creato Forza Italia... ce n'è per i porci quindi!

Sarà un caso, sicuramente lo è (siamo buoni), ma da poco tempo a questa parte l'IDV in Sardegna si è spaccata in due. Se è vero che in precedenza c'erano discussioni e bisticci, ma come ci sono in tutti i partiti, sia chiaro (nessuno è perfetto, e siamo esseri umani), è anche vero che oggi il partito si è spaccato in due, con parole e accuse gravissime che richiederebbero anzitutto documentazioni al riguardo (se no si finisce nella diffamazione) e poi anche un intervento diretto del capo, Antonio Di Pietro.

Quando è iniziato tutto questo? Esattamente alcuni mesi prima che maturassero i tempi di scadenza del mandato di Segretario Regionale (un tempo: Coordinatore) che si chiama Federico Palomba. Palomba è un ex magistrato, ha ricoperto incarichi importanti per il Ministero della Giustizia (guardasigilli Vassalli), ed è stato il Presidente della Regione Autonoma della Sardegna in una coalizione di sinistra (quando un partito come il PSD'AZ stava a sinistra, e non faceva "accordi programmatici" con Berlusconi). In seguito è entrato nell'Italia dei Valori come deputato. Palomba gode della piena fiducia di Di Pietro, e oggi è anche il vice presidente della Commissione Giustizia alla Camera (un incarico non da poco).

Come ogni politico così sovraesposto ai media, ha i suoi estimatori come i suoi detrattori, ma fino a pochi mesi fa non c'era nessuno qui in Sardegna che avesse lanciato una pesante campagna accusatoria e diffamatoria nei suoi confronti come è invece capitato quando all'interno del partito è stata proposta una nuova candidatura alla carica di Segretario Regionale, nella persona dell'ex sindaco di Bottidda Daniele Cocco. A sostegno della candidatura di Cocco si è schierato un altro consigliere regionale dell'IDV Adriano Salis (che a differenza di Cocco è al secondo mandato alla Regione...), poi anche il terzo consigliere, Giannetto Mariani, e via via alcuni coordinatori provinciali (Nuoro, Oristano, Cagliari), e ancora il vice presidente della Provincia di Sassari, Roberto Desini (altro ex socialista).

Si è sentito anche che la campagna acquisti degli oppositori a Palomba sia stata condotta anche a suon di ricevimenti conviviali, pagati da alcuni degli interessati a questo cambiamento e che la stessa campagna acquisti sia continuata il giorno del Congresso.

Sono state dette molte cose, in questa "campagna elettorale" interna al partito. Forse qualcuna è valida, per esempio si è detto che Palomba, per via dei suoi impegni a Roma non ha tanto tempo da dedicare all'isola (qui però ci sono i coordinatori provinciali, non è che non fanno niente!), e che sarebbe anziano. In effetti ha 73 anni, le energie sono quello che sono. Peccato però che la questione dell'età sia stata tirata fuori per offrire ai tanti iscritti del partito il paragone con l'età di Berlusconi, in modo da mettere in una certa luce (chissà quale) la questione. Ma chi dice che mettere una persona più giovane sia sinonimo di miglioramento? Questo ha infinocchiato tanti giovani, gli stessi che hanno usato gli insulti e le parole peggiori anche in seguito (fatevi un giro su Facebook: lo "stile" dei tanti giovani sostenitori di Cocco è un turpiloquio continuo - sarà mica questo il "rinnovamento"?). Il discorso degli oppositori a Palomba poi è andato avanti tirando fuori accuse su cose fatte/non fatte e dette/non dette da Palomba come Segretario Regionale. Queste accuse ovviamente non sono state provate: è stata solo una montagna di parole non documentate. Poi si è parlato di rinnovamento, di onestà e questione morale (Palomba avrebbe mostrato disonestà? nessuna prova è stata data).

Insomma: tante cose fatte passare prima sottobanco, poi portate sui social network, dove la discussione si è fatta rovente, perché i sostenitori di Palomba sono stati ripetutamente aggrediti ("trucchisti", "siete come Berlusconi", "disonesti" eccetera). Cosa è successo? Semplice: il berlusconismo è stato una delle armi di questa "alternativa" a Palomba, partendo con accuse non documentate e gridando al complotto nel vittimismo dell'aver per forza e ovviamente ragione. Pareva di sentire Capezzone o Ghedini.

Il livello delle discussioni è sceso parecchio, e si è passato agli insulti (e diffamazioni, in limitati casi).

Infine si è arrivato al giorno delle votazioni, al Congresso, tenutosi a Tramatza sabato scorso. Federico Palomba ha scelto di non abbassarsi al livello dei suoi antagonisti, e ha evitato la gazzarra, limitandosi a esporre la sua relazione politico-programmatica. Ma la gazzarra gli è stata fatta piovere addosso: al microfono si è sentito parlare di telefonate di minaccia (dall'altra parte si è replicato che era stato totalmente frainteso) da parte sua e altri raggiri: niente è stato però documentato. La libertà di sparare a zero è stata l'arma usata contro di lui. Ma non solo...

Dalla zona del Goceano, dove si trova Bottidda, il paese di Cocco, sono provenute diverse persone non iscritte al partito che si sono sistemate in una parte della sala (la maggior parte in fondo), e queste hanno rumoreggiato a più riprese quando a parlare era qualche sostenitore di Palomba ("ma stai zitto, cogl...one", "tappati la bocca" più altre sofisticate espressioni in dialetto, dei veri "signori"). Questa claque ha contribuito ad alzare la tensione a livelli difficilmente sostenibili.

Quando hanno parlato quelli vicini a Cocco, il vice presidente della provincia di Sassari ha fatto spostare vicino a sé e Cocco (e quindi presso il palco) diversi giovani che erano con lui, "creando numero" quasi a far vedere che il consenso a Cocco fosse alto; poi quando gli è stato fatto osservare che non era il caso di andare oltre con questa scenetta, ha fatto spostare tutti. Costui ogni volta che nel partito non gli si dà retta parla di "Italia dei disvalori" alla quale lui purtroppo sta partecipando.

Poi Cocco: dal canto suo ha detto pochissimo della sua relazione, e ha preferito parlare a braccio (sarebbe lecito dubitare, per come si è espresso, che quella relazione l'abbia scritta lui - ah, le abbiamo lette entrambe le relazioni, eh!), facendo degli autogol clamorosi che hanno fatto sorridere larga parte della platea. Per esempio Cocco ha accusato il partito (per accusare Palomba) di essere stato assente quando ci sono state le proteste dei pastori a Cagliari, ma ha dimenticato che il partito a Cagliari lo rappresenta lui con Salis e Mariani, essi sono gli unici tre consiglieri dell'IDV alla Regione! O ancora quando ha fatto quel discorso sugli "accozzi" (voleva dire "incozzi"): "chi non ha chiesto a me o a Palomba degli accozzi?", dicendo di aver chiesto un "accozzo" per diventare tecnico radiologo all'ospedale di Nuoro ma poi non ne averbbe usufruito in quanto vincitore del concorso e di averne fatto lui ad altri, di "accozzi" (e questo sarebbe il partito dei "valori"!).

Per replica uno dei coordinatori (credo fosse quello dell'Ogliastra) che ha appoggiato Palomba ha fatto osservare a Cocco e Salis che quando nella sua zona c'erano stati problemi, era stato Palomba ad andare là in Ogliastra da Roma e non loro che sono i consiglieri regionali ("I loro volti li conosco oggi per la prima volta"), includendo il terzo consigliere dell'IDV in Regione: Giannetto Mariani, ex democristiano, anche lui sostenitore di Cocco.

Quando si è passati allo spoglio delle votazioni la situzione ha preso una piega imprevista: nonostante le oltre 40 assenze fra gli olbiesi, che erano tutti con Palomba, nonostante alcuni coordinatori provinciali avessero detto "noi siamo tutti con Cocco", nonostante il clima di intimidazione dovuto alla presenza degli amici goceanini di Cocco... la maggioranza ha scelto Palomba, dando un bello schiaffo in faccia ai tanti teatrini visti anche nella sede di Tramatza. Una lamentela insensata è provenuta subito proprio dallo stesso Cocco, che in un moto d'ira si è lamentato del fatto che la moglie non avesse potuto votare: a costei parò mancavano i 3 voti di delega previsti dallo Statuto, quindi non poteva assolutamente votare. Poi è saltato fuori che gli iscritti a favore di Cocco che potevano firmare le deleghe per i voti erano davvero pochi, e questo spiega la campagna acquisti a suon di cene, bevute e delegati presi a braccetto al Congresso stesso. Infine i festeggiamenti, con Desini che è stato fra i primi a congratularsi con Palomba (dopo essersi mostrato in precedenza fra i più ferrei sostenitori di Cocco), e decisamente fuori luogo è stata la trombetta da stadio suonata non si sa da chi, ma ancora più fuori luogo sono stati gli insulti e gli spintoni messi in atto da diversi perdenti ("no, è stato solo uno che aveva bevuto troppo e poi lo abbiamo allontanato", la patetica spiegazione sui social network).

A distanza di qualche giorno la querelle non è terminata: gli sconfitti gridano al complotto su una presunta quarantina di schede di delegati che sarebbero sparite, e guarda caso Palomba ha vinto per 38 voti, urlano alla disonestà, ai maneggi stile vecchia repubblica, stile berlusconiano... insomma: cercano pagliuzze a destra e a sinistra. Si è letto di accuse su ordini del giorno riguardanti riunioni che sarebbero state indette "con l'inganno" da Palomba allo scopo di raccogliere "dati sensibili" degli iscritti (il partito però li ha già, i dati sensibili, sono richiesti ai neofiti quando si iscrivono al partito!): un'accusa insensata, a rischio querela per diffamazione. Ma se ne leggono anche altre: per chi è interessato basta scorrere la pagina Facebook di Palomba (ma anche di Di Pietro), dove è attivissimo nelle accuse proprio uno dei consiglieri regionali più accaniti: Adriano Salis (al punto che ci si chiede quali programmi aveva in mente di realizzare se avesse vinto Cocco, lui che come detto è al secondo e ultimo mandato in Regione - fra l'altro fino a qualche mese fa non è che i due fossero propriamente c... e camicia).

La macchina del fango ormai è stata avviata, e in rete tanti soprattutto fra i più giovani nell'IDV hanno scritto parole di fuoco e accuse senza essersi documentati su quanto dicevano, segno che questo gioco della menzogna ha attechito e rischia di consumare come un cancro il partito.

Ma il fatto è proprio questo: queste accuse non sono documentate, sono soltanto benzina su un fuoco acceso da tempo (come detto). Se queste accuse venissero documentate, si potrebbe traquillamente agire in seno al partito chiedendo direttamente a Di Pietro di intervenire, ma nessuno degli accusatori lo fa. Perché?

Dove sta la ragione? Quali accuse sono reali o costruite ad arte? Palomba ha davvero giocato scorretto o è stato oggetto di una campagna diffamatoria stile Feltri-Belpietro? Perché questo partito, dove si parla di "valori", ha in sé una parte che li ha calpestati in nome di un po' di potere? O sono due le parti? E' davvero entrato anche qui il berlusconismo?

L'avevamo detto sopra, lo ribadiamo adesso: Di Pietro dovrebbe intervenire di persona.

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2 commenti:

  1. non voto Italia dei Valori, ma sono comunque sconcertata per come certe persone possano abbassarsi a tanto.

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  2. Da quei giorni sono cambiate tante cose, in Regione abbiamo visto un furbo e calcolato cambio di casacca, mentre qualcun altro, rimasto, sviolina chi nel partito tiene i contatti con le sedi periferiche.
    Stendiamo un velo pietoso.

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