mercoledì 13 ottobre 2010

La Gelmini e l'Università: ennesimo macello. Stop dal Tesoro

.
Ahiahiahi, Maria Stella... hai bisogno di un pallottoliere?


Università, duello sui fondi: la riforma Gelmini è a rischio
Il Tesoro stronca il testo che la Camera sta cercando di approvare a tempi strettissimi: "Non c'è copertura". Si blocca l'esame in Commissione e l'arrivo nell'Aula già slitta a venerdì. Il Fli attacca:"Senza modifiche sui precari votiamo contro". Bossi: "Meglio i soldi per i ricercatori che per le bombe". E domani sit-in di protesta a Montecitorio
di SALVO INTRAVAIA

ROMA - A rischio la riforma dell'università. Secondo la relazione della Ragioneria generale dello Stato, il disegno di legge approdato in commissione Bilancio a Montecitorio non ha la copertura finanziaria su diversi punti: soprattutto su quello che prevede l'assunzione di 9 mila professori di seconda fascia (associati) entro il 2016 e che potrebbe sbloccare la protesta dei ricercatori che si astengono dalla didattica. La conferenza dei capigruppo nel tardo pomeriggio ha deciso di rinviare a venerdì l'arrivo della legge in aula, sempre che un accordo venga trovato, visto che oltre al no dell'opposizione anche Futuro e libertà lega il suo voto alle modifiche proposte alla Camera.

Dubbi giungono anche dalla Lega, con le parole dure di Bossi implicitamente critiche anche della missione a Kabul: "Meglio trovare i soldi per i ricercatori che spenderli per le bombe". A proposito della norma che evita la "rottamazione" degli attuali 26 mila ricercatori italiani, il Fli spiega che questa è una misura cui intendono rinunciare per cui "se il governo non garantirà le risorse necessarie ad una riforma universitaria che tenga conto dei fondi indispensabili per la ricerca, il gruppo di Futuro e Libertà chiederà il ritiro del testo al ministro Gelmini".

Questa mattina, era stato lo stesso premier Berlusconi a cercare la quadratura del cerchio. Ma senza ottenere risultati. Il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini non avrebbe gradito - riferiscono fonti del Pdl - il rinvio dell'esame in aula che già si profilava e i conseguente slittamento del voto finale a dopo la sessione di bilancio. Anche il presidente del Consiglio avrebbe ricordato che la riforma rientra nel programma e che non è possibili fare passi indietro a riguardo. "La riforma è tra le nostre priorità", avrebbe sottolineato il Cavaliere. E oggi pomeriggio, Berlusconi avrebbe anche incontrato il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ad Arcore, rimandando per questo motivo la sua partenza per la Sardegna.

Domani mattina alle 10, ricercatori, professori e studenti faranno sentire la propria voce con un sit-in di protesta "ad oltranza", spiega l'Unione degli universitari, davanti alla Camera. Gli studenti chiedono il ritiro del provvedimento, mentre le associazioni invocano modifiche sostanziali all'articolato che il governo non sembra intenzionato a introdurre. Mentre Cisl, Uil e Flc Cgil, dopo mesi di scontri, per l'occasione ritrovano l'unità sindacale. Intanto, il numero dei ricercatori che contro disegno di legge intendono avvalersi del possibilità di non insegnare ha superato quota 50 per cento, e in molte facoltà si rischia di non iniziare le lezioni per mancanza di prof.

Per descrivere il clima di questi giorni negli atenei italiani, basta citare pochi episodi. A Pisa gli studenti hanno dato oggi vita ad un'affollatissima assemblea di ateneo cui ha partecipato anche il neorettore, Massimo Mario Augello. Mentre, comunica l'Andu, "sono state occupate le facoltà di Ingegneria di Roma La Sapienza e la facoltà di Lettere di Arezzo". E ancora. Il Preside della facoltà di Scienze dell'università di Messina, Mario Gattuso, scrive a studenti e genitori che "questa riforma, gradita da Confindustria ed accettata dalla conferenza dei Rettori, di fatto smonta il sistema universitario pubblico e taglia gli stipendi".

Anche la scuola, che ha già assaporato parte della riforma, scende in piazza. Per venerdì 15, i Cobas hanno indetto uno sciopero per l'intera giornata del comparto scuola. Insegnanti e Ata (amministrativi, tecnici e ausiliari) scenderanno in piazza in 13 città, comunica Piero Bernocchi. I Cobas manifestano "contro i tagli di orario, materie e posti di lavoro, per esigere dal governo l'assunzione stabile dei precari, investimenti almeno ai livelli medi europei, il recupero integrale degli scatti di anzianità e dei contratti per docenti ed Ata".

E, dopo le dichiarazioni delle associazioni studentesche e dei ricercatori che plaudono al rinvio della discussione della riforma, in serata arriva anche la laconica dichiarazione del ministro Gelmini, che ha tutto il sapore di una sconfitta. "Accolgo positivamente il fatto che il centrodestra ritenga l'università una priorità", dichiara il titolare di scuola e università. "Arrivati a questo punto - prosegue - ha ragione la maggioranza quando chiede di legare e contestualizzare le riforme alle risorse. Il Miur - conclude - ha presentato una riforma, moderna e innovativa, che ha l'ambizione di rilanciare l'università italiana. Ora tocca al Parlamento approvarla e al ministero dell'Economia valutarne la copertura".

.

Nessun commento:

Posta un commento