domenica 28 novembre 2010

I reclutamenti hard Arcore/Certosa e la parentopoli di Bertolaso

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Due articoli su storie assolutamente indecenti catturano oggi l'attenzione dei lettori più attenti, quelli che non guardano la TV adesso e tutte le sue scellerate trasmissioni della domenica pomeriggio. Sono due storie che non sono poi tanto lontane l'una dall'altra e mostrano i due lati della medaglia di sterco che i potenti tirano in faccia alla meritocrazia.


L'Italia corre all'indietro: studiare non serve a niente, almeno nella mente dei potenti, darsi una preparazione neppure... per sedersi sulle fortunate poltrone bisogna se possibile essere di sesso femminile, e allora basta semplicemente prostituirsi a casa di qualche potente, oppure, maschio o femmina che si sia, basta avere il parente giusto sulla poltrona giusta. In ambedue i casi l'affare è fatto: e tanti inetti/e vengono sistemati in poltrone di potere a gestire aspetti fondamentali delle nostre vite. Che sappiano lavorare, poi, è un optional.

Ecco l'Italia delle mignotte al Governo e al Parlamento, e dei parenti o amici stretti alla Protezione (In-)Civile. Ecco lo schiaffo in faccia all'onestà, all'impegno, al lavoro, ma soprattutto allo studio. Chissà perché poi questo è il paese che sta distruggendo la Scuola Pubblica e l'Università (le fucine del libero arbitrio e della Cultura) a favore delle scuole private (dove regna l'ignoranza e il controllo delle menti).

Il disegno è chiaro: si vuole distruggere il paese e la sua coscienza, l'etica, la morale, col placet della Chiesa Cattolica, che ringrazia e incassa i suoi fetidi e grassi dividendi. Luttazzi aveva ragione: il nostro è un "paese di merda", e imbecilli siamo noi che votiamo questi delinquenti che pensano solo al proprio interesse privato.

A dire il vero io, che mai ho votato e mai voterò il centro-destra, e mai darò ascolto ai deliri della Chiesa Cattolica, mi sento vittima. Vittima di un sistema che annichilisce il bene comune in nome del bene personale, e crea miseria (economica e umana) dappertutto.

Repubblica (fra i pochi) oggi riporta le nuove dichiarazioni di Nadia Macrì, che racconta dei suoi incontri a pagamento con Berlusconi (sempre generoso con chi si "genuflette" - avendo la gonna - davanti ai suoi pantaloni) e disegna con estrema precisione i meccanismi per cui in questi anni sono state selezionate tante donne per i capricci sessuali del Kaiser. La ragazza a Sky TG 24 ha detto di aver partecipato a diverse "selezioni" per andare ad Arcore e alla Certosa, assieme a diverse ragazze, spessissimo minorenni, col diktat di non scambiare una parola fra di loro. Italiane, russe, brasiliane, tutte nello studio di Lele Mora a fare ora per aspettare di essere visionate da Emilio Fede, il quale sceglieva chi portare dal capo. Le più apprezzate venivano poi richiamate e potevano partecipare anche ad altri festini col premier, e suoi amici imprenditori, avvocati e notai. Le più fortunate ancora venivano candidate alle elezioni, le liste erano piene di queste ragazze che di politica non ne capivano niente.

A proposito: avete visto come tanti ma tanti politici del PDL stanno facendo a pezzi la "povera" Mara Carfagna? Italia che vai... donnette che trovi.

L'Espresso dal canto suo ha condotto una serrata indagine sulle ultime malefatte di Bertolaso, il quale poco prima di rimettere il mandato alla Protezione Civile, ha visto bene di rimpinzarla di parenti e amici, ovviamente poco esperti di questioni così delicate. E poveri noi se qualche terremoto o altra catastrofe naturale dovesse pioverci sul capo!

Il povero Bertolaso, ricordiamolo, è stato di recente sbugiardato (o meglio: sputtanato) in diretta TV da Marco Travaglio, per tutte le porcherie che lo hanno riguardato da capo della Protezione Civile. Il video eccolo qua, a futura memoria:



In trasmissione il malcapitato Bertolaso invece di replicare alle dichiarazioni di Travaglio ha fatto la vittima, ironizzando sul suo essere una specie di diavolo eccetera. Come al solito, chi viene messo di fronte alle sue responsabilità e ha l'animo sporco, paga dazio.

Torniamo però all'argomento di oggi e all'articolo de l'Espresso. Che ha fatto il prode Bertolaso prima di passare la mano? Mentre la pubblica amministrazione falcia i ranghi e il precariato diventa condizione di vita, negli uffici che dipendono da Palazzo Chigi c'è un'ondata di piena di assunzioni che garantisce lo stipendio per figli di magistrati e di prefetti, per mogli di sottosegretari e nipoti di cardinali.

L'organico della Protezione Civile con Bertolaso passa da 320 a più di 900 unità, tutte assunzioni a tempo indeterminato, senza concorso (quindi il Merito non c'entra niente, ovviamente), spalancando le porte degli uffici a figli, nipoti, familiari e amici dell'establishment istituzionale.

Alcuni nomi (come recita l'articolo de l'Espresso): Francesco Piermarini, l'ingegnere-cognato del sottosegretario Bertolaso, mandato tra i cantieri della Maddalena. Ma scorrendo la lista dei beneficiati si svela una rete di favori senza soluzione di continuità. Tra i primi ad essere stabilizzati, a metà di questo decennio, sono stati gli uomini della scorta di Francesco Rutelli in Campidoglio. Dieci "pizzardoni" passati senza semafori dalla polizia municipale di Roma al dipartimento di Palazzo Chigi. Dal fil rouge che lega il Giubileo alla Protezione civile spuntano anche tre supermanager del calibro di Agostino Miozzo, Marcello Fiori e Bernardo De Bernardinis. Facevano parte dell'unità di staff del Giubileo e, grazie al decreto rifiuti del 2008, entrano nel Gotha dei dirigenti generali della presidenza del Consiglio con norma ad personam, e un contratto da 180 mila euro l'anno. Ma sono stati ingaggiati anche ottuagenari che arrotondano la pensione grazie ai munifici gettoni delle emergenze: è il caso dell'83enne Domenico Rivelli, chiamato come "collaboratore per le problematiche amministrativo-contabili per i rifiuti a Napoli".

Storie vecchie, mentre con la stabilizzazione di fine mandato arriva Barbara Altomonte, moglie del sottosegretario Francesco Giro, docente di scuola superiore ed ora dirigente del Dipartimento. E non è certo un caso che in questa ondata la parte del leone la facciano uomini e donne legati a doppio filo con la Corte dei conti, ossia la magistratura che deve vigilare anche sulle spese della Protezione civile. Il tutto in una ipocrita logica di scambio.

Proprio nella "sezione di controllo" della Corte un magistrato e due funzionari possono vantare le assunzioni dei propri figli al Dipartimento: si tratta del giudice Rocco Colicchio, di Carmen Iannacone, addetta al controllo degli atti della presidenza del Consiglio, e della segretaria generale Gabriella Palmieri. Spazio anche a Marco Conti, figlio di un altro giudice contabile. Invece Giovanna Andreozzi è stata chiamata dopo il sisma dell'Aquila con l'incarico di direttore generale per vigilare sugli appalti: proviene dalla sezione campana della Corte, presieduta da Mario Sancetta, magistrato sfiorato da più di un sospetto nell'inchiesta sulla Cricca per le relazioni con Angelo Balducci, l'ex numero uno delle opere pubbliche. Tra l'altro, per la Andreozzi è stato attivato un servizio di navetta ad personam tra Roma Termini e gli uffici del Dipartimento.

Quanto alla magistratura, tra gli assunti c'è anche Giovanni De Siervo, figlio del vicepresidente della Consulta Ugo: era entrato come precario con l'ordinanza per l'esondazione del Sarno ora è fisso al reparto "relazioni con gli organismi internazionali". Con l'ultima chiamata per i fedelissimi di Bertolaso, arriva il posto definitivo per Carola Angioni, figlia del pluridecorato generale Franco, capo della missione italiana in Libano ed ex parlamentare Pd. Carola Angioni è entrata come collaboratrice per l'emergenza traffico di Napoli e, dopo essersi occupata di smog, è passata ordinanza dopo ordinanza ai temporali del Veneto, dedicandosi, nel frattempo a qualche puntata in Croazia come ambasciatrice del dipartimento. La legge offre certezza occupazionale anche a Marta Sica, figlia del vicesegretario generale di palazzo Chigi; alla nipote del cardinale Achille Silvestrini; alla figlia del prefetto Anna Maria D'Ascenzo, (ex capo del dipartimento dei vigili del fuoco) e a quella del colonnello Roberto Babusci (una volta responsabile del centro operativo aereo della Protezione civile).

A loro, infine vanno aggiunti altri parenti illustri, legati all'ex presidente Rai Ettore Bernabei, al sindacalista della presidenza del Consiglio Mario Ferrazzano e a Giuseppina Perozzi, capo del personale di palazzo Chigi. Una manifestazione di potere assoluto cui si oppongono i sindacati, con un ricorso contro i metodi selettivi di quest'ultima raffica di assunzioni che verrà discusso a febbraio prossimo di fronte al Tar del Lazio. Anche perché l'ultima ondata dei Bertolaso boys costerà ben otto milioni di euro, in gran parte sottratti ai fondi per l'Abruzzo terremotato.

E con questi ultimi nomi l'Espresso termina la sua paziente ricostruzione.

Che dire? In un paese normale la gente scenderebbe per le strade, metterebbe a ferro e fuoco tutto, ma proprio tutto. Oggi invece i sindacati sono molli (si spera che la nuova guida della CGIL mostri un po' di palle) e le uniche azioni degne di nota sono quelle dei giorni scorsi messe in atto da parte degli Universitari. L'Italia però dorme tranquilla, in larga parte senza capire che tutto crolla, e non mostra di sdegnarsi se non in una fetta della popolazione, quella che frequenta le rete, e guarda quelle poche trasmissioni che fanno informazione, le trasmissioni osteggiate dal cagnolino Masi e quelle che ricevono telefonate minacciose da anziani e tristi delinquenti sul viale del tramonto.

Abbiamo bisogno di una vera rivoluzione, ma anzitutto culturale, chi alza la mano? Inizio io: presente!

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