lunedì 29 novembre 2010

La macchina del fango all'assalto di Assange (Wikileaks)

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Quando si sente parlare di "macchina del fango", subito si pensa alla tirata fatta nel corso della prima puntata di "Vieni via con me" da Roberto Saviano. Il riferimento agli strali di Feltri contro Boffo e Fini è immediato, ma Saviano parlava anche di se stesso, e di come Feltri (ora Sallusti in aggiunta), Belpietro e Fede (fra i tanti) hanno macinato e fomentato odio puro nei suoi confronti.

La stampa del Regime, nell'italico suolo, è sempre all'opera: ne sanno qualcosa i leader dell'opposizione (bersagli preferiti Di Pietro, Vendola e il segretario del PD di turno, man mano che cambia) ma anche diversi giornalisti, come i compianti Biagi e Montanelli e oggi soprattutto Travaglio e Santoro. Chi non la pensa come il Kaiser viene fatto oggetto di una campagna di insulti, odio, minacce e diffamazioni, condite di tanto in tanto da pura istigazione a delinquere (gli inviti a "pestare", Fede ne sa qualcosa, vedi il suo discorso sugli universitari che hanno assalito il Senato chiedendo le dimissioni del ducetto di Arcore).

Ma la macchina del fango lavora anche e soprattutto in sede di campagna elettorale, e qui l'Italia ha imparato davvero bene la lezione impartita dagli Stati Uniti d'America, dove ogni campagna elettorale è fatta, nel lato scuro della medaglia, di una ricerca certosina di storie infamanti sugli avversari di turno. Si scava nel passato e si gonfia ogni notizia che può gettare discredito sull'avversario del candidato che commissiona questo sciacallaggio. Quando non si trova niente da pompare, le nefandezze le si inventa: c'è sempre qualcuno che accetta di buona lena dei soldi freschi per andare a raccontare fazzoletto alla mano e lacrimuccia sugli occhi qualche brutta storia.


La macchina del fango ultimamente si è messa in moto contro il fondatore di Wikileaks, Julian Assange, l'uomo che ha pubblicato piu’ 400mila documenti segreti del Pentagono sull’Iraq e altri 70.000 sull’Afghanistan, creando forte imbarazzo nella comunità internazionale su come le milizie di Bush prima e Obama poi, abbiano fatto innumerevoli stragi di civili e giornalisti (ricordate il famoso video? No? cliccate QUI), oltre che abusi su donne e bambini. La guerra è crudele, e nessuno ormai più crede alla "missione umanitaria": gli USA (e le aziende in cui la famiglia Bush era consocia con una miriade di Arabi, molti dei quali parenti di alcuni fra i responsabili dell'11 Settembre) volevano il petrolio e volevano muovere la macchina bellica, che rappresenta una grossa fetta dell'economia americana (i Bush sono anche consoci di società che producono armi, guarda caso fornitrici dell'esercito americano).

Torniamo ad Assange. Australiano, giornalista, ex hacker (ha già pagato il fio con la Giustizia, erano poche cose), usa server svedesi per appoggiare il suo sito (uno dei più cliccati dell'orbe terracqueo), e aveva chiesto anche un permesso di lavoro e residenza in Svezia, dove si trovano infatti i server di WikiLeaks, ma la sua richiesta e’ stata respinta il 18 ottobre. Come mai? La Svezia non vuole avere "imbarazzo" con gli Stati Uniti, e Assange ora vive nell'incubo, in continua fuga da tutti.

E' stato accusato di molestie e stupro, per un rapporto sessuale da lui avuto con due ragazze svedesi a Enkoping, e alcuni corteggiamenti un po' spinti avvenuti a Stoccolma. Ma qui la faccenda puzza, e tanto. Infatti in un primo momento il mandato di arresto per stupro nei suoi confronti era stato ritirato, il 20 agosto scorso, e ciò perché da una parte c'erano le accuse delle due ragazze, ma solo le loro parole (nessuna prova tangibile), e dall'altra la difesa di Assange, che tramite il suo avvocato aveva detto che i rapporti erano consenzienti. Quindi parole contro parole, e nessuna prova dello stupro, ecco perché quel mandato venne ritirato. Ora l'autorità giudiziaria svedese ha cambiato idea, e ha emesso nuovamente il mandato di arresto ma senza nuove prove, mentre per la questione delle molestie i magistrati hanno detto: "vogliamo sentirlo".

La cosa puzza, è chiaro. Dappertutto si sente parlare di pressioni degli USA contro la Svezia per assicurare alla giustizia americana (Guantanamo?) e non certo svedese Assange.

State certi che se Assange viene catturato, non sarà portato in Svezia, ma verrà nascosto negli USA.

Gli USA sono imbufaliti per la pubblicazione delle porcherie che hanno commesso in guerra (e non "missione di pace", sia chiaro ancora una volta), e stanno dicendo al mondo che quei dati erano coperti da segreto militare: il solito cappello di silenzio che uno Stato mette quando non vuole che i cittadini vengano a sapere le nefandezze, le cose scomode (al Governo). Eppure i cittadini hanno il pieno e insindacabile diritto di sapere cosa fa il proprio apparato statale, credo che su questo siamo tutti d'accordo, tranne chi è in malafede.

La cosa che la stampa e il governo USA hanno manipolato, confondendo le idee a tutti, è che Assange avrebbe pubblicato nel sito dati relativi alla sicurezza dello Stato americano. Ciò non è mai stato vero. Assange non ha mai comunicato l'ubicazione di località sensibili, o dati relativi alla sicurezza internazionale o nazionale (degli USA), ha sempre e solo pubblicato fatti, storie, testimonianze che il governo USA ha voluto tenere nascoste per un comodo ben intuibile. Non ha mai violato quindi la "sicurezza", non ha mai divulgato niente che mettesse a repentaglio la salute, la sicurezza di alcun cittadino. Ha solo fatto un giornalismo d'avanguardia, e per questo scomodo. Se poi dovesse cambiare, beh... allora cambieremo anche noi idea su di lui.

In questi giorni, e così arriviamo alla novità, non appena ha girato la voce che Wikileaks avrebbe pubblicato nuovi documenti (stavolta diplomatici), il governo USA ha subito messo le mani avanti, scrivendo una "lettera" che è apparsa sui maggiori giornali USA, con cui per bocca di Harold Koh, consigliere del Diaprtimento di Stato, ha dichiarato: "Tu minacci le vite di attivisti per i diritti umani, giornalisti e soldati e minacci operazioni internazionali in corso per contrastare la proliferazione nucleare e il terrorismo".

Assange dal canto suo, ben sapendo cosa sarebbe successo, aveva a sua volta scritto al Dipartimento di Stato USA, chiedendo chi davvero sarebbe stato danneggiato dalla pubblicazione di quei documenti, e cioé nessuna vita umana. La domanda era retorica, ovviamente, e sottintendeva che il vero danneggiato era il governo USA, che usa mezzi che facilmente sono illeciti per conseguire i propri obiettivi. Intanto il suo sito è costantemente attaccato da hackers "interessati" e su commissione (perché in rete invece è un eroe) e ogni tanto si blocca.

La macchina del fango non si ferma mai, ma neanche Assange. Forse la sua è una lotta contro i mulini a vento, forse un giorno sarà arrestato, e gli organi di stampa filo-governativi di sicuro ci racconteranno qualche brutta storia su di lui, per farci cambiare idea.

Per il momento però noi siamo con lui, e con la verità, perché abbiamo diritto di conoscerla, sempre.

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