mercoledì 17 novembre 2010

Lo schiaffo dei giornalisti RAI al DG Masi. E l'Italia ride!

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Se sulla poltrona di Direttore Generale della RAI ci fosse una persona equilibrata e intelligente, dopo il referendum USIGRAI di oggi si dimetterebbe, anzi: diciamo che non si sarebbe neanche arrivati a questo referendum.

Masi ha preso oggi uno schiaffo di incredibile efficacia, perchè su 1.878 aventi diritto, sono stati 1.438 i voti validamente espressi, e di questi ben 1314 giornalisti della RAI hanno detto a chiare lettere che Masi non va bene come DG in azienda, a fronte di 77 suoi lecchini (e con 29 schede bianche e 18 nulle). E' una maggioranza bulgara, e l'Italia oggi ha capito che praticamente nessuno in RAI, fra quelli in RAI ci lavorano (non fra quelli che sono di passaggio per via della lottizzazione dei partiti che segue ogni tornata elettorale), nessuno vuole più Masi.

La reazione di Masi è da ricovero in manicomio psichiatrico: "Il risultato rafforza il mio impegno per una Rai pluralista". Ma dove? Gli stanno dicendo che è proprio la mancanza di pluralismo in RAI ad aver affossato gli ascolti e la credibilità dell'azienda e lui fa il Berlusconi! Patetico anche lo scontato sostegno del Capezzone di turno: "E' un rito stanco, una caricatura, una ripetizione fiacca che non spaventa nessuno. Sono certo che la dirigenza Rai non si farà intimidire".

Il segretario dell'USIGRAI, Carlo Verna, ha dichiarato: "Chiediamo le dimissioni di Masi. Lui fa capire che è pronto a minimizzare la nostra espressione e la riferisce all'Usigrai, ma deve riferirla ai giornalisti della Rai che gli hanno negato la fiducia. Il direttore generale ha messo in atto una serie di azioni negative. Il mancato accordo con Sky, mai spiegato in modo convincente, che ci fa perdere decine e decine di milioni di euro, un piano industriale che non prende corpo, indefinito nei suoi contorni e che ha prodotto come chiara espressione solo uno sciopero delle sigle dei lavoratori della Rai, al quale parteciperemo in segno di solidarietà dato che si intende esternalizzare circa 1.300 lavoratori della Rai. Per non parlare degli atteggiamenti che ha avuto nei confronti degli autori di trasmissioni che invece sono ampiamente premiate dal pubblico, che chiede un servizio pubblico di qualità, come si è visto con Vieni via con me".

La FNSI dal canto suo fa notare: "Sono voti che esprimono una enorme contrarietà alla direzione dell'azienda del servizio pubblico sui fatti e non sulle chiacchiere del contenzioso politico su cui ora il direttore generale sembra volere buttare la vicenda per confonderla in una cagnara indistinta".

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