mercoledì 17 novembre 2010

Riparte la campagna acquisti sui deputati per salvare Berlusconi

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Corruzione? L'arma per conquistare i deboli di coscienza. Un voto di fiudcia al premier costa 500.000€. Chi si farà comprare?


Sette deputati nel mirino, il calciomercato sul Fli
da Amedeo La Mattina
Un finiano: mi hanno offerto 500 mila euro, ma non mi vendo

ROMA. Nella sala conferenze di Montecitorio Denis Verdini e Daniela Santanchè (Ignazio La Russa era seduto tra i giornalisti) stavano presentando con molta goduria il ritorno nel Pdl del deputato Giuseppe Angeli strappato a Gianfranco Fini. «Il primo di altri ritorni», garantiva su di giri la Santanchè, che aveva ricevuto la telefonata da Silvio Berlusconi. «Brava Daniela, sei riuscita a rompere il fronte di Futuro e libertà. Vedrai che ne arriveranno altri alla Camera e poi ci facciamo delle belle risate... Pensa alla faccia che farà quello lì...». Che sarebbe il presidente della Camera, per il Cavaliere sempre e comunque «un traditore». Voleva andarlo a dire agli italiani, a Matrix, questa sera. Aggiungendo che con lui «si è rotto un rapporto personale» e che «i finiani si accorgeranno quanti pochi voti avrà il loro leader».

Avrebbe voluto aggiungere che è pronto a respingere le «manovre di palazzo», poi ci ha ripensato: l’intervento è rinviato al 14 dicembre, dopo il dibattito alle Camere, per rispetto al Capo dello Stato che si è speso a lungo nel tentativo di trovare un accordo tra le parti. A «quello lì» Berlusconi sta cercando di sfilare deputati per rimandare al mittente la mozione di sfiducia anche con uno, due voti di scarto (sono sette i deputati su cui si sta lavorando alacremente). «Magari pochi voti all’inizio - spiega Ignazio La Russa - che diventeranno dieci in pochi giorni». Il perché è presto spiegato: il premier ha una decina di posti da assegnare tra viceministri e sottosegretari lasciati vuoti da Fli e da precedenti dimissioni di esponenti del Pdl.

E poi, sempre che il governo ce la faccia a mantenere la maggioranza alla Camera, ci sono tante nomine pubbliche da fare entro la fine dell’anno. A questo si aggiunge pure un presunto lato ancora più prosaico della campagna acquisti: un deputato finiano confidava ieri che gli sarebbero stati offerti 500 mila euro per «tradire» Fini. «Non sono in vendita», è stata la risposta orgogliosa. Comunque, mentre Verdini e Santanchè mostravano lo scalpo di Angeli, fuori dalla sala conferenze si aggirava Saverio Romano, l’ex segretario dell’Udc siciliana che ha abbandonato Casini per mettersi in proprio con i suoi amici e schierarsi con il Cavaliere. «Vedrete - diceva con l’aria di vecchio marpione democristiano, che avrebbe convinto Giampiero Catone a lasciare Fini - che Berlusconi alla Camera avrà la maggioranza.

Bastano 5-6 assenze in aula al momento del voto... Non credo che tra i deputati ci sia molta voglia di andare a casa». Una pausa, poi una «profezia». «Abbiamo davanti quasi un mese di tempo e può succedere di tutto. Può succedere pure che Napolitano, di fronte a una tempesta finanziaria che si potrebbe abbattere in Europa nelle prossime settimane, possa decidere di non sciogliere le Camere e affidare l’incarico di formare un nuovo governo al governatore di Bankitalia Draghi». E’ il governo tecnico la bestia nera di Berlusconi, ma per il momento non è alle viste. Ma dopo la soluzione salomonica presa ieri al Quirinale sul voto di fiducia/sfiducia in Parlamento, il Cavaliere è convinto che lo spettro del governo tecnico sia stato archiviato. Ora, spiegano a Palazzo Grazioli, l’alternativa è tra Berlusconi e le elezioni.

Insomma lo scenario sarebbe cambiato: i deputati dubbiosi e coloro che non vogliono lasciare lo scranno di Montecitorio sanno qual è il rischio che corrono se affossano il Cavaliere. Ad esempio, Fini è in grado di rieleggere i suoi 35 seguaci, dovendo concorrere nella spartizione delle candidature con Casini, Rutelli e Lombardo? «Nella vita, e quindi anche in politica - spiega il ministro Altero Matteoli - è lecito cambiare idea, ma ho l’impressione che coloro che hanno aderito al Fli abbiano preso un treno la cui destinazione è cambiata senza avviso e senza il loro pieno consenso». Berlusconi, ad ogni modo, è soddisfatto della soluzione trovata dal Quirinale. Se avesse votato prima la Camera, in caso di sfiducia, sarebbe stato costretto a dimettersi e non avrebbe potuto incassare il voto favorevole del Senato.

Così invece a Palazzo Madama i senatori, che sono la metà dei deputati, potranno finire di votare prima dei loro colleghi di Montecitorio. I quali sapranno in tempo reale che l’unico modo per non andare a casa è quello di sostenere il governo. Potranno sembrare alchimie, sottili giochi di Palazzo, tuttavia il Cavaliere gioca colpo su colpo. Con la sicurezza di chi ha blindato l’asse con Bossi e si prepara la campagna elettorale se non riuscirà a riconfermare la maggioranza nei due rami del Parlamento.

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