martedì 7 dicembre 2010

Julian Assange si presenta a Scotland Yard

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E alla fine Assange ha deciso di presentarsi alla polizia britannica, dopo giorni di trattativa (si vocifera) tramite il suo legale, l'avv. Mark Stephens. Immediato l'arresto per via del mandato di cattura internazionale staccato per la seconda volta da Stoccolma (che mesi fa lo aveva ritirato per mancanza di prove).


Stephens, legale del fondatore di Wikileaks, ha così definito la vicenda che riguarda il suo assistito: "Un'acrobazia politica". Poteva essere più duro coi governi che, sotto la pressione dell'Intelligence a stelle e strisce, ora giocheranno a scaricare il pesante barile. L'esito della vicenda è scontato, gli USA hanno parlato chiaro: vogliono Assange per sé, infatti anche i bambini hanno ben compreso che agli Stati Uniti non interessa un fico secco della vicenda del presunto stupro, vogliono solo tappare la bocca al giornalista australiano "reo" di aver fatto conoscere al mondo i maneggi della politica USA (e non solo, vedi Russia, Italia e Cina più di altri) sulla pelle dei cittadini del mondo.

Quindi dalle 10:30 di stamane Assange ha le manette ai polsi. Julian si è presentato per "chiarire la sua posizione" in merito alla vicenda sopra indicata, esattamente come aveva fatto alcuni mesi fa di persona e ha continuato a fare dalla rete in questi mesi, e infatti l'accusa era caduta, prima delle scottanti rivelazioni che hanno visto gli USA fingere interesse per la cosa e hanno riaperto tutto. Il balletto dell'ipocrisia è ben avviato. La farsa è in atto. Chissà quali racconti saranno propinati alle masse dalle emittenti controllate dalle multinazionali che sono legate alla politica USA.

Nel frattempo la rete è in rivolta: un gruppo di hacker, chiamato "Operation Payback", afferma di aver lanciato con successo proprio oggi attacchi informatici contro PayPal e PostFinance, in risposta alla chiusura delle donazioni per Wikileaks e del conto dello stesso Assange in Svizzera. "La banca svizzera (PostFinance) che ha chiuso il conto a Assange e' stata tirata giu' oggi con un Ddos attack (negazione del servizio, lo stesso lanciato in piu' occasioni contro i domini di Wikileaks in questi giorni)", recita un annuncio del gruppo su Twitter. Qualche ora prima, un altro assalto informatico era stato lanciato contro PayPal, sempre da Operation Payback. Le due società non hanno confermato la notizia, forse attendono direttive su cosa dire da parte degli USA. PostFinance: la Svizzera è la patria del riciclaggio del denaro, dove vige il riserbo più totale e la ricchezza affonda le sue ultradecennali radici proprio sulle false dichiarazioni di residenza. E gli chiudono il conto. Potenti gli Usa, eh?

Intanto dopo Paypal, anche Mastercard ha interrotto i finanziamenti al sito di Assange. "MasterCard si sta attivando perché WikiLeaks non possa più accettare i prodotti a marchio MasterCard", ha detto un portavoce, spiegando che la decisione è destinata a limitare ulteriormente le fonti di reddito di WikiLeaks. E dopo la chiusura del conto in Svizzera questa è la terza mazzata contro i finanziamenti alla Libera Informazione.

I magistrati della corte di Westminster ora hanno una bella patata bollente da gestire: da una parte la richiesta di estradizione presentata dalla Svezia, paese politicamente più debole e quindi facile da maneggiare e ricattare dagli USA, dall'altra la richiesta di opposizione alla stessa da parte del legale di Assange, che ha parlato chiaro (in realtà l'aveva già fatto): dalla Svezia Assange passerebbe subito agli USA, altro che interrogatorio e/o processo per lo stupro!

Il fondatore di WikiLeaks avrebbe anche chiesto ai suoi sostenitori di farsi garanti per lui e di raccogliere una cauzione stimata tra le 100.000 e le 200.000 sterline. Assange crede di aver bisogno di almeno sei persone come garanti, e da subito aveva detto a chiare lettere che dietro a tutto quello che sta succedendo c'era la mano degli USA.

Si mobilita anche il mondo della cultura e della scienza: un gruppo di intellettuali, fra cui Noam Chomsky, ha firmato una lettera in favore di Assange, diretta al premier australiano, Julia Gillard. Chomsky, docente di linguistica al MIT (Massachusetts Institute of Technology), molto critico con la politica estera statunitense, si è unito a un gruppo di decine di esponenti del mondo intellettuale australiano (scrittori, giornalisti e avvocati). I firmatari si dicono "gravemente preoccupati" per la sicurezza del 39enne australiano e chiedono al governo di affermare pubblicamente l'impegno a tutelare la libertà di comunicazione e i diritti fondamentali di Assange. La lettera aperta chiede anche al premier di fornire sostegno ad Assange e di "compiere tutto quanto in suo potere per garantire che vengano rispettati i diritti fondamentali" del fondatore di WikiLeaks nei procedimenti giudiziari che lo riguardano.

E poi ci sono le minacce di morte, e qui la cosa puzza perché, a quanto si sente dire per la rete, queste sarebbero state messe in giro apposta, in modo da coprire il vero obiettivo di chi controlla gli equilibri del mondo: l'uccisione di Assange, magari per mano di un presunto pazzo. Ricordate che John Lennon (ma non solo lui) era scomodo a certi poteri, e fu ucciso (in questi giorni ricorre il trentennale), per non parlare anche di Kennedy, presidente USA giustiziato da... Oswald? Sì, certo...

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