sabato 4 dicembre 2010

La spaccatura nell'IDV dei mancati golpisti e degli scontenti

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Eravamo rimasti al congresso di un mese fa (o giù di lì, fine ottobre) in Sardegna. Un congresso in cui la corrente ex-socialista emigrata in massa nel partito di Di Pietro aveva cercato (con l'aiuto di chi è al secondo mandato alla Regione e quindi è in cerca di buona e remunerata poltrona altrove) di prendere possesso della carica di Segretario Regionale e quindi del partito a livello locale. La lotta fu durissima, le accuse (o meglio: le diffamazioni, perché di questo si tratta) non furono mai espresse in una protesta ufficiale che seguisse le forme dello statuto del partito (per esempio: già al congresso), e dopo la proclamazione del vincitore (Palomba, parlamentare IDV stimatissimo da Di Pietro) alcuni contestatori fra gli sconfitti passarono a insulti e spintoni, mostrando di essere loro i veri portatori dell'"Italia dei disvalori" (come ama dire uno degli sconfitti quando non gli si dà ragione).

La cosa purtroppo non terminò lì, infatti nelle settimane seguenti (e ancora oggi ogni tanto) le discussioni, iniziate da molto prima online, sono arrivate a un certosino insulto quotidiano riferito a Palomba e a chi lo sosteneva, e poi ancora accuse mai accompagnate da prove (che venivano millantate ma mai e poi mai prodotte, metodo della stampa vicina a Berlusconi).

Una delle voci di questa corrente è rappresentata da un sito, Il Tribuno, dove non si fa altro che cercare l'occasione per attaccare briga e scatenare gazzarra. L'ultimo articolo (* leggi giù) di questo sito rasenta il comico. Si parla infatti della venuta a Cagliari di Antonio Di Pietro alla riunione del coordinamento regionale, e si accompagna il racconto parlando di una "contestazione" fatta, fra i tanti, dal consigliere regionale Daniele Cocco (lo sconfitto al congresso di fine ottobre).

Ora, fate attenzione: nei giornali non c'è traccia alcuna di tale contestazione, né tantomeno di queste famigerate 30 persone che si volevano tenere fuori e poi sono state ammesse alla riunione. Addirittura lo stesso Cocco ha pubblicato un commento all'articolo, dichiarando di dissociarsi completamente "da quanto riportato in maniera distorta" in quell'articolo. Altri ancora hanno manifestato pieno dissenso da quell'articolo proprio su Facebook (dove l'assalto a Palomba e ai suoi sostenitori era stato ed è ancora violento), e molti di questi erano presenti a Cagliari. Quindi la cosa puzza, tantissimo.

La questione è, allora: chi ha le redini di tali (a quanto pare falsi) racconti? Perché seminare zizzania e portare il fango in un partito creato e voluto da Di Pietro oltre che da tantissimi dei suoi iscritti con un'ispirazione ai valori più cristallini della nostra società civile? Perché si continua con questa opera di distruzione? Chi c'è dietro: qualcuno che è nel partito per prendersi il potere ed è incavolato per non esserci riuscito oppure invece c'è qualcuno del centro destra?


La partita in realtà è più ampia, e si gioca ad un livello più alto e pericoloso. Nell'IDV ci sono tante persone che non si sentono più in sintonia con lo statuto del partito e con le parole di Di Pietro (che sta operando sempre allo stesso modo, e invero è sempre rigido, quindi ad essere cambiato non è lui, ma i contestatori), ed è nata una corrente che è sfociata in un gruppo che si chiama "Italia dei veri valori". Come riporta lo stesso articolo de Il Tribuno sopra citato (che qui opera un autosputtanamento davvero comico), questo gruppo o movimento (in realtà non si è ancora capito cosa sia) è nato proprio in Sardegna e, aggiungiamo, guarda caso proprio dopo il mancato golpe al congresso regionale. E basta andare a vedere chi sono gli iscritti a questo gruppo per capire chi c'è dietro a questa spaccatura. Il dato preoccupante è che ci sono anche tanti giovani, frequentemente allo scuro di questi intrighi di palazzo, che stanno abboccando all'amo gettato da chi vuole controllare tutto, e alcuni di essi sono estremamente attivi nel fare discussioni prive di basi solide e prive della comprensione delle vere dinamiche che muovono questo neonato carozzone sgangherato.

Di Pietro è preoccupato ma anche seccato, e a Cagliari ha parlato chiaro. Da considerare c'è anzitutto il fatto che il simbolo e il nome di questo gruppo (o cosa cavolo è) sono una scopiazzatura del nome e simbolo già registrati dall'IDV. Ancora c'è da considerare che Di Pietro ha da tempo fiutato l'aria del fatto che non era il caso (ma piangere adesso non serve a niente) di accettare cani e porci dai transfughi degli altri partiti. Infatti i professionisti della politica non conoscono bandiere: a loro non importa a quale partito sono iscritti, interessa solo infilarsi nei partiti in crescita, portarsi dietro i propri sostenitori (anch'essi voltagabbane come loro), riuscire così a spuntarla alle elezioni politiche e amministrative ottenendo poltrone di potere e di ricchezza, e magari cercare di sovvertire i centri decisionali del partito, per ramificare come una pianta parassita e restare dove conta. Soldi e potere danno alla testa. Per queste persone la politica non è un servizio.

Adesso le cose sono state chiarite da Di Pietro: nel mese di gennaio, quando si rinnoveranno le iscrizioni, gli interessati ad iscriversi al partito dovranno andarci di persona, così si eviterà che qualcuno faccia elenchi di persone che magari neppure lo sanno di esserci, e questi elenchi siano firmati dalla stessa mano, e poi li porti nelle sedi con un bell'assegno di accompagnamento a copertura delle quote, in modo da gettare le basi di deleghe/voti che puzzano come le iscrizioni. Di Pietro ha anche detto che vuole evitare la nascita di questi correntoni, che sono l'anticamera delle divisioni (vedi per il PD e soprattutto ultimamente per il PDL). Non si può che essere d'accordo, è solo l'unità che dà forza al partito. Fra l'altro in provincia di Sassari questi dissidenti (tutti iscritti come detto all'Italia Dei - così detti - Veri Valori) guarda caso stanno pressando affinché il congresso per l'elezione del coordinatore provinciale venga fatto a dicembre; se infatti verrà fatto nel 2011... col più preciso controllo delle iscrizioni i dissidenti potrebbero perdere anche questa tenzone!

Queste divisioni stanno mettendo a repentaglio la crescita dell'IDV (da sempre una costante, soprattutto in Sardegna, anche grazie a Palomba). Sarebbe il caso che quanti hanno le redini di tutto ciò gettino la maschera: escano dal partito e vadano con le proprie gambe, magari troveranno spazio in qualche altro partito, e potranno riniziare là la guerra delle divisioni e l'assalto alle diligenze.

* Aggiornamento h15:11: l'articolo sopra citato de Il Tribuno è stato cancellato e poi ripubblicato con correzioni, chissà perché. La scusa fornita da un tipo della pagina Facebook "Sardegna dei veri valori" è stata ridicola: hackeraggio. Peccato: non ho pensato a riportarlo parola per parola qui. Ciò dimostra che quell'articolista era, come subodorato, in torto, e che quel sito fa da portavoce a questa corrente che vuole spaccare l'IDV. Per carità...

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