lunedì 17 gennaio 2011

Ecco come gli USA dal 2008 lavorano per inventare accuse su Assange

.
Quanto li odio quando fanno così.... E' patetico che si debbano inventare accuse inesistenti, solo a questo possono attaccarsi. Il fatto è che sono pericolosi.


Così incastreranno Assange
di Federico Formica e Lorenzo Franceschi Bicchierai
Il governo di Washington ha scatenato i suoi avvocati ed esperti. Obiettivo: trovare un'imputazione che permetta di estradare il 'pirata' negli Usa. Dimostrando che non è un giornalista, che ha svolto attività di spionaggio e forse anche di cospirazione

In fondo era tutto scritto da due anni. Nel marzo 2008 - molto prima dello scandalo sessuale che ha coinvolto Julian Assange in Svezia - il servizio di controspionaggio dell'esercito americano scriveva, in un rapporto privato, che occorreva "identificare, perseguire penalmente, far licenziare tutte le talpe e gli spifferatori che alimentano il centro di gravità di Wikileaks". L'obiettivo? "Danneggiare o distruggere Wikileaks". A pubblicare il rapporto segreto è stata proprio l'organizzazione guidata da Julian Assange.

Dopo aver incarcerato Bradley Manning, il militare accusato di aver passato a Wikileaks la testimonianza-choc in cui si vede un elicottero americano uccidere una dozzina di civili iracheni, il dipartimento di Giustizia Usa si prepara a stringere il cerchio intorno a Julian Assange. Molte le possibili accuse sul tavolo dei "prosecutors" americani, poche - anzi nessuna - è priva di rischi. Anche solo ottenere l'estradizione di Assange verso gli Stati Uniti - condizione necessaria perché un tribunale Usa possa processarlo - sarà un'impresa. Insomma, un processo contro Assange potrebbe trasformarsi in un Vietnam giudiziario.

L'estradizione. Contrariamente a quanto si possa pensare il paese di origine - in questo caso l'Australia - non è coinvolto nella procedura di estradizione di Julian Assange. Conta solo il paese dove si trova l'imputato al momento della richiesta, che ad oggi è la Gran Bretagna. In questi giorni il fondatore di Wikileaks e i suoi legali si stanno opponendo in tribunale a un'estradizione verso la Svezia. Secondo l'entourage di Assange sarebbe solo il primo passo verso la consegna agli Stati Uniti e la via più sicura sarebbe quella di restare nel Regno Unito. "La Svezia", recita la memoria difensiva presentata lo scorso 11 gennaio "è ingenua nel fidarsi di assicurazioni diplomatiche che le persone espulse non saranno maltrattate". Il riferimento è alla storia di Ahmed Giza e Mohammed Al Zery, che il paese scandinavo consegnò all'Egitto nel 2001 - su richiesta della Cia - e che sostengono di essere stati torturati, nonostante le rassicurazioni del governo di Mubarak. Paul D'Emilia, avvocato newyorchese esperto in diritto penale e internazionale, è di un'altra opinione: "Il governo britannico sarebbe più disposto a concedere l'estradizione rispetto alla Svezia, che ha una lunga tradizione di asilo politico alle spalle".

Proprio questa sarebbe la chiave dell'eventuale difesa di Assange se gli Usa dovessero chiedere di processarlo sul suolo americano: addurre l'eccezione del reato politico. Molti trattati bilaterali prevedono la possibilità di opporsi all'estradizione argomentando che il reato per il quale si è perseguiti è di natura politica. "Se gli Stati Uniti acussassero Assange di spionaggio non credo ci siano le basi per sostenere che questa sia un'accusa per un reato politico", spiega Douglas McNabb, avvocato di Washington esperto di estradizione. "Solo una pressione diplomatica estrema potrebbe convincere la Svezia a consegnarlo e, comunque, è possibile che Assange non venga mai processato negli Usa".

Espionage Act. Ammettendo che gli Stati Uniti riescano a farsi consegnare Julian Assange, la questione a quel punto sarebbe quali accuse presentare contro di lui, in altre parole, quali leggi può utilizzare l'accusa americana? Si è parlato molto dell'Espionage Act, una legge del 1917 approvata per combattere lo spionaggio durante la prima guerra mondiale. A prima vista questa sembra l'opzione più realistica e con maggiori possibilità di successo. Gli articoli 794 e 798 sono quelli che calzano di più. Il primo punisce l'atto di "ottenere o consegnare informazioni relative alla sicurezza e alla difesa per aiutare un governo straniero" il secondo la "divulgazione di informazioni classificate". In entrambi i casi, secondo D'Emilia, "si tratta di rendere disponibile o pubblicare qualsiasi informazione segreta mettendo a rischio la sicurezza o gli interessi degli Stati Uniti".

Perché Assange venga condannato in base all'Espionage Act bisogna però dimostrare l'intenzione di danneggiare gli Stati Uniti, come sostiene uno studio realizzato dal "Congressional Research Service" (un organo consultivo del Congresso degli Stati Uniti) pubblicato il 6 dicembre 2010. Lo stesso studio ricorda anche che i due articoli dell'Espionage Act sono stati quasi sempre utilizzati per accusare persone che avevano accesso alle informazioni classificate e, di conseguenza, avevano anche l'obbligo di proteggerle. Impiegati governativi e militari. Non sarebbe il caso di Julian Assange, che fino a prova contraria ha finora solo ricevuto e pubblicato.

Insomma, con questa legge gli Stati Uniti potrebbero mandare in prigione l'australiano? Il centro di ricerca del Congresso non ci crede molto: "Raramente la diffusione di informazioni segrete alla stampa è stata punita come crimine e nessun editore è stato punito per aver pubblicato informazioni ottenute in modo non autorizzato". Secondo un analista legale non associato a Wikileaks - che ha chiesto di rimanere anonimo - "l'Espionage Act può essere interpretato in maniera talmente ampia da rasentare l'incostituzionalità: potenzialmente punisce non solo chi pubblica, ma anche chi legge l'informazione classificata".

Il ruolo del primo emendamento. La pubblicazione di informazioni segrete da parte dei giornalisti è protetta dal Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti. Nel famoso caso dei cosiddetti "Pentagon Papers", il governo americano cercò di impedire al New York Times di pubblicare le informazioni top-secret riguardanti la guerra del Vietnam ottenute da Daniel Ellesberg. La Corte Suprema, nella sua celebre sentenza del 1971, decise che il quotidiano newyorchese aveva diritto a pubblicare argomentando che il bisogno di avere una stampa libera impediva qualsiasi intervento repressivo del governo. "Tecnicamente quella sentenza - commenta D'Emilia, ex Pm al dipartimento di giustizia - non permette di pubblicare informazioni segrete", ma ha avuto comunque un effetto importante: da allora nessuno ha neanche tentato di portare in tribunale i giornalisti per un'accusa simile, proprio per la protezione che il Primo Emendamento concede loro.

Se Assange non è cittadino americano può appellarsi alla Costituzione americana? Anche se la risposta, secondo lo stesso D'Emilia, non è chiara, lui stesso ammette che se Assange si trovasse di fronte a un tribunale americano, difficilmente un giudice si rifiuterebbe di concedergli la possibilità di fondare la sua difesa sul Primo emendamento. Un'altra questione è se Assange possa definirsi un giornalista.

Il fondatore di Wikileaks nelle ultime settimane ha più volte ripetuto di esserlo. Secondo molti altri, né Wikileaks è un'organizzazione che possa definirsi come un media tradizionale né Assange è un giornalista. In America non è chiaro il confine legale tra chi è giornalista e chi non lo è. Nonostante ciò, secondo D'Emilia "sarebbe difficile dimostrare che Assange lo sia".

A questo punto tutto girerebbe intorno all'interpretazione legale. L'accusa cercherebbe di descrivere Wikileaks come una specie di deposito-vetrina di informazioni segrete ottenute illegalmente, senza alcun valore editoriale; la difesa tenterebbe di dimostrare che Wikileaks si è comportata in tutto e per tutto come un qualsiasi organo di informazione.

Alcuni membri della prestigiosa scuola di giornalismo della Columbia University di New York, tra cui il decano Nicolas Lehmann, hanno spedito una lettera al presidente Obama, chiedendogli di non intraprendere alcuna azione legale nei confronti di Wikileaks visto che nel pubblicare i cables diplomatici l'organizzazione di Assange "sta svolgendo un'attività giornalistica protetta dal Primo Emendamento". "Inoltre - continua la lettera - una qualsiasi accusa a Wikileaks per il possesso o la pubblicazione di documenti segreti costituirebbe un pericoloso precedente per tutti i giornalisti investigativi nel mondo".

L'ipotesi cospirazione. Per applicare in modo più efficace la legge anti-spionaggio gli Stati Uniti dovrebbero dimostrare che Assange non ha semplicemente ricevuto i documenti classificati, ma ha giocato un ruolo di primo piano per ottenerli, fornendo al militare Bradley Manning - la presunta talpa dell'esercito americano in carcere dal maggio 2010 - un server sicuro per trasferire migliaia di file segreti sulla guerra in Iraq.

Oggi è soltanto una supposizione - peraltro sempre smentita da Assange - ma secondo diversi esperti, una conferma sarebbe sufficiente per far partire il processo. Perché a quel punto l'australiano avrebbe compiuto un passo in più rispetto al giornalista: avrebbe cospirato con una spia dell'esercito per trafugare documenti segreti. Ma anche in questo caso, non manca l'interpretazione opposta. Secondo l'avvocato e giornalista Glenn Greenwald "ogni giorno i reporter parlano con le loro fonti, le sollecitano per farsi passare file e documenti che non potrebbero essere divulgati. Dovremmo denunciarli tutti?".

Altre opzioni. Difficilmente l'accusa ricorrerà a leggi come quella che regola il "Traffico di proprietà rubate" o il "Computer fraud Act" ma in linea teorica, anche queste sono opzioni percorribili per incastrare Julian Assange. La prima legge punisce chi "scambia, trasporta o trasferisce beni del valore di almeno 5000 dollari, sapendo che sono stati rubati o ottenuti illegalmente".

Tradizionalmente è stata applicata per il traffico di beni tangibili "ma una recente sentenza della corte federale ha stabilito che l'articolo può essere interpretato in maniera più ampia - puntualizza Harvey Silverglate, avvocato esperto di diritti civili - e questo potrebbe far sostenere all'accusa che Wikileaks ha trafficato con un bene intangibile, di valore e rubato". Il Computer Fraud Act punisce - tra le altre condotte - chiunque acceda a un computer (situato negli Usa o all'estero) senza autorizzazione per ricavare dati sensibili per la sicurezza nazionale, da qualsiasi dipartimento o agenzia degli Stati Uniti. Anche in questo caso, però, bisogna dimostrare il diretto coinvolgimento di Julian Assange nel furto di informazioni.

.

Nessun commento:

Posta un commento