venerdì 7 gennaio 2011

Formigoni e l'incarico alla 'Ndrangheta

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In Lombardia chi comanda è Comunione e Liberazione (o Liquefazione?): loro decidono assunzioni, posti di potere, tutti gli aspetti delle attività che muovono soldi e danno lavoro. Chi non fa parte di CL non ha scampo. Formigoni lo sa bene, infatti ha sempre dato e ricevuto appoggio, in un rapporto completamente ipocrita e lucroso (esattamente come fanno le alte sfere ecclesiastiche con i partiti politici). Il Formigoni che sa ridere ovunque, e col suo sorriso cattura tanti consensi, sa bene che i rapporti di potere in Lombardia si stanno spostando, perché la 'Ndrangheta lavora tanto là. La stampa non allineata al regime delinquenziale che ci governa ha pubblicato tanti articoli che mostrano come le cosche calabresi piano piano hanno ampliato le loro aree di operatività in territorio Lombardo, nonostante i (falsi) proclami di chi là ha in mano le redini della politica (Lega Nord e PDL).

Andate su Google e cercate, oppure cliccate su questi link:
L'Espresso - QUI, QUI, QUI.
Il Fatto Quotidiano - QUI, QUI.
La Repubblica - QUI, QUI.
Ma questo è solo un piccolo elenco, ce n'è per i porci: e cioé le cosche calabresi e i politici della Lega e del PDL che vi fanno affari, dicendo però alla gente che la "sicurezza" e la "lotta alla criminalità organizzata" sono delle "priorità" per il loro operato. La Chiesa Cattolica, che è la più grande multinazionale della storia dell'umanità, esattamente come le cosche mafiose, camorriste o della 'Ndrangheta, guarda solo agli interessi economici. Non importa che colore politico hai, se a loro convieni ti danno appoggio, ti cercano, e poi eventualmente ti mettono da parte. In certe regioni italiane, Lombardia compresa, se fai politica sai bene che per arrivare in alto devi fare affari con loro, perché ragionano tutte allo stesso modo, e questo è agghiacciante.

Formigoni è un furbo di tre tacche, ma ora l'ha fatta grossa. Leggete questi articoli e inorridite. Ah, Buon 2011...


Lombardia, proteste per l’Asl diretta dall’amico dei boss
Il sindaco Pd di Vanzago (Milano) si è dimesso dal Consiglio di rappresentanza dell'Asl del capoluogo lombardo. A guidare l'azienda sanitaria è Pietrogino Pezzano, uomo che vanta amicizie tra i capibastone della 'ndrangheta locale. Il 29 gennaio ci saranno iniziative organizzate dall'associazione Sos racket e usura
di Gaetano Pecoraro

Dimissioni dal Consiglio di rappresentanza dell’Asl 1 di Milano. Le ha annunciate il sindaco Pd di Vanzago, Roberto Nava, perché a capo della sua Asl di riferimento ora c’è Pietrogino Pezzano, un uomo che vanta amicizie con potenti capibastone locali della ‘ndrangheta. E che è stato scelto il 23 dicembre scorso dal presidente della Lombardia Roberto Formigoni per dirigere non un’Asl qualsiasi, ma la più grande d’Italia, quella del capoluogo lombardo, che offre servizio a oltre 70 comuni. “La situazione è inaccettabile”, accusa Nava. E intanto si organizza la società civile: il 29 gennaio i cittadini di tutti i 70 comuni interessati saranno chiamati a consultazione popolare per esprimere il loro parere sulla nomina di Pezzano. L’iniziativa è promossa dall’associazione Sos racket e usura, la prima ad aver chiesto le dimissioni dei sindaci presenti nel Consiglio di rappresentanza dei comuni.

Pietrogino Pezzano, classe ’47, è originario di Palizzi in provincia di Reggio Calabria. E’ suo il nome che compare (senza essere indagato) nell’inchiesta “Infinito”, diretta dalla Dda di Milano, che ha portato all’arresto di oltre 300 persone, tra Calabria e Lombardia. Per tutti l’accusa è associazione a delinquere di stampo mafioso. Di Pezzano è poi la voce intercettata dall’antimafia mentre parla con Giuseppe Sgrò, detto ‘Peppe’, ritenuto dagli inquirenti un importante affiliato alla ‘locale’ di Desio. E’ sempre Pezzano che compare in alcune fotografie che lo ritraggono assieme a capibastone della Brianza come Saverio Moscato e Candeloro Polimeno.

E’ troppo per il sindaco Nava, che ha deciso di dire basta: “A seguito della nomina del dottor Pietrogino Pezzano a nuovo direttore generale dell’Asl Milano 1 effettuata dalla giunta regionale, il sindaco di Vanzago ha scelto di dimettersi dal Consiglio di rappresentanza”, scrive in un messaggio il sindaco. Nava spiega di essersi dimesso perché “è un modo per costringere tutti i sindaci, che fanno capo all’Asl 1, a pronunciarsi. E’ una situazione inaccettabile”. Solidarietà al primo cittadino da parte del Pd lombardo: “Bisogna evitare il coinvolgimento di personaggi poco chiari all’interno delle istituzioni – commenta Pierfrancesco Majorino, capogruppo dei democratici nel consiglio comunale di Milano – Tutto il nostro sostegno va al sindaco Nava e a Sos racket e usura”.

L’associazione Sos racket e usura chiede le dimissioni del direttore generale dell’Asl 1. Il 29 gennaio l’associazione ha organizzato banchetti in tutti i 70 comuni coinvolti. Saranno così i cittadini a esprimere il parere sulla nomina di Pezzano. “Molti comuni ed associazioni Antimafia – spiega Frediano Manzi di Sos racket – stanno in queste ore aderendo alla nostra iniziativa e nella giornata di lunedì 10 gennaio forniremo il primo elenco ufficiale delle adesioni”.



Nomine choc alla Sanità lombarda All’Asl di Milano arriva l’amico dei boss
Si tratta di Pietrogino Pezzano, ex dirigente dell'Asl di Monza e Brianza. Il suo nome compare nell'inchiesta di luglio sulla 'ndrangheta in Lombardia. E' stato scelto tra i 702 candidati alle nuove 45 nomine
di Davide Milosa

Nomine choc all’Asl di Milano 2, una delle più grandi d’Italia. Dal mazzo dei 702 papabili il governatore Roberto Formigoni e la sua giunta estraggono proprio il nome di Pietrogino Pezzano, classe ’47 originario di Palizzi in provincia di Reggio Calabria. Grande carriera la sua: da direttore generale dell’Asl di Monza Brianza fino alla stanza dei bottoni della sanità pubblica milanese. E un particolare: l’amicizia con gli uomini della ‘ndrangheta lombarda corredata da fotografie che lo ritraggono assieme a capibastone della Brianza come Saverio Moscato e Candeloro Polimeno.

Capita anche questo nel grande calderone delle nomine lombarde che tra mille polemiche questa sera sono state finalmente partorite dalla Regione Lombardia. Quarantacinque nomi da distribuire tra Asl e ospedali. E meno male che solo pochi giorni fa il governatore Formigoni aveva assicurato: “Bisogna scegliere uomini in sintonia con la Regione”. Giusto appunto. Ecco spuntare la scheda di Pietro Gino Pezzano. “Uno che fa favori a tutti”. Parola di Pino Neri, avvocato tributarista, massone, ma soprattutto boss della ‘ndrangheta pavese. L’intercettazione si trova nelle carte dell’inchiesta del 13 luglio. Prosegue Neri: “E’ uno che si muove bene, con Abelli sono grandi amici, l’ho presentato io a Gino”. E Abelli è Giancarlo Abelli, deputato del Pdl, fedelissimo del Cavaliere anche lui grande ras della sanità pubblica lombarda. Eppure anche questa sera il presidente della Regione Lombardia è convinto. “Abbiamo lavorato e siamo soddisfatti – dice -, abbiamo rispettato i tempi e abbiamo voluto scegliere i migliori, anche perché non siamo autolesionisti”.

Insomma, altro che lottizzazione politica delle nomine. Pratica che se per qualcuno è un problema, per altri, in testa l’assessore leghista Luciano Bresciani è un diritto acquisito nell’urna da spendere sul tavolo della trattativa sulla sanità. Così è stato. La Lega nord, infatti, è passata all’incasso. E così dopo Luigi Macchi, direttore generale al Policlinico di Milano eletto lo scorso luglio, oggi sono stati nominati Alessandro Visconti ai vertici degli Istituti clinici di perfezionamento (a cui fanno riferimento 22 poliambulatori milanesi, piu’ l’Ospedale dei Bambini Buzzi e il Centro traumatologico Cto) e Andrea Mentasti all’Ospedale San Paolo. Visconti è il braccio destro di Walter Locatelli, anch’egli in quota Lega e riconfermato direttore alla Asl di Milano.

La mano del Carroccio è intervenuta anche a Pavia. Qui, si sa, l’Asl locale è commissariata per sospetti di infiltrazione mafiose. L’ex direttore sanitario Carlo Antonio Chiriaco è in carcere con l’accusa di associazione mafiosa. Da oggi, così, a guidare la delicata situazione dell’azienda sanitaria sarà Giuseppe Tuccitto, generale della Finanza in pensione da un anno. Mossa fortemente voluta dai vertici di via Bellerio. E l’obiettivo è chiaro, almeno per l’assessore Bresciani: “Intercetterà immediatamente ogni tentativo di infiltrazione mafiosa”.

A Bresciani, però, è sfuggito un particolare. O meglio un nome. Pezzano appunto. Calabrese, amico di un altro grande e influente calabrese della Brianza. Quel Rosario Perri che pur non indagato risulta in contatto con uomini vicini alle cosche. Ed è proprio nel paese, oggi commissariato per infiltrazione mafiose, che si consuma un appuntamento imbarazzante per Pezzano. Il motivo, spiegano gli investigatori, è legato a un malore della moglie del boss Polimeni. Pezzano si dà da fare. Ma non finisce qui. Tra le migliaia di carte dell’indagine spuntano anche appalti in favore dei mafiosi arrestati. E’ il caso di Giuseppe Sgrò il quale, grazie al neo direttore dell’Asl Milano ottiene un lavoro per l’installazione di condizionatori nelle Asl locali di Cesano Maderno, Desio, Carate Brianza. “Dobbiamo chiamare il direttore generale, che è amico mio, così lo chiamiamo e fissiamo un appuntamento”, racconta lo stesso Sgrò. In cambio il dirigente sanitario chiede al boss di dargli una mano a trasportare alcune piante da Desio fino alla sua casa calabrese.

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