domenica 16 gennaio 2011

Il disastro ambientale ignorato dai TG nazionali: Golfo dell'Asinara

.
Fa davvero rabbia, da cittadino della Sardegna, che della mia terra si parli solo per via delle belle spiagge o della Costa Smeralda (un pezzo di Sardegna che non è sardo), o perché Silvio Berlusconi ospita a Villa Certosa capi di Stato esteri e prostitute anche minorenni. Fa una grande rabbia, oggi soprattutto, perché dopo sei giorni da quello che è successo nessuno fuori dalla Sardegna in TV o nei giornali dice niente (solo il TG regionale ha dato qualche timida notizia, mentre i quotidiani e le emittenti private locali ne parlano a spron battuto), e intanto decine decine di chilometri del Golfo dell'Asinara sono stati rovinati dalla E.On. Se penso ai mega servizi sull'inquinamento a La Maddalena di questa estate... ma là c'è il turismo dei ricchi, giusto?

L’incidente di cui parliamo si è verificato martedì scorso, 11 Gennaio 2011, quando una nave cisterna, l’Esmeralda, impegnata a scaricare carburante nei depositi di E.On dello scalo industriale di Porto Torres, ha perso parte del carico che si è riversato in mare. Hanno detto che è stato un "guasto tecnico", e la stima fatta ieri dalla società E.On è di 10.000 litri di olio (il comunicato recita: "imprevedibile guasto meccanico nella linea di drenaggio del collettore manichette posizionato all’interno della banchina"), ma chi ha verificato lo stato di tutto il Golfo ha stimato che siano almeno 30.000 i litri di sostanze tossiche sversate in mare.

La E.On nel fare il suo calcolo non ha verificato (così si sente dire in giro) quanto sia realmente rimasto nella petroliera per fare una semplice sottrazione, e un suo rappresentante ha risposto con grande savoir faire alle decine e decine di domande che i cronisti locali (e non nazionali, ripetiamolo) gli hanno posto, mostrando forte imbarazzo e rimanendo sempre sul vago sull'entità dei danni che questo incidente ha prodotto (ma soprattutto produrrà).

Intanto le correnti nella notte fra martedì e mercoledì alimentate dal forte vento di maestrale hanno spinto l’olio verso la vicina spiaggia di Platamona, saltandola, e poi ancora verso est, fino a Marritza e Punta Tramontana, minacciando il litorale di Castelsardo. Oggi sentiamo anche che al largo delle coste della Corsica è stata avvistata una parte della marea nera.

Il Golfo dell'Asinara è giudicato di rilevanza comunitaria e sede di un’oasi lagunare del WWF nonchè una località balneare apprezzatissima dai turisti di tutto il mondo nel periodo estivo.

Tutti adesso pensano all’Eni, che vorrebbe impiantare a Porto Torres il più grande deposito costiero di idrocarburi del Mediterraneo. Un progetto che è passato sotto silenzio (si millanta qualche posto di lavoro e si tace, soprattutto i politici locali, sui reali rischi: cancro a go go) e che regalerebbe alla costa sarda un enorme traffico di navi cisterna nel golfo dell’Asinara, proprio di fronte al parco naturale.

La storia di oggi è quella di una bella giornata di sole, che ha spinto il sottoscritto a voler uscire di casa per fare una passeggiata, in compagnia della mia ragazza e di un caro amico. "Andiamo a Platamona a vedere com'è la situazione?", "Ma son passati sei giorni, non ci sarà più niente!", "Dai, andiamo lo stesso". Alle 15:00 allora ci mettiamo in macchina e percorriamo la Buddi-Buddi, una strada a due corsie che collega la città di Sassari al mare, piena di buchi e con al lato un cantiere aperto da anni (ma da un bel po' bloccato per "mancanza di fondi") per la realizzazione di altre due corsie che aiutino il forte traffico estivo (non vi dico le file a certi orari, scendere al mare a volte è un'impresa).

Arriviamo in dieci minuti al Terzo Pettine. Preciso per chi non è di qui che i "pettini" sono le strade che come dei denti di un pettine portano dalla strada litoranea (la Porto Torres-Castelsardo) alle varie discese a mare. Parcheggiata la macchina e preso un caffé in un bar tenuto da un gestore che ha il muso lungo fino a terra (poi scopriremo perché), scendiamo in spiaggia. Quello che vediamo è una lunga fila di buste di plastica nera, quelle dell'immondizia, chiuse a nodo e tutte messe in fila in attesa di essere portate via. A qualche centinaio di metri sulla destra vediamo sullo sfondo una decina di operatori in tuta di plastica bianca e con le maschere sul volto. Sembra uno scenario da film di fantascienza. Pale, rastrelli e buste. Di più non hanno per raccogliere questo catrame nero che sembra gettato lì per caso. Proviamo ad avvicinarci ma ci mandano via. "Ma l'avete letto il cartello? Non si può stare qui!". Chediamo scusa, ringraziamo per quello che stanno facendo ("E' il nostro lavoro", sorridono schernendosi), e ci fermiamo un attimo a chiacchierare. Ci dicono che i pesci morti sono stata la prima cosa che hanno raccolto (io penso: per non far allarmare eventuali passanti), poi sono passati subito al catrame, fra giornalisti, ispettori e politici in processione. Questi operatori sono circa 150 sparsi per la costa, a gruppi, e stanno lavorando ininterrottamente da mercoledì: dal mattino presto fino a quando c'è luce, con pause ridottissime. Uno di loro tossisce forte, ciononostante si fuma una sigaretta, rosso in volto e con tutto quello che ha indosso sporco di catrame, come se l'avessero bagnato con una pompa. Ci dice che alla sera il catrame si solidifica bene per via del freddo, mentre la mattina appena arriva il sole si scioglie un po', e ci confessa che per fortuna il bel tempo di questi giorni li ha aiutati tantissimo a lavorare.

Incontro un amico, ingegnere, anche lui lì per caso in questa gita assolutamente fuori dal normale, e mi dice che nel giornale di oggi (La Nuova Sardegna) c'è scritto che è fra l'ottavo e il nono Pettine (quindi vicino a Marritza, verso Castelsardo) che la situazione è peggiore. Saltiamo in macchina dopo aver fatto qualche foto e andiamo al nono Pettine. Come scendiamo dalla macchina ci assale un puzzo insopportabile, e appena arriviamo alla spiaggia vediamo un litorale che ha dei colori nuovi: la battigia è color antracite, le onde sono estremamente spumose, e l'interno della spiaggia è costellato di chiazze nere che arrivano a misurare anche i 50 centimetri di diametro, e sono alte anche 5 centimetri. E' come se dal cielo fossero piovute enormi gocce nere, come se stessimo guardando un film in bianco e nero. Facciamo un po' di foto, poi dopo una decina di minuti la mia ragazza mi dice: "Mi pizzica la gola, andiamo via", e inizia a tossire.

Risaliamo verso l'auto, e ci mettiamo più di un quarto d'ora a pulirci le scarpe. Già, perché nonostante abbiamo camminato sulla sabbia apparantemente pulita e senza toccare i "goccioloni", quando ci poggi il piede sopra, sulla sabbia, questo affonda appena e sotto è tutto più scuro (la cosa che fa più rabbrividire). Nel frattempo incrociamo anche qui tante persone incuriosite, e anche tre uomini con una specie di divisa verde militare, che fanno un sopralluogo: hanno il simbolo dei Cavalieri di Malta e ci dicono di pulirci bene le scarpe una volta a casa. Poi mi giro e vedo che 15 metri al largo alcune barchette bianche, tutte uguali, sono ferme. Ci sono dei tizi che infilano in verticale in acqua dei lunghi bastoni bianchi, e quando li tirano su, questi sono grigio scuri.

Risaliamo verso il terzo Pettine passando davanti all'ottavo e agli altri, poi scendiamo al quinto: qui la spiaggia è più chiara, ci sono le solite buste (qualcuno per curiosare ne ha aperta qualcuna, rompendola). Notiamo che alcune di queste hanno delle perdite. Con un bastoncino tocco il catrame, è come se fosse una crema nera di liquirizia fusa. Camminiamo un po' per la spiaggia e anche qui notiamo lo scuro sotto la sabbia chiara. La mia ragazza mi fa notare che ci sono tanti piccoli punti in cui, nonostante la pulitura, c'è ancora del catrame, parzialmente coperto dalla sabbbia chiara, e io mi chiedo se queste pulizie siano davvero utili, visto che come muovi la sabbia salta fuori qualcosa. Mi fermo un attimo e penso: pesci morti, alghe nere (dimenticavo di dirlo) su vari punti della battigia, i frangi flutti appena al largo anch'essi neri (dalle foto non si vede, ma sono neri come la pece)... qui sta già morendo tutto, flora e fauna dell'acqua, le spiagge stanno assorbendo la pece nera, e questa estate che si avvicina qui al mare non verrà nessuno (almeno nessuno di quelli che sanno cosa è successo, visto che i TG e i giornali nazionali tacciono), il turismo andrà alla malora, quel poco di attività legate alla stagione saranno messe in ginocchio, e la terra sarà una schifezza chissà per quanto.

Come torniamo a casa ci togliamo le scarpe ed entriamo scalzi: non vogliamo che la nostra gatta nemmeno annusi le porcherie che hanno toccato (adesso che ci penso nelle varie spiagge c'erano tanti imbecilli che si hanno portato dietro i cani...), e qui l'amara sorpresa... quella sabbia catramata non si stacca. Proviamo con alcuni prodotti ma dobbiamo rinunciare e lasciamo le scarpe con le suole a mollo in due dita di acqua calda mista a sgrassatore. Mi vengono i brividi. Poi guardiamo i jeans: anche questi hanno della sabbia scura attaccata, li buttiamo in lavatrice subito.

Adesso sono seduto al pc ed è ora di cena. Metto qui di seguito alcune delle foto che abbiamo scattato, in ordine cronologico. Sottolineo ancora: sono passati sei giorni da quell'incidente. Io sono incazzato nero. La Regione deve fare causa alla E.On, e farle male.



































.

4 commenti:

  1. ben fatto, grande lavoro informativo....e questi soggetti vorrebbero sponsorizzare la dinamo.

    NO COMMENT
    :-/

    RispondiElimina
  2. I sindaci degli Enti locali non sono stati invitati. e che fanno i Sindaci ?perchè non si autoinvitano ? perchè con la gente del posto non mettono gli striscioni " Qualcuno deve pagare "

    RispondiElimina
  3. Stiamo diffondendo il tuo articolo e speriamo che la notizia possa giungere a più gente possibile.
    Da buon sardo amo la sardegna ma veramente non so cosa si può fare in concreto per contrastare questi delinquenti.
    Saluti
    Raffaele

    RispondiElimina