martedì 25 gennaio 2011

Marea Nera, Cappellacci si da malato. Ecco come si è sparso il petrolio

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Ugo Cappellacci oggi si è dato malato. Doveva salire a Sassari stamane per una riunione con i sindaci del nord Sardegna e la E.On per fare il punto della situazione, ma non c'è stato niente da fare. Incassato il bidone, in Prefettura aspettano per la metà di questo pomeriggio l'assessore Giorgio La Spisa. Non sono arrivate indicazioni da Arcore? Non lo sappiamo. Ma sappiamo che qui la gente è imbestialita, anche perché il cambio del vento e delle correnti ha portato un po' di petrolio anche a Stintino. Quindi da ovest a est un po' di sporco è arrivato quasi dappertutto. Chi fa girare le informazioni viene accusato di catastrofismo, di voler azzoppare il turismo e le attività di ristoratori e pescivendoli.

Dalla Nuova Sardegna di oggi trapelano alcune informazioni su come si è verificato l'incidente e su come il meccanismo di autodifesa dalle fuoriuscite di petrolio abbia falito.


La colpa sarebbe del tubo di scarico da 24 pollici che col tempo si sarebbe corroso (un controllo ogni tanto no, eh?), con una lacerazione da 19 millimetri. Da lì è schizzata in mare una quantità rilevante (sulla quale non c'è certezza, da 18mila a 45mila litri) di olio combustibile. Ciò sarebbe in fase di accertamento da parte dell'autorità giudiziaria. La Nuova Sardegna ci racconta che "Tutto nasce ai tempi dell'orimulsion, il combustibile venezuelano che qualche danno nel Golfo dell'Asinara l'ha fatto prima ancora dell'olio combustibile. L'idea dell'Enel - allora proprietaria della centrale di Fiume Santo (poi passata Elettrogen e rilevata dagli spagnoli dell'Endesa e da E.On) - è del 1988. Costruire una condotta lunga poco più di 8 chilometri per evitare la dipendenza dal pontile liquidi dell'Eni. La tubazione è stata costruita sulla banchina già esistente. L'opera ottiene il via libera e, nell'estate del 2002, viene regolarmente collaudata da una commissione che comprende tecnici della Capitaneria di porto, del Genio civile, dei vigili del fuoco e dell'Endesa. Non risultano rilievi."

"Il tubo da 24 pollici, secondo quanto trapela in ambienti investigativi, a un certo punto procede per più di cinque metri sotto la banchina. In pratica viene infilato in un cavedio, sottoposto all'attacco erosivo dell'acqua di mare. Una operazione che - secondo le specifiche tecniche - prevede alcune tutele essenziali: un rivestimento con una resina speciale anticorrosione, un fondo di protezione in acciaio, almeno tre punti di ispezione (forse con delle grate sul piano di calpestio) e una pompa di rilancio. Il magistrato ha chiesto di verificare se quelle misure sono state tutte rispettate o se, invece, la rottura del tubo non sia da mettere in relazione proprio con eventuali carenze nella fase di realizzazione."

"Le procedure di primo intervento hanno avuto come attività la predisposizione delle panne galleggianti attorno alla petroliera ormeggiata in banchina. In teoria l'inquinamento avrebbe dovuto essere circoscritto in ambito portuale, in pratica quella protezione si è rivelata inutile. Migliaia di litri di olio combustibile sono finiti in mare aperto proprio da quegli spazi vuoti sotto la banchina. Per anni, dunque, il piano di emergenza si sarebbe basato su informazioni e su garanzie errate." Il disegno mostra in maniera semplice cosa è successo.


Nel frattempo il gruppo nato sul social network Facebook (cui appartengono - fra i più attivi - i tifosi della Torres che hanno esposto domenica lo striscione a fianco nella foto) cresce ogni giorno con un numero sempre più alto di adesioni (siamo attorno ai duemila iscritti adesso), e sono state già adottate alcune iniziative. Si è iniziato col chiedere la rimozione del commissario straordinario dell'ARPA Sardegna, e alcuni degli iscritti al gruppo stasera si raduneranno alle 17:30 in Piazza d'Italia per far capire ai politici che vogliono risposte chiare e interventi rapidi: la pulizia sulla superficie delle spiagge è sì in fase di completamento (ma resta la preoccupazione per il grossolano errore dell'aver lasciato in spiaggia per troppi giorni i bustoni, parte dei quali è stata inghiottita e riportata in mare dalle onde), ma ancora non si hanno notizie su eventuali analisi chimiche delle acque e della sabbia delle zone del litorale interessate dallo sversamento del petrolio.

Proprio queste analisi getteranno una luce più precisa sull'entità del danno ambientale e daranno un quadro completo anche su che tipo di intervento di bonifica sia necessario fare. Non c'è da perdere tempo. Oggi chi scrive questo articolo ha parlato con una persona che lavora in Comune (la persona che ha raccontato della improvvisa indisposizione di Cappellacci), e gli ha chiesto se sapesse qualcosa di queste analisi, se fossero state già fatte o almeno fossero in programma a breve: la risposta è stata una risata, non di scherno alla domanda ma alla gestione della cosa. Siamo in buone mani? Ce lo dimostrino.

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