lunedì 24 gennaio 2011

Marea Nera: Regione e Governo sotto accusa

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Un interessante articolo dal giornale locale di oggi, lascia lo spazio ad alcuni spunti e riflessioni, che scrivo a coda.


Marea nera, la soluzione non si vede, sotto accusa Governo e Regione
Si continuano a raccogliere palle di catrame. Da Porto Torres fino alle coste della Gallura. Il grecale ha "centrifugato" l’olio combustibile presente in mare e l’ha spiaggiato in punti dove finora non c’era traccia. Le operazioni di bonifica proseguono, ma sotto accusa finiscono Regione e Governo perchè gli amministratori locali ritengono inadeguata la risposta data finora per fronteggiare la grave emergenza ambientale
di Gianni Bazzoni e Serena Lullia

SASSARI. Si continuano a raccogliere palle di catrame. Da Porto Torres fino alle coste della Gallura. Il grecale ha centrifugato l'olio combustibile presente in mare e l'ha spiaggiato in punti dove finora non c'era traccia. Alcuni pezzi sono comparsi sulla spiaggia e sulle rocce della Renaredda, a Porto Torres, molto nota perchè frequentata d'estate soprattutto da famiglie con bambini. Le operazioni di bonifica proseguono, ma sotto accusa finiscono Regione e Governo.

L'impressione - a dodici giorni dall'incidente che si è verificato a Fiume Santo - è che non siano state messe in campo tutte le forze necessarie per contrastare fin dal primo momento il fenomeno inquinante, specie perchè accaduto in un'area molto sensibile, dove sono presenti parchi nazionali e Siti di interesse europeo (basterebbe citare solo il Santuario dei cetacei).

E siccome con il passare dei giorni le macchie di catrame saltano fuori quasi a sbeffeggiare le decine di operai impegnati nelle attività di pulizia, viene da pensare anche a quanto affermato dal comandante della Capitaneria che - in una conferenza stampa - aveva reso noti i risultati delle verifiche effettuate dall'aereo della Marina militare, un Atr 42 che aveva «radiografato» le acque dal Golfo dell'Asinara fino a Santa Teresa, senza ravvisare tracce di combustibile in mare. Ma allora da dove proviene l'olio che colora di nero scogliere e spiagge? C'è qualcosa che non torna e sarà interessante sentire il resoconto in Parlamento, mercoledì, del ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo.

C'è attesa anche per le prime decisioni della magistratura. L'inchiesta giudiziaria, infatti, va avanti e uno dei punti chiave è rappresentato dalla banchina dove si è verificato l'incidente. Quella struttura era stata voluta dall'Enel (nel 1999) per non dipendere dalla condotta dell'Eni. Una scelta che ha dovuto tenere conto di una situazione molto complicata quale è, appunto, la costruzione di un oleodotto con una banchina già esistente.

Così è stata elaborata una soluzione, con il tubo passato in un cavedio, sotto il piano di calpestio, senza possibilità di ispezione. E.On ha ereditato il «problema» che è stato di Enel prima e Endesa poi, senza avere conoscenza di quel rischio, anche perchè la struttura risulta collaudata nel 2002. Ieri la segreteria della Cgil di Sassari, tornando sull'incidente, ha sostenuto «che certe cose non devono accadere» e auspicato «che gli Enti locali e la Regione assumano un atteggiamento che porti a un maggiore rispetto del territorio».

Sulla vicenda dell'inquinamento, si mobilita anche lo sport. I tifosi del gruppo «Nuova Guardia» della Torres - sensibili alle questioni sociali - hanno esposto uno striscione allo stadio "Vanni Sanna": «Inquinare terra e mare è criminale, la politica sta a guardare. Popolo sardo fatti rispettare».

E in Gallura è stata un'altra giornata con le mani nel catrame per cercare di salvare il paradiso. Il mare porta sulle spiagge altre zolle bituminose, da Monte Russo a Capo Testa. Gli operai E.On hanno concentrato gli sforzi sul litorale di Vignola. Circa 100 i chili di catrame raccolti sul lido. Le squadre di volontari hanno invece passato di nuovo al setaccio le coste battute giorni prima. Per trovare altro catrame tra i granelli. Ma i comuni di Aglientu e Santa Teresa da soli non ce la possono fare. E puntano il dito contro il silenzio della Regione e del Governo. La richiesta di dichiarare lo stato di emergenza nazionale è ferma sulla scrivania del ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo da sabato.

«A distanza di due giorni il ministero non ha ancora adottato il provvedimento - scrivono in un documento i sindaci di Santa Teresa e Aglientu, Stefano Pisciottu e Gabriela Battino -. Un ritardo inqualificabile, che non è coerente con le procedure d'urgenza che dovrebbero essere adottate. Un ritardo che ha già provocato problemi di funzionamento nel debole apparato di intervento». I due primi cittadini accusano Regione e Stato di snobbare l'emergenza.

«La colpevole superficialità del ministero dell'Ambiente non è meno grave del disinteresse della Regione, che fino a oggi ha ritenuto di dover limitare la propria azione politica all'invio di messaggi di solidarietà - concludono Pisciottu e Battino -. Di fronte alla concreta prospettiva di un gravissimo danno ambientale ed economico leviamo il nostro grido di allarme. Nella speranza che almeno una tardiva presa di coscienza delle istituzioni e della opinione pubblica, possa favorire l'adozione dei necessari interventi».
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Questo articolo mette in chiaro diverse cose sulle quali è opportuno riflettere.

Anzitutto partiamo dalle Istituzioni. Non tutti i sindaci del territorio hanno tuonato contro l'incidente della Marea Nera. Sempre che non mi sia perso qualcosa, ce n'è soprattutto uno (che potrebbe muovere molto) che sta tergiversando (ma in realtà non è l'unico) perché le prospettive elettorali future fanno gola: data la crisi in Regione (ma anche in Parlamento) il rischio/opportunità elezioni fa gola, e tanta: la candidatura in Regione o al Parlamento è importante, per i privilegi e gli stipendioni che comporta l'elezione in una di queste assemblee. Ricordo infatti che in occasione della questione "la nuova centrale a carbone", quella maggioranza si spaccò fra chi, nel PD, voleva la centrale, per i posti di lavoro che creerebbe (poche decine), e chi, nell'IDV, portò in assemblea documenti riguardanti studi scientifici che indicavano nel 40% l'aumento della mortalità per cancro nell'hinterland Sassari-Porto Torres che porterebbe questo nuovo "polo" industriale. Da qui un monito minaccioso a un assessore dell'IDV, affinché "tenesse buoni" i consiglieri che fecero notare la cosa, e una quasi totale assenza del PD a un convegno creato per informare i cittadini della cosa.

A livello locale (nord Sardegna) l'unica presa di posizione "muscolare" da parte delle alte sfere pare essere quella della presidente della Provincia di Sassari, Alessandra Giudici, che ha chiesto al governo nazionale lo stato di "calamità naturale". Ciò comporterebbe l'uso di fondi cospicui (salvo eventuale stop di Tremonti) per interventi massicci, ma anche il rischio che la questione venga gestita dalla Protezione Civile esattamente come era stata gestita la questione La Maddalena. Ricorderete tutti che Bertolaso appaltò lo smaltimento dell'amianto a una società piena zeppa di amici suoi, e questa società si limitò a caricare l'amianto e altri materiali tossici su un barcone e li scaricò qualche centinaio di metri al largo, avvelenando le acque del Parco Naturale! Chi si vuole rinfrescare la memoria può fare un ripassino QUI. La Regione Sardegna dal canto suo non ha aggiunto niente, e le ultime critiche lette nell'articolo de La Nuova Sardegna sopra citato si accodano ad altre parole dure sentite la settimana scorsa.

Altra cosa. Quell'ATR42 ha volato su tutta la costa, e il risultato è stato un tranquillizzante: non c'è più niente in mare, è stato dichiarato con un gran sorriso. Subito dopo questa notizia che ha fatto tirare più di un sospiro di sollievo, Santa Teresa Gallura e Porto Torres hanno avuto la sorpresa della visita del materiale derivato dal petrolio. Da dove è venuto fuori? Che zona di mare è stata realmente visionata con quel volo? Ricordiamo che questo materiale col freddo si solidifica, e quindi in acqua in larga parte va a fondo, ma come esce il sole torna a liquefarsi facilmente, salendo in superficie. Ricordiamo poi che le mareggiate di questi giorni hanno raccolto non si sa quanti sacchi incautamente lasciati nelle spiagge, e non è detto che tutti quelli poi raccolti sulla sabbia, semisepolti in essa, siano l'esatto ammontare di quanto mangiato dalle onde.

Una cosa non si è letta ancora, o sentita: sono stati raccolti campioni di acqua in diverse zone del mare che bagna il Golfo dell'Asinara? Le analisi quando le faranno? E ancora: perché non fare la stessa cosa sulle spiagge? Si dovrebbe forse scavare un po' e raccogliere dei campioni di sabbia e farli analizzare. Ok, costerà un mucchio di soldi... ma, cavolo: la salute dei cittadini, e anche della flora e fauna marine conta, e tanto! Pensate ai pesci e ai cormorani raccolti sulle battigie, morti e sporchi di quel materiale. Pensate ancora a quanto sentito sin da subito sulla famosa alga che ossigena l'acqua, a rischio anch'essa. Senza andare tanto lontano: pensate ai rischi per l'industria della pesca e per il turismo (due fonti di reddito importanti per centinaia se non migliaia di operatori dei settori): cosa succederà a tutte quelle famiglie che vivono di quel lavoro?

Queste analisi devono essere fatte quanto prima, in acqua come in spiaggia. Non può bastare un volo di ispezione per dire che è tutto risolto, non può bastare che vengano tolte dalla superficie delle spiagge le chiazze di questo materiale per dire che le spiagge sono a posto e non sono per niente infettate! La trasparenza e una corretta e costante informazione sono quello di cui un cittadino ha bisogno, assieme a degli interventi di analisi chimica, che devono essere fatti subito (e poi a scadenze precise) e resi pubblici. Io almeno chiedo questo.

La ministra dell'ambiente Prestigiacomo riferirà a giorni in Parlamento. Dato che delle 40 navi per le bonifiche solo due (ma la seconda in ritardo) sarebbero state mandate sul Golfo dell'Asinara, che tipo di relazione potremo attenderci? Potremo accontentarci di promesse come quelle fatte a più riprese (e poi puntualmente disattese) per l'emergenza rifiuti a Napoli e in Campania? In situazioni di questo tipo, prima si interviene in maniera efficace, meglio è. Non mi pare di vedere mica molto qui. E' davvero così potente la E.On da riuscire a soffocare tutto?

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