domenica 23 gennaio 2011

Marea nera sul Golfo dell'Asinara: secondo sopralluogo

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Dove eravamo rimasti? Ah sì: domenica scorsa. Questa settimana appena terminata ha visto delle novità affacciarsi alla ribalta, e nessuna di queste mi è piaciuta. Anzitutto è arrivata la notizia che delle 40 navi della flotta italiana adibite agli interventi su aree inquinate, solo pochi giorni fa la seconda sia stata mandata in zona dal governo (grazie, signora Prestigiacomo), quando attorno alla Sardegna sono ben cinque quelle alla fonda (ma dove non si sa) in attesa di intervenire. Seconda notizia: una seconda perdita di materiale inquinante, stavolta di minore entità e a quanto pare risolta molto velocemente. E poi ancora le immagini dei TG che mostrano l'arrivo della marea nera a Santa Teresa Gallura (un video QUI) e in zona La Maddalena (il che ha comportato qualche notizia in più nei giornali nazionali: maledetto turismo dei ricchi, lui sì che fa notizia). Infine l'ultima notizia, quella che mi ha fatto imbestialire: dato che i sacchi riempiti col materiale inquinante non venivano portati via giorno dopo giorno, le mareggiate dei giorni scorsi hanno portato le onde a mangiarsi diversi di questi (non è stato possibile quantificare), seppellendone alcuni nelle spiagge (un video QUI).

Credo sia stata davvero una mossa da deficienti quella di accumulare i sacchi nelle spiagge lasciandoli là in attesa della raccolta e incustoditi: sarebbe stato più intelligente portarli via giorno dopo giorno. Tanto l'errore lo paghiamo noi... e infatti ci ha pensato il mare a farci lo scherzetto.

Comunque oggi, a distanza di una settimana esatta dalla scorsa "gita" macabra, ho deciso di ripercorrere con la mia ragazza la Buddi Buddi e arrivare fino ai "pettini" visitati la scorsa volta.

Anche stavolta abbiamo iniziato dal terzo pettine, quello che si trova alla fine della Buddi Buddi, dove abbiamo trovato una spiaggia più chiara e senza buste accatastate. Abbiamo passeggiato un po', poi ho preso un ramo e ho provato a scavare qua e là in cerca di tracce di materiale inquinante, non trovando niente. Bene. Ho anche notato che le mareggiate di questi giorni hanno alterato il litorale, abbassando la battigia e buttando molta sabbia più verso l'interno, fino a coprire la parte finale dei camminamenti in legno che portano dalle zone parcheggio alla spiaggia. In questi camminamenti ho visto una delle squadre di intervento mentre li stava pulendo dal catrame. Guardando il mare mi è parso che le solite petroliere che stanno perennemente alla fonda al largo della costa siano posizionate un po più verso ovest. Un po' rincuorato sono tornato alla macchina e ho fotografato uno dei container in cui sono state finalmente caricate le buste, notando gli adesivi e i fogli indicanti la pericolosità del materiale ivi contenuto. La spiaggia è piena di tracce di cingolati e ruote, segno che sono passati per la raccolta di recente.

Risalito in macchina, scuoto e controllo le scarpe: nessun segno di sporco, a parte la normale sabbia. Giriamo a sinistra e andiamo a est verso il sesto pettine, parcheggiando nel piazzale. Qui noto alcuni dei mezzi utilizzati per la raccolta e li fotografo, coi soliti container. Poi entro in spiaggia e noto alcuni segni di catrame sparsi qua e là, ne fotografo qualcuno (poca roba però, meno male). Esattamente come la settimana scorsa. Ed esattamente come la settimana scorsa esco dalla spiaggia con lo sporco di catrame sulle scarpe: pur avendo camminato con attenzione ne ho raccolto lo stesso. Mi fermo un attimo a pensare, e mi ricordo che avevo sentito che più si andava a est più lo sporco aumentava. Infine dall'auto faccio una foto alle onde, perché la mia ragazza mi fa notare che sono un po' scure (ma è vero che il mare, quando è mosso, smuove la sabbia da sotto e intorbidendosi si scurisce).

Rimane l'ultima "visita". Risaliamo in auto e andiamo ancora più a est, verso il nono pettine. Dalle foto precedentemente pubblicate era emerso che quel tratto del Goldo dell'Asinara era il più sporco. Avevo parlato di battigia scura e sabbia molto insozzata (li avevo chiamati "goccioloni"). Eppure domenica scorsa qualche zona della spiaggia senza chiazze c'era: una sabbia non chiara come a Platamona, ma tendente al marrone (segno che là ci sono molte rocce, come si vede bene), ma comunque abbastanza chiara. Quello che vedo oggi mi fa incazzare come una bestia. Ma andiamo con ordine.

Anzitutto mentre percorriamo quei cento metri di stradina in cemento che portano dal parcheggio alla spiaggia vediamo che chi ha raccolto i sacchi se ne ha dimenticato uno, pieno, e già questo non mi piace. Quando poi arriviamo alla spiaggia lo spettacolo è desolante. Precisiamo una cosa: in questo tratto del litorale la sabbia è un po' più scura, adesso però la sabbia, tutta la sabbia, dalla battigia fino all'interno (dove ci sono le rocce) è completamente del colore dell'asfalto: nero antracite. Resto in silenzio un attimo, poi la mia ragazza mi racconta di un suo viaggio a Guadalupe e di una spiaggia con la sabbia scura in quanto lavica: una zona vicina a un vecchio vulcano, quindi una sabbia scura. Ma qui al nono pettine vulcani non ce ne sono. Eppure è tutto nero: nera l'acqua, nero il bagnasciuga, nera la sabbia fino alle rocce. E' tutta nera, tutta! E le rocce sono ancora inzaccherate di catrame misto a sabbia (ovviamente nera). Faccio alcune foto poi andiamo via, perché qui la puzza si sente ancora, nonostante il vento tiri forte. Risaliamo a Sassari e faccio vedere a un amico che si occupa di politica e ambiente le ultime foto; dalla faccia che fa mi rendo conto che gli ho rovinato il pranzo. Prima di sedermi a tavola apro il giornale e leggo un articolo riguardante una strana cosa ch sta accadendo al mercato del pesce a Sassari: i banconi sono pieni di merce, ma si avvicinano in pochi. Ecco il primo calcio nel muso alla precaria condizione dell'economia qui. Poi quest'estate avremo il secondo, con la fuga dalle spiagge.

[Postilla di lunedì 24/1.
Un attento lettore mi ha fatto osservare che il tratto del litorale della zona del nono pettine ha la sabbia scura da tanti anni, perché è zona di passaggio di una corrente marina che arriva dalla parte di Porto Torres, e tante porcherie ha portato negli anni. Faccio osservare che al nono pettine da una domenica all'altra la sabbia si è scurita parecchio, come dimostrano le foto dei due sopralluoghi. Prima era grigiastra e marroncina, ora è nera-antracite.]

Seguono in rigoroso ordine cronologico gli scatti di quanto raccontato (cliccate sulle foto per ingrandire).

































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5 commenti:

  1. Una bella documentazione di un fatto molto brutto, ma che si finge di ignorare sperando che così si possa credere tutti che non è accaduto niente... Ma non è chiudendo gli occhi e le orecchie che certe minacce incombeneti sul nostro povero Mediterraneo, attaccato da tutte le parti, può salvarsi... Occorre, finchè si è in tempo, cambiare marcia e modo di agire, facendo sì che certi accordi per la tutela del Mediterraneo vengano rispettati come previsto da accordi internazionali che già da qualche decennio esistono... e che invece ogni stato mediterraneo per suo conto cerca di ignorare o aggirare peri propri interessi economici...

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  2. l'industria è forte, ed ha capacità di pressione sulle scelte politiche. Dietro vi sono interesse economici notevolissimi e spesso, interessi al mantenimento dei livelli occupazionali.
    Ma quello che davvero è insopportabile ogni volta è l'aggressione alle forze ambientaliste. Come se la distruzione dell'ambiente marino, la sottrazione alla comunità di beni fruibili, l'ipoteca pesantissima su beni pubblici destinati ai nostri figli, siano un problema da risolvere come se si trattasse di atti di estremismo.
    Inconcepibile, ovvero spiegabile solo da parte di chi ha interessi economici da mantenere e consolidare.

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  3. Ho fatto un errore: ho moderato un discorsetto che un tipo mi ha rivolto con finta simpatia... costui mi ha detto di fare il "bravo guaglione", perché siccome lui lavora in Sardegna da sette anni e dà da mangiare pesce alla sua clientela (pescatore? pescivendolo? ristoratore?), io non devo rovinargli il lavoro....

    come se quello che faccio significasse che non me ne frega niente!

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