mercoledì 26 gennaio 2011

Tutela dall'inquinamento del mare e delle coste, come si interviene

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Un amico mi ha segnalato la presenza on-line di un manuale riguardante il volontariato di Protezione Civile per i casi di inquinamento da idrocarburi. E' molto interessante leggerlo perchè aiuta a riflettere su come si affrontano queste emergenze. La stesura di questo manualetto è stata occasionata da alcuni incidenti avvenuti in mare a petroliere, il cui primo episodio risale al 1991 nelle acque del Mar Migure e riguarda la petroliera Haven (nella foto, leggete la Storia), che aveva a bordo più di 115mila tonnellate di greggio. Il traffico petrolifero nel Mediterraneo rappresenta circa il 20% del traffico marittimo mondiale di idrocarburi ed ammonta a oltre 360 milioni di tonnellate annue. Il nostro Meediterraneo ha la più alta densità di idrocarburi a livello mondiale. La densità di catrame pelagico riscontrata nel Mediterraneo, con una media di 38 mg/metro cubo, è infatti la più alta del mondo, dato impressionante se confrontato con i 3,8 del Sistema Giapponese, i 2,2 della Corrente del Golfo o lo 0,8 del Golfo del Messico.

Dopo un breve excursus sugli aspetti normativi (diritto comunitario e internazionale), il manualetto spiega le varie forme di assicurazione cui si devono dotare gli esercenti attività legate agli idrocarburi: ciò a scopo di risarcimenti danni.

In Italia la legge di riferimento è la n. 979 del 31.12.1982. Questa ripartisce le competenze fra il Ministero dell'Ambiente e le Capitanerie di Porto - Guardie Costiere, in un bilanciamento fra attività di prevenzione e intervento, e prevede l'uso delle unità disinquinanti della Castalia – Ecolmar, messe a disposizione dal Ministero dell’Ambiente e dislocate presso i vari porti italiani. Quando l’inquinamento assume proporzioni tali da non poter essere più fronteggiato a livello locale e con i mezzi e le risorse messi a disposizione del Ministero dell’Ambiente, l’emergenza diventa di carattere nazionale, con la assunzione della direzione delle operazioni da parte del Dipartimento della Protezione Civile. E' specificamente contemplata la possibilità di istruire addetti volontari, qualora le risorse umane a disposizione non bastino.

La zona inquinata la si deve chiudere: ecco perchè nei primi giorni del disastro sono state viste tante auto della forza pubblica presidiare i pettini, poi però più niente. Nella pulizia delle coste si procede da monte verso la battigia, con tre fasi distinte: una dove viene rimosso il grosso del prodotto inquinante, una seconda più attenta, e infine una terza più fina, per eliminare i residui più minuti prima di spostarsi in una nuova area di operazione. Per verificare quanto il petrolio possa essere stato assorbito nella sabbia si compie il "carotaggio": praticando dei buchi nella sabbia stessa, in modo da verificare se sotto uno strato superiore pulito vi sia o meno sotto uno inquinato. Il materiale raccolto va poi portato allo stoccaggio, per chiuderlo in appositi bidoni, e infine portato allo smaltimento definitivo.

Il manuale poi prosegue analizzando nei particolari i così detti "briefing", e cioé le riunioni in cui si pianifica l'intervento, poi ancora la creazione della aree di decontaminazione per evitare che chi ha camminato sulla zona inquinata porti via con sè senza saperlo del materiale inquinante. Ancora, il manuale analizza i tipi di intervento sugli animali che sono venuti a contatto con la "marea nera". Gli strumenti usati sul terreno sono così indicati: Quad con rimorchio, trattori, fuoristrada. Big-bags e/o fusti omologati ONU in cui deporre il materiale di risulta recuperato. Pale. Tirafango. Rastrelli. Scope. Setacci grandi da “cantiere”. Secchi e cariole. Geoessuto. Idropulitrice. Panne e materiale assorbente. Idrovora a scoppio con girante in ceramica a innesto automatico. Raschietti a uncino. Spatole in acciaio.

Il manuale va avanti spiegando cosa succede al petrolio quando arriva in mare, e di come il mare a seconda di quanto lo "frulla" col moto ondoso, la temperatura, e altri fattori lo altera appena. Maggiore è la viscosità del petrolio, minore è l'assorbimento da parte della sabbia. Viceversa quanto più liquido è il materiale, tanto più facile è che venga assorbito dalle spiagge. Poi si va avanti spiegando le tecniche e gli strumenti da utilizzare: pale, rastrelli fino anche alla presa diretta con le mani, quello che abbiamo visto coi nostri occhi al terzo pettine il 16 gennaio. Se la costa è ciottolosa, le dinamiche cambiano appena, perchè i ciottoli devono essere raschiati per raccogliere il petrolio. I ciottoli poi vengono lavati in betoniere e vere e proprie vasche. Se la costa è rocciosa si passa direttamente alla raccolta manuale, seguita poi dall'uso di una idropulitrice con getti a massimo 50°.

La tossicità è dovuta alla presenza di benzene e idrocarburi aromatici policiclici. Gli effetti su chi non indossa l'abbigliamento protettivo (comprese le maschere) vanno dalle irritazioni oculari a quelle delle vie respiratorie. Una volta inalati, tali composti arrivano nel sangue provocando mal di testa, nausea o vomito, perdita del livello di coscienza, perdita dell’appetito, disturbi del sonno e disturbi psicologici. Salvo nei casi più gravi alterazioni del DNA. Ecco perché le aree vengono circoscritte e si consiglia di non accedervi. Ora che ci penso mi vengono i brividi pensando al pizzicorìo alla gola e la tosse avute dalla mia ragazza il primo giorno...

Questo è solo un riassunto, ma credo che una lettura più approfondita del manuale sia utile a noi tutti per capire cosa stanno facendo tutti quelli che si stanno occupando della questione in assenza dello Stato. Abbiamo già letto delle prossime analisi di acque e sabbie, direi che la cosa sta andando avanti, nonostante tutto. Ma sta andando avanti anche l'inchiesta della Procura...

Ah, la Prestigiacomo ha detto questo pomeriggio che i litri sversati in mare sono 46.000 (e non i 18.000 di cui parlò all'inizio la E.On), poi che l'80% è stato già recuperato, e infine che la bonifica sarà completata entro un mese. Io spero vivamente che sia tutto vero, perché senza la dichiarazione dello stato di calamità naturale ("non è necessaria") qui fondi non ne arrivano.

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2 commenti:

  1. bellissimo blog, lo faremo girare
    ;-)

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  2. http://donne-e-basta.blogspot.com/

    non c'entra molto, ad ogni modo diffondete e divulgate queste iniziative del blog di cui sopra.
    Grazie!

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