giovedì 13 gennaio 2011

Wikileaks su governo, Mafia e Chiesa

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Sembra un po' la scoperta dell'acqua calda, ma il contenuto di queste dichiarazioni del console americano a Napoli parla chiaro: all'estero non hanno paura di dire quello che Berlusconi e la sua cricca sono veramente, perché non ci sono i vari Minzolini, Vespa, Belpietro eccetera a coprire tutto. Io non ho mai avuto dubbi, dalla famosa valigia caduta dal cielo a tutte le indagini e processi castrati da leggi ad personam. Mi infastidisce che questo governo si appropri dei successi della Magistratura e delle forze dell'ordine nella lotta alle mafie, perché poi al Parlamento non legifera come dovrebbe.


Wikileaks, Usa: “Ponte sullo stretto grande beneficio alla mafia”
da Il Fatto Quotidiano

La mafia potrebbe essere “tra i principali beneficiari” della costruzione del ponte sullo Stretto di Messina, che comunque “servirà a poco senza massicci investimenti in strade e ferrovie” in Sicilia e Calabria. I politici italiani “fanno poco” nella lotta al crimine organizzato, mentre la Chiesa cattolica deve “cooperare di più”. E’ l’analisi del diplomatico americano J. Patrick Truhn, console generale a Napoli, contenuta in cinque dispacci datati tra il 2008 e il 2009 e pubblicati da Wikileaks. Il diplomatico americano cita anche Roberto Saviano, definendolo “una bussola per la lotta alla mafia”, che dice agli Usa: contro la criminalità organizzata c’è “scarso impegno a livello nazionale”.

In quello più recente, del 15 giugno 2009, Truhn analizza la situazione in Sicilia, dopo lo scontro politico tra Raffaele Lombardo e “il partito del premier Silvio Berlusconi”, e l’incertezza politica che tra le altre cose ha “bloccato una operazione americana per la trivellazione del gas e minaccia di rinviare un importante sistema di comunicazione satellitare della Marina statunitense”. Il principale beneficiario del ponte sullo Stretto “potrebbe essere” quindi la mafia, di entrambe le sponde, “semmai verrà costruito”, e comunque “servirà a poco senza massicci investimenti in strade e infrastrutture in Sicilia e Calabria”. Il paragrafo è intitolato, forse con involontaria ironia, “The Bridge to More Organized Crime” (Il ponte per un crimine più organizzato, ndr).

In un altro dispaccio del giugno 2008, il console Usa scrive che “anche se le associazioni imprenditoriali, i gruppi di cittadini e la Chiesa, almeno in alcune aree, stanno dimostrando promettente impegno nella lotta alla criminalità organizzata, lo stesso non si può dire dei politici italiani, in particolare a livello nazionale”. La Chiesa cattolica poi viene “spesso criticata per non assumere” forti pubbliche posizioni contro il crimine organizzato, quei “pochi preti che lo fanno” finiscono sotto scorta, quindi “Washington potrebbe considerare” di cercare una “maggiore cooperazione” con il Vaticano.

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