domenica 27 febbraio 2011

Chiesa/Berlusconi, nuovi affari

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E bravo papa Ratzinger, brava la Chiesa. Con la base in rivolta contro le sempre nuove indecenze del presidente del Consiglio, diventa troppo importante fare affari con lui proprio adesso, dato che il sessuomane versa in una situazione di debolezza che richiede un appoggio, in cambio del quale deve dare tanti piccoli contentini. Coppie di fatto, omosessuali, aborto, testamento biologico, adozione per i single, soldi freschi alle scuole private... tutto nel calderone ipocrita, e la Chiesa passa ad incassare i dividendi, chiudendo un occhio sugli scandali di Berlusconi, e sulle nefande conseguenze della sua politica sul paese. In mezzo come al solito ci siamo noi, che non contiamo niente. I sondaggi vanno male, ci pensa la Chiesa a raddrizzare tutto.


Il Papa tuona contro l’aborto ma tace sulle rovine dell’Italia
Da Benedetto XVI nessuna considerazione sulle vicende di B, ma un cardinale confessa: "Silvio Berlusconi ci mette in imbarazzo". Bocche cucite anche sulla situazione in Libia
di Marco Politi

Il silenzio del Papa dinanzi alle rovine d’Italia. È una cosa che fa impressione. Perché in Vaticano sanno. Quello che sta avvenendo in Italia con il suo premier non è comparabile a nessun paese dell’Occidente democratico. E in nessuna nazione verrebbe accettato.

Giorni fa ho varcato le mura vaticane e sono stato a trovare un cardinale. Si parlava della prossima beatificazione di Wojtyla e della situazione della Chiesa. Poi, da sé, l’eminenza abborda la situazione italiana. “Con questa storia delle donne – dice – Berlusconi ha superato ogni limite”. Pausa. “E ci mette in imbarazzo, perché non possiamo approvare”. Il cardinale sviluppa il suo pensiero. “Al di là delle cifre vere o presunte delle donazioni date a queste donne, in un momento di crisi come l’attuale ci vorrebbe più sobrietà, più onestà”.

Bene ha fatto il presidente della Cei Angelo Bagnasco, continua il porporato, a esigere più decoro. “Un altro – seguita l’eminenza – lascerebbe il suo posto ad un politico diverso, magari per essere difeso meglio. Lui no”. Un sospiro: “Non c’è alternativa. Tutti i ministri dipendono da lui. Ah la Dc ! Se non andava bene l’uno, c’era sempre un altro pronto… Fanfani, Moro, Rumor, Colombo”. Il cardinale guarda dinanzi a sé e conclude: “La situazione è difficile. Fini è finito. Nel simbolo ha messo il Futuro, ma non ne ha. Chissà se riesce ad affermarsi un Terzo Polo?”.

Non è l’unico. Nel mini-stato del Papa molti comprendono la gravità della crisi italiana, avvitata in un massacro di ogni regola per difendere l’indifendibile.

I cattolici chiedono di intervenire. Ne sono consapevoli anche alla Cei che l’insofferenza di Berlusconi ad ogni norma di equilibrio dei poteri e di controllo della legalità è sistematica e irrefrenabile. Il cardinale Bagnasco si è detto “sgomento” pubblicamente per i “comportamenti contrari al pubblico decoro” cui si sta assistendo.

Poi su questa soglia la Chiesa si blocca. Benedetto XVI interviene sui temi etici generali: l’aborto, le staminali, il fine vita, le coppie di fatto, i finanziamenti alle scuole cattoliche. Ma non affronta il passaggio nodale di questo Paese, nella cui storia la Chiesa come realtà di popolo è profondamente coinvolta. Recentemente il Pontefice è intervenuto per condannare l’aborto terapeutico e ammonire che l’interruzione di gravidanza è una “ferita gravissima” alla coscienza morale. I medici, ha soggiunto, devono difendere la donna dall’“inganno” dell’aborto presentato come soluzione a difficoltà familiari, economiche, di salute.
Ma sulla malattia dell’Italia Benedetto XVI tace. Sostengono i clericali più arrabbiati (prevalentemente laici) che “quelli che protestano contro gli interventi del Papa sui temi etici, adesso chiedono che intervenga contro Berlusconi”. Posizioni del genere affiorano nelle lettera dei lettori di Avvenire. E’ una falsa obiezione. In uno stato democratico (lo ricordò il presidente francese Giscard a Papa Wojtyla) è il Parlamento che legifera. Liberi i deputati cattolici, i mass media cattolici, le associazioni cattoliche di fare le loro battaglie. Non tocca ai vertici ecclesiastici organizzare referendum o muovere parlamentari.

Ma qui non siamo in presenza di una delle tante battaglie politiche. Sui fallimenti di Berlusconi – uno zero nel rilancio dello sviluppo industriale, nella tutela economica delle famiglie, nel contrasto alla disoccupazione e al precariato, nella lotta alla corruzione, in politica estera dove è considerato “comico” – sono le forze politiche e sociali italiane a doversi misurare. Senza aiutini.
Ma una questione più ampia, un nodo cruciale sta dinanzi agli occhi di tutti. Per salvare se stesso Berlusconi è pronto a scardinare il sistema costituzionale, stravolgere i processi, sanzionare l’informazione, attaccare la Consulta, insultare il lavoro del Parlamento. Tutto per affermare brutalmente la sua pretesa di immunità. E di immunità “personale” parla ora Bossi con gli abituali modi spicci.

Wojtyla e l’Unità d’Italia. Questo passaggio storico interpella anche la Chiesa. Venti anni fa, con l’esplodere del secessionismo leghista e i rischi di disgregazione dell’Italia, il Vaticano si trovò dinanzi ad un nodo storico di eguale rilevanza. Papa Wojtyla, sensibile come polacco al ruolo della nazione, intervenne incisivamente. Agì perché il cattolicesimo si schierasse per l’unità del Paese (e ne sono un riflesso le iniziative del cardinale Bagnasco e il preannunciato messaggio di Benedetto XVI per i 150 anni dell’Unità), lanciò la Preghiera per l’Italia, indirizzò l’Osservatore Romano su una linea rigorosa. Il giurista Carlo Cardia ricorda in una recente pubblicazione come nel 1996, in occasione del cosiddetto “Parlamento padano”, l’Osservatore elencasse ad una ad una le mosse disgregatrici leghiste: l’appello alla resistenza fiscale e alla disobbedienza civile, le formazioni paramilitari, la creazione di un “governo” secessionista. Fino alla conclusione del giornale del Papa: “Siamo ben oltre le provocazioni. Non si tratta più di questione settentrionale o meridionale… Qui si esiste ormai una questione Italia”.

È questa consapevolezza che non si riscontra oggi nella politica – in senso alto – del Pontificato ratzingeriano rispetto alla vicenda italiana. Certo se Benedetto XVI guarda soltanto il Tg1, se si affida unicamente alla rassegna stampa della Segreteria di Stato (che nel febbraio del 2010 censurò le polemiche di Feltri contro i presunti mandanti vaticani del falso documento su Boffo), se continua a non ricevere persone di varia estrazione a differenza di Wojtyla, che aveva ospiti a colazione e a pranzo, è difficile che possa avvertire il polso vibrante degli eventi, guardando all’Italia soltanto attraverso la lente dei suoi collaboratori ufficiali e dei rapporti che gli arrivano sul tavolo. Dovrebbe essere la Segreteria di Stato ad assisterlo. Ma da tempo affiora nella strategia politica della Santa Sede una carenza di sistematicità. Specie in campo internazionale.

Interventi puntuali del Papa o documenti importanti come quello del Sinodo sul Medio Oriente si alternano a fasi in cui il Papato appare assente o marginale sulla scena internazionale.
Sta accadendo così anche in queste settimane con le rivolte nel Maghreb e il conflitto sanguinoso in Libia (benché l’Osservatore documenti ampiamente gli eventi). Il Papa, come leader di una delle tre grandi religioni monoteiste, avrebbe molto da dire su una sponda con cui il confronto è ineludibile, mentre gli arabi sono alla ricerca di una nuova statualità. Invece la sua voce non si sente. E se c’è una visione, non viene trasmessa.

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venerdì 25 febbraio 2011

Guai in vista per Belpietro?

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Il lupo non perde il pelo e aggrava il vizio.


Belpietro rischia una condanna per la bufala dell’attentato a Fini
Il procuratore aggiunto di Milano, Armando Spataro, ha chiesto al gip l'emissione di un decreto penale di condanna per procurato allarme nei confronti del direttore di 'Libero'. Che non avrebbe compiuto alcun accertamento né sulla notizia, rivelatasi una balla, né sulla credibilità della fonte
da Il Fatto Quotidiano

Belpietro rischia una condanna per procurato allarme. Perché la storia dell’attentato per colpire Gianfranco Fini ad Andria si è rivelata una bufala. E il direttore di Libero, che ne ha scritto il 27 dicembre scorso, non ha fatto le necessarie verifiche prima di pubblicare la notizia. Così ora, secondo quanto riporta il Corriere della Sera, il procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro ha chiesto al gip l’emissione di un decreto penale di condanna nei confronti del giornalista.

“Girano strane voci a proposito di Fini”, esordiva nel suo editoriale Maurizio Belpietro. Voci che riferivano di due storie. Una su “una vicenda a sfondo erotico peggiore di quelle rimproverate al Cavaliere”, raccontata al direttore di Libero dalla escort Lucia Rizzo, in arte Rachele, che ora è indagata per diffamazione. L’altra, quella che ora rischia di far finire nei guai Belpietro, su un agguato che nella prossima primavera avrebbe potuto colpire il presidente della Camera in visita nella città pugliese di Andria. Il leader di Fli, secondo quanto raccontato da Libero, sarebbe rimasto ferito e le responsabilità sarebbero state fatte ricadere su Silvio Berlusconi. Con un chiaro vantaggio per Fini, in caso di elezioni anticipate. Un “brutto scherzo” per cui il mandante “si sarebbe rivolto a un manovale della criminalità locale, promettendogli 200mila euro”. Voci che il direttore del quotidiano filo-berlusconiano non documentava per nulla. Anzi, “non so se abbiano fondamento, se si tratti di invenzioni oppure, peggio, di trappole per trarci in inganno”, ammetteva lo stesso Belpietro. “Toccherà ad altri accertare i fatti”. Il direttore di Libero scriveva di essersi limitato a verificare identità e professione di chi gli aveva raccontato la storia. E poi, un’unica certezza: “Chi mi ha spifferato il piano non pareva matto”.

Nessuna verifica prima di pubblicare la notizia-bufala, quindi. Come lo stesso Belpietro ha poi ammesso nelle testimonianze in procura a Milano, non c’è stato alcun accertamento né sulle circostanze del presunto attentato, né sullo spessore e credibilità della fonte. Per questo ora arriva l’accusa di procurato allarme, un reato che può essere punito con l’arresto fino a 6 mesi o l’ammenda da 10 a 516 euro “chiunque, annunziando disastri, infortuni o pericoli inesistenti, suscita allarme presso l’Autorità, o presso enti o persone che esercitano un pubblico servizio”. E Belpietro rischia anche sanzioni disciplinari da parte dell’Ordine dei giornalisti, a cui la procura ha inviato gli atti.

La richiesta di Spataro al gip è arrivata dopo che il procuratore di Bari, Antonio Laudati, ha archiviato l’inchiesta “per attentato con finalità terroristiche contro organi istituzionali e per il sovvertimento dell’ordine democratico”. L’emissione del decreto penale di condanna, oltre che per Belpietro, è stato chiesto anche per la sua “fonte”, identificata nonostante il giornalista non ne abbia mai rivelato il nome, avvalendosi del segreto professionale. Un imprenditore di Andria, elettore di centrodestra, che ha raccontato la balla a Belpietro per punire un quotidiano, secondo lui, responsabile della spaccatura tra Berlusconi e Fini. E per dimostrare quanto possa essere facile vendere una bufala per un grande scoop.

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giovedì 24 febbraio 2011

Il Savoia assassino

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Non ne ho mai dubitato. Vorrei solo incontrarlo a quattr'occhi.

Il video che incastra Savoia

Nel 2006 Vittorio Emanuele parlava di manipolazione . Eccolo confessare in cella a Potenza l'omicidio del ragazzo tedesco in Corsica: "Ho sparato così"

di Beatrice Borromeo

Dopo 33 anni Vittorio Emanuele di Savoia ammette di aver ucciso Dirk Hamer, sparandogli col suo fucile nella notte sull’isola di Cavallo, in Corsica. C’è un video, che il Fatto Quotidiano ha potuto visionare e che pubblichiamo sul nostro sito web, in cui il principe si vanta dell’omicidio e di essere riuscito a farla franca nel processo-farsa in Francia.

“Avevo una batteria di avvocati”
Carcere di Potenza, 2006: Vittorio Emanuele è nella cella dov’è detenuto per l’inchiesta su Vallettopoli. Indossa una maglietta bianca con la scritta Nissan sulla schiena. Passeggia tra i letti a castello del penitenziario. E commenta le notizie del telegiornale – che parlano di lui – con i suoi compagni di prigione. È divertito, allegro. I coindagati Rocco Migliardi, Gian Nicolino Narducci e Ugo Bonazza, reclusi con lui, lo incitano: “Lei è già fuori!”. L’”erede al trono” cede alla tentazione dell’autocompiacimento, non è la prima volta che se la cava con poco: “Nel mio processo a Parigi…”.

Inizia così la confessione che ilfattoquotidiano.it è in grado di mostrarvi: a immortalarla non c’erano soltanto le cimici, come si pensava, ma anche una microcamera nascosta. È un filmato inequivocabile, che rievoca la notte tra il 17 e il 18 agosto 1978: un ragazzo tedesco di 19 anni, Dirk Hamer, viene raggiunto da due colpi di fucile alla gamba destra. Muore dopo 111 giorni, 19 operazioni e l’amputazione dell’arto. Un solo imputato: Vittorio Emanuele, che nega qualsiasi responsabilità. Alla fine la giuria francese lo dichiara innocente, dopo un processo durato appena tre giorni.

Quando nel 2006 i giornali pubblicano stralci dell’intercettazione ambientale in cui si vanta di aver “fregato” i giudici francesi e ricostruisce la traiettoria delle sue fucilate, Vittorio Emanuele convoca una conferenza stampa, nell’evocativa saletta dell’hotel Principe di Savoia a Milano. Accompagnato dai legali e dal figlio Emanuele Filiberto, sminuisce le sue esternazioni su Dirk Hamer e dice che sono state falsificate: “Queste notizie sono talvolta manipolate o non sono vere. Ma ora è il momento di parlare, di far emergere la verità”. E la sua verità è questa: “Due tribunali francesi si sono pronunciati prosciogliendomi da ogni responsabilità. Lo hanno fatto perché ci sono prove chiare. La pallottola che ha colpito il ragazzo non poteva essere del mio fucile. Qualcuno ha sparato con una pistola a quel povero ragazzo, ecco la verità”.

Dichiarazioni che ora vengono clamorosamente neutralizzate dalle testuali parole che lui stesso ha pronunciato in carcere, ignaro della microcamera che registrava: “Io ho sparato un colpo così e un colpo in giù, ma il colpo è andato in questa direzione, è andato qui e ha preso la gamba sua, che era (parola incomprensibile, ndr) steso, passando attraverso la carlinga”. Spiega il tipo di proiettile: “Pallottola trenta zero tre”.

Il principe ammette quindi di aver colpito Dirk e si vanta di aver gabbato il Tribunale parigino che l’ha assolto, grazie alla sua “batteria di avvocati”. Rievoca “il processo, anche se io avevo torto … torto…”. E aggiunge: “Devo dire che li ho fregati… Il Procuratore aveva chiesto 5 anni e 6 mesi. Ero sicuro di vincere. Ero più che sicuro”. Infatti “mi hanno dato sei mesi con la condizionale: sei mesi, c’era un’amnistia, non l’hanno neanche scritto! Sono uscito!”. Scoppia a ridere, senza trattenere la soddisfazione.

La ricerca del filmato
Per Birgit Hamer, la sorella di Dirk, che nel 2006 legge queste intercettazioni ambientali sui giornali, diventa fondamentale capire se davvero, come sostiene Savoia nella conferenza stampa, le trascrizioni sono state manipolate o meno. Perché se fossero autentiche e testuali metterebbero – spiega lei – “la parola fine su questa storia: sarebbe impossibile negare che, a prescindere dalle sentenze, Savoia sia il vero e unico responsabile della morte di mio fratello”.

Ma la signora Hamer, che a 20 anni rinunciò a una carriera di top model e attrice per dedicare la sua vita a dare giustizia al fratello in tribunale e poi a confutare la sentenza, vive da dieci anni in Spagna con le figlie, Sigrid e Delia. Non ha più contatti diretti con i giornalisti, non sa a chi rivolgersi. Comincia a scrivere e a telefonare a tutte le persone coinvolte nel processo Vallettopoli che ha portato Savoia in carcere (verrà poi prosciolto). Scopre così che agli atti dell’inchiesta è depositata non solo la trascrizione delle frasi, ma anche la videoregistrazione del colloquio fra il principe e i compagni di cella. “Cosa c’è di più inequivocabile di un filmato, per capire come stanno le cose?”, domanda la Hamer parlando con il Fatto. Il tempo passa. Vittorio Emanuele viene prosciolto dal gip di Potenza (come spiega qui sotto Gianni Barbacetto). Solo a questo punto Birgit può fare istanza al Tribunale per ottenere copia della registrazione. Trova un avvocato nel capoluogo lucano che la rappresenti. Ma aspetta quasi un anno senza avere risposte.

Poi scopre che parte del processo è stata trasferita alla Procura di Roma. Qui si rivolge a un altro legale che inoltra una seconda istanza ben motivata: “La signora Hamer ha il diritto costituzionalmente garantito alla verità sulla morte del fratello”. Trascorre qualche altro mese (pare che la registrazione sia andata perduta), poi finalmente l’avvocato chiama: il filmato è stato recuperato, può passare a ritirarlo.
Quando Birgit vede il video, è la prima volta che ascolta la voce di Vittorio Emanuele dai tempi del processo a Parigi. Le bastano pochi minuti per rendersi conto che non ci sono manipolazioni. Sono molte le parole incomprensibili e il principe, mentre racconta la notte in cui Dirk viene ferito a morte, è di spalle. Ma, ciò nonostante, risultano evidenti sia il contesto sia l’ammissione di colpa, che nelle intenzioni di Savoia è un vanto. Le frasi più gravi si sentono nitidamente, e con queste anche le risate e le battute, tutte pronunciate col timbro di voce inconfondibile dell’erede di Casa Savoia. La Hamer piange, ma è felice come non lo era mai stata negli ultimi trent’anni: “Guardare quel video è orrendo, ma dà anche un grandissimo sollievo. Ora quel signore non potrà mai più sostenere che non ha sparato a mio fratello: ho vinto la mia battaglia, anzi quella di Dirk”.

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mercoledì 23 febbraio 2011

Dalla TV olandese: mercenari e caccia italiani uccidono civili in Libia!

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Bombardare civili inermi: credo che questo atto sia il più criminale che si possa compiere in tema di politica estera. Certo, è da confermare. I mercenari sono gentaglia che non merita niente, e questi starebbero girando per le strade sparando sulla folla. Ma la notizia più grave è che ci sarebbero degli aerei italiani fra quelli che hanno bombardato la gente inerme.

Gradirei una risposta dal presidente del Consiglio Berlusconi e dal ministro della Difesa La Russa.


(cliccare su CC per la traduzione).

La TV italiana non passa questa notizia, perché?

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Moralismo e coda di paglia

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Il mestiere di cortigiano è duro. Difficili le battaglie da affrontare. Perigliosi gli specchi cui arrampicarsi. Ma l'obolo (generalmente un osso succulento) piace a tutti, soprattutto a quanti sono miracolosamente rientrati in politica dopo condanne per corruzione, per reati legati alla criminalità organizzata, per evasioni fiscali, e per altre amenità. La caratteristica meno analizzata del fenomeno PDL sta proprio in questo: Berlusconi per sostenersi e quindi salvarsi dal carcere doveva accogliere nel partito persone alla frutta, disposte a tutto pur di godere dei privilegi della Casta, disposte quindi anche a mettere coscienza e senso dello Stato definitivamente in soffitta.

Il governo col più alto numero di massoni, piduisti, mafiosi, camorristi, pregiudicati e chi più ne ha più ne metta è quindi nato come un'accozzaglia di delinquenti che ha come comune denominatore l'essere miracolati dopo un passato che in qualunque paese civile avrebbe significato la gogna perpetua. Essi sono controllabili e nel caso anche ricattabili: tanto coi dossier (veri o falsi non importa) si ricatta e si punisce chiunque. Ricordiamo che tutta la feccia condannata dal pool di Mani Pulite ha trovato casa ad Arcore: le peggiori frange della DC e del PSI sono da anni alla corte di Sua Maestà, e hanno dimenticato il passato.

"Chi tocca la merda diventa merda", parole lette in un social network, parole sante. La società italiana è piena di tanti Berlusconi: gentaglia che fa del sorriso un'arma suadente, delle parole dette alle spalle un vigliacco stile di vita, delle beceraggini scritte in rete (e mai dette in faccia, ancora vigliaccheria) un mezzo di sfogo per niente onesto. L'incapacità di affrontare il merito delle cose, la memoria che si accorcia dove è comodo che capiti, l'immaturità che porta a commettere cazzate e l'assoluta mancanza di coscienza che porta a negare tutto. E guarda caso attorno a questi scaltri burattinai si raduna sempre uno stuolo di creduloni, creduloni che si accontentano di qualche sorriso e si tramutano in cortigiani fedeli, facili da manovrare: essi mettono in mano al Berlusconi di turno le loro scelte di vita.

Il "berlusconismo" è radicatissimo nella nostra società, ecco perché Berlusconi vince sempre (anche se a me egli pare sul viale del tramonto). Una società messa così male è assai difficile che la si possa recuperare. I danni prodotti dall'odio seminato da Berlusconi, la benzina gettata sugli incendi da lui appiccati, hanno prodotto danni incalcolabili.

Oggi i fedeli cortigiani di Sua Emittenza sono tutti impegnati in una battaglia che era già propria dei mezzi di stampa del capo: la ricerca della giustificazione, della scusa, per ogni cosa. E davanti all'evidenza dei fatti (un rito immediato infatti si avvia con l'evidenza delle prove, quindi dei fatti raccolti) allora si smantella tutto, si capovolge la verità, si fa del delinquente una vittima, e di chi lavora (i Magistrati) il carnefice. Si grida al complotto perenne per sviare l'attenzione della gente, inebetita a regola d'arte dalla televisione.

Una delle argomentazioni più imbecilli sentita in TV è la replica: "Siete degli ipocriti, basta col moralismo!". Ipocriti? Ah già: siccome qualche peccatuccio lo commettiamo tutti, allora il Capo può fare quello che caspita gli piace, e la giustificazione è già bella preconfezionata. Avete notato che le parole pronunciate dai cortigiani nelle trasmisioni televisive sono sempre le stesse? Io credo che ricevano delle direttive precise attraverso delle circolari, e chissà chi sono i mandanti delle stesse, no?

Ipocrisia... e moralismo! Moralismo... nella vita di tutti i giorni chi accusa gli altri di moralismo è sempre chi non accetta mai che gli venga mosso un appunto, o una critica. Chi accusa gli altri di fare i moralisti si nasconde dietro questo insulto perché non accetta (in una visione pateticamente adolescenziale: "io ho ragione sempre") che gli altri pensino la vita in maniera diversa. E' una grave limitazione, figlia di una mancanza imbarazzante di Cultura (anche di vita). In poche parole chi taccia di moralismo qualcun altro è perché non accetta dissenso. Lo dicevamo all'inizio: l'Italia è piena di tanti piccoli Berlusconi. E molto spesso proprio queste persone che accusano gli altri di moralismo sono le prime a fare la morale agli altri.

Questa incapacità di accettare critiche (che comporta il parto di cotali insulti), questa allergia al dissenso è la quintessenza di Sua Emittenza. Essa, unita alla refrattarietà alle regole, fa del padrone dei massmedia una persona pericolosa. Ma egli ha i cortigiani pronti ad accorrere in suo aiuto, e li spedisce a frotte nelle trasmissioni televisive a interrompere chi parla, a creare gazzarra, ad insultare le controparti, imbarbarendo ogni dialogo. E soprattutto a cercare pagliuzze negli occhi altrui.

E' proprio vero: chi accusa gli altri di moralismo è esso stesso il peggiore moralista.

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martedì 22 febbraio 2011

Italia sempre più sola in Europa, grazie a Frattini e Berlusconi

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Buona lettura. Che tristezza...



L'ira della Ue contro la Farnesina: "Non può difendere un dittatore"
Frattini a Bruxelles con una doppia linea: "Non dobbiamo dare l'impressione sbagliata di voler interferire". Critiche Londra e Berlino. Il New York Times: "Berlusconi scimmiotta i modi dei despoti arabi"
di ANDREA BONANNI

BRUXELLES - In Europa l'hanno ribattezzata "la schizofrenia di Rue Froissart". È l'ultimo ritrovato della diplomazia berlusconiana: all'ingresso nelle riunioni comunitarie (le auto delle delegazioni entrano appunto da Rue Froissart, sul lato del palazzo del Consiglio) il politico italiano di turno fa dichiarazioni benevolenti verso il dittatore sotto accusa.

Poi, in riunione, vota con gli altri un comunicato di condanna. È già successo all'ultimo vertice europeo, quando Berlusconi, arrivando alla riunione, ha cantato le lodi di Mubarak, per poi approvare una risoluzione di condanna delle repressioni ordite dal raìs egiziano. Era successo in precedenza, quando avevamo difeso il dittatore bielorusso Lukashenko, salvo poi appoggiare le sanzioni Ue alla Bielorussia.

È successo puntualmente anche ieri, con la Libia. Il ministro degli Esteri Frattini, subito dopo l'ingresso da Rue Froissart, ha difeso le ragioni della "riconciliazione" in un Paese dilaniato dalla guerra civile. "Spero che in Libia si avvii una riconciliazione nazionale che porti ad una Costituzione libica, come proposto da Seif al-Islam (il figlio di Gheddafi a capo della repressione, ndr)". Sempre prima di entrare nella sala del Consiglio, il ministro degli Esteri italiano ha messo in guardia l'Europa contro ogni tentativo di interferire negli affari libici: "Non dobbiamo dare l'impressione sbagliata di volere interferire, di volere esportare la nostra democrazia. Dobbiamo aiutare, dobbiamo sostenere la riconciliazione
pacifica: questa è la strada", ha spiegato ai giornalisti mentre l'aviazione del Colonnello bombardava i manifestanti. Ma poi, uscito dalla riunione, ha spiegato di condividere pienamente il comunicato finale che "condanna la repressione in corso contro i manifestanti", chiede "l'immediata fine dell'uso della forza" e difende "le legittime aspirazioni e le richieste di riforme del popolo libico", che devono essere soddisfatte "attraverso un dialogo aperto e inclusivo che porti ad un futuro costruttivo per il Paese e per il popolo". Insomma, se non si chiede esplicitamente l'allontanamento di Gheddafi, poco ci manca.

Quali siano le ragioni che spingono il governo berlusconiano a questo tipo di sdoppiamento, è cosa che a Bruxelles stentano a capire. Forse perché non hanno potuto apprezzare fino in fondo quanto sia consustanziale al berlusconismo la "politica dell'annuncio", che consacra la dicotomia tra fatti e parole.

Forse perché non hanno (ancora) letto l'editoriale di Roger Cohen sul New York Times, che racconta come "Berlusconi scimmiotta i modi dei despoti arabi confondendo se stesso con la Nazione". Ma ormai la "schizofrenia di Rue Froissart" è diventata uno dei divertissements dei diplomatici europei, sempre pronti a sorridere dell'Italia.

Per essere onesti, questa volta Frattini qualche debole tentativo di difendere "l'amico Gheddafi" lo ha fatto anche nel corso della riunione, spalleggiato solo dal collega maltese. Del resto anche Berlusconi all'ultimo vertice, durante la colazione di lavoro, si era speso in una imbarazzante quanto inutile eulogia di Mubarak.

Questa volta, il nostro ministro degli Esteri ha dovuto battersi contro britannici e tedeschi, che volevano rendere ancora più duro ed esplicito il comunicato finale. Il ministro degli Esteri finlandese, Alexander Stubb, si era spinto fino a chiedere il varo di sanzioni immediate contro il governo libico. Ma alla fine i "falchi" non l'hanno spuntata. "Oggi dobbiamo parlare di dialogo nazionale di riconciliazione - ha spiegato soddisfatto il ministro italiano - non creare le condizioni per un nuovo scontro con decine di migliaia di cittadini europei che vivono in Libia".

Ma anche la delegazione italiana ha dovuto inghiottire qualche rospo. Una proposta, avanzata dal ministro maltese e sostenuta dall'Italia, voleva inserire nel comunicato finale una frase in cui l'Unione europea "riconosce pienamente i diritti sovrani della Libia e la sua integrità territoriale". L'idea, nonostante le premesse di Frattini sulla non interferenza, era forse quella di sottolineare il pericolo di una spaccatura del Paese tra la parte orientale e quella occidentale. Ma molti ministri hanno fatto osservare che, come ha spiegato il belga Steven Vanackere, "riconoscere la piena sovranità dei libici in questo momento equivale a legittimare il massacro dei dimostranti come un affare di politica interna su cui non si può interferire".

Di fronte a questa obiezione, Italia e Malta hanno dovuto rinunciare alla loro richiesta. Ma non importa. "Sono un ministro europeo e mi riconosco pienamente nella dichiarazione che abbiamo sottoscritto. Anche il comunicato finale parla della necessità di una riconciliazione nazionale". Nel comunicato finale, però, la parola "riconciliazione", tanto cara all'Italia, proprio non compare. Si deve essere persa in Rue Froissart.

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Il nazista sull'Eroe dei due mondi

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Borghezio non ha mai avuto problemi a seminare razzismo a piene mani. Lo ha fatto ai comizi della Lega Nord, cui partecipano tanti lobotomizzati in camicia verde con tanto di elmi cornuti in testa (autosatira?), lo ha fatto a Radio Padania e in TV, addirittura è andato anche all'estero ad esportare il suo modo razzista di vedere la società. Non si contano poi le occasioni in cui ha condito le sue affermazioni con gesti che niente hanno a che vedere con una sana educazione ricevuta da una famiglia normale. Egli pertanto è la negazione del buonsenso e della cultura.

All'estero una persona così sarebbe presa a calci nel sedere ovunque, però qui si è in Italia, il paese della Libertà di sparare cazzate, soprattutto se si fa parte della compagine politica che gravita attorno al sessuomane solo e lampadato, gli altri sono comunisti, qualunque cosa dicano o facciano. Penso ad Hayder o Sarkozy, e al fatto che pur con un razzismo strisciante dentro di sé si sono sempre fermati ad un certo limite, almeno nelle dichiarazioni pubbliche.

Borghezio non ha ancora trovato uno che lo abbia preso per la collottola, portato in un vicolo e riempito di schiaffi sul serio (viceversa egli è uno di quelli che millantano tentate aggressioni subite e mai dimostrate, com'è stile di Lega Nord e PDL: anche il capo ha recitato la sua parte a Milano tempo fa). Forse però il tempo cambia, perché con l'ultima sparata su Giuseppe Garibaldi, Borghezio ora se la sta cercando col lanternino, e magari qualcuno lo accontenterà.

In pieno clima di festeggiamenti per i 150 anni dell'unità d'Italia, la Lega Nord ha rotto le scatole al PDL, soprattutto agli ex (?) fascisti che lo popolano, ma la festività comunque è stata riconosciuta. Non poteva essere diversamente: l'Italia almeno formalmente è ancora una Repubblica, unita, indivisibile. Da qui allora i bisticci, le critiche, le male parole. Non ci si poteva aspettare niente di diverso, sia chiaro, da questo partito razzista e scissionista: chi predica la Secessione, chi parla di "Roma ladrona" (e poi va a Roma ha succhiare soldi), chi punta sul Federalismo per spaccare il paese (quando invece esso è solo un modo per succhiare più soldi, ma a livello locale), chi incita alla violenza sugli extracomunitari, chi vitupera le popolazioni del Sud del paese, ovviamente nell'animo non ha niente ma proprio niente di Civile. E infatti l'elettorato è totalmente zotico e col più basso livello di cultura possibile. Logico allora che in questo clima di gazzarra continua una mente illuminata come quella di Borghezio finisse col partorire questo abominio su una delle figure più importanti per la storia della nostra Patria (e non solo, dato che Garibaldi aveva combattuto anche per aiutare altri popoli vessati da regimi).


"Garibaldi entro' a Napoli scortato dai mafiosi e dai camorristi. Per questo andrei a fucilarne il cadavere e non certo a celebrarlo. La gente deve sapere che Garibaldi pagò le pensioni alle mogli dei mafiosi. E' un personaggio da dimenticare, l’imposizione per decreto di queste festività (il 17 marzo, ndr) è un atto totalitario e violento".

La violenza e il nazismo di queste parole pesano come macigni. Credo che se Garibaldi avesse vissuto nei nostri tempi, Borghezio ora sarebbe in un sottoscala a farsela sotto dalla paura, frignando come un vitello. Il livello culturale di certa gentaglia oggi è talmente basso da fare paura. Fare anche solo il paragone fra Giuseppe Garibaldi e questo ometto brutto, razzista e ignorante fa rabbrividire. Ricordiamo a Borghezio che è proprio la sua compagine politica ad avere anche al governo gentaglia condannata per Mafia e Camorra, quindi non perda tempo Borghezio a cercare pagliuzze agli altri, semmai se proprio vuole usare il fucile lo faccia a casa sua.

Una Repubblica quindi secondo Borghezio non è libera di celebrare il suo atto più importante: la sua nascita. Se lo fa commette un atto "totalitario e violento". Ci spieghi allora il "colto" Borghezio queste sue parole, ci provi: siamo sicuri che non ne sarà capace. E lasci perdere Garibaldi, non è degno neanche di parlarne, figuriamoci di insultarlo sparando cazzate sul suo conto. Se poi vuole venire in Sardegna a Caprera a fucilare il cadavere del NOSTRO Eroe, si accomodi: siamo sicuri che troverà accanto ai discendenti dell'Eroe dei due mondi tante persone disposte a prenderlo a calci nel didietro, metterlo su un gommone e mandarlo dove deve stare: nel terzo mondo.

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martedì 15 febbraio 2011

Il Codice Berlusconi (Marco Travaglio)

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Testo:
Buogiorno a tutti. Non so voi ma io Berlusconi lo vedo male, lo vedo male perché la scorsa settimana aveva garantito che Mubarak era un uomo saggio e che quindi era bene che restasse al suo posto, è stato travolto dalle proteste di piazza, segno evidente che le proteste di piazza servono a mandare a casa i tiranni e ora, dalle ultime notizie, pare sia addirittura in coma Mubarak, dimostrazione di quello che diceva Andreotti, il potere logora chi non ce l’ha, oppure chi lo perde, chi non ce l’ha più.

Tutti i processi di Berlusconi
Noi invece abbiamo un Premier politicamente in coma prima di essere mandato a casa, però in coma politicamente parlando, quello che è successo domenica nelle piazze, nelle più di 200 piazze in Italia ricorda quello che era accaduto nei due V-Day anche se allora la stampa tese a minimizzare proprio perché non erano coinvolte né la destra istituzionale, né la sinistra istituzionale, erano coinvolti soltanto i cittadini e quindi si fece finta di non vedere quanta gente c’era, ce ne era parecchia, più o meno quella che ieri ha gremito le piazze di donne e non soltanto di donne.
In comune questa manifestazione di ieri con i V-Day ha anche l'auto organizzazione assolutamente autonoma e segnala proprio una voglia della gente di andare in piazza di dare basta e questo serve soprattutto per l’immagine dell’Italia a livello internazionale, perché ormai dopo 17 anni che all’estero venivamo presi per il culo per il fatto che avevamo Berlusconi come nostro rappresentante oppure i suoi degni fitti oppositori, adesso all’estero si prendono per il culo gli italiani perché si tengono Berlusconi, quindi l’attenzione è passata dalla sua persona alla connivenza, all’insensibilità degli italiani, per cui ci si dice: ma possibile che si ribella tutto il Maghreb, l’Italia che ha uno che non ha niente a che fare, che ha uno che non ha niente che invidiare a Mubarak, anzi per certi versi ha uno molto peggio di Mubarak non fa niente, il fatto che si veda una ribellione spontanea di centinaia di migliaia di persone, è molto interessante e è molto importante perché finalmente il mondo vede che anche in Italia c’è una reazione.
Il fatto poi che le piazze fossero piene soprattutto di donne, credo che abbia dato ancora più fastidio a Berlusconi, il quale oggi infatti ha dato fuori di matto, ha detto: erano manifestazioni di persone faziose come se le manifestazioni dovessero essere parziali, è chiaro che quando si manifesta, si manifesta per qualcosa oppure contro qualcosa o per qualcuno oppure contro qualcun altro, quindi è in sé, è inre ipsa la faziosità delle manifestazioni, ci mancherebbe altro che volessero imporre il contraddittorio anche nelle manifestazioni di piazza, come stanno cercando di imporlo a quei pochi programmi di approfondimento televisivo non ancora controllati dal nano e quindi il fatto che ci fossero, soprattutto donne in piazza, credo che abbia dato molto fastidio a Berlusconi, il quale è convinto di essere il più amato dagli italiani, ma soprattutto dalle italiane e quindi di essere l’unico possibile rappresentante, anzi lui non si accontenta del rappresentante, l’idolo, il nome tutelare, lo spirito guida delle donne e questo sicuramente gli ha rovinato il weekend, le giornate precedenti gliele aveva rovinate Napolitano, persino il mite prudente sonnacchioso Napolitano, sembra essersi rotto le scatole e praticamente nell’ultimo incontro al Quirinale gli ha detto: fatti processare, se sei innocente verrai assolto, il problema è che Berlusconi ha come il sospetto di non esserlo innocente e quindi è uscito piuttosto torvo in volto, anche perché Napolitano ha fatto sapere che il potere di scioglimento delle Camere è suo, anche se Berlusconi ne dà un’interpretazione tutta particolare, che Napolitano può sciogliere le Camere soltanto se Berlusconi è d’accordo, naturalmente questo se lo è inventato lui nella sua Costituzione immaginaria ad personam che per fortuna non è scritta da nessuna parte.
Poi a innervosirlo di più c’è il fatto che nel giro di pochi giorni ripartono i suoi processi che sono 3, più il quarto di cui si attende ad horas, probabilmente domani, martedì, il responso dal G.I.P. sul rito immediato del caso Ruby e tra due giorni, probabilmente mercoledì, la Corte d’Appello di Milano emetterà la sentenza sul caso Mondadori, ce lo siamo dimenticato ma forse è quello che più terrorizza Berlusconi perché si parla di soldi, di conquibus, di pecunia, in Parlamento grado il Giudice Mesiano, quello linciato degli house-organ berlusconiani perché non gli importa niente, poco di meno che dei calzini turchesi, aveva condannato la Fininvest di Berlusconi a risarcire la CIR di De Benedetti con 750 milioni di Euro, una cifra inimmaginabile, a pensarla tutta insieme per avere a suo tempo sottratto la casa editrice Mondadori a De Benedetti, grazie alla compravendita della sentenza della Corte d’Appello di Roma con le tangenti al giudice Vittorio Metta.
I legali di Berlusconi ottennero la sospensiva di quel pagamento, chiunque abbia avuto una causa civile l’abbia persa, sa che quando uno perde una causa civile in primo grado, paga subito, perché la sentenza è immediatamente esecutiva e poi fa ricorso in appello e nel caso in cui avesse ragione, anche in Cassazione chi ha ricevuto i soldi glieli deve ridare indietro, con gli interessi.
Berlusconi caso pressoché unico nella storia, è riuscito a ottenere la sospensiva di quell’immediata esecutività della sentenza di primo grado, quindi non ha dovuto tirare fuori un quattrino, ma adesso rischia di dover cacciare il grano perché la Corte d’Appello di Milano è chiamata a confermare o a correggere o a annullare naturalmente la decisione del Tribunale civile e quindi Berlusconi sa di possedere la Mondadori per averla fregata con una sentenza comprata dai suoi Avvocati con soldi suoi, quindi sa che, salvo ricominciare a comprare i giudici, cosa piuttosto difficile, soprattutto a Milano, è molto probabile che un risarcimento cospicuo anche se magari non così alto come quello che era stato riconosciuto in primo grado, gli toccherà e questo naturalmente provocherebbe ricadute drammatiche sul titolo in borsa delle sue aziende, oltre che naturalmente sulle tasche sue e delle sue aziende.
Poi ci sono i processi, bocciato il legittimo impedimento, Berlusconi non può più dichiarare che lui per un anno e mezzo non c’è per nessuno perché ha sempre da fare per il governo e la Corte Costituzionale ha stabilito che caso per caso, volta per volta il giudice valuterà questi impedimenti, lui potrà campare tutti gli impedimenti che vuole, ma non sarà affatto automatico che i giudici debbano prenderli per buoni senza fiatare e quindi naturalmente si vedrà di udienza in udienza se gli impedimenti verranno ritenuti reali e verranno ritenuti legittimi, se non saranno reali o non saranno legittimi, lui potrà non andare alle udienze, ma i giudici non saranno obbligati a sospenderle e a rinviarle e potranno così processarlo anche se non c’è, dunque hanno rifissato la riapertura dei processi che sono, com’è noto, quello per i fondi neri sulla compravendita di diritti televisivi dall’America all’Italia tramite triangolazioni con società offshore che consentivano a ogni passaggio un accumulo di fondi neri che gonfiava il costo del film acquistato, per cui quando si arrivava alla casella finale e cioè all’acquisto da parte delle sue società televisive, il film valeva il doppio, il triplo, il decuplo di quello che era il suo valore iniziale al momento del primo acquisto da parte della prima società offshore, dato che le società offshore fanno tutte parte del gruppo Berlusconi, ecco che scatta l’accusa di frode fiscale mentre c’erano anche appropriazioni indebite, falsi in bilancio che però sono già andati in prescrizione grazie anche alle leggi che ha fatto lui sulla prescrizione e sul falso in bilancio, restano dunque in piedi le accuse di frode fiscali e il processo sui diritti Tv – Mediaset riparte il 28 febbraio , tra pochissimi giorni.
Secondo processo Mediatrade, lì è accusato di propriamente indebita e frode fiscale, il meccanismo è identico a quello che ho appena descritto, se non ché la società Mediatrade è nata negli ultimi anni sostituendone un’altra e quindi il processo sui diritti Mediaset prosegue in un altro processo per i diritti Mediatrade, cambia semplicemente la società ma il meccanismo, le accuse etc. sono uguali, riguarda tempi più recenti, il processo Mediatrade e quindi mentre il processo Mediaset rischia la prescrizione l’anno prossimo, il processo Mediatrade c’è tempo per farlo, credo fino al 2014/2015, quindi potrebbe arrivare alla sua conclusione naturale in Cassazione senza prima la mannaia della prescrizione.
Infine il processo Mills che si è già concluso per l’Avvocato Mills con la condanna in primo e secondo grado e la prescrizione per pochi giorni in Cassazione ma con l’accertamento del reato, tant’è che Mills è stato costretto a pagare i danni alla Presidenza del Consiglio, per Berlusconi rimase sospeso prima per il Lodo Alfano, poi per il legittimo impedimento, adesso riprende l’accusa ovviamente è la stessa anche per Mills, quest’ultimo era accusato di essere stato corrotto da Berlusconi per fare delle false testimonianze e salvarlo in alcuni processi, Berlusconi è accusato di averlo corrotto con 600 mila dollari in Svizzera nel 1999, questo processo riparte il 12 marzo, corruzione giudiziaria del testimone, quindi 28 febbraio processo Mediaset, 5 marzo processo Mediatrade in udienza preliminare, 12 marzo processo Mills, quindi ogni settimane ne parte uno.
Poi c’è il caso Ruby, il caso Ruby, l’ho detto, il G.I.P. Cristina Di Censo sta compulsando da alcuni giorni, da meno di una settimana le carte inviate dalla Procura, sono 782 pagine in aggiunta a quelle che erano già state inviate al Parlamento e che erano 616, quelle inviate dalla Procura al Parlamento riguardavano il perché la Procura chiedeva di poter perquisire gli uffici del Rag. Spinelli che invece aveva opposto l’immunità parlamentare, sostenendo di abitare in una residenza coperta da immunità in quanto fa capo direttamente al Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi.

Messaggi mafiosi
Ma questa volta invece le carte della Procura non servono a dimostrare la necessità di quella perquisizione, servono a dimostrare l’evidenza della prova nei confronti di Silvio Berlusconi che è il presupposto necessario per ottenere dal G.I.P. il rito immediato e cioè l’immediata citazione di Berlusconi a giudizio davanti al Tribunale, saltando tutta la fase lunghissima, defatigante dell’udienza preliminare, del deposito degli atti.Il che significa che se domani il G.I.P. Di Censo decidesse, come chiede la Procura il rinvio a giudizio per un rito immediato, Berlusconi nel giro di un paio di mesi, a aprile, questi sono i tempi medi del Tribunale di Milano per i giudizi immediati, si ritroverebbe in Tribunale per la prima udienza del processo che lo vedrebbe imputato per concussione nei confronti della Questura indotta a commettere un atto indebito, e cioè il rilascio di Ruby nelle mani di Nicole Minetti contrariamente agli ordini della PM Fiorillo che aveva invece disposto o l’affidamento in una comunità di assistenza o il trattenimento della ragazza fermata per furto in Questura in attesa di essere affidata alla comunità e l’altro reato è il favoreggiamento della prostituzione minorile per avere, Berlusconi, secondo l’accusa avuto rapporti sessuali con una minorenne e avere poi cercato di nascondere tutto questo con la telefonata precipitosa alla Questura, proprio per evitare che Ruby, trattenuta per ore lì dentro, potesse raccontare la natura dei suoi rapporti con Berlusconi, quindi la concussione commessa per seppellire le prove dell’altro reato, la prostituzione minorile.
Quindi se il G.I.P. decide ok per il rito immediato, a aprile comincia il processo a Berlusconi per concussione e prostituzione minorile, processo che poi si svolge davanti al Tribunale normalmente con l’accusa, la difesa, i testimoni da una parte, i testimoni dall’altra, presto, velocemente, subito. A fine settimana invece la Procura chiuderà le indagini nei confronti di Emilio Fede, di Nicole Minetti e Lele Mora accusati di sfruttamento della prostituzione e quindi stralciati rispetto a Berlusconi, perché? Perché per loro le indagini sono cominciate prima, non si è fatto in tempo a chiedere il rito immediato che va chiesto entro i 3 mesi dall’iscrizione nel registro degli indagati, questi signori essendo indagati dall’estate scorsa, evidentemente sono passati ben più di 3 mesi e quindi loro seguiranno il rito ordinario, quindi per loro il processo durerà un po’ di più perché ci sarà la richiesta di invio a giudizio, il deposito degli atti e poi la richiesta del rinvio a giudizio con il rito ordinario e quindi arriveranno dopo, anche se è possibile che nel frattempo Berlusconi riuscirà a rallentare il suo processo nel finale, come vedremo tra un atto con il conflitto di attribuzione.
Quindi abbiamo detto 28 febbraio parte il processo Mediaset, il 5 marzo parte il processo Mediatrade, il 12 marzo parte il processo Mills e poi a aprile, se il G.I.P. opta per il rito immediato, parte il processo Berlusconi – Ruby, Ruby vittima e Berlusconi imputato, se invece il G.I.P. respinge il rito immediato ritenendo che la prova non è evidente, come sostiene la Procura, allora anche per Berlusconi ci sarà il rito ordinario e quindi i magistrati che ormai hanno chiuso le indagini, depositeranno gli atti alle parti e passate alcune settimane con le richieste delle difese di altri atti di altre indagini etc., chiederanno verosimilmente il rinvio a giudizio come faranno per Fede, Minetti e Mora che in quel caso verrebbero riaccorpati con Berlusconi e quindi si terrà il processo a tutti e 4 anche se con diverse accuse.
Cosa sta cercando di fare Berlusconi? Berlusconi è disperato perché? Perché sebbene ostentasse in queste settimane grande tranquillità quando faceva questi messaggi in video, senza contraddittorio o queste interviste al Tg1 dove pare addirittura che lui dia le risposte prima che gli facciano le domande perché sono dei video messaggi inframezzati da un tremebondo signore che infila qualche finta domanda, lui affettava grande sicurezza perché diceva: sono in una botte di ferro, le prove non ci sono, il reato non esiste, le vittime della concussione dicono che non sono state concusse, la ragazza minorenne dice che mi ha detto di essere maggiorenne, quindi non c’è il reato poi la competenza del Tribunale dei Ministri, l’ha detto il Parlamento, quindi tutto tranquillo non succede niente, andiamo avanti etc., in realtà si è visto che era tutto un penoso bluff, anzi forse sono i suoi avvocati che non lo informano bene della situazione, tanto che non c’è bisogno che le vittime della concussione dicano di essere state concusse perché il concussore venga condannato, l’importante è dimostrarla la concussione, se poi il concusso è così in soggezione rispetto al suo concussore da negare addirittura di avere subito delle pressioni chi se ne frega, l’importante è dimostrare le pressioni, allo stesso modo non è ammessa l’ignoranza nel caso di un processo per prostituzione minorile, se uno non sa che la ragazza era minorenne, peggio per lui, doveva informarsi, bisogna almeno sapere il nome e l’età delle persone con cui si va a letto, se non lo si sa si affronta un rischio ovviamente, altrimenti il reato di prostituzione minorile non verrebbe mai perseguito, perché? Perché tutti gli imputati direbbero “Vostro Onore credevo che la ragazza avesse 60 anni, ne dimostra 70, invece ne aveva 14” è evidente che non ci si può difendere così in un processo, perché giustamente il giudice si basa semplicemente sulla prova che nel momento in cui sarebbe avvenuto l’atto sessuale la ragazza fosse minorenne e poi sia stata pagata, questi sono i due requisiti della prostituzione minorile.
Ma soprattutto Berlusconi o non è stato informato o non ha capito, oppure ha voluto raccontare qualche altra balla, aveva millantato di poter bloccare il processo con il voto alla Camera che stabiliva che la Procura di Milano e il Tribunale di Milano non sono competenti perché devono mandare tutto al Tribunale dei Ministri, diciamo che il voto della Camera, oltre che un abuso di potere è stato soprattutto un messaggio mafioso nei confronti dei magistrati per dire: noi vi lanciamo un avvertimento, vedete un po’ voi se volete obbedirci, anche se non sareste tenuti a farlo, oppure se volete rovinarvi l’esistenza, la carriera perché comincia il martellamento, ma questo era l’unico valore, era un valore puramente simbolico, nessun giudice è tenuto a attenersi a quello che stabilisce la Camera sulla competenza territoriale o funzionale di un reato, quindi anche quella era una pistola scarica, infatti hanno sparato e non è successo niente, il processo è rimasto nelle mani della Procura di Milano che ha regolarmente depositato i suoi atti davanti al G.I.P. del Tribunale di Milano, il Tribunale per i reati ministeriali non è stato minimamente coinvolto, perché? Perché come abbiamo già spiegato più volte, la concussione alla Questura si può dubitare che ci sia stata o non ci sia stata, ma certamente non si può dubitare che fosse un reato ordinario, nel senso che non esistendo tra le funzioni del Presidente del Consiglio quello di ordinare alle questure chi trattenere e chi rilasciare, né come, non può essere abuso delle funzioni quello che è successo, semmai è un abuso di potere, un abuso della qualità di Presidente del Consiglio, io sono il Presidente del Consiglio e vi ordino di fare una cosa che però non è nel mio possesso ordinare, non è nelle mie facoltà ordinare e questo non è un reato ministeriale e quindi non va al Tribunale dei Ministri, ma adesso ci dicono: Berlusconi farà un conflitto di attribuzioni contro il Tribunale di Milano, contro il G.I.P. se dovesse decidere di essere competente e di mandarlo a giudizio immediato, davanti alla Corte Costituzionale, un potere dello Stato che denuncia un altro potere dello Stato accusandolo di violare i diritti del primo, dopodiché questo conflitto di attribuzioni tra i poteri dello Stato, deve essere risolto dalla Corte Costituzionale che deve stabilire, sempre che il G.I.P. stabilisca: sono competente io e non il Tribunale dei Ministri, se il G.I.P. ha abusato dei suoi poteri sconfinando e violentando il potere della politica o se invece abbia semplicemente fatto il proprio mestiere come stabilisce la Costituzione.
Questo conflitto di attribuzione tra i poteri dello Stato, la Camera è pronta a votarlo un minuto dopo che il G.I.P. si è pronunciato sulla richiesta di rito immediato e così ci hanno già fatto sapere che anche il G.I.P. Di Censo ha i fucili puntati addosso, perché se vuole vivere tranquilla o nega alla Procura di Milano il rito immediato, oppure si dichiara addirittura incompetente e dice alla Procura di Milano mandate tutto al Tribunale dei Ministri così viviamo sereni e tranquilli, anche se la legge e la Costituzione prevedono esattamente il contrario, è un altro messaggio mafioso questo del conflitto di attribuzione, perché? Perché non ha nessuna influenza sul processo Berlusconi – Ruby in quanto non basta fare un conflitto di attribuzioni tra i poteri dello Stato contro il tuo giudice per bloccare il tuo processo, il processo va avanti e il giudice si deve fermare solo un minuto prima della sentenza, quindi può celebrare tutto il dibattimento di primo grado e se nel frattempo la consulta non è ancora intervenuta a risolvere il conflitto di attribuzioni , a quel momento sì, a quel momento i giudici, il Tribunale prima di entrare in Camera di Consiglio devono aspettare che la Corte stabilisca se erano competenti loro o era competente il Tribunale dei Ministri, c’è un precedente, il precedente che accomuna tutta la nostra classe politica, il Governo Prodi e il Governo Berlusconi hanno sollevato 3 conflitti di attribuzioni contro i giudici di Milano che stavano processando le spie americane e italiane, imputate per il sequestro di Abu Omar, accusandoli non di non essere competenti, ma accusandoli, questo avevano fatto sia il Governo Prodi, sia il Governo Berlusconi di avere violato il segreto di stato utilizzando alcune carte sequestrate negli uffici del Sismi che il governo aveva deciso di coprire con il segreto di Stato.
I giudici dicevano: no, non sono coperti dal segreto di Stato e comunque anche se fossero coperti da segreto di Stato non ci servono per giudicare, ho detto condannare perché poi sono stati giudicati tutti colpevoli, anche se gli americani sono stati anche puniti e invece gli italiani no, proprio grazie al paracadute che gli avevano fornito i governi di centro-destra e di centro-sinistra, no, non ci servono per dimostrare la colpevolezza quei documenti, ne possiamo anche fare a meno, 3 conflitti di attribuzioni che non hanno bloccato il processo Abu Omar, fino alla vigilia della sentenza, quando si è arrivati alla sentenza i giudici hanno aspettato che la Corte gli facesse sapere e quando la Corte ha detto che, una sentenza molto strana, molto paracula, si direbbe in termini non giuridici, c’era un problema di segreto di Stato e certe carte non potevano essere utilizzate etc., i giudici ne hanno poi tratto le conclusioni dicendo: non condividiamo ma siamo obbligati a dichiarare non punibili, colpevoli, ma non punibili a causa del segreto di Stato gli imputati italiani di quell’affaire internazionale, la stessa cosa succederebbe nel caso in cui si aprisse il rito immediato per Berlusconi e subito dopo Berlusconi costringesse la sua maggioranza a sollevare questo famoso conflitto di attribuzioni, il processo andrebbe avanti come se niente fosse almeno per un anno, un anno e mezzo, quanto verosimilmente durerebbe, un unico imputato, non certo moltissimi testimoni, sono alcune decine di ragazze, mignotte, escort, testimoni ignare di quello che succedeva che sono uscite con gli occhi sgranati quello che sapete e avete letto sui giornali.

Berlusconi è in minoranza
Quindi anche il conflitto di attribuzioni tra i poteri dello Stato è un’altra pistola spuntata che tra l’altro non è neanche detto che riesca a sparare, perché come si spiega negli ambienti parlamentari cosa succede?Succede che gli avvocati di Berlusconi e cioè Ghedini, Longo e non so quali altri, devono scrivere al Presidente della Camera, proprio Fini gli tocca perché Berlusconi è deputato e Fini deve chiedere un parere sul conflitto di attribuzioni alla Giunta per le autorizzazioni a procedere, lì la Giunta è a maggioranza centro-destra, quindi Pdl e Lega, quindi Berlusconi lì in Giunta non ha niente da temere e l’abbiamo visto con il caso della perquisizione di Spinelli, ma se anche la Giunta e è probabile che lo faccia, eseguisse l’ordine di Berlusconi e cioè di dire: sì al conflitto di attribuzioni tra la Camera e il Tribunale di Milano, ci dovrà comunque essere l’ultima parola dell’ufficio di Presidenza della Camera e quest’ultimo è composto da 19 membri e lì Pdl e Lega, la maggioranza compresi i cosiddetti responsabili, quelli di recente acquisto da parte di Berlusconi, anche contando il rappresentante che sarà eletto prossimamente per riequilibrare le giunte e le commissioni, anche con il rappresentante dei responsabili il centro-destra, la maggioranza attuale sarebbe minoranza perché in ufficio di Presidenza della Camera si arriverebbe a 9 voti del Pdl più Lega più responsabili e 10 delle opposizioni e cioè PD, Di Pietro, Casini e Fini quindi l’ufficio di Presidenza potrebbe negare il parere favorevole al conflitto di attribuzioni che quindi non verrebbe neanche discusso dall’aula e quindi è probabile che questa pistola, per quanto a salve, non riesca neanche a sparare a salve, proprio a causa del fatto che non hanno i numeri nell’ufficio di Presidenza della Camera.
Allora cosa stanno cercando di fare? Stanno cercando di cambiare un sacco di leggi, alcune ordinarie e alcune costituzionali, ma le vediamo rapidamente in carrellata queste leggi che vogliono cambiare, anche se riuscissero a cambiarle con quei numeri miserabili che ha la maggioranza in Parlamento, soprattutto alla Camera, comunque sarebbero leggi che non riuscirebbero nessuna di queste a bloccare il processo immediato, sempre che il G.I.P. domani lo disponesse, nei confronti di Berlusconi e quindi anche queste leggi servono o a mandare in fumo gli altri processi che stanno ripartendo, oppure a mandare dei messaggi mafiosi alla magistratura, per dire: vi volete ostinare a processare Berlusconi? Noi scassiamo tutto, questo è un classico del racket, è un’estorsione politica, parlamentare e non è la prima volta che viene utilizzata, se alcuni magistrati si ostinano a processare un potente, gli amici di quel potente scassano l’intero sistema giudiziario dal punto di vista processuale e addirittura dal punto di vista costituzionale.
Intanto fanno ripartire il processo breve, cos’è? E’ il processo che dura esattamente quello che dura oggi, con la differenza che si estingue ogni volta che compie 6,5 anni, quindi in un paese dove i processi durano dagli 8 ai 12 anni in media nella fase ovviamente indagini preliminari, udienza preliminare, primo grado, appello e Cassazione, arrivati al sesto anno e mezzo muoiono, si estinguono, quindi una gigantesca amnistia per tutti i processi che si celebrano in Italia, è quella legge talmente spaventosa che aveva spaventato addirittura il centro-destra se dopo averla approvata al Senato dove c’è Schifani che fa passare qualunque cosa, alla Camera il centro-destra grazie soprattutto ai finiani, l’aveva bloccata e Napolitano si era pubblicamente felicitato del fatto che non fosse passato il processo breve e adesso lo vogliono riattizzare approvandolo anche alla Camera ma in una versione diversa da quella che era passata al Senato, quindi comunque dovrebbe ripassare un’altra volta al Senato.
Vogliono evitare l’effetto amnistia più scandaloso e cioè vogliono cancellare la norma transitoria che applicava questa regola anche ai processi già iniziati, per cui tutti i processi già iniziati se sono in Tribunale da più di due anni e mezzo o se sono in appello da più di un anno e mezzo o se sono in Cassazione da più di due anni, morirebbero all’istante, se la norma si applica a quelli già iniziati, perché la norma stabilisce che il processo debba durare 6,5 anni in totale, ma poi stabilisce delle scadenze interne per ognuno dei 3 gradi di giudizio.
Era la norma disegnata a posta per mandare in fumo i processi a Berlusconi, soprattutto i due relativi ai reati più antichi: Mediaset e Mills che si prescrivono, lo ricordo, Mills l’anno prossimo e Mediaset tra due anni, quindi non potendo più fare la norma transitoria perché altrimenti sarebbe una falcidie di centinaia di migliaia di processi e c’è il rischio per Berlusconi che Napolitano non gliela firmi, vogliono fare il processo breve soltanto per i processi nuovi, per i processi che non sono ancora approdati al Tribunale, al rinvio a giudizio e allora voi direte: a cosa serve una legge sul processo breve se non si applica ai processi già iniziati? Se non si applica ai processi di Berlusconi? Hanno pensato naturalmente anche a questo e quindi nel processo breve hanno infilato una norma che stabilisce che chi è incensurato ha diritto a una prescrizione breve, Berlusconi sembra incredibile ma è incensurato, perché è incensurato? Perché ha sempre ottenuto prescrizioni e quindi cosa fanno? Gli regalalo delle altre prescrizioni così resterà sempre incensurato, saranno una serie di sentenze spaventose che dicono: è colpevole, ma è prescritto il reato quindi è incensurato, è un incensurato seriale praticamente, riducendo ulteriormente la prescrizione che già era stata ridotta con la legge ex Cirielli, riuscirebbero così a fulminare i processi a Berlusconi, qual è il problema? E’ che fulminerebbero tutti i processi agli imputati incensurati, ovviamente, gli imputati incensurati non è che sono imputati onesti, sono semplicemente imputati che non hanno mai avuto condanne e che quindi stanno per averne una, con questa legge non avrebbero neanche quell’una e continuerebbero a essere incensurati ma anche rapinatori, estorsori, stupratori e cose di questo genere, processo breve quindi, quanto tempo occorre? Intanto devono approvarlo alla Camera, con quei due voti di maggioranza che si ritrovano, poi devono tornare al Senato, campa cavallo.
Intercettazioni, vogliono riprendere la legge sulle intercettazioni che aveva avuto lo stesso esito del processo breve con la differenza che lì i finiani e Napolitano l’avevano bloccata ma al Senato, mentre uno dei due rami del Parlamento alla Camera, se non erro, l’aveva già approvata è un’altra legge devastante, naturalmente, Napolitano si era vantato in pubblico, vi ricordate questa estate quando aveva detto: che fine ha fatto la legge sul processo breve e sulle intercettazioni? L’abbiamo bloccata, avete visto, non è vero questo che sto qua a pettinare le bambole, vedremo se adesso firmerà una legge che si era pubblicamente vantato di avere bloccato non più tardi dell’ultima estate, ma anche questa a Berlusconi per i processi Ruby, Mediaset, Mediatrade e Mills non servono a niente, perché i processi già in corso non si basano su intercettazioni, il processo Ruby si basa su intercettazioni ma riguardano le telefonate fra imputati normali, telefonate dove compaia la voce di Berlusconi ne sono state intercettate 5, non sono state neanche trascritte perché la Procura le ritiene inutili, ininfluenti e infatti non sono state neanche mandate alla Camera per la necessaria autorizzazione a utilizzarle nei suoi confronti, quindi tutte le intercettazioni… si dirà: ma la legge sulle intercettazioni prevede anche il bavaglio alla stampa per il divieto di pubblicarle, ma sono già state pubblicate ormai, perché il genio di Ghedini bloccando la perquisizione al Rag. Spinelli, ha costretto la Procura a mandare gli atti alla Camera e quindi da lì è uscito tutto.

Tutto per salvarlo
Quindi neanche la legge sulle intercettazioni avrebbe nessun riverbero sui processi in corso a Berlusconi, vogliono fare una legge per punire il magistrato che dispone intercettazioni inutili, ma chi lo decide se le intercettazioni sono inutili, visto che il PM chiede l’autorizzazione al G.I.P. di fare le intercettazioni e il G.I.P. dice: falle, se poi si rivelano inutili, quello ovviamente lo sanno dopo i magistrati, quando scoprono che non viene fuori niente, ma prima di farle nessun magistrato può sapere che le intercettazioni sono inutili, quindi è un’altra legge fatta semplicemente, è una legge spaventa passeri perché?Perché nessuna intercettazione si rivelerà mai inutile, non si riuscirà mai a dimostrare che un magistrato ha disposto un’intercettazione inutile, almeno che non abbia doti divinatorie e preveda già cosa viene fuori dalle intercettazioni e cosa non viene fuori dalle intercettazioni.
Vogliono fare un’altra legge, messaggio mafioso, sulla responsabilità civile dei giudici, il giudice che sbaglia pagherà di tasca sua, anche questa è incostituzionale perché? Perché esiste già una legge che consente allo Stato di rivalersi sul magistrato che ha sbagliato per dolo o colpa grave, in tutti i contratti di lavoro c’è scritto che se il dipendente o il collaboratore di un’azienda commette un dolo o una colpa grave, sbaglia perché l’ha fatto a posta o sbaglia perché non ha preso le necessarie precauzioni che avrebbe dovuto prendere per non sbagliare, ne risponde lui e non l’azienda, questo naturalmente alla fine di un eventuale processo.
Il giudice che sbaglia in buonafede, le indagini lo convincono che il tizio è stato lui a commettere un reato e poi invece si scopre da un pentito che magari è stato un altro, non c’è mica nessun dolo o colpa grave, se tutte le volte che un magistrato condanna qualcuno e poi nel grado superiore quel qualcuno viene assolto, il magistrato precedente dovesse essere condannato a pagare, i giudici non condannerebbero più nessuno, assolverebbero tutti così non si lamenta più nessuno e noi avremmo la criminalità che dilaga ancora più di quanto non dilaghi oggi, perché? Perché nessuno si prenderebbe più la responsabilità dice: e se poi quello me lo assolvono, devo pagare io? Allora tanto vale assolverlo io e così nessuno mi farà causa, è evidente che è una cosa assurda, non si processerebbe più nessuno se un giudice ogni volta che condanna, dovesse temere di pagare di tasca sua, il giudice deve obbedire soltanto alla legge e alla sua coscienza, non certamente a intimidazioni di questo genere.
Vogliono tornare all’immunità parlamentare e qui siamo al ridicolo, perché per tornare al vecchio Art. 68 della Costituzione con l’autorizzazione a procedere per ogni indagine su ogni parlamentare, bisogna cambiare la costituzione come fu cambiata quando fu abolita nel 1993 l’autorizzazione a procedere, immaginate per cambiare la Costituzione che razza di tempi lunghi sono richiesti, ci vuole il voto alla Camera, il voto al Senato, poi di nuovo il voto alla Camera, poi di nuovo il voto al Senato, sempre sullo stesso testo che non deve cambiare neanche di una virgola e poi se non hai raggiunto i 2/3 del Parlamento e questi hanno due voti, altro che 2/3, in più alla Camera c’è il referendum confermativo, immaginatevi in un paese assatanato contro la casta com’è il nostro, con la gente che non avete l’ora di andare in piazza contro tutto e contro tutti, un bel referendum per dire sì o no all’immunità dei politici, ma verrebbero spazzati via, probabilmente l’immunità verrebbe abrogata con un numero superiore di voti a quello che abrogò nel 1993 il finanziamento pubblico dei partiti, quindi è evidente che anche l’immunità non la otterranno mai, non riusciranno mai a farla e soprattutto richiede tempi talmente lunghi che non servirebbe certo a fermare i processi che cominciano dopodomani.
La riforma del Csm, vogliono riformare il Csm, separare le carriere, separare il Csm, sono tutte porcherie naturalmente, ma anche queste richiedono legge costituzionale e quindi campa cavallo, i processi partono adesso, poi anche separando le carriere non è che si bloccano i processi, quindi Berlusconi sa che nessuna di queste idee geniali messe insieme dai suoi geniali collaboratori e avvocati, riuscirà a bloccare questi processi che quindi andranno avanti e segneranno quello che succede nei prossimi mesi sia che si vada a votare, sia che non si vada a votare.
Se si andrà a votare sarà una festa perché ci sarà da una parte la campagna elettorale e dall’altra la sfilata delle mignotte al Tribunale di Milano che ci raccontano le notti di Berlusconi e quindi ci spiegano perché poi lui di giorno deve occuparsi di seppellire quello che ha fatto di notte perché ci racconteranno come il nostro Premier si rende ricattabile da queste signorine, vedremo cosa succede domani con la decisione del G.I.P., vedremo cosa succede dopodomani per l’attesa sentenza Mondadori e se del caso ne riparleremo lunedì prossimo.

Intanto vi voglio segnalare un Dvd, è un lavoro che, credo, vi potrà piacere e interessare, è un lavoro di controinformazione, “19 luglio 1992 una strage di Stato” se ne sono occupati Salvatore Borsellino e Marco Canestrari che è qua davanti a me e che ogni lunedì viene a raccogliere i Passaparola, ci sono testimonianze oltre che del sottoscritto di Antonio Ingroia , di Salvatore Borsellino, Nino di Matteo, Gioacchino Genchi, Nicola Biondo, Umberto Lucentini, Peppino Lo Bianco e letture di Claudio Gioè l’attore che legge il diario di Manfredi Borsellino, il figlio del Giudice Borsellino, è la storia di Borsellino, una storia molto inedita, come vedrete e è soprattutto la storia sui retroscena della strage di Via D’Amelio, è il degno completamento di quell’altro Dvd “Sotto scacco” che avevamo auto prodotto con il Fatto Quotidiano a cura di Udo Gumpel e di Marco Lillo e che avevamo distribuito, ma chi lo cerca lo può trovare ancora sul sito de Il Fatto Quotidiano, questo uscirà in edicola dalla metà di febbraio e anche sarà acquistabile tramite il sito de Il Fatto Quotidiano, 19 luglio 1992 “Una strage di Stato” mentre invece chi vuole tutta la collezione dei Passaparola e delle ultime due annate dei Passaparola c’è il cofanetto sul blog di Grillo che abbiamo segnalato la settimana scorsa, buona settimana e passate parola!

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lunedì 14 febbraio 2011

Masi: una poltrona da giustificare. Nuova telefonata (video)

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Simona Ventura è sempre disponibile, quando si tratta di rilanciare le scarse quotazioni di qualche personaggio pubblico malvisto. Non si contano le "personalità" da lei ospitate a Quelli Che Il Calcio, ma per fare due nomi... basta pensare all'inviato fisso Clemente Mastella, collezionista di figuracce e rinvii a giudizio, oltre che responsabile della caduta dell'ultimo governo Prodi, che viene preso a lavorare per la trasmissione in modo da farlo risultare simpatico alla nazione con le sue battute. Oppure ancora Emanuele Filiberto di Savoia, chiamato da lei per prima (e da Fabio Fazio) nel periodo in cui le istituzioni dovevano decidere sulla riammissione della sua famiglia nel territorio italiano.

La Ventura è fatta così. L'ha confermato stasera, quando ha perso chili di zucchero dalla bocca nel corso della telefonata del direttore RAI Masi. Masi dal canto suo è un caso umano, lo sappiamo tutti. Non è riuscito a bloccare Annozero e Santoro, perché c'era una sentenza passata in giudicato da rispettare, ma per vendetta non ha firmato il contratto con Travaglio e Vauro, e poi qualche settimana fa ha telefonato in diretta TV per minacciare il conduttore, rimediando una figuraccia senza pari. Ricordiamo anche che in RAI venne fatto un sondaggio fra i dipendenti, e Masi prese uno schiaffo pazzesco, i più distratti possono fare un ripasso QUI.

Povero Masi... chiama Santoro, attaccando una trasmissione che fa Giornalismo, "dissociandosi" da essa, e poi telefona a una delle trasmissioni più tipiche della "TV spazzatura" facendo i suoi complimenti. Incredibile: la sua voglia di non scontentare il capo che l'ha piazzato lì è patetica. La TV secondo Masi è proprio come la concepisce Berlusconi: non deve informare la gente, ma distrarla con cretinate, in modo che l'attenzione di tutti sia spostata dalle cose veramente importanti a quelle futili. E l'intelligenza si appiattisce, la coscienza va in vacanza. Masi è una delle armi più importanti in RAI del ducetto sessuomane e lampadato, e nel giorno in cui Minzolini è messo alla gogna per aver rovinato definitivamente il TG1, Masi completa l'opera, accentuando uno sfacelo che non ha precedenti per la TV di Stato.

Dalla sua poltrona, o meglio, dal suo trono, Sua Emittenza sorride, e ordina che un osso venga gettato ai suoi fidi, la RAI è in rovina: il conflitto di interessi (mai risolto per volontà di D'Alema) raccoglie le sue vittorie.



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Minzolini: missioni compiute!

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L'abbiamo sempre detto: Minzolini è stato messo al TG1 per svolgere due compiti. Anzitutto disinformare, poi far cadere in basso gli ascolti del TG RAI. La prima missione è quella che ha causato le più pesanti critiche, alle quali il ministro della Propaganda ha contrapposto fiele. La seconda invece è quella per cui forse il minzognere potrebbe rischiare davvero, e rischiare il posto, perchè i soldi contano in un'azienda.

Non ho ricordi di un sorpasso di un TG Mediaset su uno RAI, ma è successo. Leggete pure:


Ascolti, Tg1 sorpassato dal Tg5. Pd: “Minzolini in caduta libera”
Il telegiornale di Mediaset ha avuto 6 milioni di telespettatori, mentre quello della Rai ha totalizzato 5 milioni 899 mila telespettatori. Giorgio Merlo, vice presidente della Commissione di Vigilanza Rai, afferma: "E' un doppione del Tg4"
da Il Fatto Quotidiano

Il Tg5 batte sorpassa il Tg1 delle 20 nella gara degli ascolti. Il telegiornale di Mediaset ha avuto uno share commerciale del 23,37 per cento con 6 milioni di telespettatori, mentre quello di Augusto Minzolini ha totalizzato il 22,05 per cento con 5 milioni 899 mila telespettatori. La sconfitta della prima rete Rai è ancor più sorprendente se si guardano le statistiche di domenica scorsa, quando il tg diretto da Clemente Mimun aveva tenuto davanti agli schermi 5.527 telespettatori (share 20,65 per cento), contro i 6.497 (24,36 di share) della prima rete Rai.

”Il sorpasso del Tg5 ai danni del Tg1 segna un punto di non ritorno nella caduta degli ascolti del telegiornale diretto da Minzolini”, ha dichiarato il deputato del Pd Roberto Giachetti che rileva: “Il 22.38 per cento del tg di Canale 5 contro il 22.05% del TG1 è un dato senza precedenti che impone una profonda riflessione alla Rai”. Secondo l’esponente democratico “è impensabile che un patrimonio informativo come quello del primo telegiornale del servizio pubblico finisca dilapidato in una preoccupante caduta libera di ascolti”. Giachetti invita infine i vertici Rai ad intervenire “con urgenza perché questa incredibile emorragia di ascolti e di credibilità possa essere tamponata”. Critico anche Giorgio Merlo del Partito democratico, vice presidente della Commissione di Vigilanza Rai: “Sapevamo che l’effetto Mentana sarebbe stato pesante. E così è stato. Ma il problema di fondo, al di là ancora del calo degli ascolti, è il profilo di questa testata importante che resta comunque decisiva per la stessa informazione Rai”, ha scritto Merlo in una nota. “E cioè – spiega l’esponente del Pd-un Tg1 che rischia di essere un doppione del Tg4. Senza ingerenze di sorta, è necessario ora intervenire per evitare un oggettivo indebolimento del Tg1 e, di conseguenza, della caduta di credibilità della stessa informazione del servizio pubblico”.

Il problema riguarda proprio il Tg diretto da Minzolini visto che gli altri programmi Rai vanno a gonfie vele. Fuoriclasse, la fiction di Rai1, con protagonista Luciana Littizzetto, ha battuto la concorrenza, sfiorando i 6 milioni di telespettatori. Su Raitre, Che tempo che fa, con Fabio Fazio che la domenica ha tra gli ospiti fissi proprio la Littizzetto ha avuto 5 milioni 158 mila spettatori e il 17,04 per cento di share. Dal lato della concorrenza, Amici su Canale 5 è stato seguito da 4 milioni 115 mila spettatori, 18,60 per cento. Appena tornato, Affari Tuoi, su Rai1, ancora condotto da Max Giusti, ha avuto 6 milioni 57 mila spettatori (19,80 per cento), battendo Striscia la domenica di Canale 5, 4.171.000 (13,82 per cento).

Due gli episodi in particolare che nelle ultime settimane hanno fatto crollare gli ascolti. La sera del 2 febbraio un’intervista di 4 minuti a Silvio Berlusconi scatena la bufera su Minzolini. Il giornalista Renzulli iviato dal presidente del Consiglio viene accusato di aver confezionato “un’intervista in ginocchio”: siamo infatti nel pieno dello scandalo Ruby, ma il giornalista evita ogni domanda sul tema e parla solo di “rilancio economico dell’Italia”. Una settimana dopo, il 10 febbraio, il Tg1 dà oltre 5 minuti di spazio all’intervento di Giuliano Ferrara lo stesso giorno in cui il direttore de Il Foglio intervista a sua volta il premier Berlusconi. In entrambe le occasioni, insorge il comitato di redazione della testata: “Ogni volta che il Tg1 ospita Berlusconi, gli ascoltatori scappano dal video”.

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Ogni mezzo uomo ha un prezzo, e ora si riscuote

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Il denaro compra tutto, tranne la vera gente.

Direi che la situazione si commenta da sola. Aggiungo solo che una settimana fa circa Il Fatto Quotidiano ha pubblicato la lettera di un tassista che ha accompagnato Scilipoti a una delle cene di Berlusconi, e lo ha visto uscire con dei regali.


Transfughi, in regalo l'auto blu
di Marco Damilano
Da Scilipoti alla Polidori, da Razzi alla Siliquini: i deputati che sono passati con Berlusconi adesso girano con autista e lampeggiante. E aspettano con ansia le 'loro' poltrone nel prossimo rimpasto di governo

C'è chi per un posto di governo è disposto a ripercorrere il Cammino di Santiago de Compostela, come i mendicanti medievali. È il caso dell'ex giornalista del Tg1 Francesco Pionati, oggi deputato dell'Alleanza di centro, l'Adc.

Ogni fine settimana il figlio dell'ex sindaco di Avellino riunisce i suoi aderenti in un'amena località religiosa: a Padova, presso la basilica di Sant'Antonio, a Cassino, sotto l'abbazia di San Benedetto. A una certa ora, miracolo, si materializza la voce di San Silvio, in collegamento telefonico con i discepoli pionatiani, puntualmente ripreso da tutti i tg della sera. Malignano che non di iscritti all'Adc si tratti, ma di autentici pellegrini arruolati per una giornata a basso costo e tutto compreso, visita al monastero-messa-pranzo al sacco-telefonata del presidente del Consiglio, ma l'importante è che tutto questo girovagare serva a consegnare a Pionati la tanto desiderata poltrona di sottosegretario. Altrimenti non resterà che andare a Lourdes.

Pionati è solo una delle tante anime in pena che soffrono in questi giorni di passione. Il Cavaliere li chiama la terza gamba della maggioranza, insieme a Pdl e Lega. Sono i 21 deputati del gruppo dei Responsabili. "Più disponibili che responsabili", corregge un collega. Formati da transfughi di ogni genere (c'è l'imprenditore ex veltroniano e l'operaio ex dipietrista, l'ex fascista e l'ex comunista), una babele di dialetti e di idiomi preferibilmente originari del regno delle Due Sicilie, decisivi per tenere in vita Berlusconi e la legislatura. La casella a sorpresa nelle grandi e infime manovre dei rimpasti e degli allargamenti prossimi venturi che devono consentire al governo di superare i passaggi più delicati: la ripresa dello scontro sulla giustizia, il federalismo, il tentativo di riportare il processo breve nell'aula di Montecitorio nelle prossime settimane e il vero match di cui già si vocifera, l'eventuale conflitto di attribuzione da sollevare con il tribunale di Milano sul processo Ruby.

All'ultima cena nell'abitazione romana di Silvio Berlusconi sono stati omaggiati di una cravatta e di un pacco dono preparato dai ragazzi della Comunità Incontro di don Pierino Gelmini. Ma la vera sorpresa li attendeva all'uscita, nel cortile di palazzo Grazioli. Arriva una macchina con lampeggiante e carica tutto felice l'ex Idv Domenico Scilipoti, detto "the Penguin", il Pinguino. Arriva un'altra vettura con sirena e prende in consegna Catia Polidori, l'ex finiana. Entrano altre berline e salgono a bordo Maria Grazia Siliquini (ex Futuro e Libertà) e Antonio Razzi (ex Italia dei Valori). Un carosello di autoblu degno delle Zil nere che segnalavano il saliscendi dei gerarchi nella nomenklatura brezneviana. Anche se la scorta, giustificata con le minacce ricevute dai transfughi dopo il passaggio nel campo berlusconiano, è solo il primo gradino. Verso il trionfale ingresso nel governo.

Nonostante le smentite di rito, nelle cucine berlusconiane stanno preparando il rimpasto. Per superare indenne la corsa a ostacoli delle prossime settimane a Berlusconi non bastano i 314-315 deputati finora racimolati. Bisogna allargare, anche perché il prezzo, le condizioni poste da ciascun componente del gruppo, diventa di giorno in giorno più esoso. "Per votare la fiducia a Sandro Bondi i due deputati sud-tirolesi pretendevano il parco dello Stelvio. Cosa vorranno per salvare Berlusconi dal processo: il Lombardo-Veneto?", sbotta un deputato del Pdl.

Ecco perché è diventata così importante la possibile new entry radicale, che vale da sola sei deputati alla Camera e consentirebbe al governo di superare la soglia di sicurezza. Berlusconi e Marco Pannella non hanno bisogno di mediatori, sono in ottimi rapporti da tempo immemorabile, al punto che di Giacinto detto Marco ministro con il centrodestra si parlò già nel 1994, e finì invece con la nomina di Emma Bonino alla Commissione europea.

La trattativa va avanti da più di due mesi: alla vigilia del voto della Camera del 14 dicembre, lo scontro frontale tra il premier e Gianfranco Fini, l'intesa si era quasi trovata su un documento con uno slogan ad effetto, sei riforme per sei deputati. Ma tra i sei punti di Pannella c'era qualcosa che suonava troppo simile a un'amnistia: utile anche a Berlusconi, probabilmente, ma la Lega non l'avrebbe gradita neppure per scherzo, e non se ne fece niente. Ora le danze si sono riaperte. Non ci sono poltrone per Pannella, se non il sogno di essere consacrato senatore a vita. Né rappresentano un problema le questioni etiche: sul testamento biologico il Pdl lascerà libertà di coscienza e amen.

In fibrillazione ci sono gli ex pannelliani approdati dalle parti di Arcore, Gaetano Quagliariello, Eugenia Roccella, Daniele Capezzone, ma se ne faranno una ragione. Il vero ostacolo, semmai, viene dall'ostilità di Emma Bonino, leale con il Pd con cui si è candidata appena un anno fa alla regione Lazio e contraria a fare patti con il Cavaliere.

Nonostante l'ira di Emma i colloqui Silvio-Marco non si sono mai interrotti e ruotano su due questioni. La riforma elettorale: consigliato da Mario Segni, suo partner ai tempi dei referendum elettorali dell'inizio degli anni Novanta, il leader radicale chiede la cancellazione del Porcellum e il ritorno dei collegi uninominali. Un maggioritario hard che - oltretutto - agli occhi del Cavaliere avrebbe il bel risultato di spazzare via il Terzo Polo, costretto se non vuole sparire a scegliere se stare di qua o di là, come successe nel '94 al centro di Segni e di Mino Martinazzoli.

La seconda condizione è la riforma della giustizia: un piano per le carceri, storica battaglia radicale, e in più la separazione delle carriere e una responsabilità civile dei giudici molto più punitiva dell'attuale. Musica per le orecchie del premier che in questi giorni ha valutato la possibilità di un clamoroso cambio al ministero di viale Arenula. Un tecnico, tipo l'ex componente laico del Csm Mario Patrono, al posto di Angelino Alfano. Molto più credibile un giurista appoggiato dai radicali per fare la sempre annunciata riforma della giustizia. Anche perché per Angelino si progetta un futuro di prima linea.

Ritorno al partito, ma da coordinatore unico. Riorganizzare le truppe del Pdl che nei sondaggi resta intorno al trenta per cento ma che da tre anni è affidato a un uomo macchina come Denis Verdini, di certo non un personaggio da spedire in tv a difendere l'operato del governo, oltre che già abbastanza inguaiato di suo in inchieste e ispezioni. Angelino, dunque, coordinatore unico, giovane e affidabile. E Guido Bertolaso, disoccupato di lusso dopo il suo addio alla Protezione civile, all'organizzazione, alla guida di una rete di presunti volontari (roba da coccolone per Maurizio Scelli, ex capo della Croce rossa, che nella scorsa legislatura coltivava identica ambizione).

Un ticket per rivitalizzare il Pdl. E per placare gli appetiti dei Responsabili. In testa alla lista c'è il siciliano ex Udc Francesco Saverio Romano (vedi box), in corsa per un ministero. E un pugno di poltrone in palio: il calabrese Aurelio Misiti vice-ministro alle Infrastrutture, il veneto Massimo Calearo vice-ministro al Commercio con l'estero, l'eterno dc Vincenzo Scotti ritornerebbe ministro (alle Politiche comunitarie) per svuotare il posto da sottosegretario al ministero degli Esteri. Per Pionati? Chissà: la Farnesina val bene un pellegrinaggio.

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venerdì 11 febbraio 2011

Stragi del 1993: ennesimo pentito chiama in causa Berlusconi

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Della serie: le notizie che Minzolini non vi darà MAI, ecco a Voi:

Questa vicenda del Bunga Bunga un'utilità per Sua Emittenza ce l'ha, e pure doppia: anzitutto alimentare con nuova benzina le fiamme degli incendi da lui appiccati nella gente, soffiando sull'odio verso i Magistrati; in secondo luogo spostare l'attenzione da cose ben più gravi di questa: il suo ruolo (ancora da accertare) nelle stragi di Mafia del 1993 (oltre i vari processi Mills, Mediaset e Mediatrade). L'anno scorso avevo contato il numero dei collaboratori di Giustizia che hanno fatto il nome di Berlusconi in relazione alle stragi, ora non lo ricordo. Intanto però ne è saltato fuori un altro. Coincidenza? Non è che la Mafia ora è comunista anch'essa?


Mafia, il pentito Romeo accusa B: “Le stragi del ’93 richieste da ‘un politico di Milano’”
Confermato un verbale del 1995 dove il collaboratopre di giustizia diceva: "Gli attentati servivano per alleggerire il regime di 41bis e per un politico di Milano". Svelatio anche i compensi per chi metteva le bombe:"Dieci milioni a testa"
da Il Fatto Quotidiano


Il pentito di mafia Pietro Romeo, che questa mattina è stato ascoltato in aula bunker a Firenze come testimone per il processo sulle stragi del ’93 a Roma, Firenze e Milano, è tornato a parlare di Silvio Berlusconi. Unico imputato il boss Francesco Tagliavia. Durante l’interrogatorio di Romeo, l’avvocato di parte civile Enrica Valle ha letto un verbale reso da lui stesso il 14 dicembre del 1995 in cui il pentito “precisa che Giuliano gli aveva detto che le stragi venivano fatte per il 41 bis e che c’era un politico di Milano che aveva detto a Giuseppe Graviano di continuare a mettere le bombe”. Romeo aveva allora riferito che Graviano aveva detto a Francesco Giuliano (un boss mafioso, ndr) che “si dovevano fare attentati con le bombe perché lo aveva detto un politico di farle. Il politico diceva di fare questi attentati a cose di valore storico artistico”. Romeo precisava anche che, da quanto aveva capito, “era Giuseppe Graviano che andava a trovare il politico con il quale aveva i contatti”. All’avvocato che gli chiedeva se confermasse queste dichiarazioni, Romeo si è limitato a dire “le confermo”.

Il pentito Romeo ha rivelato anche i compensi stabiliti dai boss Francesco Tagliavia e Giuseppe Graviano per gli esecutori materiali delle stragi. Romeo lo avrebbe appreso a sua volta da altri mafiosi, tra cui Francesco Giuliano: ”Giuseppe Graviano voleva dare dieci milioni (di lire, ndr) a testa, Francesco Tagliavia, invece cinque. Ma Graviano dice che alla fine furono dati dieci milioni prelevati da una cassa comune tra le famiglie”.

Nella sua deposizione davanti alle parti Romeo si è anche lamentato dell’avarizia del boss Tagliavia: ”Di tutte le rapine che abbiamo fatto, i soldi se li metteva in tasca Francesco Tagliavia, ci dava una miseria. Facevamo rapine ai tir, ma i proventi se li mangiavano loro”. “Non potevamo fare le rapine senza autorizzazione di Tagliavia – ha speiagto – e siccome i soldi li prendevano Tagliavia, Salvatore Giuliano, Damiano Rizzuto, che io ho anche ucciso perchè lui voleva uccidermi, dovevamo rapinare continuamente. Dovevamo fare rapine senza armi e usando le macchine nostre”. “Giuseppe Graviano – ha aggiunto Romeo evidenziando una diversità di vedute tra i boss del mandamento – non doveva sapere niente perché per lui le rapine erano delle minchiate”. All’avvocato di Tagliavia, Luca Cianferoni, che ha chiesto a Romeo se provasse “raconcore” contro il suo assistito, il pentito ha risposto: “Ora no, non ho più risentimenti verso Tagliavia, da giovane sì”.

A essere sentito come testimone sul processo per le stragi del ’93 anche un cappellano del carcere di Ascoli Piceno, lo stesso dove era detenuto il pentito Gaspare Spatuzza. Don Pietro Capoccia racconta di Spatuzza come di “una persona vera che aveva bisogno di ritrovarsi. Una persona in crisi mistica”. Il religioso ha orientato Spatuzza verso la Scuola superiore di Scienze religiose di Ascoli Piceno. “Gli ho procurato dei libri. Ha sostenuto tutti gli esami del primo anno, con la media dell’otto, poi, è stato trasferito”. Alla domanda del pm se ricordasse in quale circostanza Spatuzza diede segnali di pentimento, il prete ha ricordato quando una volta Spatuzza si rivolse a lui dicendo: “Padre Pietro mi sento responsabile della morte di questo ‘santo’”. Il santocui si riferiva era don Puglisi, il prete di Brancaccio ucciso dalla mafia nel settembre del ’93. Il religioso ha sottolineato di non aver mai parlato di problemi giudiziari con Spatuzza sottolineando come, in carcere, i detenuti, soprattutto quelli del 41 bis, abbiano nel cappellano il loro unico punto di riferimento amicale.

Intanto è di questa mattina la decisione della Procura generale presso la Corte di Cassazione di tenere a Palermo l’indagine a carico dell’ex ufficiale del Ros Giuseppe De Donno coinvolto nelle vicende relative alla trattativa tra Stato e mafia che vede indagati, tra gli altri, anche l’ex comandante del raggruppamento speciale dell’arma Mario Mori e i capimafia Riina, Provenzano e Cinà. I giudici hanno respinto la richiesta di spostare la competenza dell’indagine dal capoluogo siciliano a Roma. L’istanza già respinta dalla Procura di Palermo era stata appellata dall’indagato in Cassazione. De Donno è accusato di attentato a corpi politici dello Stato. Secondo i pm l’ex ufficiale, protagonista insieme a Mori dei contatti con l’ex sindaco mafioso Vito Ciancimino, avrebbe condotto, per conto delle istituzioni la trattativa con le cosche finalizzata a far cessare le stragi.

La Procura generale della Cassazione, contrariamente a quanto ritenuto da De Donno, che sosteneva che le condotte a lui contestate si erano svolte a Roma, e che quindi Palermo sarebbe stata incompetente a indagare, ha stabilito che dagli atti di indagine trasmessi dalla Dda si evincono una serie di condotte poste in essere dagli indagati non riducibili solo al colloquio, citato nel ricorso da De Donno, tra l’ex ufficiale e l’allora direttore degli Affari penali del ministero della Giustizia Liliana Ferraro. Durante l’incontro, avvenuto nella Capitale, De Donno disse a Ferraro di avere preso contatto con Ciancimino.

Inoltre, secondo la Procura generale della Cassazione l’ipotesi di reato di associazione mafiosa contestata ad alcuni indagati dello stesso procedimento “incardina” la competenza ad indagare nella Dda di Palermo anche in presenza di fattispecie criminose diverse dall’associazione mafiosa, comportando una deroga ai criteri di competenza territoriale fissati dal codice di procedura penale.

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