giovedì 10 marzo 2011

Camorra e processi: Cosentino alla sbarra

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Che schifo.


Domani Cosentino a giudizio con l’accusa di concorso esterno in associazione camorristica
L'ex sottosegretario all'Economia e deputato Pdl ha schivato l'arresto per il diniego del Parlamento. La Cassazione l'ha definito "socialmente pericoloso", nonostante le dimissioni dal governo e la riduzione del suo "peso politico"
di Vincenzo Iurillo

E dopo anni trascorsi sulla graticola di un’inchiesta mediaticamente fragorosa, è arrivato il giorno del giudizio anche per l’imputato di camorra Nicola Cosentino. L’appuntamento è per il 10 marzo, alle ore 9.30, al primo piano del Palazzo di Giustizia di Santa Maria Capua Vetere. Il collegio C della prima sezione penale del Tribunale sammaritano, presieduto da Giampaolo Guglielmo, inizierà a vagliare le accuse di concorso esterno in associazione camorristica avanzate dai pm della Dda di Napoli Giuseppe Narducci e Alessandro Milita nei confronti del deputato ed ex sottosegretario all’Economia, originario di Casal di Principe (Caserta), tutt’ora coordinatore campano del Pdl e king maker delle trattative elettorali locali a nome del partito di Berlusconi in vista delle elezioni amministrative. A cominciare da quella per il candidato sindaco di Napoli: nei giorni scorsi proprio Cosentino ha accompagnato dal premier l’ex capo di Confindustria Napoli Gianni Lettieri, che a breve potrebbe ottenere l’investitura ufficiale.

L’ordinanza di arresto nei confronti di Cosentino, firmata il 7 novembre 2009 dal Gip di Napoli Raffaele Piccirillo, è stata confermata due volte dalla Cassazione ed è sempre in vigore. Non viene eseguita per il diniego del Parlamento. L’ultima volta a dicembre la Cassazione ha definito Cosentino “socialmente pericoloso”, nonostante le dimissioni dal governo e la riduzione del suo “peso politico”. I magistrati della Suprema Corte mettono nero su bianco che la partecipazione dell’ex sottosegretario ad alcune iniziative anticamorra successivamente al 2009 è stata una “espressione di attività difensive dal momento che l’indagato era già grave; al corrente delle indagini a suo carico”. Come sarebbe ininfluente l’arresto dei camorristi coi quali, secondo l’accusa, Cosentino era colluso, perché anche il coinvolgimento dell’ex sottosegretario nella società dei rifiuti Eco4 “era avvenuta mentre il boss Francesco Bidognetti era già in carcere”.

Il deputato azzurro, raggiunto alla vigilia di Natale dalla richiesta di rinvio a giudizio, ha chiesto e ottenuto il rito immediato, rinunciando all’udienza preliminare. Per accelerare i tempi del processo, hanno affermato i suoi difensori Agostino De Caro e Stefano Montone, che respingono in toto le ipotesi accusatorie e sono convinti di riuscire a dimostrare la piena innocenza del loro assistito.

Secondo la Procura guidata da Giandomenico Lepore, Cosentino sarebbe stato sin dal 1980 il referente politico-istituzionale dei clan casalesi, dai quali avrebbe ricevuto sostegno elettorale e capacità di intimidazione, e ai quali avrebbe offerto la possibilità di partecipare ai proventi delle assunzioni e degli appalti del ciclo dei rifiuti. I magistrati dell’accusa hanno acceso un riflettore sulle vicende degli sversamenti illeciti, della costruzione dell’inceneritore di Santa Maria la Fossa (che Cosentino avrebbe ‘finto’ di avversare per favorire invece un progetto appetito dai clan), e sul presunto controllo assoluto delle assunzioni e degli incarichi all’interno della Eco4, la società dei rifiuti del casertano.

“La Eco 4 è una mia creatura, la Eco 4 song’io” avrebbe detto Cosentino a Gaetano Vassallo, il ministro dei rifiuti del boss Francesco Bidognetti. Vassallo è uno dei pentiti le cui rivelazioni hanno dato il là all’inchiesta giudiziaria. Secondo uno dei passaggi chiave dell’ordinanza di arresto, Vassallo si sarebbe recato a casa di Cosentino per incontrarlo e discutere di un suo ruolo in una società controllata dalla Eco 4. Ne avrebbe ricevuto un diniego perché, stando al racconto del pentito, Cosentino gli avrebbe spiegato che in quel momento gli interessi economici dei clan si erano spostati a Santa Maria la Fossa e lì comandava il gruppo camorristico degli Schiavone, con conseguente estromissione degli uomini di Bidognetti.

Il pm ha composto una nutrista lista testi: sono circa 150 le persone che potrebbero essere chiamate a deporre in aula in un processo che si preannuncia lungo e laborioso. Ne citiamo solo alcune: l’ex governatore Antonio Bassolino, il suo ex braccio destro Massimo Paolucci, l’ex parlamentare Lorenzo Diana, l’ex sub commissario all’emergenza rifiuti Raffaele Vanoli, il ministro Altero Matteoli, i protagonisti dell’inchiesta P3 Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino. E diversi pentiti di camorra, tra i quali Vassallo e Luigi Guida, detto ‘o drink, un camorrista della Sanità di Napoli trasferitosi nel casertano fino a diventare uno degli uomini più influenti del clan Bidognetti.

La Procura punta tra l’altro a dimostrare che Cosentino avrebbe cercato di costruire un vero e proprio ciclo dei rifiuti alternativo e concorrenziale a quello ‘ufficiale’, gestito da Fibe-Fisia-Impregilo attraverso il contratto stipulato con il commissariato per l’emergenza. Ed infatti i legali di Fibe, i cui vertici sono imputati insieme a Bassolino nel processo per il disastro rifiuti campano, hanno chiesto e ottenuto dal presidente del collegio Maria Adele Scaramella la possibilità di introdurre gli atti dell’inchiesta e del processo Cosentino nel dibattimento che li coinvolge a Napoli. Fibe intende inoltre costituirsi parte civile nel processo di Santa Maria Capua Vetere. Tra le parti offese, oltre alla società del gruppo Impregilo, c’è anche la presidenz a del consiglio dei Ministri. In aula sapremo se il governo Berlusconi si costituirà in giudizio contro uno dei suoi ex sottosegretari nonché principale referente politico del premier in Campania.

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