domenica 6 marzo 2011

Il governo che crea disoccupazione nella Scuola Pubblica

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Siamo davvero un paese di merda, pieno di imbecilli che credono alle bugie di questi delinquenti che ci governano strapagati e non guardano la realtà dei fatti. L'aumento della disoccupazione è il marchio di fabbrica del governo Berlusconi, e non solo per il fatto che per l'economia il governo non sta facendo niente, ma anche e soprattutto perché la "riforma" della Scuola e dell'Università sta producendo la perdita di decine e decine di migliaia di posti di lavoro. Quando un governo realizza interventi normativi che cancellano il lavoro e creano disoccupati, tale governo sta lavorando contro gli interessi della cittadinanza, non ci sono scuse né giustificazioni per atti criminali di tale portata. E anche se poi alla TV appare quella (brutta) faccia della ministra Gelmini, o le (altrettanto brutte) facce dei portavoce di Sua Emittenza, i vari Capezzone, Cicchitto eccetera, sempre pronti a gettare fumo negli occhi della gente, se anche i TG raccontano balle sulla realtà oppure non passano neanche la notizia alterata, questo non cancella il fatto che la Scuola (ma anche l'Università) è alla canna del gas, distrutta da una "riforma" che ha distrutto i mezzi e i metodi di insegnamento, imbarbarendoli per creare ignoranti da plasmare con le trasmissioni televisive, ed è altrettanto distrutta nel suo interno dai tagli dei posti di lavoro, che gettano centinaia di migliaia di famiglie nel lastrico.

Cancellare con un intervento normativo il lavoro è sbagliato sempre, e se considerate che buona parte degli insegnanti che saranno sbattuti fuori sulla strada è vincitrice di concorso pubblico, allora la "riforma" è anche anticostituzionale.

La cosa che mi fa più incazzare è che quasi tutti quelli che non appartengono al mondo della Scuola si sono sempre disinteressati di essa, non capendo l'importanza di una buona formazione culturale per le generazioni del domani, quindi per i propri figli. Dov'è finita la coscienza? Dov'è finito il senso del dovere legato allo studio? La gravità di quello che sta succedeno dal 2009 ad oggi travalica ogni altra cosa: questo governo sta rovinando la società italiana, non solo perché da una parte con le sue TV rende la gente scema e inebetita, non solo perché soffia sull'odio che sparge a piene mani, ma anche perché sta rovinando la Cultura, uccidendo l'insegnamento e creando disoccupati.

La Chiesa, sempre pronta a richiamare le coscienze quando vi ha un interesse materiale, mette a tacere la propria coscienza, tace e passa a incassare i dividendi: ottenendo soldi freschi per le sue scuole private (che in quanto tali hanno già il proprio cospicuo sostentamento). I partiti politici dell'opposizione non fanno niente, anzi, una cosa la fanno: passano a mettere il cappello in testa alle manifestazioni autorganizzate dai lavoratori della Scuola, dicono "Siamo con voi" e poi tornano a casa sperando di aver raccolto qualche consenso, perché hanno le loro poltrone da conservare.

La Scuola sta morendo. L'insegnamento sta morendo. La disoccupazione nella Scuola sta aumentando. Cos'altro serve per farci capire che bisogna scendere per le strade a Roma (e in tutta Italia) a prendere a calci nel sedere questi delinquenti?

Abbiamo il coraggio di (fingere di) indignarci perché Berlusconi fa orge con puttanelle (forse anche minorenni) e non diciamo niente, non facciamo niente, per come questo ducetto sta distruggendo il paese? Il 2011 è l'anno delle rivoluzioni, popolazioni meno "evolute" (non mi viene altro termine, scusatemi) della nostra hanno capito che bisogna combattere contro i regimi che le opprimono, e noi cosa caXXo stiamo aspettando?


L'uragano di tagli del governo sull'istruzione: Il prossimo anno saltano altre 20 mila cattedre
Anche il personale non docente subirà un nuovo salasso: avrà 14 mila posti in meno. Sono state 45 mila, pari al 51% del totale, quelle eliminate nelle regioni meridionali
di SALVO INTRAVAIA

ROMA - Mentre per le scuole paritarie il premier auspica un Buono-scuola, le statali vengono colpite da un autentico uragano di tagli. In tre anni di governo Berlusconi, insegnanti, alunni, dirigenti scolastici, bidelli, assistenti amministrativi, tecnici di laboratorio, supplenti e genitori hanno dovuto fare i conti con "risparmi" su tutti i capitoli: posti in organico, fondi e addirittura ore di lezione. Del resto, il buongiorno si vede dal mattino: nella prima Finanziaria, quella estiva del 2008, il governo somministrò alla scuola pubblica una vera e propria cura da cavallo: 132 mila posti in meno in un triennio e "sforbiciata" per 8 miliardi di euro netti.

Meno cattedre. La maggior parte del bilancio del ministero dell'Istruzione, circa il 94 per cento del totale, se ne va in stipendi del personale. E per "risparmiare" occorre tagliare le cattedre. Nel mese di giugno del 2008 il ministro Tremonti presentò il conto alla collega, Mariastella Gelmini: 87400 cattedre in meno in tre anni (45 mila al sud, pari al 51%)). Per il prossimo anno ne dovranno eliminare 19700. Risultato: riduzione delle ore di lezione per gli alunni e disoccupazione per migliaia di precari.

Bidelli, assistenti amministrativi e tecnici di laboratorio. La scure non ha risparmiato il cosiddetto personale non docente: bidelli, assistenti amministrativi e tecnici di laboratorio. L'ultima tranche di tagli prevede 14 mila posti in meno, che si aggiungono ai 30 mila già tagliati l'anno
scorso e quest'anno.

I supplenti. Anche nella scuola a pagare la "manovra" sono i più deboli: i supplenti. I dati dell'anno in corso non sono ancora disponibili, ma basta citare quelli degli ultimi due anni per comprendere la portata del fenomeno. In appena due anni, dal 2007/2008 al 2009/2010 quasi 25 mila supplenti con incarichi annuali hanno dovuto dire addio a stipendio e incarico.

Le classi. Nonostante il numero degli alunni in Italia non sia mai diminuito, in un triennio (dal 2007/2008 al 2010/2011) le classi sono calate di 10.617 unità. Va da sé che le classi sono sempre più affollate e non mancano aule con 30 o addirittura 35 alunni stipati dentro.

I fondi. Nel 1997 la scuola italiana entrò nell'era dell'Autonomia. Venne così stanziato un apposito budget che annualmente viene ripartito tra le 10 mila scuola del Paese. Anche questi trasferimenti sono stati colpiti: nel 2008 i fondi per la cosiddetta legge 440/97 sfioravano i 186 milioni. Due anni dopo si assottigliano a 127 milioni: meno 32 per cento.

Ore di lezione. La riforma Gelmini della scuola elementare (ora primaria), media e superiore si basa su un enorme incisione alle ore di lezione. Alle elementari le famiglie possono scegliere quattro moduli-orario: 24, 27, 30 e 40 ore settimanali. Alla media, le ore di lezione alla settimana passano a 30. In passato, le scuole elementari e medie funzionavano con un maggior numero di ore. Ma è alle superiori - a settembre scatta il secondo anno di riforma - che le ore di lezione vengono falcidiate. La Relazione tecnica parla chiaro: per tagliare le 87 mila cattedre previste, a regime, tutti gli studenti dei licei staranno in classe per 71 mila ore di lezione in meno, quelli dei tecnici riusciranno a evitare 240 mila ore di lezione a settimana e 223 mila in meno i compagni degli istituti professionali.

Inglese alla primaria. La scuola italiana non riesce a pagare 11200 insegnanti specialisti di inglese alla primaria. Per questa ragione la manovra Tremonti-Gelmini prevede la loro riconversione in insegnanti comuni. L'Inglese ai bambini dell'elementare verrà impartito da insegnanti che nel frattempo avranno seguito un corso di 400 ore.

Tempo prolungato alle medie. Tre anni fa le classi con orario a Tempo prolungato (fino alle 16) rappresentavano il 29 per cento del totale. Quest'anno sono il 21 su cento.

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