giovedì 31 marzo 2011

Il vero nome del "processo breve"? Colpo di Stato

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L'altra settimana a Ballarò il guardasigilli (o creaimpunità, che è meglio) Alfano ha cercato di fare lo splendido, citando a sproposito un testo di Falcone. A parte l'offesa alla memoria di Falcone, dovuta al fatto che le "riforme" della Giustizia di questa maggioranza stanno all'esatto opposto rispetto alla figura e all'attività di Falcone, Borsellino, e quanti sono stati trucidati dalla Mafia, perché creano ceppi all'attività di accertamento dei reati e alla punizione degli stessi, c'è da sottolineare che il ministro dell'Ingiustizia in realtà più che per il suo padrone sta lavorando per se stesso. E' voce di questi giorni, riportata da più giornali, che se il ducetto lampadato dovesse riuscire a prendere il posto di Napolitano, uno dei più accreditati suoi successori alla presidenza del Consiglio sarebbe proprio lui.


Angelino Alfano, come ogni avvocato marinato, usa le parole per dire tutto e il contrario di tutto, per cercare giustificazioni dove non ne esitono, e ha a buon cuore la sua immagine, oggi sdoganata come "candida" quando non lo è. Non lo è perché egli già nella sua pagina Fecbook cancella ogni commento lasciato dagli utenti che muovono una critica alla sua attività pestilenziale al Governo; non lo è perché da Guardasigilli egli non lavora per tutelare la Magistratura bensì per attaccarla, vilipenderla, umiliarla e minacciarla con l'invio di "ispettori" dove ravvisa un pericolo per il politico di turno; non lo è perché invece di fare la vera riforma di cui la Magistratura ha necessità, e cioé più fondi per le attività base dei giudici e pubblici ministeri (dai fogli per le fotocopie, alla manutenzione dei computer, oggi obsoleti e semi guasti, per fare due esempi lampanti dell'arretratezza in cui egli volutamente lascia questi importanti strumenti del lavoro dei magistrati), più assunzioni per gli uffici (pochi magistrati oggi gestiscono decine di migliaia di cause ognuno, da qui la lentezza della macchina Giustizia), più benzina per la polizia giudiziaria... egli invece interviene sulle norme del Diritto, mandando al camposanto centinaia di migliaia di processi per ogni tipo di reato, creando quindi seri danni e una palese ingiustizia ai danni delle persone offese dai reati, che attendono giustizia e non l'avranno mai. E tutto ciò perché occorre salvare il ducetto sessuomane.

Allora si passa da una finta di dialogo a un'accelerata delle norme che creano impunità, da proposte di legge a decreti legge (dove sta la "gravità ed urgenza" se si vuole favorire uno solo?) o all'uso della fiducia come forzatura istituzionale.

Il "buon" viso di Alfano è tutto a cattivo gioco: se accontenterà il padrone, salvandolo dai processi, avrà il meritato premio, la presidenza del Consiglio, un osso davvero dorato.

L'accelerata sul "processo breve" è giunta ieri con un golpe alla Camera. Mentre infatti le telecamere erano tutte puntate sulle false promesse di Sua Emittenza a Lampedusa (non ne realizzerà una, vedrete: è il suo marchio di fabbrica), Alfano con la maggioranza (erano tutti presenti, quindi c'era la premeditazione del golpe) ha votato e fatto passare di forza il cambio dell'elenco dell'ordine del giorno nei lavori, mettendo al primo posto l'Impunità del "processo breve". Un vero colpo di Stato.

"Non vedo l'ora di andare in udienza a difendermi". Quante volte Silvio Berlusconi ha usato queste parole nei momenti di pausa prima di una forzatura ad impunitatem in Parlamento? Il meccanismo è sempre lo stesso: quando arriva un processo il dittatore fa finta di mostrarsi disponibile, vengono pagate le claques (oggi l'osso che gli viene lanciato è 20€) per creare atmosfera davanti alle telecamere, e poi mentre Ghedini e Longo giocano a rinviare le udienze per arrivare alla prescrizione, questa viene ulteriormente accorciata. Lo fecero con la ex Cirielli, lo rifanno oggi col "processo breve", che manderà in vacanza i tre processi Mediatrade, Mediaset e soprattutto Mills. In quest'ultimo infatti era stata accertata la corruzione e fu dichiarato colpevole il corrotto, Mills (ma il reato fu dichiarato prescritto all'ultimo momento), egli venne condannato a risarcire 250 mila euro allo Stato. Ora manca la punizione del corruttore, e tutti sappiamo chi è. Salvate Silvio, vi ha messo in quelle belle e strapagte poltrone per quello, su!

Il "processo breve" è quindi l'illecita risposta del Governo all'attività lecita della Magistratura. Per il Ruby Gate c'è tempo: si sta già andando a colpi di richieste di proroga, fino a finte disponibilità per il solo lunedì che partoriscono automatici rinvii perché di punto in bianco Sua Emittenza ha a cuore i problemi del paese. Tutto ciò condito dalla solita panzana sulle toghe rosse, e sul fatto che Berlusconi sarebbe oggeto di attenzioni da parte della Giustizia solo da quando è "sceso in campo", notizia falsa perché già una da quindidicina di anni prima la Giustizia iniziava ad occuparsi di lui. Ma la gente va disinformata, perché il consenso popolare da estorcere con l'inganno è l'unica base che può permettere a questa masnada di delinquenti di stare in questo precario equilibrio. La gente non deve sapere come vanno le cose, altrimenti si incazza, com'è successo ieri davanti a Montecitorio (Vermilinguo-Minzolini guarda caso non ne ha parlato), e magari cambia idea.

Il processo breve regala uno sconto di sei mesi all'imputato Berlusconi, e dato che la difesa ha guarda caso trovato 19 testimoni da far ascoltare in udienza (parleranno di farfalle?), il PM De Pasquale non avrà neanche il tempo di fare la requisitoria, e sfumerà tutto. Repubblica lo racconta bene.

E' un colpo di Stato perenne: chi è forte e potente può delinquere, poi arriva subito qualche lodo incostituzionale che fa perdere un po' di tempo, e qualche altra leggina che cambia le regole del gioco, azzoppa la Giustizia e salva il Kaiser. In questo guazzabuglio di prescrizioni brevi, bavagli all'attività investigativa, riforme che asserviranno la magistratura inquirente al Parlamento e quant'altro, chi sorride (dopo il beneficiario principale) è la criminalità organizzata, largamente salvata e quindi ricompensata. Ma gli affari sono affari...

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Per chi volesse approfondire:

Processo breve e prescrizione, un po’ di chiarezza
da Barbara Indovina (è avvocato a Milano e docente a contratto presso l’Università Commerciale Luigi Bocconi di “Informatica per Giurisprudenza”)

Il ddl n. 1880 presentato per la prima volta il 12 novembre 2009 intitolato "Misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi" - in attuazione dell'articolo 111 della Costituzione e dell'articolo 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali - approvato dal Senato della Repubblica il 20 gennaio 2010 è tornato ieri, dopo oltre un anno “di giacenza” dall’approvazione del primo ramo del Parlamento, alla Camera dei deputati per la discussione.

Il testo del provvedimento, profondamente modificato nella sostanza, passa all’esame dell’Assemblea con la relazione dell’onorevole Maurizio Paniz.

Innanzi tutto balza all’evidenza la disposizione di cui all’art. 3 che recita “modifiche all’art. 161 del codice penale”: a pochi anni dall’entrata in vigore della c.d. “legge Cirielli”, legge che ha radicalmente mutato l’istituto della prescrizione (ossia della causa di estinzione del reato per il decorrere di limiti temporali), il legislatore modifica ulteriormente le disposizioni circa i termini necessari per poter dichiarare prescritto un reato.

L’istituto dell’interruzione della prescrizione ossia, più semplicemente, dell’allungamento dei termini di prescrizione a seguito di determinati atti o fatti che ne interrompono la decorrenza, con la Legge Cirielli veniva differenziato a seconda della incensuratezza o meno del prevenuto: da un minimo di 1/4 per gli incensurati fino ad un aumento apri al doppio del temine ordinario per le persone dedite alla delinquenza.

Facciamo un esempio: il termine di prescrizione del reato di concussione (punito con pena da 4 a 12 anni) è pari al massimo della pena edittale ossia, nel nostro caso, 12 anni; orbene alla luce del disposto della Legge Cirielli l’interruzione della prescrizione (ad esempio provocata dalla pronuncia della Sentenza di primo grado) aumenta per il soggetto incensurato a 15 anni (12 anni più un quarto = 15 anni) mentre per il delinquente abituale tale termine sarà aumentato fino a 24 anni.

Orbene, l’emendamento proposto ieri consentirà aumenti differenti: in particolare per l’incensurato il tempo necessario a prescrivere non sarà più di 1/4 ma di 1/6 e, contestualmente, viene introdotto il “nuovo” aumento di 1/4 per i casi recidiva semplice (ossia per chi ha già commesso in precedenza un altro reato): quindi, riprendendo l’esempio poc’anzi fatto, in caso di imputazione per concussione il termine prescrizionale in caso di soggetto incensurato muterebbe da 15 anni (12 anni + 1/4 ovvero 3 anni) a 14 anni (12 anni + 1/6, ovvero 2 anni).

Stando così le cose sarà introdotta, quindi, la tanto contestata norma proposta dall’onorevole Paniz circa la ulteriore diminuzione dei termini prescrizionali per i soggetti incensurati: tale modifica processuale si applicherà ai processi per i quali, alla data di entrata in vigore della legge, non sia stata pronunciata sentenza di primo grado.

E’ il successivo art. 5 che è completamente difforme da quanto inizialmente presentato e lo si evince dalla lettura del titolo della norma che muta da “Estinzione del processo per violazione dei termini di durata ragionevoli” a “Durata ragionevole del processo e obbligo di segnalazione”.

Non più, quindi, l’introduzione del c.d. “processo breve” ma dell’obbligo di segnalazione in capo al dirigente dell’ufficio giudiziario di comunicare al Ministero della Giustizia e al procuratore generale presso la Corte di Cassazione circa la “lentezza” del giudice procedente ad emettere determinati provvedimenti:

- 3 anni dalla richiesta di giudizio del PM alla sentenza di primo grado

- 2 anni dalla sentenza di primo grado a quella di appello

- 1 anno e 6 mesi dalla sentenza di secondo Grado alla sentenza di Cassazione

- 1 anno dal provvedimento della Cassazione che demanda al Giudice di merito un nuovo giudizio.

Sparisce, quindi, la parte prevista nel testo approvato al senato un anno fa secondo la quale il decorso dei sopracitati termini avrebbe comportato l’estinzione del procedimento per violazione della durata ragionevole del processo: istituto, peraltro nuovo poiché l’estinzione del processo è propria del giudizio civile conoscendo il processo penale unicamente gli istituti dell’estinzione della pena e del reato.

In ogni caso, i termini indicati dal legislatore sono, allo stato, incompatibili con l’attuale lentezza della giustizia penale: la durata media di un processo penale in primo grado è, infatti, di circa tre anni e mezzo.

L’indicazione di termini che consentano di ritenere la durata del processo “adeguata” quantomeno agli standard europei e a quanto suggerito dalla Comunità Europea, è doverosa ma inefficace senza modifiche strutturali che intervengano alla base del problema della lentezza della giustizia e non successivamente con decadenze o sanzioni che pregiudicherebbero soltanto i diritti dei soggetti interessati.

Per le valutazioni finali dovremo attendere in ogni caso il testo che verrà approvato definitivamente specialmente in relazione alla durata del processo e alle conseguenze della mancata ottemperanza a quei termini definiti conformi ad un “giusto processo”: se la sanzione sarà, quindi, di tipo procedurale (con conseguente estinzione del processo) o soltanto “disciplinare” .

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