giovedì 31 marzo 2011

La escort che impara dal cliente generoso: corruzione di testimoni?


Oplà:


Ruby, denaro alla teste

di Paolo Biondani

Un incontro da 'Giannino', due settimane fa, dove era insieme a Lele Mora. Poi l'offerta di soldi a Caterina Pasquino, personaggio cruciale nel processo a Berlusconi. Soltanto un 'risarcimento'?

Venerdì 18 marzo 2011, ristorante da Giannino. Nella saletta riservata c'è Lele Mora con un codazzo di bei ragazzi della sua scuderia. Allo stesso tavolo siede una diciottenne ormai famosa: Karima El Mahroug, detta Ruby Rubacuori. Mora è l'indagato-chiave nell'inchiesta sulle notti di sesso, gioielli e banconote a casa del presidente del Consiglio. Per la giustizia Ruby dovrebbe stare dall'altra parte della barricata: è parte offesa, cioè vittima del reato di prostituzione minorile per cui Mora è inquisito e Berlusconi è già a processo. Invece Lele e Ruby stanno cenando insieme, allegramente, nel ristorante milanese più citato negli atti dell'inchiesta come luogo di ritrovo di decine di Papi-girls e dei principali indagati, da Mora a Emilio Fede fino al premier.

Il locale è affollato, c'è perfino qualche giornalista. Agli occhi di tutti, la scelta di farsi vedere proprio lì, l'uno accanto all'altra, diventa un messaggio: Lele vuole far sapere che è ancora lui a controllare la ragazza marocchina che tra febbraio e maggio 2010, quando era minorenne, passava le notti ad Arcore e intascava migliaia di euro dal premier. Nella sala principale dello stesso ristorante sono sedute altre due donne che pochi riconoscono: Caterina Pasquino e Michelle Conceicao. Sono due testimoni cruciali nel processo a Berlusconi. Caterina è la ragazza italiana che aveva denunciato Ruby per furto: fu lei a chiamare la polizia, il 27 maggio 2010, provocandone il fermo in questura che ha fatto scoppiare lo scandalo.

Sentita come teste, ha fornito anche un riscontro fondamentale: "Ruby mi diceva che è stata spesso a casa del premier dove a suo dire ha cenato, ballato e fatto sesso con lui, il quale le dava molto denaro". Michelle è l'amica brasiliana che nella notte fatale del 27 maggio accolse in casa la minorenne marocchina, rilasciata dalla questura (e affidata a Nicole Minetti) grazie alla memorabile bugia raccontata dal premier ("� la nipote di Mubarak"). Sentita dai pm, Michelle ha detto meno di quel che sa, ma ha finito per confermare il fatto decisivo per il processo: "Dopo il rilascio in questura, Ruby mi confidò che si prostituiva per soldi. Cercai di avvertirla dei rischi e lei scoppiò a piangere".

Quel venerdì 18 Michelle e Caterina sono sbalordite nel rivedere Lele e Ruby insieme. E proprio in quel ristorante. Imbarazzate, escono dal locale, proprio mentre Ruby entra nella sala principale e gira tra i tavoli, facendosi notare. Quando le vede sotto i portici, dietro le vetrate, si precipita fuori, dove comincia a insultarle pesantemente. Michelle e Caterina temono una trappola: una provocazione studiata per screditarle, per inscenare una lite in pubblico, per indebolire le loro testimonianze facendole rileggere in chiave di rancori personali. Quindi si trattengono. Sono furibonde, ma non reagiscono. E se ne vanno.

Un paio di giorni dopo, Ruby torna alla carica, ma con una tattica opposta. Chiama Caterina Pasquino e le chiede scusa. Ricordando la vecchia amicizia, le propone un incontro. L'italiana è diffidente, ma alla fine accetta. E con sua grande sopresa si sente offrire per la prima volta un bel risarcimento da Ruby: non solo i 3 mila euro rubati, ma anche altri soldi, giustificati dal fatto che Caterina, per colpa dello scandalo, lamenta di aver perso la casa in affitto e vari contratti. Ora la trattativa è in dirittura d'arrivo: i rispettivi avvocati sono già al lavoro per formalizzare l'accordo.

Se Caterina dovesse accettare i soldi e ritirare la denuncia, per Ruby sparirebbe l'accusa di furto. Il risarcimento in discussione riguarda solo quel procedimento contro l'ex minorenne. L'imputato Berlusconi, in teoria, non c'entra nulla. Di fatto però l'incrocio tra i due casi crea un cortocircuito straordinario: in pratica Ruby è l'unica persona che, senza destare alcun sospetto, può liberamente pagare una testimone del processo al premier. E non una qualsiasi: proprio la denunciante che, fino a ieri, confermava di aver sentito l'allora minorenne vantarsi di aver fatto "sesso con il premier" in cambio di "molti soldi".

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