domenica 17 aprile 2011

Berlusconi: eversione fuori controllo. Il colpo di Stato va avanti

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Qualora ci fosse ancora qualcuno che non ha capito cosa sta succedendo, legga questi due documenti. Siamo davanti a un colpo di Stato, costruito giorno dopo giorno infilando nella testa della gente odio nero, e distruggendo il nostro ordinamento giuridico.


ARRESTATELO di Marco Travaglio
da Il Fatto Quotidiano / in edicola 17 aprile 2011

"Oggi 29 gennaio 1979 alle ore 8:30 il gruppo di fuoco Romano Tognini ‘Valerio’ dell’organizzazione comunista Prima linea ha giustiziato il sostituto procuratore della repubblica Emilio Alessandrini… uno dei magistrati che maggiormente ha contribuito in questi anni a rendere efficiente la procura della repubblica di Milano… nel tentativo di ridare credibilità democratica e progressista allo Stato".

Con questo volantino, 31 anni fa, i terroristi rossi di Prima Linea rivendicavano l’assassinio del pm milanese che in quel momento indagava sulla strage nera di Piazza Fontana. Cioè tenevano a far sapere di averlo eliminato proprio per i suoi meriti, perché Alessandrini era bravo, onesto e con la sua competenza, professionalità e dedizione onorava lo Stato e le istituzioni che i brigatisti non riconoscevano, anzi volevano abbattere.

Oggi, a non riconoscere lo Stato e le istituzioni e ad abbatterli un pezzo al giorno, non sono più i terroristi, fortunatamente estinti: sono il presidente del Consiglio e la sua vasta corte di servi felici, alleati venduti e figuranti a gettone. E sono molto più pericolosi dei terroristi (che finirono involontariamente per rafforzare il sistema, mentre quelli lo picconano dall’interno), perché nessuno – tranne poche e flebili voci – ne denuncia la pericolosità, perché controllano militarmente le istituzioni e le televisioni, e soprattutto perché hanno l’immunità e purtroppo non possono essere arrestati.

Al posto dei mitra, usano come armi le leggi, le tv, i giornali. E, dall’altro giorno, anche i manifesti anonimi, come quelli apparsi a Milano con uno slogan che fa impallidire, per carica eversiva, i volantini di Prima Linea: "Via le Br dalle procure". Il Corriere della Sera, che appena qualche testa calda disegna una stella a cinque punte nel cesso di una fabbrica lancia l’allarme in prima pagina contro il ritorno del terrorismo, ha relegato la notizia a pagina 13 in basso a destra. Il giorno prima invece, aveva sbattuto in prima pagina Asor Rosa, gabellandolo per un novello Junio Valerio Borghese pronto a marciare su Roma al grido di "To ra To ra". Ora, di quei manifesti firmati "Associazione dalla parte della democrazia", è ignoto solo il tipografo. L’ispiratore e l’autore dei testi si chiama Silvio Berlusconi, che ieri ha paragonato i magistrati (quelli, si capisce, che si occupano di lui) a una "associazione a delinquere", s’è vantato di aver imposto processo e prescrizione breve "per tutelarmi" (dalla Giustizia) e tre giorni fa, davanti alla stampa estera, ha farneticato di "giudici brigatisti".

Nemmeno una sillaba è trapelata dal Quirinale contro questi proclami terroristici. Con ben altra determinazione avevano reagito Scalfaro e Ciampi, quando in passato B. aveva vomitato analoghi deliri:
"In tutti i settori ci possono essere corpi deviati. Io ho una grandissima stima per la magistratura, ma ci sono toghe che operano per fini politici. Sono come la banda della Uno bianca" (14.3.96).
"Come anni fa la sinistra si è saputa distinguere da chi faceva la lotta armata, anche oggi deve dividere la propria responsabilità da chi fa lotta politica con le sentenze. La sinistra deve isolare certi pm come fece con le Brigate rosse" (8.8.98).
"Negli anni ‘70 c’era la volontà di abbattere lo Stato borghese con l’uso della violenza. La sinistra seppe distinguere la sua responsabilità da quella delle Br. Spero che oggi faccia la stessa cosa neiconfronti dei giudici giacobini" (17.3.99).
"Resisteremo ai colpi di giustizia, di piazza e di pistola che non fanno parte della democrazia" (26.3.2002).

Significativamente, la prima di queste frasi fu pronunciata a commento dell’arresto del giudice Squillante, il cui nome era sul libro paga di B. e Previti assieme a quello di Vittorio Metta (vedi alla voce Mondadori). Per lui gli unici giudici buoni sono quelli corrotti: quelli onesti, quelli bravi sono una minaccia. Infatti, in un’altra occasione, li definì "pazzi, antropologicamente diversi dal resto della razza umana". Quelli sani prendono esempio da lui: fanno i delinquenti.




Berlusconi oramai un pericolo eversivo. Napolitano lo dovrebbe fermare
di Fulvio Lo Cicero

La violenza montante di Berlusconi contro la Procura di Milano deve essere fermata, perché rappresenta un "golpe strisciante" contro un potere dello Stato. L'unica persona in grado di farlo è Giorgio Napolitano, Capo delle Forze armate.

ROMA – Quello che sta accadendo in questi giorni in Italia ha un precedente storico: la marcia su Roma partita il 28 ottobre 1922 (Mussolini arrivò nella Capitale in treno da Perugia). Nella mente del futuro dittatore c’era la convinzione che, con una evidente prova di forza di qualche migliaio di manipoli giunti nella Capitale, il re Vittorio Emanuele si sarebbe convinto ad affidargli la guida del Governo. Tecnicamente fu un "golpe", un colpo di Stato, che avviene ogni qualvolta si ha un ricambio alla guida del governo senza alcun ricorso alle elezioni (cosa che effettivamente avvenne poi nel 1924, fra le violenze dei fascisti nelle cabine elettorali).

Silvio Berlusconi sta esercitando la medesima violenza sulle istituzioni italiane, esattamente dopo 89 anni dalla marcia su Roma. Ha conquistato il diritto di governare grazie ad elezioni truccate dal suo enorme potere mediatico, che non consente una reale e libera maturazione politica da parte dell’opinione pubblica, controllando sia il polo privato e sia la Rai, a lui completamente sottomessa per quanto concerne l’informazione quotidiana. Messo sotto accusa dai giudici della Procura di Milano per reati infamanti (induzione alla prostituzione minorile e concussione), lungi dal dimettersi come qualsiasi altra persona avrebbe fatto, il premier ha ingaggiato una lotta senza quartiere contro i pm milanesi, costringendo tutte le istituzioni e il Parlamento a mettersi al suo servizio e approntando rimedi legislativi tali da evitare qualsiasi processo.

L’opera è oramai talmente a buon punto che è molto probabile che egli non dovrà più presentarsi ad alcun dibattimento e l’indagine dei giudici sarà insabbiata. Non soddisfatto di ciò, il magnate di Arcore sembra convinto della necessità di distruggere personalmente i magistrati della Procura milanese. Ha ispirato l’affissione di manifesti in cui si afferma la necessità di cacciare le Brigate rosse dalla Procura di Milano, anche se, ridicolmente, il ministro della giustizia Alfano si è dissociato. Ieri ha evocato la costituzione di una commissione di inchiesta per appurare se i pm milanesi non abbiano costituito una associazione a delinquere.

È evidente anche ad un adolescente che un personaggio del genere non è in grado di governare, di presiedere un Consiglio dei ministri e di rappresentare l’Italia all’estero. In termini tecnici è in atto, da parte di Berlusconi un "colpo di Stato" strisciante, che consiste nell’assoggettare i poteri della Repubblica alla sua persona, per i suoi personali comodi. Per far questo deve "far fuori", in termini letterali, alcuni magistrati che lo indagano e manomettere le leggi (Costituzione e leggi ordinarie) che suggellano l’operato della Procura milanese.

È dunque ora che Giorgio Napolitano intervenga con tutta la sua autorevolezza. Egli è il Capo delle Forze armate, ha dunque dalla sua parte non soltanto l’autorevolezza della sua carica ma anche la forza legittima per scongiurare qualsiasi atto eversivo da parte di Berlusconi. Lo deve convocare al Quirinale, spiegargli che gli attacchi al terzo potere dello Stato devono cessare immediatamente e che non firmerà alcun disegno di legge che comporti un effetto immediato (positivo) sui suoi processi e che comporti la morte di decine di migliaia di altri procedimenti contro truffatori, assassini e corrotti. Napolitano, secondo il nostro parere, è obbligato a compiere una tale prova di forza se non vuole essere accusato di "attentato alla Costituzione", reato presidenziale previsto dall’articolo 90, secondo comma della Costituzione, che compirebbe qualora non impedisse a Silvio Berlusconi di portare a termine la sua opera di demolizione delle istituzioni e in particolar modo della Magistratura.

Oramai è evidente a tutti che la cricca di Arcore e il suo "duce" mirano ad una conquista violenta delle istituzioni repubblicane e alla totale sottomissione del terzo potere dello Stato, come previsto dal "Piano di rinascita nazionale", il manifesto della P2 del 1980. soltanto il prestigio e l’autorevolezza di Giorgio Napolitano possono scongiurare questo pericolo.

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1 commento:

  1. Nel momento in cui, nel '94, si è consentito l'ingresso nel mondo politico ed istituzionale ad un notorio delinquente e psicopatico, tutto questo era da aspettarsi. Poi per 15 anni lo si è lasciato fare o perfino larvatamente sostenuto. Ad usque tandem?

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