venerdì 15 aprile 2011

Precisazioni sul colpo di Stato (a.k.a. processo breve e riforma della giustizia)

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Buona (si fa per dire) lettura, dal sito dell'Antimafia (quello che non piace alla maggioranza). In attesa delle nuove spallate sul Bavaglio.


SPECIALE RIFORMA GIUSTIZIA. Il disastro del processo breve
Una riforma che invece di accorciare i tempi dibattimentali neanche li fa iniziare
di Aaron Pettinari - 14 aprile 2011

Con 314 voti favorevoli il Governo Berlusconi ha incassato il si alla Camera ed ora la discussione verrà trasferita al Senato. Un successo per gli uomini di Silvio. Uno "scandalo per la democrazia", così come lo ha definito Don Luigi Ciotti, per addetti ai lavori e cittadini che chiedono giustizia.

Secondo il ministro Angelino Alfano, i processi penali a rischio sarebbero lo 0,2% del totale. Considerando che si ragiona su 3milioni e 300mila processi ogni anno, e che si prescrivono già 170mila processi (pari al 5%), l’effetto sarebbe di 7mila processi destinati a finire nel nulla. All’opposto, il Csm nei giorni scorsi ha sottoscritto un documento molto critico, che stima «notevole» l’impatto del ddl sui processi in corso.
L'Anm, che ha già definito l'approvazione della legge alla Camera come una "sconfitta per lo Stato", parla addirittura di «15mila processi a rischio».

Basti pensare a tutti quelli che si perderanno a causa di quel diabolico meccanismo scatenato dal ddl sulla "prescrizione breve" che, per l'appunto, accelera i tempi della prescrizione per gli incensurati e il cui processo è al primo grado.

Una norma che prevede delle eccezioni, come per esempio i reati per mafia e terrorismo, ma che non tiene conto di reati altrettanto gravi come ad esempio quello di corruzione, truffa od omicidio colposo.
E, guarda caso, è proprio il reato di corruzione quello che più di ogni altro interessa al premier poiché imputato al processo Mills con quell'accusa.
Già con la norma attuale il reato si prescrive in sette anni e mezzo e l'ulteriore taglio di sei mesi, sarebbe decisivo.

Ma ci sono anche altri processi eccellenti che rischiano di saltare come ad esempio gli scandali finanziari di Milano, tipo Enelpower, Parmalat ed Antonveneta.
Giustizia che verrà negata anche a quei familiari che a L'Aquila hanno perso i figli durante il terremoto.
«Lo Stato non ha protetto i nostri figli - ha gridato la propria rabbia di genitore Sergio Bianchi - e ora ci nega anche la giustizia, ci nega anche la possibilità di sapere perché sono morti. Mio figlio è morto a L’Aquila, in una casa privata e con questa legge poiché i sette indagati per mancato allarme sono tutti incensurati non verranno mai processati. E questo non è giusto».

La protesta dei parenti delle vittime che, dopo l'approvazione delle nuove norme, rischiano di vedere i propri processi estinti si è prolungata fino a tarda serata. Non c'erano solo gli aquilani. C'erano i familiari dei morti nella strage di Viareggio, i parenti dei morti per l’amianto, i consumatori ingannati dai crack Parmalat e Cirio, le vittime di violenza sessuale, le vittime di violenza sui minori.
E c'era la società civile.

Già ancor prima delle votazioni il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso aveva espresso il proprio parere negativo indicando il processo breve come "un modo per far morire il processo, piuttosto che per trovare le eventuali responsabilità dei colpevoli o l'eventuale assoluzione di innocenti". Quindi ha criticato la riforma della giustizia spiegando che invece sarebbe più che altro una "riforma dei magistrati". "Quella che vogliono far passare per riforma della giustizia, più che una riforma della giustizia è una riforma dei magistrati - ha detto a margine di un incontro a Firenze - Vogliono intimidire, minacciare, bloccare i magistrati e soprattutto i pm che diventerebbero dei passacarte, una sorta di avvocati della polizia e perderebbero quell'autonomia e indipendenza che non è finalizzata al proprio potere ma serve per effettuare quel controllo di legalità che tutti i cittadini vorrebbero: non lo vogliono certo coloro che cercano profitti personali".

Ed è proprio quest'ultimo punto che il Capo dello Stato Giorgio Napolitano dovrà riflettere quando si troverà di fronte alla legge da firmare.
Questi ha detto che valuterà i termini di questa questione "quando si sarà vicini al momento dell'approvazione definitiva in Parlamento".

Giusto in tempo per definire il testo incostituzionale.

I punti principali della Riforma della Giustizia che vuole sviluppare il Governo.

1) Separazione carriere
La legge assicurera' la separazione di giudici e Pm. I primi costituiscono un "ordine autonomo e indipendente da ogni potere e sono soggetti soltanto alla legge", i secondi sono invece un "ufficio" organizzato secondo "le norme dell'ordinamento che ne assicurano l'indipendenza".

2) Obbligo azione penale
Il Pm continuera' ad avere l'obbligo di esercitare l'azione penale ma "secondo i criteri stabiliti dalla legge".

3) Responsabilità magistrati
Le toghe potranno essere chiamate a rispondere di tasca propria dal cittadino per errori commessi, come avviene per i medici o per i funzionari della P.A. E infatti la bozza prevede che i magistrati sono "direttamente responsabili degli atti compiuti in violazione dei diritti, al pari degli altri funzionari e dipendenti dello Stato". Si aggiunge poi che "nei casi di ingiusta detenzione o di altra indebita limitazione della liberta' personale, la legge regola la responsabilita' civile dei magistrati".

4) Due Csm
Ci sara' un Csm per i giudici e uno per i Pm. Entrambi presieduti dal Capo dello Stato. Sembra quindi tramontata l'ipotesi di affidare la guida del Csm dei Pm al Pg della Cassazione eletto dal Parlamento in seduta comune. Del Csm dei giudici fara' parte di diritto il primo presidente della Cassazione, mentre gli altri componenti saranno per meta' giudici votati sulla base del sorteggio degli eleggibili (con l'intenzione di frenare il correntismo della magistratura associata) e per meta' 'laici' eletti da Parlamento. Nel Csm dei Pm siedera' il Pg della Cassazione e sara' ribaltata l'attuale proporzione: la componente 'togata' dovrebbe infatti essere ridotta a un terzo (previo sorteggio degli eleggibili) mentre quella 'laica' arriverebbe a due terzi.

5) Ai Csm vietati atti di indirizzo politico
I due Csm "non possono adottare atti di indirizzo politico ne' esercitare attivita' diverse da quelle previste dalla Costituzione". Espunta dalla bozza, invece, l'iniziale previsione secondo cui i Csm avrebbero potuto esprimere parere sui ddl del governo solo su richiesta del ministro della Giustizia.

6) Alta corte di disciplina
Come il Csm, anche la nuova Corte di disciplina sara' divisa in due: una sezione per i giudici e una sezione per i Pm. I componenti di ogni sezione saranno nominati per meta' dal Parlamento in seduta comune e per meta' da tutti i giudici e Pm (previo sorteggio degli eleggibili).

7) Polizia giudiziaria
Cambia anche l'art.109 della Costituzione: se oggi l'autorita' giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria, la bozza prevede dei limiti e cioe' che giudici e pm dispongano della Pg "secondo le modalita' stabilite dall legge".

8) Magistrati onorari
Per andare incontro alla richiesta della Lega di una maggiore partecipazione del popolo all' amministrazione della giustizia, cambia l'art.106 della Costituzione per prevedere la nomina anche elettiva di magistrati onorari con funzioni di Pm (ora questa possibilita' e' limitata ai soli giudici).

9) Inappellabilità sentenze di assoluzione
L'inappellabilita' delle sentenze di assoluzione introdotta a suo tempo dalla 'legge Pecorella' poi bocciata dalla Corte Costituzionale torna ora in Costituzione: all'art 111 sara' aggiunto un comma secondo cui "contro la sentenza di condanna e' sempre ammesso appello salvo che la legge disponga diversamente", mentre "le sentenze di proscioglimento sono appellabili soltanto nei casi previsti dalla legge".

10) Potere ispettivo guardasigilli
In Costituzione, all'art.110, finira' la funzione ispettiva del ministro della Giustizia e il compito a lui attribuito di riferire ogni anno alle Camere sullo stato della giustizia, sull'esercizio dell'azione penale e sull'uso dei mezzi di indagine. Restano confermate le sue attribuzioni relative all'organizzazione e al funzionamento dei servizi della giustizia.
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Ora, anche una mente poco dotata ha chiaro che questo è un colpo di Stato, perché si assoggetta all'esecutivo (che già controlla il legislativo) anche il potere giudiziario. Il presidente del consiglio dei ministri quindi tramite i ministri controllerà tutto: una Monarchia.

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