giovedì 14 aprile 2011

Sardegna: 12 consiglieri nei guai per peculato

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L'articolo è dell'Unione Sarda, quindi è da prendere con le molle visti certi precedenti, ma va letto.

Aggiunta del 16 aprile: l'articolo non riporta che Giommaria Uggias (IDV) si è autosospeso dal partito ed è l'unico che si è presentato spontaneamente dal giudice (non l'ha fatto nessuno) e con documenti, perciò complimenti all'Unione Sarda, ancora una volta ha mostrato da che parte sta. Seconda cosa: oggi abbiamo notizia che anche Adriano Salis (IDV) ha ricevuto pure lui l'avviso della chiusura delle indagini preliminari, che di solito prelude al rinvio a giudizio, e da parte sua documenti ... ? Buona lettura.


Undici consiglieri nei guai. Regione, chiusa l'inchiesta sui fondi ai gruppi.
l'Unione Sarda
di MARIA FRANCESCA CHIAPPE

Dopo Silvestro Ladu ecco la chiusura della seconda tranche dell'indagine sui fondi ai gruppi del Consiglio regionale. Quella più corposa: dodici componenti del Gruppo Misto in carica nella legislatura 2004-2009 sono indagati per peculato.

Dal gruppetto inizialmente sotto indagine esce soltanto Pietro Pittalis, Pdl. A tutti gli altri è stato notificato ieri l'avviso di conclusione delle indagini, l'atto che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. Con sorpresa: al presidente del gruppo del Psd'Az, Giuseppe Atzeri, vengono contestati 135.616 euro prelevati in contanti e utilizzati per pranzi e cene da consiglieri regionali non identificati.

SPESE INGIUSTIFICATE. Sono, invece, spese effettuate personalmente coi soldi destinati all'attività politico-istituzionale del gruppo quelle che non hanno saputo - o voluto - giustificare l'europarlamentare Giommaria Uggias (Idv), i consiglieri regionali Tore Amadu, Oscar Cherchi e Renato Lai del Pdl, Mario Floris dell'Uds, Alberto Randazzo dell'Udc, gli ex consiglieri regionali Giuseppe Atzeri del Psd'Az e Beniamino Scarpa (anche lui Psd'az e poi Pd), i socialisti Maria Grazia Caligaris, Raimondo Ibba e Pierangelo Masia, Raffaele Farigu del Nuovo Psi:

136.610€ in quattro anni e mezzo la Caligaris;
135.185 in cinque anni Ibba;
129.511 in cinque anni Floris;
117.528 in meno di quattro anni Scarpa;
81.920 in tre anni Cherchi;
78.922 in quattro anni Masia;
74,366 in meno di tre anni Farigu;
32.500 in un anno Uggias;
30.350 Randazzo in un anno;
24.200 in due anni Lai;
18.500 in sette mesi Amadu.

L'imputazione di peculato è uguale per tutti: «In qualità di consigliere regionale, nell'ambito del Gruppo Misto, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso indebitamente percepiva, appropriandosene, le somme di denaro delle quali aveva la disponibilità per ragione del suo ufficio, erogate dal Consiglio regionale in favore del gruppo di appartenenza».

SOLDI PER PASTI. Solo per il presidente del Gruppo Misto Atzeri le accuse vanno oltre il peculato: abuso d'ufficio, maltrattamenti, lesioni e falso. Le prime e si riferiscono alla vicenda di Ornella Piredda, la dipendente del gruppo che ha dato il via all'inchiesta con le sue denunce. Il falso invece è strettamente legato al peculato: «In qualità di presidente e amministratore del gruppo ha sottoscritto i rendiconti sull'impiego dei fondi attestando falsamente che quei soldi fossero stati destinati alle prescritte finalità istituzionali». Con l'aggravante di aver commesso il fatto per assicurarsi l'impunità dal peculato che, a differenza degli altri, gli viene contestato in concorso con consiglieri del gruppo non identificati.

Secondo il pm Marco Cocco - che ha coordinato le indagini della sezione di polizia giudiziaria della Finanza e dei Carabinieri - Atzeri avrebbe «disposto che fossero corrisposti in contanti ai consiglieri del gruppo gli importi indicati in ricevute e scontrini da loro presentati e attestanti la consumazione di pasti, senza che risultasse chi ne avesse fruito e per quali motivi. Quelle spese, nella situazione finanziaria al 12 marzo 2009, relativa all'anno 2008, da lui predisposta e sottoscritta in qualità di presidente e amministratore del gruppo, erano imputate alle voci Spese di amministrazione e diverse». Quelle somme, secondo l'accusa, sono state «corrisposte, percepite e trattenute senza che fosse documentata - con giustificazione certa, puntuale e coeva - la loro destinazione nell'ambito delle specifiche finalità pubbliche e istituzionali per la quali erano state erogate dal competente organo del consiglio regionale».

IL MOBBING. Nell'avviso di conclusione delle indagini anche la vicenda della dipendente è descritta nel dettaglio: Ornella Piredda (assistita dall'avvocato Andrea Pogliani) era stata assunta da Atzeri nel 2005 a tempo indeterminato con un livello inferiore rispetto al precedente inquadramento. In questo modo le avrebbe arrecato un danno ingiusto legato al demansionamento e alla successiva decurtazione di stipendio pari a 200 euro mensili. Non solo: evitava di salutarla e di parlarle e l'avrebbe pure isolata nell'ambiente di lavoro che le faceva percepire come ostile. Poi, nel 2008, senza alcuna comunicazione preventiva, aveva trasferito la Piredda, assente per malattia, in un'altra stanza e i suoi beni erano stati trasportati e lasciati incustoditi nella nuova postazione di lavoro. Tutto questo aveva determinato l'emarginazione lavorativa dal momento che la dipendente era stata privata anche del collegamento internet e della possibilità di effettuare telefonate interurbane. A questo proposito, Atzeri avrebbe omesso di avanzare la richiesta di abilitazione del telefono all'ufficio Provveditorato e amministrazione del Consiglio regionale. A causa di tutto questo la Piredda era caduta in una «depressione di media gravità e in un marcato stato ansioso che avevano comportato lunghi periodi di degenza».

Fin qui le accuse contestate dal pm Cocco al termine di un'indagine lunga e difficile. Ora gli indagati potranno consultare gli atti e sollecitare nuovi atti istruttori, depositare memorie, chiedere di essere interrogati attraverso i loro avvocati (Annamaria Busia, Riccardo Floris, Francesco Macis, Benedetto Ballero, Paolo Loria, Silvio Piras, Federico Palomba, Alberto Filippini, Agostinangelo Marras).

PROSCIOLTO PITTALIS. In questa fase l'unico a uscirne indenne è il consigliere regionale del Pdl Pietro Pittalis (difeso dall'avvocato Mariano Delogu): ha dimostrato in modo inconfutabile di aver utilizzato i fondi solo ed esclusivamente per l'attività politico-istituzionale del gruppo. Resta, dunque, la terza tranche dell'inchiesta, quella che coinvolge Adriano Salis dell'Idv, Carmelo Cachia del Pd, Giuseppe Giorico ex Udeur, Sergio Marracini dell'Udc e Salvatore Serra della Sinistra autonomista. Anche questa parte dell'inchiesta è in dirittura d'arrivo, nelle prossime settimane sarà notificato l'avviso di chiusura delle indagini. Soltanto allora si saprà se l'accusa di peculato è confermata per tutti o se per qualcuno il pm ha deciso di archiviare.

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