domenica 29 maggio 2011

"Niente preservativo, fedeli". E L'AIDS? Ci risiamo...

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Siamo alle solite. La Chiesa ritorna ancora sul tema del preservativo e rischia con la sua ultima sparata di mandare a morire milioni di fedeli. La solfa è sempre la stessa, e riguarda un aspetto fondamentale della vita di ogni individuo: appunto il sesso.

Il professor Juan José Perez-Soba, docente di Teologia Morale presso la Facoltà di Teologia San Damaso di Madrid e presso il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per gli Studi su Matrimonio e Famiglia, ribadisce l’approccio restrittivo della dottrina cattolica sull’utilizzo del preservativo in un articolo dell'Osservatore Romano.

Per questo "luminare" un atto sessuale "realizzato col preservativo non può essere considerato un atto pienamente coniugale nella misura in cui è stato volontariamente privato dei suoi significati intrinseci". Ecco di partenza la consueta panzana che il fare l'amore deve essere sempre finalizzato alla procreazione. La consueguenza di queste affermazioni è che se uno dei coniugi è sieropositivo, la coppia non deve usare lo stesso il preservativo, esponendo a contagio l'altro coniuge.

Quale sarebbe allora la soluzione? "Nel caso vi sia possibilità insuperabile del contagio, la coppia può di comune accordo adottare la decisione di astenersi dall’avere rapporti sessuali per ragioni di salute". Quindi se uno dei due è sieropositivo, la coppia deve scordarsi il sesso!

Perez-Soba poi continua il suo delirio affermando: "Sebbene l’uso del preservativo in un singolo atto possa avere una certa efficacia nella prevenzione del contagio dell’AIDS, non è comunque in grado di garantire una sicurezza assoluta neanche nell’atto in questione e meno ancora nell’ambito dell’intera vita sessuale. Per questo è quindi improprio indicarne l’uso come un mezzo efficace per evitare il contagio. Presentare il preservativo come una soluzione al problema è un grave errore, e sceglierlo semplicemente come pratica abituale è una mancanza di responsabilità nei confronti dell’altra persona".

E' più che logico invece il contrario: se uno dei coniugi è sieropositivo a maggior ragione la coppia deve usare il condom. Un vero atto di Amore è nel non contagiare il/la partner. E' davvero agghiacciante come la Chiesa, entrando nel letto dei fedeli, rischi di mandarli a morte negando la sua stessa missione, quella di salvare proprio la vita.

E pensare che mons. Bertone, il cardinale segretario di Stato Vaticano, va in giro a dire che la Chiesa fornisce "un grande aiuto nella lotta contro l'AIDS attraverso la duplice indivisibile dimensione della formazione delle coscienze da una parte e l’offerta più ampia possibile di cure mediche accessibili a tutti e di strutture organizzative avanzate". Si punta "non solo al sostegno morale dei malati, ma anche alla prevenzione del contagio e alla efficacia della stessa terapia". Dopo aver parlato di "Educazione al superamento dei pregiudizi, per trattare gli ammalati come persone dotate di una dignità inalienabile che possono dare un contributo alla società", Bertone ha detto che esiste "un senso alla loro sofferenza".

Bertone è furbo, e non affronta il tema della prevenzione: fare affermazioni di stile senza entrare nel merito della questione: la migliore protezione dall'AIDS, e cioé l'uso del Condom, è come dire niente. Un tipico discorso che appartiene alla Politica, che in larga parte fa affari con la Chiesa: usare tante parole per non dire niente.

L'arretratezza di queste posizioni mostra come la Chiesa Cattolica oggi sappia essere sempre più lontana da alcune delle basilari esigenze dell'essere umano. E poi si lamenta del crollo dei fedeli e delle vocazioni...

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