venerdì 10 giugno 2011

I dati delle morti bianche, argomento scomodo ed evitato dai politici

.
C'è solo da rimanere a bocca aperta. Una vergogna, forse la più grave, del nostro paese.

Morti bianche, vergogna d'Italia
di Gianluca Di Feo
Nel 2011 sono aumentate del 24 per cento. Le cause? Caporalato selvaggio, assunzioni a giornata, violazione delle norme sulla sicurezza. E un'azienda su due è fuorilegge. L'impressionante rapporto dei Carabinieri

L'emergenza sociale oggi si chiama lavoro. L'economia in affanno ha riportato indietro il Paese, con dinamiche di sfruttamento che sembravano dimenticate: aumentano le morti bianche, compaiono nuove forme di schiavismo. Un anno fa la rivolta di Rosarno ha aperto una finestra drammatica sulle condizioni degli immigrati. Ma il caporalato non è più un problema degli stranieri: sta ricomparendo anche tra gli italiani. In Campania o nella Pianura padana, ex operai che non riescono a trovare un posto dopo la strage di fabbriche si offrono come braccia a giornata, in nero. E come in tutte le situazioni che sembrano disperate, in Italia si ricorre ai carabinieri. Che con il Comando Tutela Lavoro schierano un presidio nazionale contro lo sfruttamento. Per una volta, però, lo si fa con una risposta dinamica, cercando di riformare il sistema dei controlli.

Proprio dopo Rosarno e i continui appelli del capo dello Stato contro le morti bianche, dallo scorso autunno il governo ha varato una piccola rivoluzione che coinvolge il ministero della Difesa e quello del Lavoro, creando sinergie per prevenire e punire. Così nel 2010 i militari del Comando Tutela Lavoro hanno visitato 22 mila aziende, trovandone la metà fuori regola (I dati: Le ispezioni dell'Arma regione per regione).

"E bisogna sfatare i luoghi comuni: il nero c'è dovunque, al Nord come al Sud", spiega il capitano Gianfranco Albanese che dirige la nuova unità di analisi creata per studiare gli sviluppi della situazione. Ben 300 ditte erano totalmente in nero: fantasmi dell'economia sommersa. A sorpresa, poi, si scopre che gli illeciti maggiori non sono nei cantieri o nelle fattorie ma nei capannoni delle fabbriche di scarpe o pellami (infrazioni nell'80 per cento), seguite dal tessile (75 per cento di bocciati), dagli alberghi e dai negozi (55 per cento). Tra gli 83.507 lavoratori "intervistati" ne sono emersi 11.322 non in regola e 13.630 totalmente in nero: in pratica uno su tre. Certo, il nero è più forte al Sud - 18,4 per cento - ma al Nord non si scherza con il 13 per cento dei dipendenti completamente fuori legge. In Veneto ne sono stati scoperti 903 su 5.086 persone controllate; in Emilia Romagna 817 su 4.920; in Lombardia 1.482 su 12.647. Numeri che dimostrano quanto il fenomeno sia radicato ovunque.

Per contrastarlo l'Arma ha trasformato la rete dei suoi reparti specializzati, con una struttura che ricorda i Ris resi celebri dalle fiction. Il cuore è appunto il comando che dipende funzionalmente dal ministero del Lavoro; poi sono stati creati quattro reparti sul territorio, a Milano, Roma, Napoli e Palermo che dispongono di nuclei operativi per interventi su larga scala, agendo insieme con gli ispettori del ministero del Lavoro, e coordinano i 101 nuclei specializzati dei carabinieri presenti in ogni provincia. Ma soprattutto - sottolinea il colonnello comandante Luciano Annicchiarico - è stata creata una sinergia tra le direzioni del Lavoro, i comandi provinciali dell'Arma e gli specialisti del reparto: ogni tre mesi c'è un vertice per pianificare le attività, coinvolgendo tutta l'Arma sul territorio. "Quello che fa la differenza è proprio l'intelligence che ci viene dalle stazioni dell'Arma che sono presenti ovunque: i marescialli vivono la realtà dei paesi e delle periferie e riescono a segnalare le situazioni su cui intervenire".

Alle ispezioni di routine si aggiungono poi le operazioni strategiche, mettendo in campo delle vere task force per setacciare i casi che appaiono più preoccupanti. Come a Fondi, dove in una notte sono stati controllati tutti gli operatori - oltre 300 - del mercato ortofrutticolo più grande e discusso dell'Italia centrale. O le ispezioni sullo sfruttamento di lavoratori di etnia cinese, quelle dedicati alla cantieristica navale del Nord dopo la serie nera di incidenti. O i blitz periodici nelle zone di coltivazione stagionale, a partire proprio da Rosarno per poi concentrarsi sul Foggiano e il Casertano dove imperversano i caporali. Anche in termini economici, i 500 carabinieri-specialisti hanno raggiunto una produttività record: in tre anni hanno contestato illeciti amministrativi per 813 milioni di euro, recuperando ben 259 milioni.

L'obiettivo è verificare che il personale sia in regola, negli stipendi, nei contributi e nella sicurezza. L'attività dei carabinieri fa capire perché in Italia si continua a morire di lavoro: su 3.424 ispezioni, in 880 casi si è bloccato tutto perché non erano rispettate le norme di sicurezza e 97 cantieri sono finiti sotto sequestro. Presto il nuovo sistema informatico - finanziato con fondi europei - garantirà l'interfaccia con l'Inail, eliminando rapporti su carta e rendendo più rapidi gli accertamenti. L'obiettivo è creare una rete telematica, che difenda i contributi e la salute del lavoratore. "Stiamo potenziando al massimo la collaborazione con altri enti, con l'Inail è già stata sottoscritta una convenzione, lo faremo anche con l'Inps e con l'Agenzie delle entrate. Nessun intento vessatorio: noi tuteliamo sia il lavoratore sia il datore di lavoro, a patto che siano onesti", conclude il colonnello Annicchiarico. E dalle statistiche emerge un dato che deve fare riflettere: lo scorso anno sono stati scoperti 286 minorenni, spesso bambini, costretti a lavorare in nero. Non accade in nessun altro paese europeo.

.

Nessun commento:

Posta un commento