venerdì 17 giugno 2011

L'uomo che fa tremare tanti italiani: Bisignani. Vertice segreto da Berlusconi

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Le redini di tutto, o quasi. L'uomo invisibile, che conosce tutti e decide tutto. Cresciuto all'ombra di Andreotti fra il 1976 e il 1979 in quanto responsabile stampa del ministero del Tesoro di quel governo. Iscritto alla Loggia P2, alla Massoneria, lavora all'ANSA e scrive lui le notizie più importanti per l'Italia in quegli anni. Compagno (ora ex) della Santanché, amico del migliore consigliere di Berlusconi: Gianni Letta. Non appena il suo nome appare nel registro degli indagati dell'inchiesta Why Not, salta la testa di De Magistris, che era troppo vicino alla verità e che viene puntualmente infangato dalla stampa del Regime.

Lui sa tutto di tutti, e se parla sono cazzi amari a 360°. Lui ha avuto fino a pochi giorni fa la gestione di notizie riservate, appalti, nomine e finanziamenti da parte di un sistema informativo parallelo, segreto e deviato volto alla commissione di «un numero indeterminato di reati contro la pubblica amministrazione e contro l'amministrazione della giustizia», in un misto di dossier e ricatti, anche attraverso interferenze su organi costituzionali. Ora ha ottenuto i domiciliari, e tutti tremano.

E se a Palazzo Grazioli Berlusconi ha convocato in gran fretta Letta, Ghedini e Alfano, vuol dire che sta rischiando grosso. Chissà perché ieri leggevamo dell'intenzione appena palesata da Berlusconi di andare all'estero. Una o più dorate Hammamet lo attendono.

Ecco un paio di articoli chiarificativi sui cosa sta trapelando e su quanto è grande questo vaso di Pandora. Io sento puzza di insabbiamento.


Servizi segreti e Finanza, una rete in dote a Bisignani
Nel network del faccendiere generali e l'ex direttore del Sismi Pollari. Dieci anni di lavoro per agganciare lo stato maggiore delle Fiamme Gialle
di CARLO BONINI E MARIA ELENA VINCENZI

RACCONTA Luigi Bisignani il 14 marzo: "Non c'è dubbio che i canali informativi di Alfonso Papa erano prevalentemente nella Guardia di Finanza. Al riguardo, lui aveva rapporti con ufficiali del Corpo". Basterebbero queste parole (che non sono le sole), per comprendere come al Comando Generale, siano ore complicate. L'ordinanza napoletana rianima a suo modo il fantasma dell'affaire Visco-Speciale, illuminando un sistema di relazioni e accreditando l'esistenza di un circuito di informazioni privilegiate che annoda alti ufficiali del Corpo al cuore del centro-destra. Quantomeno ad uno dei suoi spregiudicati ambasciatori, Alfonso Papa, l'ex magistrato diventato parlamentare del Pdl e cane da riporto di Luigi Bisignani.

Via dell'Olmata e il generale Poletti
Le carte istruttorie propongono pochi quadri per altrettante testimonianze che provano, allo stato, solo ciò che possono documentare: un network. Papa, del resto, con la Finanza coltiva un antico legame. Che risale al 2001, quando, giovanissimo pm (ha solo 31 anni), lascia Napoli per assumere l'incarico di vice-capo di gabinetto del ministro di Giustizia Roberto Castelli. A Napoli, Papa ha lavorato prevalentemente con la Finanza e, sbarcato a Roma, è il Corpo ad assumersi l'onere del suo alloggio e dei suoi spostamenti. Viaggia su una macchina della Finanza, con personale della Finanza. Prende possesso a un costo di 4.500 lire al giorno di uno degli alloggi di servizio della caserma del Nucleo di Polizia tributaria di via dell'Olmata. Dove conosce l'allora comandante del Nucleo, Paolo Poletti.

I rapporti tra i due proseguono nel tempo, anche perché Poletti diventa presto capo di Stato Maggiore. Anche se - a quanto lo stesso Poletti ha riferito ai pm di Napoli - i due sembrano condividere poco e niente. A cominciare dalla collocazione politica, che vede Poletti nell'orbita del centro-sinistra, legato come è da un rapporto di stima e amicizia con Massimo D'Alema. E' un fatto che Papa non molla né il generale, né uno dei suoi più fidati ufficiali, Luigi Della Volpe. Né negli anni dello Stato Maggiore, né dopo il 2008, quando Poletti e Della Volpe (il primo quale vicedirettore) transitano all'Aisi, il nostro controspionaggio. Racconta l'imprenditore Alfonso Gallo: "Papa attingeva informazioni dalla Guardia di Finanza e mi ha parlato del fatto che conosceva e vedeva il generale Poletti, con cui lo vidi e con cui, io stesso, presi un caffè". L'ordinanza colloca Papa, Poletti e Della Volpe almeno in una circostanza impegnati in conversari nella Galleria Sordi, di fronte a Montecitorio. E lo stesso Poletti, per quanto è stato possibile ricostruire, conferma con i pm quel "rapporto di conoscenza" cui, tuttavia, dà una valenza "neutra", priva di informazioni che non fossero quelle che Papa riferiva sugli equilibri interni al centro-destra.

L'amico Pollari, Pio Pompa, i Servizi, il seggio in Parlamento
Di altro spessore appare il rapporto tra Papa e Nicolò Pollari, l'ex direttore del Sismi, da sempre terminale di informazioni privilegiate della Finanza, sulle cui gerarchie non ha mai smesso di esercitare un peso decisivo. Racconta Luigi Bisignani ai pm: "Papa è sicuramente amico di Pollari". Aggiunge Alfonso Gallo: "Mi disse di essere amico e molto legato a Pollari". Ricorda Paolo Mancuso, ex aggiunto a Napoli, oggi procuratore a Nola: "Per quanto mi fu riferito da Umberto Marconi, Papa era molto vicino a Pollari e per questo era riuscito ad ottenere, non so a che titolo, una scorta della Finanza e un appartamento in una zona centralissima di Roma". Conferma nella sua testimonianza Umberto Marconi: "Non so chi abbia sponsorizzato la candidatura di Papa alle politiche del 2008, so che aveva rapporti di amicizia con Previti e Pollari". Con certezza, mette a verbale l'ex parlamentare Alfredo Vito: "La candidatura di Papa fu conseguenza di un intervento diretto di Pollari, essendo Papa legato all'ambiente dei servizi segreti e ovviamente noto a Pollari e a Pio Pompa", l'uomo che Pollari aveva voluto a capo della fabbrica clandestina dei dossier illegali che il Sismi aveva in via Nazionale. E di cui parla anche Bisignani: "Papa mi disse che conosceva Pompa e che lo aveva incontrato in occasione di un intervento avuto dal padre al san Raffaele. Dei dossier di Pompa, Papa mi disse che la fonte di Pompa sui magistrati non era lui, ma un altro magistrato, di cui ora non ricordo il nome". Del resto, in questo incrocio di Papa con i Servizi, fa capolino anche Valter Lavitola, il direttore de "l'Avanti!" che si muove sul proscenio del caso Fini nell'estate della "casa di Montecarlo" e a cui viene chiesto di far entrare nell'Aise (il nostro spionaggio estero) il maresciallo dei carabinieri Enrico La Monica, una delle "fonti" di Papa.

Adinolfi, Bardi, Mainolfi
Se questo era il nodo indissolubile che legava Papa a Pollari e attraverso di lui ai Servizi, non sorprendono allora i ricordi di Alfonso Gallo e, ancora dello stesso Bisignani, lì dove entrambi segnalano che "Papa diceva di conoscere e vedere" il generale Michele Adinolfi (l'attuale capo di stato maggiore che il centro-destra, cui l'ufficiale è storicamente legato dai tempi dei suoi primi comandi in Lombardia, ha voluto quale successore di Poletti), il generale Vito Bardi (comandante interregionale dell'Italia meridionale ndr.), il generale Giovanni Mainolfi (ex comandante provinciale della Finanza a Napoli). Tutti ufficiali legati a Napoli. Tutti cresciuti nel Corpo con il placet di Pollari.


Inchiesta P4, tutti gli uomini nella rete. “Bertolaso non può dirmi di no”
Da Nicola Cosentino alla cricca del G8, il vortice dell'onorevole berluscones. Agli atti gli interessi per la vicenda di Santoro e per Finmeccanica. E poi appalti e nomine da pilotare
di Antonio Massari

È impressionante la rete di rapporti intessuta da Alfonso Papa, con magistrati e politici, poi utilizzata, secondo le accuse, per carpire informazioni secretate e rivelarle agli indagati. A rivelarlo è spesso Bisignani, che spiega come ha saputo di essere sotto intercettazione: glielo dice Italo Bocchino. E di lì a poco la “macchina” di Papa si mette in moto.

Il ruolo dell’esponente Fli
“Un giorno l’onorevole Bocchino, mio caro amico, disse di avere appreso che Papa era indagato e che a Napoli c’era una indagine e delle intercettazioni che riguardava alcune schede procurate e diffuse dal Papa. Mi chiese se anche io avessi avuto una di tali schede; Bocchino parlò espressamente di una indagine di Napoli ma non fece mai il nome dei magistrati; io rappresentai immediatamente tale circostanza al Papa e il Papa successivamente fece ulteriori accertamenti verificando la fondatezza di tale notizia…”. Bocchino dichiara che il colloquio s’è effettivamente tenuto, ma in un altro momento, e cioè soltanto dopo la pubblicazione di alcune notizie sull’inchiesta.

Bardi e la GdF
Papa – dice Bisignani – è sicuramente amico di Pollari, di Poletti (…) del generale Adinolfi … Quando gli dissi della notizia (…) mi disse che avrebbe chiesto informazioni a Napoli e che avrebbe parlato con un certo generale Vito Bardi della Guardia di Finanza; dopo qualche giorno tornò da me e mi disse che effettivamente dalle notizie che aveva appreso a Napoli aveva appurato che la notizia dell’indagine era vera (…). In un primo tempo il Papa tentò di minimizzare la portata dell’inchiesta, ma mi accorsi che era sempre più preoccupato (…). Mi disse che Vito Bardi (che ha querelato Bisignani, ndr) gli aveva confermato dell’esistenza dell’indagine, ma che tuttavia, lo aveva rassicurato dicendo che l’indagine era di scarso peso (…).

Cosentino
Gli elementi sulla fuga di notizie riguardante Nicola Cosentino – coordinatore campano del Pdl e imputato per concorso esterno in camorra – si fondano sulle dichiarazioni di Patrizio Della Volpe: “…mi risulta che La Monica sia uomo di fiducia del Papa… La Monica informò il Papa che l’onorevole Cosentino era destinatario di indagine da parte della Procura di Napoli; non ricordo quanto tempo prima rispetto al deposito degli atti (e alla conseguente pubblicazione sui giornali), La Monica diede tale informazione al Papa. Posso dire che avvenne prima del deposito degli atti e dei primi articoli di stampa (mi pare pubblicati su l’Espresso). La Monica avvertì Papa, dal momento che Papa ambiva a fare un salto di qualità in politica…”. Secondo il gip però non ci sono elementi sufficienti.

Lo scandalo Finmeccanica
“Papa – dice Bisignani – s’è proposto, per il mio tramite e di Galbusera, di interessarsi e di intercedere assumendo notizie ed informazioni anche sulle vicende giudiziarie riguardanti il dotto Borgogni di Finmeccanica (…). Ricordo che Papa mi disse di essersi informato, attraverso fonti accreditate, e di aver appreso che nei confronti di Borgogni non vi erano provvedimenti restrittivi…”.

L’indagine Verdini
“Papa – dice sempre Bisignani – si propose di assumere informazioni e adoperarsi quando Verdini fu coinvolto nella nota vicenda giudiziaria (…). Mi consta che Papa era molto amico dell’allora Procuratore aggiunto di Roma Achille Toro e del figlio Camillo; più volte mi chiese di poter trovare qualche incarico a Camillo. (…). Il Verdini medesimo cominciò a stringere i suoi rapporti con Papa, che fino a quel momento aveva calcolato poco, da quando cominciò a proporre il suo interessamento e la sua possibilità di intervento sulle vicende giudiziarie…”

Bavaglio ad “Annozero”
Papa cerca informazioni anche sulle indagini della Procura di Trani sul “bavaglio” ad Annozero. Nelle intercettazioni compariva l’ex direttore della Rai Mauro Masi. Dice Bisignani “Tramite me s’è proposto di interessarsi di prendere notizie e di intercedere anche a proposito delle vicende giudiziarie riferite a Masi perciò che riguarda la Procura di Trani. Disse di aver acquisito informazioni rassicuranti e le “girai” al Masi. Disse di essersi informato a Trani e di aver appreso che “non c’era da preoccuparsi”. Non chiesi quale fosse la sua fonte…”.

Protezione Civile
“Papa – dichiara Bisignani – mi parlò delle indagini sulla “cricca” e, in particolare, del filone di indagini che pendeva a Roma su Bertolaso; me ne parlò sicuramente prima del deposito degli atti e degli arresti. Sosteneva che la cosa si sarebbe sgonfiata”. Una conferma arriva dall’imprenditore Luigi Matacena: ” …ho conosciuto Papa un anno e mezzo fa (…) Successivamente cominciò a chiamarmi e mi diceva che era a “disposizione” per il mio lavoro e per aiutarmi; mi occupo di fornitura di attrezzatura e mezzi specialistici per vigili del fuoco e protezione civile (…). Mi propose di interessarsi per farmi ottenere delle commesse (…). Mi chiese in modo pressante se lavoravo con la protezione civile nazionale (…). Mi propose di procurami un contatto con Bertolaso; tuttavia poi non lo fece (…). Mi disse, in proposito, che a lui Bertolaso non poteva dire di no perché lui stesso (e cioè il Papa) si stava adoperando e interessando dei problemi giudiziari del Bertolaso, e che a lui, dunque, il Bertolaso non poteva dire di no. Il Papa mi fece tale discorso prima che scoppiasse lo scandalo della Cricca”.

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