giovedì 30 giugno 2011

Quello che Gianni Letta non vuole che si sappia


Luminoso articolo di Marco Travaglio, sempre documentatissimo. Ne consiglio vivamente la lettura a tutti, soprattutto in questi giorni in cui da Casini a Gasparri e finanche al PD tutti fanno a gara a chi incensa di più Gianni Letta: pezzenti...


La verità su Gianni Letta

di Marco Travaglio

Nel 1984 prese un miliardo e mezzo di fondi neri dall'Iri. Nel 1989 diede una bustarella di 70 milioni al Psdi. Nel 2008 si adoperò per far fuori Santoro dalla Rai. Nel 2009 avvicinò un paio di giudici della Consulta per far approvare il Lodo Alfano. E se la piantassimo di dire (anche a sinistra) che è un grande statista?

Ma certo, Gianni Letta è "un galantuomo e un servitore delle istituzioni" (Berlusconi, Pdl). E, ci mancherebbe, "un onesto servitore dello Stato" (Follini, Pd). E, figuriamoci, "gode di una stima a 360 gradi, bipartisan" (Bocchino, Fli). Per cui, ça va sans dire, "è incredibile e indegno solo avanzare dubbi sulla sua correttezza e integrità" (Lupi, Pdl).

Il noto statista di Avezzano infatti "ha sempre fatto gli interessi della collettività" (Galan, Pdl). Un santo laico, "emblema di correttezza e onestà" (Casini, Udc). "Uomo di onestà rara" (Carfagna, Pdl), con "un'attenzione continua all'interesse generale" (Marini, Pd), la cui "integrità sarà dimostrata al più presto" (Maccanico, Pd).

Piacerebbe a molti, se il loro nome finisse in un'indagine, essere immantinente ricevuti dal capo dello Stato e dal presidente della Camera. Ma questa fortuna è toccata solo a Letta, poche ore dopo l'uscita del verbale di Bisignani: "Informavo Letta delle notizie comunicatemi dal Papa (magistrato e deputato Pdl, raggiunto da un mandato di cattura, ndr.) e in particolare di tutte le vicende che potevano riguardarlo direttamente o indirettamente, come la vicenda Verdini e il procedimento che riguardava lui stesso".

E tutti a fare la faccia dell'Urlo di Munch: no, Letta no, è impossibile. Eppure, salvo casi di omonimia, deve trattarsi dello stesso Letta, allora direttore de "Il Tempo", che nel 1984 il presidente Italstat Ettore Bernabei chiamò in causa a proposito dei fondi neri Iri davanti al giudice Gherardo Colombo: "Venne a trovarmi Gianni Letta, al quale consegnai 1,5 miliardi di lire in Cct, dietro promessa di appoggio alla politica economica di Italstat". Letta ammise: "Operazione legittima. L'Iri pagava una campagna promozionale. Chi doveva dirci che i fondi erano neri?". Ma a Bernabei la campagna non risultava: "Nulla so della effettiva utilizzazione da parte del Letta di Cct per 1,5 miliardi di lire". Il processo traslocò a Roma e riposò in pace.

Il nostro monumento di onestà, promosso vicepresidente Fininvest, tornò alla Procura di Milano nel '93 per confessare a Di Pietro di aver versato una mazzetta di 70 milioni al segretario Psdi Antonio Cariglia nel 1989, quand'era il lobbista parlamentare del Biscione, alla vigilia della legge Mammì: "La somma fu da me introdotta in una busta e consegnata tramite fattorino". Lo salvò l'amnistia. Un anno dopo andò al governo e parlò subito da statista: "L'ipotesi di un conflitto d'interessi tra l'imprenditore Berlusconi e il presidente Berlusconi è inesistente e impossibile".

Nel 2008 finì di nuovo indagato a Roma e poi a Lagonegro per abuso d'ufficio, con l'accusa di aver appoggiato una coop vicina a Cl negli appalti dei centri di raccolta profughi e in un contenzioso fiscale (l'indagine su cui Papa spifferava a Bisignani che soffiava a Letta). Intanto veniva sollecitato dal commissario Agcom Innocenzi a darsi da fare col presidente Calabrò per bloccare "Annozero": "Tu sei l'ultima spiaggia", "Proverò a cercarlo". E quando il suo Abruzzo finì sotto le macerie del terremoto e sotto il fango della Cricca, giurò: "Gli imprenditori che ridevano la notte del sisma non hanno mai messo piede a l'Aquila, non hanno avuto né avranno un euro di lavori". Ma le indagini lo smentirono.

Casomai tutto ciò non bastasse, i laudatores dovrebbero rispondere a qualche altra domanda. Che ci faceva nell'ufficio di cotale statista un piduista e pregiudicato per la maxi tangente Enimont come Bisignani? Come ha potuto un simile servitore dello Stato non accorgersi delle imprese dei suoi fedelissimi Pollari (sequestro Abu Omar), Bertolaso e bertoladri assortiti? Che ci faceva due anni fa, come svelò "l'Espresso", a cena con Berlusconi, Alfano, i giudici costituzionali Napolitano e Mazzella alla vigilia della sentenza della Consulta sul lodo Alfano? E a che titolo - come rivela Mentana con l'aria di elogiarlo - "Letta si è adoperato" per agevolare il suo passaggio a La7?

Non vorremmo che Berlusconi, dopo aver messo "le mani e anche i piedi sul fuoco per Gianni", finisse ridotto a moncherino, spianando la strada a Casini, che di mani ne ha da vendere: due le ha già bruciate garantendo per Dell'Utri e per Cuffaro, ma ora mette altre "due mani sul fuoco per Letta". A lui la Dea Kalì gli fa un baffo.

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