venerdì 29 luglio 2011

Due cosine sul Processo Lungo

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Leggi ad personam: vergogna infinita. A Berlusconi e ai suoi colletti bianchi non interessa se centinaia di migliaia di processi moriranno con la prescrizione, e quindi se centinaia di migliaia di persone offese da ogni tipo di reato non avranno giustizia. A Berlusconi interessa solo evitare la condanna. Non illudiamoci, con l'età che ha non ci andrà mai in galera, ma almeno la soddisfazione di vederlo soccombere...

Ecco un'analisi, l'ennesima, su questa porcheria normativa, che si pone in antinomia con la Costituzione e il nostro Ordinamento Giuridico, e anche contro i dettati dell'Unione Europea.



Processo lungo: una legge contro il diritto
di Domenico Gallo

Dopo l’ennesima fiducia sull’ennesima riforma della procedura penale confezionata nell’interesse di un imputato eccellente, molti si sbracceranno a denunciare il ricorso di un’altra legge ad personam. Però tale denunzia rischia di non cogliere nel segno e di non turbare più un’opinione pubblica, ormai tanto assuefatta alla legislazione ad personam, da non considerarla più inaccettabile. In effetti non bisogna sottovalutare il messaggio con cui i media del regime fanno trangugiare all’opinione pubblica le leggi “ad personam”. Cioè che tali normative, anche se favoriscono l’imputato Berlusconi e gli uomini della sua Corte, perseguitati da ingiusti accanimenti giudiziari, rispondono ad un interesse pubblico, in quanto introducono elementi di razionalizzazione delle regole e di tutela degli interessi della generalità dei cittadini.

E’ questa la menzogna, essenziale per la tenuta della favola del Paese dei balocchi nell’immaginario collettivo, contro la quale bisogna fare chiarezza.
Generalmente in qualunque Paese civile, i Governi, si sforzano di rendere più efficiente l’operato delle amministrazioni pubbliche ed i servizi che il settore pubblico deve garantire ai cittadini. Tuttavia quando è in gioco il diritto alla libertà dei cittadini, allora l’esigenza di efficienza dell’azione repressiva della polizia e della magistratura si scontra con l’esigenza di tutelare i diritti inviolabili del cittadino che ha il diritto di preservare la sua libertà ed i suoi beni anche a fronte dell’interesse punitivo dello Stato. Il punto di equilibrio fra il doveroso intervento dello Stato per reprimere i comportamenti antisociali ed i diritti del cittadino coinvolto in fatti di rilievo penale è rappresentato dal giusto processo. Nessuno può essere punito (e quindi subire delle limitazioni alle sua libertà) se la sua responsabilità non viene accertata, nel rispetto di procedure rigorose, da un giudice imparziale ed indipendente da ogni altro potere.

La questione che la legge sul processo lungo pone, come tutte le altre norme “ad personam” approvate od in gestazione in Parlamento, attiene proprio al funzionamento delle procedure. Vale a dire se la macchina giudiziaria che produce il processo penale debba funzionare per pervenire al suo sbocco naturale (l’accertamento della verità di un fatto reato e l’irrogazione delle pene di giustizia ai responsabili), ovvero se debba essere intralciata nel suo funzionamento, in modo da rendere vana l’azione dei pubblici poteri che mira a contrastare la criminalità.

Quella approvata dal Senato con il voto di fiducia, non è una disciplina che mira a rendere più “giusto” il processo, né mira a rafforzare le garanzie dell’imputato nel processo. E’ una normativa che non ha altro significato e scopo se non quello di ingolfare il funzionamento della macchina del processo penale per impedire che il processo arrivi al suo sbocco naturale: la giustizia. Ciò vale soprattutto per i reati dei colletti bianchi (che dopo mafia e terrorismo sono quelli più dannosi per la società) che usufruiscono di ridotti termini di prescrizione. Cancellando il potere del giudice di escludere le prove che sono manifestamente superflue o irrilevanti, il dibattimento penale diventerà un inutile spreco di tempo e di denaro e potrà essere allungato all’infinito, fin quando la prescrizione porrà fine alla farsa.

Inoltre, se alla fine, dopo un travagliato percorso giudiziario dei fatti di rilevanza penale saranno accertati con sentenza passata in giudicato, la sentenza non potrà essere utilizzata da altri giudici per accertare i medesimi fatti con riferimento ad altro imputato e bisognerà ricominciare tutto d’accapo.
Il processo penale è una risorsa delicata e costosa, ma nello Stato di diritto non c’è un altro sistema per il contrasto alla criminalità, funzione essenziale per garantire la convivenza pacifica fra tutti i consociati.
E’ mai possibile che nel Paese dei balocchi in cui ci hanno ridotto, Governo e maggioranza si sbraccino a buttare della sabbia negli ingranaggi del processo penale per bloccarne il funzionamento? Altro che leggi ad personam, questa è la legge di Mackie Messer!
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