giovedì 21 luglio 2011

La patetica caccia al consenso di Berlusconi. Il libretto delle balle

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Lo abbiamo sentito ieri: Berlusconi rilancia la palla perché sa che le elezioni sono vicine, con la Lega che si smarca dalle sue porcherie Sua Emittenza passa al contrattacco e pubblica l'ennesimo libercolo strapieno fino al colmo di panzane sull'operato del suo "goiverno". Ecco lo sputtanamento punto per punto. Buona lettura.

Governo, un'ondata di balle
di Silvia Cerami
Nessun ticket sulla sanità. Nessun aumento delle tasse. Nessuna speculazione sull'Italia. Sono alcune delle incredibili affermazioni che compaiono nel nuovo libretto di B. sui suoi tre anni di governo. Dove sono spariti (rispetto al 2010) gli abbracci con Gheddafi e gli elogi del nucleare. L'Espresso lo ha sbugiardato, riga per riga

Come ogni anno, prima delle vacanze, Silvio rende partecipe il Paese delle imprese del governo del fare. E così ecco arrivare l'atteso libretto "Tre anni dopo. Le realizzazioni del Governo Berlusconi".

L'anno scorso si intitolava "Due anni di governo Berlusconi".

Sono stati, ci spiega il nuovo libretto, tre anni di grandi riforme, dall'università alle pensioni, dalla giustizia civile al federalismo fiscale, senza dimenticare il contrasto all'evasione fiscale, la salvaguardia dei conti pubblici e poi le grandi opere, la criminalità organizzata, i rifiuti, il piano casa, i costi della politica, le missioni internazionali. Per comprendere i risultati encomiabili raggiunti, abbiamo provato a confrontare il testo 2011 con il libro dell'anno scorso. Ecco il risultato.

Manovra? Quale manovra?
Il volumetto dell'estate 2010 apriva con lo stato dell'economia: «A causa di non una, ma ben due crisi tutti i governi sono stati costretti a una manovra, ma poiché il nostro governo in questi due anni è riuscito a mantenere in buona salute i conti dello Stato, la manovra necessaria per rispettare gli accordi europei vale solo 24, 9 miliardi di euro in due anni. La stessa manovra ne costerà 100 in Francia, 60 in Germania, 50 in Spagna», si diceva. E come se non bastasse da noi «non ci sono aumenti di tasse, stipendi e pensioni restano immutati, nessuna riduzione degli investimenti per sanità, scuola e assistenza». Quest'anno il premier non fa accenno ad alcuna manovra, che invece è stata di 47,9 miliardi (quasi il doppio di quella dell'anno scorso, che doveva valere per due anni...) e che prevede diversi aumenti di tasse, dal ritorno dell'Irpef sulla casa alla reintroduzione dei ticket sanitari, per non parlare del taglio del welfare agli enti locali. Cose superflue, evidentemente, perché quest'anno ci si limita a vantarsi di «aver salvaguardato il sistema economico e produttivo del Paese». E' questo «il maggior risultato di questo Governo, il vanto di cui andiamo fieri», scrive e sottoscrive Silvio Berlusconi in persona.

Mai stato nuclearista
L'anno scorso la 'nuclear renaissance' era la svolta per il fabbisogno energetico del Paese. Ben due pagine di reattori e di spiegazioni sulla necessità del ritorno all'atomo. Nella versione 2011 cambia tutto. Al posto del ritorno all'atomo, c'è la sezione dedicata all'«amore e rispetto per l'ambiente», che vede trionfare pannelli fotovoltaici e pale eoliche. Quanto al nucleare, «il governo ha approvato una moratoria per valutare le scelte migliori». Uno svoltone a 180 gradi rispetto all'esaltazione di 12 mesi fa, opportunamente dimenticata. A leggere il libretto di quest'anno sembra proprio che non sia mai stato nuclearista, Berlusconi, per carità.

I ticket a sua insaputa
Berlusconi rassicura: «Il governo non ha tagliato le prestazioni sanitarie e ha investito 4 miliardi di euro in più nella sanità, ha digitalizzato la sanità con medici in rete e certificati on line». Ma non solo, punto cardine per la salute è l' «abolizione dei ticket sanitari per il triennio 2009- 2011». Stampato a caratteri ben leggibili in entrambe le edizioni. Eppure qualcuno, di certo a sua insaputa, ha stabilito che occorrerà pagare 10 euro sulle ricette mediche e 25 sugli interventi del pronto soccorso in codice bianco.

Lo strano caso dei rifiuti in Campania.
Sotto il capitolo "Emergenze risolte" sottotitolo "Lo Stato è tornato a fare lo Stato" il volume edizione 2010 a pagina 38 non lasciava ombra di dubbio: «Rifiuti in Campania. Problema risolto. In soli 58 giorni il governo ha ripulito le strade di Napoli dall'immondizia». Nella versione 2011 i rifiuti ritornano con un nuovo capitoletto "La nuova emergenza rifiuti" sottotitolo "Causa inadempienza del Comune di Napoli, che non ha potenziato la raccolta differenziata, aperto nuove discariche e costruito il termovalorizzatore, c'è di nuovo l'emergenza rifiuti". In altre parole, nel 2010 il governo aveva deciso che la monnezza non c'era più, e se ne prendeva tutti i meriti. Nel 2011 si è arreso all'evidenza che la spazzatura c'è ancora, ma addossa le colpe ad altri. Si sorvola sul fatto che il responsabile del ciclo rifiuti nella provincia di Napoli è sempre lo stesso, nel 2010 come nel 2011: Luigi Cesaro, Pdl, uomo di Berlusconi e di Cosentino.

Mamma mi è sparito Gheddafi
In meno di un anno una vera metamorfosi. Abolite le foto con gli abbracci tra Berlusconi e Gheddafi, scomparso l'«accordo Italia-Libia per bloccare i clandestini», eliminata la sessione «fermare la clandestinità, sbarchi diminuiti del 90 per cento grazie ai pattugliamenti e ai rientri in Libia», cassata la pagina di mea culpa 1l'Italia è il primo Paese Italia che nel rapporto con una ex-colonia riconosce le proprie responsabilità». Tutto sparito, cancellato, sbianchettato. Nella versione 2011 Gheddafi non si vede più, sparito, sbianchettato. Quest'anno, la questione viene risolta con una foto di Berlusconi che stringe la mano a Obama, e il governo fa sapere di aver avuto «una posizione equilibrata in merito alla crisi libica» tanto da essersi «attivato sin dall'inizio con i partner internazionali per una soluzione».

Sulle tasse meglio il copia incolla
Ma non sarebbe giusto dire che il libretto è tutto un cambiamento rispetto all'anno scorso. Sulle famiglie, ad esempio, il testo di quest'anno è quasi identico a quello dell'anno scorso: «Il governo Berlusconi ha affrontato la crisi scegliendo di proteggere il risparmio e il potere d'acquisto delle famiglie. A differenza di quanto avvenuto in altri Paesi, in Italia le tasse non sono aumentate e gli stipendi e le pensioni non hanno avuto nessuna decurtazione». Quello che è cambiato, in compenso, sono le misure in merito decise dal premier, di cui nel libretto non c'è traccia: ad esempio, i rincari del fisco locale per 10 milioni di italiani come risultato dell'effetto combinato dell'aumento dell'addizionale comunale Irpef e dell'aliquota provinciale sulle Rc auto. Merito dei decreti su fisco comunale, provinciale e regionale. In media i cittadini subiranno effetti che arrivano anche a 300,7 euro pro capite di aggravio (dati Cgia di Mestre). Niente: il libretto trova più comodo e veloce copiaincollare la versione dell'anno scorso. Nessun accenno nel volume nemmeno al balzello di 30 euro in più per ogni ricorso al giudice di pace, l'eliminazione della detrazione del 19 per cento per gli acquisti di abbonamenti ai trasporti pubblici locali e per le spese di aggiornamento degli insegnati, l'aumento dei pedaggi autostradali, dei biglietti di treni e aerei, il raddoppio dell'Iva sugli abbonamenti alle pay tv e l'aumento del canone Rai. Silenzio assoluto infine al taglio lineare del 5 per cento per il 2013 e del 20 per cento a partire dal 2014 che toccherà tutte le 483 agevolazioni fiscali, comprese quelle per le famiglie, incluse quelle in bella mostra sul libro del fare.

Maledetta rotativa
A volte la fretta fa brutti scherzi. E pur di mandare in tipografia il suo libretto prima che la gente andasse in vacanza, quest'anno il libretto riporta stampata una frase che appare tragicomica: «Il governo ha impegnato risorse in modo mirato, sostenendo i settori più esposti alla crisi e senza esporre l'Italia agli attacchi della speculazione internazionale». Purtroppo, mentre le rotative del Cavaliere giravano Milano si attestava come la peggior piazza borsistica d'Europa, gli operatori internazionali cancellavano ogni apertura di credito al governo italiano e lo spread tra titoli di stato italiani e tedeschi abbia superato di gran lunga i 300 punti.

Imprese, fallite pure serenamente
Le nostre imprese «possono essere serene», godendo di un fisco amico, di microcredito e fondi di sviluppo, del fondo salva-imprese di Mister PMI. E' quanto assicura la nuova versione del libretto berlusconiano. Peccato che nel 2010 in Italia siano state aperte 11 mila procedure fallimentari, il peggior risultato dal 2006. Stessa musica sull'occupazione. Il libretto 2011 assicura che «sono stati evitati centinaia di migliaia di licenziamenti e l'Italia ha retto meglio di tutti in Europa l'impatto della crisi sull'occupazione». Secondo l'Istat invece la disoccupazione giovanile in Italia è arrivata al 30 per cento, dieci punti in più rispetto a Eurolandia, con punte di inattività per le donne del Mezzogiorno quasi al 50 per cento .

E la Casta non c'è più
Estate 2010: «Meno sprechi, meno burocrazia, più sviluppo. Il nostro Stato costa troppo». Estate 2011: «Da dicembre 2008 sono stati cancellati ben 411.298 leggi e provvedimenti inutili e superati. Ridotti del 20 per cento il numero dei consiglieri provinciali, comunali e degli assessori. Tagliati i compensi dei consiglieri di circoscrizione e ridotti del 10 per cento quelli dei consiglieri comunali e provinciali". E' arrivato il tempo della responsabilità». Grazie a Silvio «eliminati gli enti inutili, ridotti gli stipendi dei politici, dei magistrati e degli alti dirigenti pubblici, tagliati i costi dei ministeri e il finanziamento ai partiti del 10 per cento, mille euro netti mese in meno a deputati e senatori e riduzione del 10 per cento delle 86 mila auto blu». Tagli sostanziali, degni di un Paese in crisi. Una vera risposta solidale da parte di chi ci amministra. Però in un solo anno, dal 2009 al 2010, il budget per pagare lo staff di palazzo Chigi è aumentato del 26 per cento superando i 27 milioni, gli aerei di Stato sono saliti da 494 a 507 ore mese, le spese per gli affitti degli uffici della presidenza del Consiglio sono aumentati da 10 a oltre 13 milioni. La Camera dei deputati ci costa tra indennità, diarie, rimborsi, affitti e ristoranti quasi un miliardo di euro e secondo uno studio della Uil, i costi della politica, diretti e indiretti, sono arrivati a 24,7 miliardi di euro. In tutto il Paese sta montando la rivolta contro gli sprechi della Casta, ma secondo Berlusconi, grazie al suo governo, la Casta non c'è più. In compenso la sua maggioranza ha bocciato i (pochi e futuri) tagli ai costi della politica che aveva previsto Tremonti, con un colpo di mano notturno che ha cancellato gli articoli in questione nella finanziaria.. Ma chissà perché, di questo voto del Pdl nel libretto non si parla.

La Salerno-Reggio? Quasi pronta, come sempre
«Per recuperare il trentennale ritardo infrastrutturale» sia il libretto dell'anno scorso sia quello di quest'anno assicurano che in Italia è tutto un lavorio di cantieri, e ovviamente è in corso (proprio come l'anno scorso) il completamento della Salerno-Reggio Calabria. Intanto si procede a larghe falcate verso il Ponte sullo Stretto, assicura Berlusconi: nessun accenno al fatto che 29 giugno la Commissione Europea ha infatti frantumato il grande sogno del Cavaliere. Il Ponte di Messina non si farà. Per Bruxelles la nuova rete di priorità prevede che l'ex Corridoio Berlino - Palermo non scenda più in Calabria, ma si fermi a Napoli e Bari.

Come va piano il Piano casa
Silvio, giovane palazzinaro, non rinuncia al suo primo amore. Il Piano Casa. Del resto si sa: «riparte l'edilizia, riparte l'economia». Già annunciato nel 2010, viene rilanciato quest'anno come «Piano città 2011: per rilanciare le aree degradate i proprietari di immobili residenziali potranno aumentare la volumetria del 20 per cento o del 10 per cento nel caso di immobili destinati ad altri usi». Tutto un annuncio, ma per ora si è stretto solo un accordo con le Regioni: di fatto ogni governatore decide autonomamente e nella migliore delle ipotesi si son viste misure per piccole ristrutturazioni.

A proposito di case: e l'Abruzzo?
Nel 2010 B. scriveva: «Attraverso il grande lavoro svolto dalla Protezione civile e la costante presenza e vigilanza del Presidente, il governo ha sollecitamente affrontato l'emergenza. Il 29 gennaio 2010 l'emergenza è finita». Si faceva quindi immortalare mentre consegnava le chiavi a una signora abruzzese In Abruzzo a distanza di più di due anni ci sono oltre 37 mila persone assistite, di cui 13 mila beneficiarie del contributo di autonoma sistemazione e oltre 1.300 ancora ospitate in strutture ricettive e caserme. La metà dei terremotati denuncia l'assenza di servizi essenziali, l'ospedale de l'Aquila è in stato d'abbandono e il centro storico è rimasto zona rossa, una specie di Pompei abbandonata da tutti.

Rilanciare il sud
Una questione nazionale. Non c'è volume celebrativo senza Piano per il Sud. In versione 2010 prevedeva di «sconfiggere la criminalità organizzata, affrontare l'emergenza rifiuti, istituire la Banca del Sud e dare il via alle grandi opere».

L'unica banda è quella musicale
In versione 2011 ritornano tutti gli annunci dell'anno scorso, a cui viene aggiunto un nuovo totem: la «banda larga» di Internet «in tutto il Meridione». E qui siamo veramente all'incredibile, visto che l'Italia è l'unico Paese del G8 privo di un'agenda digitale, al ventunesimo posto nell'Unione europea per penetrazione della Rete, superata (in percentuale sulla popolazione) perfino da Polonia, Repubblica Ceca, Cipro e Ungheria, oltre che da Germania, Francia, Spagna, Irlanda e Regno Unito (dati Internet World Stats). E ancora: la velocità della nostra banda larga è paragonabile a quella dell'Ucraina (rapporto delle università Oxford-Oviedo ) mentre nella graduatoria annuale del Broadband Quality Index siamo al trentottesimo posto sui 66 paesi analizzati con una qualità di connessione che è pari a 28,1 punti su una scala da zero a 100: lontano da quei 50 punti considerati indispensabili per utilizzare in modo soddisfacente le applicazioni che si affermeranno nei prossimi 3-5 anni. E in questo quadro, i soldi per le infrastrutture digitali lasciati in eredità dalla precedente legislatura sono stati destinati ad altri usi e il piano frequenze ha privilegiato le televisioni a danno di Internet. In compenso l'AgCom, su mandato del governo, sta introducendo norme che disincentivano fortemente l'uso della Rete, con l'alibi della protezione del diritto d'autore.

E adesso passo alla storia
In conclusione Silvio chiosa fiducioso: «Quando si guarderà a questi anni di governo con animo meno acceso e mente più serena, non si potrà non riconoscere che siamo riusciti in una condizione quasi proibitiva a fare quello che altri Paesi non hanno avuto la capacità o la fortuna di riuscire a fare». Un passaggio che l'anno scorso mancava e quasi un inconscio affidarsi alla benevolenza dei posteri, visto che i contemporanei sono tanto ingrati. Del resto in dodici mesi il libretto si è ridotto da 80 a 60 pagine e quest'anno si trova soltanto sul sito del Pdl: non ne è prevista una spedizione postale agli italiani né una distribuzione ai gazebo del Pdl come l'anno scorso. Todo cambia, meglio consegnarsi alla storia.

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