mercoledì 24 agosto 2011

Leccata del Minzolini al Berlusconi con un video taroccato

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Il consenso al ducetto lampadato e rifatto va mantenuto ad ogni costo, anche mettendo in bocca a cittadini di un altro Stato parole che non hanno detto.

Edizione delle 13,30 del giornale direttore da Augusto Minzolini: durante il servizio firmato da Annapaola Ricci (titolo "Le voci dal fronte") si sente un insorto che tiene in mano una bandiera americana rivolgere al cameramen alcune frasi in inglese: "Thank you Obama, thank you Mr President, thank you America, thank you Mr Sarkozy, thank you". Ma lo speakerato della redazione recita così: "Grazie Obama, grazie presidente, grazie signor Sarkozy, grazie signor Berlusconi".



Al TG1 Minzolini e i suoi cagnetti sono davvero patetici...

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martedì 23 agosto 2011

La Chiesa e la Casta. Esenzioni, privilegi, miliardi di euro

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Qualche articolo preso dalla rete, giusto per ridere in faccia a Bagnasco, che cerca di predicare bene, ma fa figuracce epocali e poi razzola malissimo. E noi paghiamo...


“Tagliamo i privilegi fiscali della Chiesa”. Radicali e massoni replicano a Bagnasco
dal Fatto Quotidiano
Staderini: "Da quale pulpito, paghino l'Ici e l'Ires sulle attività commerciali". Il Gran Maestro Raffi, del Grande Oriente d'Italia chiede il congelamento dell'8 per mille fino al pareggio di bilancio

Chi di voi è senza peccato… Rischia di ritorcersi contro la Chiesa l’appello del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, contro l’evasione fiscale. In Italia raggiunge una cifra “impressionante”, ha detto Bagnasco in un’intervista a Radio Anch’io, e allora “come comunità cristiana, come credenti dobbiamo rimanere al richiamo etico che fa parte della nostra missione e fare appello alla coscienza di tutti perchè anche questo dovere possa essere assolto da tutti per la propria giusta parte”.

Accanto al plauso dei parlamentari cattolici dei vari schieramenti, l’esortazione del cardinale ha rinfocolato le critiche sulle esenzioni fiscali di cui godono alcune categorie di beni ecclesiastici. “Verrebbe da dire ‘da quale pulpito!’”, ribatte il segretario dei Radicali italiani Mario Staderini. “Fa sorridere che l’invito ai contribuenti venga proprio da una realtà che ha il record mondiale di esenzioni e privilegi fiscali. Sarebbe stato bello sentire dal presidente della Cei una disponibilità a dimezzare l’8 per mille o a rinunciare alle esenzioni su Ici e Ires per le attività commerciali. Inizino loro a pagare le tasse, altrimenti varrà il detto popolare ‘predica bene e razzola male”.

Lo Stato dovrebbe cancellare questi privilegi, si legge in una nota della loggia massonica Grande Oriente d’Italia, firmata da Gran Maestro Gustavo Raffi: “In un tempo di grave crisi economica, in cui si chiedono lacrime e sangue ai pensionati e ai più deboli, tutti devono dare il proprio contributo per salvare il Paese dal rischio default”. Raffi chiede pertanto che “lo Stato abolisca le esenzioni dell’Ici per i beni immobili della Chiesa non destinati al culto e di tutti gli altri enti che si avvantaggino di tale esenzione, così come è opportuno congelare per tre anni l’8 per mille fino al raggiungimento del pareggio di bilancio”.


Tutte le esenzioni del Vaticano
di Caterina Perniconi

Gli evasori devono mettersi in regola. Parola del Vaticano, per voce del presidente dei vescovi, Angelo Bagnasco. L’importante è che a pagare non sia la Chiesa.

L’appello del cardinale fa sorridere i radicali, che stanno denunciando le esenzioni e i privilegi di cui godono Oltretevere, in un momento di crisi economica dove tutti sono costretti a sacrificarsi. A partire dall’Ici, la tassa sugli immobili da cui il Vaticano è esente, perno della battaglia del partito di Mario Staderini: “É fuori dal tempo – spiega il segretario radicale – che la Chiesa goda di detrazioni per l’equiparazione degli enti ecclesiastici ad enti di beneficienza. Prima bisognerebbe verificare che in quei luoghi la beneficienza si faccia davvero. Mi vengono in mente le famiglie indigenti sfrattate da Propaganda Fide per far spazio a potenti o speculazioni edilizie”.

I radicali contestano l’articolo 29 del Concordato del 1929, che stabilisce il principio cardine della normativa tributaria, ancora valido: gli enti ecclesiastici sono equiparati ex lege sotto il profilo tributario agli enti di beneficenza. Si fanno rientrare nella parificazione normativa non solo tutti gli enti beneficali (mense vescovili, benefici parrocchiali, chiese) ma anche i seminari, i santuari e qualsiasi ente che, da chiunque amministrato, ha quale fine esclusivo o principale il culto.

Lo speciale regime tributario è stato applicato anche ad attività diverse dal culto o dalla religione purché dirette e strumentali alla realizzazione di tali finalità. “É proprio il criterio della strumentalità che consente ampi spazi di possibile elusione fiscale da parte dei soggetti economici di natura ecclesiastica”, aggiunge Staderini.

Ma la lista delle riduzioni stilata dai radicali è lunga: a partire dalla riduzione del 50% dell’imposta sul reddito delle persone giuridiche (Ires), all’esenzione da imposta locale sui redditi dei fabbricati di proprietà della Santa sede (l’incremento di valore degli edifici del Vaticano non è neanche soggetto all’imposta comunale sull’incremento di valore degli immobili). In più i fabbricati destinati esclusivamente all’esercizio del culto e quelli esistenti nei cimiteri e loro pertinenze non vengono considerati produttivi di reddito, sempre a prescindere dalla natura del soggetto che li possiede.

Non sono inoltre considerate produttive di reddito imponibile le cessioni di beni e prestazioni di servizi compiute, anche verso pagamento di corrispettivi specifici, in favore di associati oppure in favore di altre associazioni che operano nello stesso settore. Sono deducibili dal reddito complessivo degli enti ecclesiastici anche i canoni, le spese per manutenzione o restauro dei beni, le spese per attività commerciali svolte dall’ente, dai membri delle entità religiose. Per ciascuno dei membri alle dipendenze dell’ente religioso è deducibile un importo pari all’ammontare del limite minimo annuo previsto per le pensioni Inps.

Poi c’è l’esenzione dell’Iva per le prestazioni rese da enti di beneficienza, ospedali, ricoveri e scuole. E le retribuzioni corrisposte ai sacerdoti sono dispensate dall’Irap. C’è anche un esonero Irpef per gli impiegati e salariati, anche non stabili, della Santa Sede. E per finire le esenzioni da diritti doganali e daziari per merci estere dirette alla Citta del Vaticano o a istituti della Santa sede ovunque situati.

In un tentativo di difesa dei privilegi della Chiesa il leader Udc, Pierferdinando Casini, ha sostenuto che i radicali “ignorano la straordinaria dimostrazione giornaliera di solidarietà da parte del volontariato, ragione per cui non si può considerare la Chiesa alla stregua di un imprenditore immobiliare”. Per Staderini, invece, è proprio quello il punto: “L’area di esenzione è così ampia che l’intervento sull’Ici è necessario. Tra l’altro mi soprende che non ci sia stata ancora una presa di posizione su quello, e sui metodi di ripartizione dell’8 per mille, né di Di Pietro né di Vendola. Per non parlare del Pd con Bersani che ha sempre dichiarato di voler tassare i grandi patrimoni immobiliari. E dove ne trova uno più grande del Vaticano?”.


Santa Casta
dal blog La Città Invisibile

L'onda dell'anti-casta è arrivata anche dalle parti del Vaticano.

Da qualche giorno è attiva su FB una pagina dal titolo "Vaticano, pagaci tu la manovra finanziaria" (c'è anche il relativo sito), pagina che al momento in cui scrivo ha già raggiunto oltre 105.000 sostenitori.

In questa recrudescenza delle annose polemiche sui privilegi fiscali di cui gode la Chiesa, vorrei ricordare solo un paio di questioni fondamentali.

8 PER MILLE.

1. Circa il 60% degli italiani lascia in bianco la voce relativa alle donazioni.
Al primo posto tra le possibili scelte c'è la Chiesa Cattolica, con il 35% circa di preferenze.
Ed allora, per un sagace meccanismo messo a punto nell'era Craxi a metà degli anni 80, scatta l'agevolazione delle agevolazioni: la maggioranza relativa è da considerarsi maggioranza assoluta.
La Cei ringrazia e incassa il 90% dell'8 per mille.
La domanda è: sarebbe così assurdo togliere l'abominio proporzionale e far incassare allo Stato la quota derivante dalle preferenze non espresse dei contribuenti (come avviene in Spagna, ad esempio)?

2. Dal momento che spesso si parla della destinazione umanitaria dell'8 per mille, è forse utile ricordare che del miliardo di euro incassato con l'8 per mille solo il 20% viene destinato alla carità in Italia e nel Terzo Mondo. L'80% resta nelle tasche della Chiesa...

ICI-IMU.

Ad ottobre 2010, la prima versione del decreto che introduceva l'IMU (un restyling della vecchia ICI) toglieva finalmente le agevolazioni legate agli enti ecclesiastici, stimabili in circa 1 miliardo di euro annui.
A gennaio, naturalmente, nella versione definitiva del decreto, le esenzioni ricomparivano tutte, nessuna esclusa.
La domanda semplice semplice è: perché - complice la crisi - non torniamo agli intenti della prima stesura del decreto (che avrà avuto un motivo di essere, o no?!) e aboliamo queste benedette agevolazioni?

Mi si dica, per favore, dove sta l'assurdità di simili proposte.

No perché se le motivazioni per lasciare tutto com'è sono quelle che si leggono su una pagina FB nata per contrastare l'ondata anti-casta ecclesiastica, allora parliamone:

"si ricordi che queste agevolazioni sono dovute alla semplice motivazione che la Chiesa di tutto fu spogliata con l’Unità d’Italia. Il fatto di pagare al Vaticano acqua, gas e fogne [altra agevolazione, Ndr], non solo era ed è un dovere sacrosanto, ma è anche una necessità logica e politica in quanto il Vaticano è stato messo nelle condizioni di non riuscire ad essere del tutto autosufficiente dato che è stata l’Italia a ridurlo in un territorio tanto misero".

Dunque vogliamo mantenere dei privilegi e delle agevolazioni per un presunto debito storico?!

Per aver condannato Galileo Galilei la Chiesa domandò "scusa" dopo quasi 400 anni: problema risolto.

Facciamo così: senza attendere 400 anni, da italiani chiediamo scusa subito anche noi se (e sottolineo se) il nostro Stato ha danneggiato in qualche modo la Chiesa.

Debito storico saldato.

Ora giù le zampe dai nostri soldi.

Grazie.

P.P. [Post Post] A proposito: se volete ringraziare di persona il generoso e machiavellico ideatore del perverso cavillo proporzionale dell'8 per mille negli anni 80 craxiani, ne rammento solo nome e cognome: il socialista Giulio Tremonti.

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Scilipoti: sempre più in basso

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Agghiacciante.


Vogliamo i colonnelli. Saya e Scilipoti contro “froci e troie”
di Fabrizio d'Esposito

Nell’adunata del 14 giugno nel monicelliano Vogliamo i colonnelli, il modello di riferimento dell’onorevole Giuseppe Tritoni (Ugo Tognazzi) era la dittatura greca, al grido di “Ordine e disciplina”. Nell’Italia berlusconiana del 2011, invece, la stella polare del massone fascista Gaetano Saya è il Cile di Pinochet, mentre l’onorevole Domenico Scilipoti dice: “Oggi ci vorrebbe un po’ di ordine e rigore”.

Saya, Scilipoti e la guerra ai “negri” e “musi gialli”, ai clandestini “porci criminali”, ai “pederasti, pervertiti, finocchi, ricchioni”. Gaetano Saya torna a far parlare di sé in modo cupo e inquietante con l’appello del Partito nazionalista, l’ultima sua creatura insieme alle “Legioni per la sicurezza e la difesa della patria”. Massone con “la stima di Gelli” e titolare del logo almirantiano del vecchio Msi, Saya ha l’ossessione delle strutture paramilitari. Nel 2005 venne arrestato per una sorta di servizio segreto parallelo, il Dipartimento Studi Strategici Antiterrorismo. Quando è stato stabilito il “non luogo a procedere” per l’associazione per delinquere, ostentando soddisfazione e pernacchie ai magistrati Saya ha detto che le accuse contro di lui “erano una manovra degli 007 francesi per impedirmi di catturare Cesare Battisti in Corsica”.

Nel 2009 poi è stato il turno delle ronde nere e adesso, appunto, c’è il Partito nazionalista. Non senza aver offerto, a maggio, la presidenza del Msi a Scilipoti, icona dei Responsabili che hanno salvato il governo Berlusconi il 14 dicembre scorso.

Saya, Scilipoti e Maria Antonietta Cannizzaro, presidente del Msi e moglie di Saya. Un partito a testa. Saya guida le legioni del Partito nazionalista, camicia bianca e pantaloni neri con l’insegna del Sole Nero, simbolo esoterico del nazismo, e il motto “Nobiscum Deus”, “Dio è con noi”, versione latina dell’hitleriano “Gott mit uns”. Scilipoti, si sa, è il leader del Mnr, Movimento di responsabilità nazionale. La Cannizzaro, infine, specifica che la divisa del Msi è di colore ocra e “la collaborazione con Scilipoti riguarda il Msi ma non il Partito nazionalista”. Anche se poi i programmi dei due partiti, il suo e quello del marito, sono uguali.

Venticinque punti per la “Grande Italia”: uscita dall’Ue, cacciata di “negri, omosessuali e comunisti”, statalizzazione dell’economia, pena di morte per “usurai, profittatori e politicanti”.

Il debutto pubblico delle Legioni è previsto per il 24 e 25 settembre a Genova ma la Digos riferisce di non saperne ancora nulla. Nel frattempo è scoppiata l’indignazione di partiti e associazioni contro l’odio razziale dei nazionalisti di Saya e l’ufficio antidiscriminazioni del ministero delle Pari opportunità ha aperto un’istruttoria. Questa la replica di Saya sul sito del Partito nazionalista: “Non avendo ancora capito se questa specie di ministro si chiama ‘Mara Carfagna’ o ‘Mara Sta-fregna’, ci sembrava giusto puntualizzare che con la carta del ‘fascicolo’ aperto dal suo ufficio (probabilmente formato A4) non ci possiamo nemmeno puliamo il sedere, in quanto trattasi di carta dura per lo scopo indicato. Ricordiamo che la Signora è diventata ministro della Repubblica Italiana grazie alle sue abili doti orali”.



E questa la replica di Cannizzaro al Fatto: “Noi diciamo basta a troie, froci e mao mao, lo troverà scritto anche sul comunicato sul sito del Msi. Come? Troie non c’è? Sì, ha ragione ho scritto prostitute”. Questo il comunicato: “Io sottoscritta M.A. Cannizzaro dichiaro guerra al governo Berlusconi che da anni perseguita la mia persona e tutti i componenti del mio partito, usando personaggi squallidi che lui stesso ha messo a governare: prostitute di basso livello come Mara Carfagna, finita a fare il ministro delle Pari opportunità per aver reso dei servizi di natura sessuale a Silvio Berlusconi e ad altri personaggi dell’attuale governo”.

Eppure nel sito del Msi campeggia ancora la foto della Cannizzaro insieme con B. a Palazzo Grazioli, quando il premier voleva un accordo con Saya. Conclude la moglie di Saya: “Sarò a Roma a il 16 settembre per una riunione con Scilipoti e il suo movimento. Tra non molto ci sarà una rivoluzione perché la gente non ne può più. Un colpo di Stato? Se viene perché no?”.

La parola a Scilipoti: “Sono stato invitato a Genova e sto valutando se andare o no. Con Saya ho fatto varie riflessioni, dalle criticità bancarie alle amalgame dentali. La pena di morte? Saya l’ha detto in un momento di esasperazione, ma è cristiano come me ed è contrario in linea generale. I gay e i clandestini? Io sono per la famiglia tra uomo e donna ma sono per i diritti di tutti.

Comunque con Saya concordo su varie cose e diciamolo pure: in Italia ci vuole più ordine e rigore. Il Sole Nero nazista? Anche Hitler l’aveva rubato a qualcuno”. Un altro nemico di Saya è Bossi, che indossa la “camicia verde color vomito di topo”. In una videointervista sul suo sito, Saya vestito come Pinochet agita un bastone con l’aquila imperiale e minaccia: “Bossi paralitico con il pannolone, ti trascinerò in ceppi e ti ficcherò questo bastone, dal lato dell’aquila, su per il culo per farti camminare dritto”.

lunedì 22 agosto 2011

Il consigliere "di valore": Adriano Salis


A voi la lettura delle recenti dichiarazioni di un politico che in un gruppo Facebook (si) è definito "un consigliere di valore", un valore che la Magistratura sta cercando di capire. Resta solo da vedere se quell'altro dell'IDV (un po' più a nord, anche lui compare di Cocco), quello che parla di "Italia dei disvalori" quando nel partito qualcuno non gli dà retta prenderà le distanze veramente da lui o invece fingerà di farlo, in attesa di vedere come andrà a finire... le alleanze sono alleanze, e le poltrone sono poltrone, no?



Fare l'onorevole costa caro. Salis (Idv): I rimborsi? Per la campagna elettorale
di Massimo Ledda / dall'Unione Sarda di Sabato 20 agosto 2011

Stando al Sole 24 Ore i nostri consiglieri regionali sono i più ricchi d'Italia, con una busta paga mensile che fra indennità e rimborsi arriva a 11 mila e 417 euro. Eppure quella cifra che farebbe sognare il 99 per cento dei lavoratori sardi, a loro spesso neanche basta. Per averne la riprova è sufficiente spulciare le carte dell'inchiesta della Procura di Cagliari nella quale sono indagati 18 consiglieri o ex consiglieri, tutti accusati di aver utilizzato i fondi pubblici destinati all'attività politica-istituzionale dei gruppi per scopi personali.

L'INTERROGATORIO DI SALIS. Tra i verbali d'interrogatorio mai pubblicati c'è quello del consigliere dell'Idv Adriano Salis, particolarmente significativo perché l'esponente del partito di Di Pietro è tra i firmatari di una proposta di legge regionale «per la riduzione dei costi della politica e per il contenimento della spesa pubblica». Salis fu sentito l'11 giugno dello scorso anno dal pm Marco Cocco, che gli contesta di aver incassato indebitamente 62.773 euro tra il 2004 e il 2008, periodo in cui fece parte prima del gruppo Insieme per la Sardegna e poi di quello Misto. L'esponente Idv si rifiutò di sottoporsi all'interrogatorio ma rilasciò dichiarazioni spontanee e - dopo aver espresso «piena condivisione rispetto all'inchiesta» ritenuta «necessaria e meritoria», aver manifestato il proprio dolore nel vedersi accusato di peculato «in quanto la mia storia personale e i miei trascorsi politici indicano, in modo univoco e trasparente, la mia intransigenza nella gestione delle risorse pubbliche» - spiegò così la ragione per cui, agli inizi del 2008, decise di ritirare i rimborsi.

LA GIUSTIFICAZIONE. «Io impegnavo per la mia attività di consigliere regionale le risorse finanziare che ordinariamente percepivo a titolo di indennità, avevo anche esaurito in quel periodo una cifra pari a circa 60.000 euro corrispostami dalla Telecom all'atto del collocamento in mobilità. Avevo poi contratto due prestiti per far fronte agli impegni di spesa. Nel febbraio-marzo 2008, quando era ormai maturata la crisi del Governo nazionale ed era perciò necessario prepararsi in vista delle elezioni al Parlamento (Salis era candidato con l'Idv per il Senato), mi trovai nella necessità di intensificare l'attività politica sul territorio, per far conoscere il lavoro svolto in seno al Consiglio e per dare conto dell'esito del mandato conferitomi. Tale intensificazione mi condusse a viaggiare per tutto il territorio dell'Isola, con forti spese per il carburante e addirittura incorrendo nel guasto dell'autovettura, che letteralmente avevo fuso. Avendo necessità di disporre di maggiori risorse finanziarie, per le finalità che ho appena richiamato e non certo per intascarle personalmente, riconsiderai la mia posizione in relazione ai contributi» e «decisi, forse sbagliando, di ritirare le somme indicate nell'imputazione e, più in particolare, una volta 13.500 euro e altri due assegni per un importo di 7500 euro ciascuno». Poi la conclusione: «Respingo categoricamente l'accusa di peculato, in quanto di nulla mi sono appropriato. Soggiungo che mi dispiace che la presente inchiesta si è finora concentrata su due soli gruppi che adottavano i criteri della tracciabilità dei pagamenti relativi ai contributi».

RESTA INDAGATO. Una giustificazione che, almeno per ora, pare non aver convinto il pm Cocco, il quale, allo stato dell'indagine, ha archiviato solo la posizione di Pietro Pittalis, l'unico che ha dimostrato carte alla mano di aver usato i fondi per le finalità previste dalla legge. Per tutti gli altri indagati invece, Salis compreso, potrebbero presto arrivare le richieste di rinvio a giudizio. E in ogni caso, al di là degli aspetti penali della vicenda e di ogni considerazione sul se finanziare la propria campagna elettorale per il Senato possa rientrare tra le attività a cui erano destinati i fondi per i gruppi consiliari, dalle parole di Salis sembra di capire che i nostri onorevoli - i meglio pagati d'Italia - non se la passino poi così bene. Perché, soprattutto sotto elezioni, fare politica costa e i soldi non bastano mai.

domenica 7 agosto 2011

Gli sandalosi vitalizi della politica: i nomi

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Mi viene solo voglia di imbracciare un mitra e fare un lungo viaggio per lo stivale...

Pensioni d'oro, tutti i nomi

Ecco i 1464 ex deputati egli 843 ex senatori che intascano il vitalizio. Il database completo con tutti i parlamentari pensionati, gli importi netti mensili e gli anni di contributi

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venerdì 5 agosto 2011

IDV, PD e Casta: qualche riflessione. Nuovi Referenda e Legge Popolare

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Siamo davvero messi male: ogni volta che Berlusconi apre la bocca le borse mondiali traballano, e i titoli di Stato italiani ricevono qualche mazzata. La credibilità del governo Berlusconi è sotto lo zero (dire che è ai minimi storici è un eufemismo): tutti in Europa hanno capito perfettamente che Berlusconi è incapace, e con lui Tremonti (bravo solo a fare tagli: come sarebbe bravo chiunque), non riesce a creare una politica economica che possa rilanciare il paese. Ma non è solo una questione di incapacità. A Berlusconi non interessa minimamente che il paese risorga o, come lui, vada a puttane: a Sua Emittenza interessa solo aiutare le proprie aziende ed evitare il carcere. Circondato poi com'è da una Casta eletta col Porcellum (e quindi scelta dai partiti e non dai cittadini), anch'essa piena zeppa di incompetenti e delinquenti (la Magistratura parla chiaro), tutto ciò consegna da tempo il paese al baratro.

Il PD predica bene ma razzola malissimo. La questione Penati/corruzioni a catena spacca in due l'elettorato del centro sinistra, oramai diviso fra chi continua a credere a Bersani (di cui Penati è stretto collaboratore da anni) e chi invece chiede la testa di più di un caporione, e a ragione. E poi fa molto schifo che il quotidiano del PD, L'Unità, taccia frequentemente sulle indagini della Magistratura riguardanti Penati & Co.

In questo marasma l'unico che sta facendo davvero Politica e opposizione è Antonio Di Pietro. Certo, l'IDV è travagliatissimo all'interno, perché anni fa quando il partito era in ascesa entrarono cani e porci da tutti i partiti e questi scatenarono guerre di conquista che hanno minato le basi del partito (vedi cosa è successo in Sardegna con gli ex socialisti e alcuni ex sindacalisti, per fare un esempio lampante di maneggi da prima Repubblica andati però a male).

Un politico, eletto dai cittadini, deve lavorare per i cittadini. Quindi se il popolo chiede qualcosa è compito del politico seguire e cercare di realizzare queste richieste. Oggi gli italiani fra le tante cose vogliono che vengano tagliati gli sperperi a favore della Casta (come le Province, enti oramai privi di poteri, diventati poltronifici d'oro), venga spazzata via la vecchia legge elettorale (il Porcellum di Calderoli) e venga attuata una manovra economica di rilancio per il paese.

Nel sito dell'Italia dei Valori ho trovato che quelle richieste hanno trovato qualcuno che le porta avanti, ed era ora! Sta già iniziando la raccolta delle firme, e dopo il grande successo dei passati referenda (Acqua, Nucleare, Legittimo Impedimento) sono sicuro che anche questa battaglia avrà esito positivo. Sta a noi combatterla. Per i vecchi referenda da esterno al partito avevo dato una mano ai banchetti per la raccolta delle firme, credo che lo farò di nuovo: è compito di ogni cittadino che ha a cuore non solo le proprie tasche ma anche il bene comune impegnarsi seriamente, stare a lamentarsi è stupido e inutile.

Di Pietro quindi cavalca l'onda e combatte anche questa battaglia. I detrattori sono già all'opera. Abbiamo già sentito commenti in questo "stile": "è in continua campagna elettorale", "predica bene e razzola male" e cose simili. A questi imbecilli rispondo che Di Pietro è l'unico che fa qualcosa, e quindi invece di criticarlo va aiutato, perché è l'unico che lavora per il bene di tutti, del paese.

Allora, siamo pronti o restiamo comodamente seduti in poltrona a lamentarci?



Firma la Petizione.

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giovedì 4 agosto 2011

Il "de profundis" di un Berlusconi ancora più lontano dal paese

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La "carriera" politica di Sua Emittenza ieri ha toccato il punto più profondo, il baratro dal quale non risalirà più. Sono ancora esterrefatto da quanto ha detto quel delinquente, da come ha dipinto un paese che nella realtà è totalmente diverso... e la questione è: o non l'ha capito come stanno le cose oppure (più probabile) non gliene frega niente... vada alla malora l'Italia io mi salvo dal carcere.

Le famiglie italiane sono sempre più alla canna del gas, strozzate fra disoccupazione, mutui e bollette da pagare, e per Berlusconi invece ci sono soldi, e tanti! Idem per le imprese, quando invece ogni settimana chiudono a migliaia. I mercati sono solidi, i soldi girano, e tante altre stupidaggini. Le contromisure? Un piano per il Sud (che ha fatto storcere il naso alla Lega), la riduzione dei privilegi ai parlamentari (che ha fatto storcere il naso a tutti), auto blu in primis. Niente, ripeto: niente su come aiutare l'eocnomia e le aziende! Niente su come sostenere l'occupazione e i disoccupati. Niente di niente.

Berlusconi è sempre più lontano dalla realtà, sempre più lontano dal paese: i problemi del paese non gli interessano, con le sue aziende da sostenere e un carcere da evitare figuriamoci se ha tempo per fare il presidente del Consiglio! E' uno schifo, una vergogna.

Fra gli interventi degli altri che hanno preso la parola dopo di lui, merita un'attento ascolto Di Pietro:



Il leader IDV ha messo il dito su ogni piaga riguardante l'attività di governo, riguardante il comportamento dei parlamentari (anche e soprattutto quelli che si sono fatti corrompere e comprare dal ducetto lampadato) e le reazioni del mondo (Marchionne più di tutti: parole durissime). Ascoltate bene le parole di Di Pietro, e preparatevi anche voi ad andare ai banchetti per la raccolta delle firme che serviranno a cancellare il "porcellum", e cioé la legge elettorale in base alla quale chi siede in Parlamento non lo decide chi va a votare, ma chi comanda nei partiti (per un Parlamento di nominati quindi, e non di eletti).

Il mondo di fronte alle parole di Berlusconi è lapidario: un giudizio negativo su tutta la linea, con le borse che strozzano i nostri titoli perché non siamo più credibili. L'Independent: "Berlusconi dice che l’Italia è solida, ma non riesce a convincere i mercati, il premier italiano è intervenuto in parlamento dopo un mese di silenzio". The Guardian: "Silvio Berlusconi non riesce a frenare il panico crescente sui mercati finanziari, nel suo discorso alle Camere è assente una sola parola sulla tanto necessaria riforma dell’economia italiana". Più duro il Times che, su una fotografia che ritrae Berlusconi e il ministro dell’Economia Tremonti, titola: "Il futuro dell’Italia è nelle loro mani. La domanda è: sono mani sicure? Berlusconi ha detto in Parlamento di essere l’uomo giusto per guidare il Paese nella tempesta finanziaria, ma ha fatto poco per rassicurare gli osservatori". Il Financial Times: "Non ha presentato nessuna nuova iniziativa, ma ha invece puntato il dito contro gli speculatori, la debolezza economica globale e i problemi comuni dell’eurozona". Il russo Komsomolskaya Pravda: "Berlusconi non si scoraggia e promette di domare l’instabilità economica. L’Italia sarà la prossima?". Rbk: "Berlusconi ha dichiarato che deve restare al suo posto per salvare l’Italia". Il tg Vesti: "Durante il suo intervento Berlusconi ha tentato di fugare le preoccupazioni sulla tenuta dell’economia italiana in mezzo alla bufera dei mercati, non riuscendoci".

Accennavamo poco fa a Marchioone, leggete cosa ha dichiarato subito dopo aver sentito il discorso di Berlusconi: "Non ci possiamo piu' permettere questa confusione. E' necessario avere una leadership piu' forte che ridia credibilita' al Paese. C'e' chi ha compiuto anche scorrettezze nella sua vita quotidiana. In altri paesi sarebbe stato costretto a dimettersi immediatamente. Invece da noi non succede nulla".

In poche parole: l'Italia è quasi morta ma Berlusconi continua a dire che va tutto bene, ciò per mantenere un consenso popolare che invece sta colando a picco... quando gli tocchi le tasche, anche gli stupidi chi ti votano cambiano idea.

Il vento però sta cambiando. Se verrà cancellato il "porcellum" la maggior parte dei pezzenti che siedono in Parlamento non verrà rieletta (i vari Scilipoti eccetera), e forse avremo una ripartenza. Il problema è che fra raccolta firme per il referendum e voto, passerà molto tempo. Allora una soluzione c'è, ed è dietro l'angolo: fare come a Parma, o meglio come in Egitto o gli altri paesi del nord Africa: scendere per strada e spaccargli il culo.

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