lunedì 22 agosto 2011

Il consigliere "di valore": Adriano Salis


A voi la lettura delle recenti dichiarazioni di un politico che in un gruppo Facebook (si) è definito "un consigliere di valore", un valore che la Magistratura sta cercando di capire. Resta solo da vedere se quell'altro dell'IDV (un po' più a nord, anche lui compare di Cocco), quello che parla di "Italia dei disvalori" quando nel partito qualcuno non gli dà retta prenderà le distanze veramente da lui o invece fingerà di farlo, in attesa di vedere come andrà a finire... le alleanze sono alleanze, e le poltrone sono poltrone, no?



Fare l'onorevole costa caro. Salis (Idv): I rimborsi? Per la campagna elettorale
di Massimo Ledda / dall'Unione Sarda di Sabato 20 agosto 2011

Stando al Sole 24 Ore i nostri consiglieri regionali sono i più ricchi d'Italia, con una busta paga mensile che fra indennità e rimborsi arriva a 11 mila e 417 euro. Eppure quella cifra che farebbe sognare il 99 per cento dei lavoratori sardi, a loro spesso neanche basta. Per averne la riprova è sufficiente spulciare le carte dell'inchiesta della Procura di Cagliari nella quale sono indagati 18 consiglieri o ex consiglieri, tutti accusati di aver utilizzato i fondi pubblici destinati all'attività politica-istituzionale dei gruppi per scopi personali.

L'INTERROGATORIO DI SALIS. Tra i verbali d'interrogatorio mai pubblicati c'è quello del consigliere dell'Idv Adriano Salis, particolarmente significativo perché l'esponente del partito di Di Pietro è tra i firmatari di una proposta di legge regionale «per la riduzione dei costi della politica e per il contenimento della spesa pubblica». Salis fu sentito l'11 giugno dello scorso anno dal pm Marco Cocco, che gli contesta di aver incassato indebitamente 62.773 euro tra il 2004 e il 2008, periodo in cui fece parte prima del gruppo Insieme per la Sardegna e poi di quello Misto. L'esponente Idv si rifiutò di sottoporsi all'interrogatorio ma rilasciò dichiarazioni spontanee e - dopo aver espresso «piena condivisione rispetto all'inchiesta» ritenuta «necessaria e meritoria», aver manifestato il proprio dolore nel vedersi accusato di peculato «in quanto la mia storia personale e i miei trascorsi politici indicano, in modo univoco e trasparente, la mia intransigenza nella gestione delle risorse pubbliche» - spiegò così la ragione per cui, agli inizi del 2008, decise di ritirare i rimborsi.

LA GIUSTIFICAZIONE. «Io impegnavo per la mia attività di consigliere regionale le risorse finanziare che ordinariamente percepivo a titolo di indennità, avevo anche esaurito in quel periodo una cifra pari a circa 60.000 euro corrispostami dalla Telecom all'atto del collocamento in mobilità. Avevo poi contratto due prestiti per far fronte agli impegni di spesa. Nel febbraio-marzo 2008, quando era ormai maturata la crisi del Governo nazionale ed era perciò necessario prepararsi in vista delle elezioni al Parlamento (Salis era candidato con l'Idv per il Senato), mi trovai nella necessità di intensificare l'attività politica sul territorio, per far conoscere il lavoro svolto in seno al Consiglio e per dare conto dell'esito del mandato conferitomi. Tale intensificazione mi condusse a viaggiare per tutto il territorio dell'Isola, con forti spese per il carburante e addirittura incorrendo nel guasto dell'autovettura, che letteralmente avevo fuso. Avendo necessità di disporre di maggiori risorse finanziarie, per le finalità che ho appena richiamato e non certo per intascarle personalmente, riconsiderai la mia posizione in relazione ai contributi» e «decisi, forse sbagliando, di ritirare le somme indicate nell'imputazione e, più in particolare, una volta 13.500 euro e altri due assegni per un importo di 7500 euro ciascuno». Poi la conclusione: «Respingo categoricamente l'accusa di peculato, in quanto di nulla mi sono appropriato. Soggiungo che mi dispiace che la presente inchiesta si è finora concentrata su due soli gruppi che adottavano i criteri della tracciabilità dei pagamenti relativi ai contributi».

RESTA INDAGATO. Una giustificazione che, almeno per ora, pare non aver convinto il pm Cocco, il quale, allo stato dell'indagine, ha archiviato solo la posizione di Pietro Pittalis, l'unico che ha dimostrato carte alla mano di aver usato i fondi per le finalità previste dalla legge. Per tutti gli altri indagati invece, Salis compreso, potrebbero presto arrivare le richieste di rinvio a giudizio. E in ogni caso, al di là degli aspetti penali della vicenda e di ogni considerazione sul se finanziare la propria campagna elettorale per il Senato possa rientrare tra le attività a cui erano destinati i fondi per i gruppi consiliari, dalle parole di Salis sembra di capire che i nostri onorevoli - i meglio pagati d'Italia - non se la passino poi così bene. Perché, soprattutto sotto elezioni, fare politica costa e i soldi non bastano mai.

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