martedì 23 agosto 2011

La Chiesa e la Casta. Esenzioni, privilegi, miliardi di euro

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Qualche articolo preso dalla rete, giusto per ridere in faccia a Bagnasco, che cerca di predicare bene, ma fa figuracce epocali e poi razzola malissimo. E noi paghiamo...


“Tagliamo i privilegi fiscali della Chiesa”. Radicali e massoni replicano a Bagnasco
dal Fatto Quotidiano
Staderini: "Da quale pulpito, paghino l'Ici e l'Ires sulle attività commerciali". Il Gran Maestro Raffi, del Grande Oriente d'Italia chiede il congelamento dell'8 per mille fino al pareggio di bilancio

Chi di voi è senza peccato… Rischia di ritorcersi contro la Chiesa l’appello del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, contro l’evasione fiscale. In Italia raggiunge una cifra “impressionante”, ha detto Bagnasco in un’intervista a Radio Anch’io, e allora “come comunità cristiana, come credenti dobbiamo rimanere al richiamo etico che fa parte della nostra missione e fare appello alla coscienza di tutti perchè anche questo dovere possa essere assolto da tutti per la propria giusta parte”.

Accanto al plauso dei parlamentari cattolici dei vari schieramenti, l’esortazione del cardinale ha rinfocolato le critiche sulle esenzioni fiscali di cui godono alcune categorie di beni ecclesiastici. “Verrebbe da dire ‘da quale pulpito!’”, ribatte il segretario dei Radicali italiani Mario Staderini. “Fa sorridere che l’invito ai contribuenti venga proprio da una realtà che ha il record mondiale di esenzioni e privilegi fiscali. Sarebbe stato bello sentire dal presidente della Cei una disponibilità a dimezzare l’8 per mille o a rinunciare alle esenzioni su Ici e Ires per le attività commerciali. Inizino loro a pagare le tasse, altrimenti varrà il detto popolare ‘predica bene e razzola male”.

Lo Stato dovrebbe cancellare questi privilegi, si legge in una nota della loggia massonica Grande Oriente d’Italia, firmata da Gran Maestro Gustavo Raffi: “In un tempo di grave crisi economica, in cui si chiedono lacrime e sangue ai pensionati e ai più deboli, tutti devono dare il proprio contributo per salvare il Paese dal rischio default”. Raffi chiede pertanto che “lo Stato abolisca le esenzioni dell’Ici per i beni immobili della Chiesa non destinati al culto e di tutti gli altri enti che si avvantaggino di tale esenzione, così come è opportuno congelare per tre anni l’8 per mille fino al raggiungimento del pareggio di bilancio”.


Tutte le esenzioni del Vaticano
di Caterina Perniconi

Gli evasori devono mettersi in regola. Parola del Vaticano, per voce del presidente dei vescovi, Angelo Bagnasco. L’importante è che a pagare non sia la Chiesa.

L’appello del cardinale fa sorridere i radicali, che stanno denunciando le esenzioni e i privilegi di cui godono Oltretevere, in un momento di crisi economica dove tutti sono costretti a sacrificarsi. A partire dall’Ici, la tassa sugli immobili da cui il Vaticano è esente, perno della battaglia del partito di Mario Staderini: “É fuori dal tempo – spiega il segretario radicale – che la Chiesa goda di detrazioni per l’equiparazione degli enti ecclesiastici ad enti di beneficienza. Prima bisognerebbe verificare che in quei luoghi la beneficienza si faccia davvero. Mi vengono in mente le famiglie indigenti sfrattate da Propaganda Fide per far spazio a potenti o speculazioni edilizie”.

I radicali contestano l’articolo 29 del Concordato del 1929, che stabilisce il principio cardine della normativa tributaria, ancora valido: gli enti ecclesiastici sono equiparati ex lege sotto il profilo tributario agli enti di beneficenza. Si fanno rientrare nella parificazione normativa non solo tutti gli enti beneficali (mense vescovili, benefici parrocchiali, chiese) ma anche i seminari, i santuari e qualsiasi ente che, da chiunque amministrato, ha quale fine esclusivo o principale il culto.

Lo speciale regime tributario è stato applicato anche ad attività diverse dal culto o dalla religione purché dirette e strumentali alla realizzazione di tali finalità. “É proprio il criterio della strumentalità che consente ampi spazi di possibile elusione fiscale da parte dei soggetti economici di natura ecclesiastica”, aggiunge Staderini.

Ma la lista delle riduzioni stilata dai radicali è lunga: a partire dalla riduzione del 50% dell’imposta sul reddito delle persone giuridiche (Ires), all’esenzione da imposta locale sui redditi dei fabbricati di proprietà della Santa sede (l’incremento di valore degli edifici del Vaticano non è neanche soggetto all’imposta comunale sull’incremento di valore degli immobili). In più i fabbricati destinati esclusivamente all’esercizio del culto e quelli esistenti nei cimiteri e loro pertinenze non vengono considerati produttivi di reddito, sempre a prescindere dalla natura del soggetto che li possiede.

Non sono inoltre considerate produttive di reddito imponibile le cessioni di beni e prestazioni di servizi compiute, anche verso pagamento di corrispettivi specifici, in favore di associati oppure in favore di altre associazioni che operano nello stesso settore. Sono deducibili dal reddito complessivo degli enti ecclesiastici anche i canoni, le spese per manutenzione o restauro dei beni, le spese per attività commerciali svolte dall’ente, dai membri delle entità religiose. Per ciascuno dei membri alle dipendenze dell’ente religioso è deducibile un importo pari all’ammontare del limite minimo annuo previsto per le pensioni Inps.

Poi c’è l’esenzione dell’Iva per le prestazioni rese da enti di beneficienza, ospedali, ricoveri e scuole. E le retribuzioni corrisposte ai sacerdoti sono dispensate dall’Irap. C’è anche un esonero Irpef per gli impiegati e salariati, anche non stabili, della Santa Sede. E per finire le esenzioni da diritti doganali e daziari per merci estere dirette alla Citta del Vaticano o a istituti della Santa sede ovunque situati.

In un tentativo di difesa dei privilegi della Chiesa il leader Udc, Pierferdinando Casini, ha sostenuto che i radicali “ignorano la straordinaria dimostrazione giornaliera di solidarietà da parte del volontariato, ragione per cui non si può considerare la Chiesa alla stregua di un imprenditore immobiliare”. Per Staderini, invece, è proprio quello il punto: “L’area di esenzione è così ampia che l’intervento sull’Ici è necessario. Tra l’altro mi soprende che non ci sia stata ancora una presa di posizione su quello, e sui metodi di ripartizione dell’8 per mille, né di Di Pietro né di Vendola. Per non parlare del Pd con Bersani che ha sempre dichiarato di voler tassare i grandi patrimoni immobiliari. E dove ne trova uno più grande del Vaticano?”.


Santa Casta
dal blog La Città Invisibile

L'onda dell'anti-casta è arrivata anche dalle parti del Vaticano.

Da qualche giorno è attiva su FB una pagina dal titolo "Vaticano, pagaci tu la manovra finanziaria" (c'è anche il relativo sito), pagina che al momento in cui scrivo ha già raggiunto oltre 105.000 sostenitori.

In questa recrudescenza delle annose polemiche sui privilegi fiscali di cui gode la Chiesa, vorrei ricordare solo un paio di questioni fondamentali.

8 PER MILLE.

1. Circa il 60% degli italiani lascia in bianco la voce relativa alle donazioni.
Al primo posto tra le possibili scelte c'è la Chiesa Cattolica, con il 35% circa di preferenze.
Ed allora, per un sagace meccanismo messo a punto nell'era Craxi a metà degli anni 80, scatta l'agevolazione delle agevolazioni: la maggioranza relativa è da considerarsi maggioranza assoluta.
La Cei ringrazia e incassa il 90% dell'8 per mille.
La domanda è: sarebbe così assurdo togliere l'abominio proporzionale e far incassare allo Stato la quota derivante dalle preferenze non espresse dei contribuenti (come avviene in Spagna, ad esempio)?

2. Dal momento che spesso si parla della destinazione umanitaria dell'8 per mille, è forse utile ricordare che del miliardo di euro incassato con l'8 per mille solo il 20% viene destinato alla carità in Italia e nel Terzo Mondo. L'80% resta nelle tasche della Chiesa...

ICI-IMU.

Ad ottobre 2010, la prima versione del decreto che introduceva l'IMU (un restyling della vecchia ICI) toglieva finalmente le agevolazioni legate agli enti ecclesiastici, stimabili in circa 1 miliardo di euro annui.
A gennaio, naturalmente, nella versione definitiva del decreto, le esenzioni ricomparivano tutte, nessuna esclusa.
La domanda semplice semplice è: perché - complice la crisi - non torniamo agli intenti della prima stesura del decreto (che avrà avuto un motivo di essere, o no?!) e aboliamo queste benedette agevolazioni?

Mi si dica, per favore, dove sta l'assurdità di simili proposte.

No perché se le motivazioni per lasciare tutto com'è sono quelle che si leggono su una pagina FB nata per contrastare l'ondata anti-casta ecclesiastica, allora parliamone:

"si ricordi che queste agevolazioni sono dovute alla semplice motivazione che la Chiesa di tutto fu spogliata con l’Unità d’Italia. Il fatto di pagare al Vaticano acqua, gas e fogne [altra agevolazione, Ndr], non solo era ed è un dovere sacrosanto, ma è anche una necessità logica e politica in quanto il Vaticano è stato messo nelle condizioni di non riuscire ad essere del tutto autosufficiente dato che è stata l’Italia a ridurlo in un territorio tanto misero".

Dunque vogliamo mantenere dei privilegi e delle agevolazioni per un presunto debito storico?!

Per aver condannato Galileo Galilei la Chiesa domandò "scusa" dopo quasi 400 anni: problema risolto.

Facciamo così: senza attendere 400 anni, da italiani chiediamo scusa subito anche noi se (e sottolineo se) il nostro Stato ha danneggiato in qualche modo la Chiesa.

Debito storico saldato.

Ora giù le zampe dai nostri soldi.

Grazie.

P.P. [Post Post] A proposito: se volete ringraziare di persona il generoso e machiavellico ideatore del perverso cavillo proporzionale dell'8 per mille negli anni 80 craxiani, ne rammento solo nome e cognome: il socialista Giulio Tremonti.

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