venerdì 23 settembre 2011

I documenti di Rapisarda su Dell'Utri e la Mafia. Provenzano

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Per voi.

Perquisita la casa milanese di Rapisarda. Carte su rapporti tra Dell’Utri e Cosa nostra
Nella casa dell'ex socio del senatore del Pdl, morto poche settimane fa, la Dia di Palermo ha sequestrato un memoriale e alcuni floppy disk sulla trattativa tra Stato e Mafia. La nuova iniziativa è legata alle ultime dichiarazioni del pentito Lo Verso
dal Fatto Quotidiano

Carte e floppy disk. Nella casa dell’ex socio di Marcello Dell’Utri, il Dipartimento investigativo anti-mafia (Dia) di Palermo ha trovato una serie di materiali “utili a far luce sui rapporti tra Stato e Mafia”. La perquisizione è stata disposta dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia, dopo la morte di Filippo Alberto Rapisarda, il finanziere che faceva affari con Dell’Utri e ne diventò il suo principale accusatore. L’abitazione perquisita, a pochi passi dal Duomo, è la stessa dove Rapisarda si è spento meno di un mese fa. La stessa dove, nel 1994, è nato il primo club di Forza Italia. La Dia ha scoperto anche un memoriale scritto di pugno dallo stesso finanziere, il cui contenuto non è ancora noto.

I rapporti tra Rapisarda e Dell’Utri sono stati altalenanti: si interrompono una prima volta all’inizio degli anni ’80 quando il senatore del Pdl va a lavorare per Silvio Berlusconi, all’epoca solo un imprenditore, che non era ancora sceso in politica. E’ proprio durante il lavoro in Publitalia (di cui Dell’Utri è stato presidente), che Rapisarda dice di averlo visto parlare con due boss mafiosi: Stefano Bontate e Mimmo Teresi. Ma poi il finanziere torna a essere grande amico di Dell’Utri e gran sostenitore di Berlusconi. Nel 1998 un nuovo cambio di rotta, quando va a testimoniare al processo Dell’Utri. Quello per cui l’ex amico ha rimediato una condanna in secondo grado per mafia ed è in attesa del giudizio della Corte di Cassazione.

Lo spunto per l’iniziativa della Dia è arrivato dalle dichiarazioni del pentito Stefano Lo Verso, ex vivandiere di Bernardo Provenzano: il collaboratore di giustizia avrebbe appreso, proprio dal boss di Corleone, dei rapporti tra Dell’Utri e la mafia e avrebbe fatto dei riferimenti a Rapisarda nell’ambito della “trattativa”. Lo Verso sostiene che Provenzano gli avrebbe parlato degli accordi politici raggiunti dopo le stragi del ’92-’93 con Marcello Dell’Utri (vedi sotto), che “sostituì di fatto l’onorevole Lima” nei rapporti con la mafia. A conferma di questo, ci sono anche alcune vecchie carte sequestrate a Vito Ciancimino nel 1996, in cui l’ex sindaco mafioso di Palermo, in cella, scriveva della trattativa. Tra questi documenti, una lettera è stata depositata dal pm Nino Di Matteo al processo Mori, in corso a Palermo.


Il pentito Lo Verso: “Provenzano mi disse di un patto con Marcello Dell’Utri”
di Andrea Cottone

“Nel ’94 ho fatto votare Forza Italia”. Parola di Bernardo Provenzano, almeno per quanto racconta il pentito Stefano Lo Verso. Per un anno Lo Verso ha fatto da vivandiere al vecchio padrino corleonese, che gli avrebbe parlato degli accordi politici raggiunti dopo le stragi del ’92-’93 con Marcello Dell’Utri. I senatore, secondo il pentito, “sotituì di fatto l’onorevole Lima” nei rapporti con la mafia. Le sue rivelazioni sono state depositate al processo contro l’ex generale Mario Mori e l’ex colonnello Mauro Obinu, del Ros, per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra.

Lo Verso racconta come, dopo aver avuto la rivelazione sulla vera identità di quella persona anziana che nascondeva in casa, ha cominciato ad avere paura: era troppo pericoloso tenere in casa l’uomo più ricercato d’Italia. Ma Provenzano, sempre secondo le dichiarazioni del pentito, l’avrebbe rassicurato: “Stai tranquillo, io sono protetto da politici e dalle autorità, in passato sono stato protetto da un potente dell’Arma”. E avrebbe aggiunto: “Non ti preoccupare a me non mi cerca nessuno”. Lo Verso sostiene di essere rimasto sorpreso da questa rivelazione e di avere pronunciato “con evidente stupore la parola carabinieri”. Raggelante la risposta di Provenzano: “Meglio uno sbirro amico che un amico sbirro”. La vicenda risalirebbe al gennaio del 1994.

Pochi mesi dopo, il luglio seguente, Lo Verso racconta che ormai tra i due era stato raggiunto un certo livello di confidenza e di reciproca fiducia. Così – sostiene Lo Verso – Provenzano gli avrebbe esposto quanto accaduto dopo le stragi. “Mi confidò – si legge nel verbale riassuntivo dell’interrogatorio del 6 luglio 2011 – che ‘Dell’Utri si mise in contatto con i miei uomini e sostituì di fatto l’onorevole Lima nei rapporti con la mafia. Per questo nel ’94 a seguito degli accordi che abbiamo raggiunto ho fatto votare Forza Italia’”. In quanto garante degli accordi e dei nuovi equilibri, a Provenzano sarebbe stata garantita una latitanza sicura. Questo secondo il resoconto di Lo Verso. Che non si sottrarrebbe a un confronto col vecchio padrino che, però, sembra aver poco tempo a disposizione a causa delle sue critiche condizioni di salute.

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