venerdì 9 settembre 2011

Tarantini: giù il velo, Ghedini!

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Compagni di merende prima, selvaggi accoltellatori alle spalle poi. Soldi per le feste, soldi per il silenzio. E un abile (?) burattinaio che grida allo scandalo quando il suo padrone/foraggiatore viene rivelato per quello che è. Ma prima o poi i nodi vengono al pettine. Ah, a proposito: quanti fra quelli che votarono Mavalà avranno il coraggio di rifarlo in futuro?

Tarantini: “Soldi per il silenzio sulle escort, Ghedini sapeva. Lavitola? Uno psicopatico”
di Enrico Fierro e Antonio Massari

Top secret. Dopo quattro ore di interrogatorio, la Procura di Napoli ha imposto il segreto totale sulle dichiarazioni di Tarantini. Approfondimenti e chiarimenti delle cose dette lo scorso tre settembre. Il giro di soldi, il ruolo degli avvocati, l’ossessione di B. sulla pubblicazione delle intercettazioni di Bari. In quella occasione Gianpi ha parlato della cassa straripante di bigliettoni dedicata a lui. Dell’andirivieni di ragionieri, commercialisti, avvocati semplici e avvocati parlamentari: tutti attorno a lui, imprenditore fallito, cocainomane, organizzatore di festini e gestore di una rete di escort. Tutti al suo servizio per espresso ordine del Sultano di Arcore.

L’onorevole Ghedini aveva un canale privilegiato”. Il 3 settembre, Tarantini tratteggia il ruolo del legale di B., “la persona in assoluto più vicina al presidente”. “Credo che quando Berlusconi faccia determinati conti o cose, Ghedini lo sappia. Vede un fogliettino, una nota, non so come gestiscono la contabilità, Berlusconi, ma vede la nota ha scritto duecento (mila, ndr) a Lavitola per Tarantini, o comunque a Ghedini che non è scemo dice: ‘Cavolo, fammi vedere qua i soldi dove stanno’”. È il buco nero dei 500 mila euro che Berlusconi assegna a Gianpi, ufficialmente per aiutarlo ad aprire un’attività imprenditoriale preferibilmente all’estero. Soldi in buona parte trattenuti da Lavitola, ma questa è un’altra storia. Di quella somma gli avvocati del premier sapevano tutto. Sapeva l’onorevole Ghedini, che presto dovrà dare chiarimenti ai magistrati napoletani, sapeva l’altro avvocato che Berlusconi mette a totale disposizione di Tarantini, Giorgio Perrone. È lo stesso legale a confermarlo nel suo interrogatorio. “Nel settembre 2010 mi chiamò Berlusconi e mi chiese di assumere la difesa di Tarantini. Subito dopo io chiamai Ghedini al quale comunicai tale circostanza…”.

Quindi è Berlusconi che nomina l’avvocato a Tarantini. Che interrogato si impappina, poi ammette: “Sì è Berlusconi che prende l’iniziativa perché è Quaranta (prima suo difensore, ndr), che chiede forse a Ghedini, forse è D’Ascola (altro legale del pool del Cavaliere, ndr) che consiglia a Quaranta Perrone”. Una girandola di principi del foro che ufficialmente Tarantini, da poco uscito dagli arresti domiciliari, senza un centesimo di euro in tasca, non riuscirà mai a pagare. Ma non è un problema, perché il Cavaliere vede e provvede. Perrone è premuroso, si preoccupa di quei 500 mila euro. “Mi sussurrò all’orecchio se io avessi ricevuto i 500 mila euro da Lavitola… lui l’aveva saputo da Ghedini”.

Cose compromettenti, questo è un Ruby-2
Ma perché tante attenzioni, cosa allarma in quel periodo Berlusconi? L’ossessione è sempre la stessa, ritardi, insabbiamenti, fughe di notizie a parte, alla Procura di Bari stanno per essere depositate tutte le intercettazioni con le brave ragazze che Tarantini portava in Sardegna e a Palazzo Grazioli. “Ci sono delle cose che lo compromettono (Berlusconi, ndr), perché vederlo di nuovo sui giornali con ragazze che… punto e a capo: Ruby due, certo che non è cosa piacevole per lui, la causa sono stato io”. Pentimenti postumi a parte – Tarantini ha lucrato per anni sui vizietti di Berlusconi – fa pensare il riferimento a Ruby, la minorenne marocchina protagonista di un altro scandalo. In quei summit particolari non c’erano solo escort alla D’Addario, “ma mogli di notai, imprenditori, gente nota, che avevano relazioni con me”. Tutte a Palazzo Grazioli, tutte al Bunga-Bunga.

Finisce il processo e muoio di fame
Tarantini respinge l’accusa di essere un ricattatore, lui Berlusconi lo adora, mai avrebbe pensato di ricattarlo. “Quello vi dimentica, quello vi abbandona, mi diceva Lavitola”, per Gianpi uno “psicopatico”. E allora si allarma, non vuole perdere “l’amor suo”. Quando i magistrati gli chiedono dell’incontro con Berlusconi ad Arcore, ma dopo aver “staccato le batterie dei cellulari” per non essere localizzati, gli vengono le lacrime agli occhi. “Non lo vedevo da due anni, credo mi sia anche commosso”. Scaccia i cattivi pensieri che il finto amico Lavitola gli mette in testa, decide che l’unico modo per conservare il rapporto con Silvio è tenere in vita l’incubo Bari. “Avevo paura, domani mattina finisce il rapporto e non so come vivere… domani mattina chiude il processo, questo qua intermediario (Lavitola, ndr) che è un mascalzone che mi ha rubato i soldi, finisce, io che faccio, muoio di fame?”. Finisce la bella vita, le vacanze a Cortina, la casa ai Parioli, i vestiti griffati e le cene a 200 euro a cranio. Gianpi Tarantini ha sempre vissuto di mala-politica. “Io sono Gianpaolo Tarantini, ho favorito la prostituzione, ho ricevuto cocaina e ho corrotto la Sanità in Puglia, purtroppo in Puglia lavorava la sinistra con quelli vicino a D’Alema”.

Il tesoretto: “È per una società off shore”
Cinquecentomila euro, più tremila a settimana per le spese, la casa ai Parioli pagata a prezzi stracciati: questo era il “tesoretto” destinato Gianpi. Soldi che transitavano anche attraverso società offshore. “Chiesi a Lavitola di organizzare questa benedetta società per far confluire i soldi. Io non volevo comparire per ragioni ovvie di indagine. Lui disse che avrebbe fatto tutto lui”, dice nell’interrogatorio. Ma come funzionava questo passaggio di danaro, chiedono i pm? “Lui (Lavitola, ndr) dice attraverso società offshore”. E il “transito” era da “Berlusconi a Lavitola”.

Il Cavaliere, secondo la ricostruzione di Gianpi, è categorico con Lavitola: “Io ti do i 500 mila euro, li dà a Valter e poi Valter li dà a te. Faccio un bonifico a Valter e li dà a te”. Nel suo interrogatorio Tarantini parla anche della Procura di Bari e degli incontri tra il procuratore Antonio Laudati e l’avvocato Quaranta. Il tema è sempre il deposito di tutti gli atti del processo escort. Dopo l’incontro Quaranta “mi dice – fa mettere a verbale Tarantini – che è vero che c’è l’avviso di conclusione, che gli è stato consegnato (Laudati, ndr), in quanto coordinatore delle mie indagini. Nicola mi dice che mi vuole incontrare e mi dice che in queste intercettazioni Laudati gli dice che… ma fanno dei commenti più di gossip che…”.

Il favoreggiamento ci sta tutto, eccome
Il pm vuole saperne di più, cercare di capire qual è stato il ruolo degli avvocati nel rapporto con la Procura: “Ce li dica, sono importanti”. Tarantini: “Sono dei commenti più di gossip che legati all’indagine stessa. Perché dice: ‘Nei cosi si dice che tu gli hai regalato il maglione, che tu…’ Laudati a Nicola: ‘Ma come fa un personaggio come Berlusconi ad accettare regali da uno sfigato come Tarantini, che bisogno ha? Questo sostanzialmente dice Laudati”. Secondo Tarantini, il magistrato si sarebbe lasciato andare anche a valutazioni sul processo: “Dice: ‘Là il favoreggiamento (della prostituzione, ndr) ci sta tutto, ci sta tutto! Altro che non ci sta”. Chi lo dice, chi è che parla, chiedono ancora i pubblici ministeri. “Laudati”, risponde secco Tarantini. “Quaranta non parla più con i pm, parla solo con Laudati in quanto coordinatore delle mie indagini”. L’avvocato chiede notizie al procuratore: “Dottore, ma è vero quello che sta uscendo sui giornali? Tutto sto casino, sto pandemonio? (…) E Laudati risponde: “Sì, è vero, mi è arrivato questo coso, ma che cosa ha combinato? Questi sono pazzi!”.

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