domenica 20 novembre 2011

Pier Silvio alza la cresta in puro stile paterno

.
La sua faccia mi provoca disgusto quasi quanto quella del padre. Il personaggio è sempre stato patetico: cultore dell'aspetto - come gli italiani inebetiti dalle trasmissioni Mediaset - e piglio da ducetto siculo. Pier Silvio ora intravede il rischio che il nuovo governo faccia finalmente quello che il centro destra (prono ai desideri del satrapo) e il centro sinistra (ostaggio del migliore Amico di Berlusconi: D'Alema) non hanno mai voluto realizzare, e cioé una onesta legge sul conflitto di interessi e una normativa onesta sulle frequenze televisive. L'azienda di famiglia, nata decenni fa coi soldi della banca del babbino di Silvio, banca fatta chiudere perché riciclava denaro sporco della Mafia, l'azienda che è stata sorretta da decenni di leggi ad aziendam, che se n'è infischiata dei dettati della CE (vedi la questione Rete4), che ha rincoglionito milioni e milioni di italiani spingendoli all'odio verso i "comunisti", portandoli ad una piattezza di giudizio, a una ignoranza crassa nella cultura generale, beh... l'azienda di "famigghia" può rischiare qualcosa... e allora dopo le minacce in stile mafioso di Sua Emittenza il satrapo di Arcore, ecco che "scende in campo" anche l'erede al trono, con lo stesso altezzoso e minaccioso atteggiamento di papà. E sono dolori. Neanche il racket del pizzo parla così bene. Marina è davvero in buona compagnia: mal (e non: buon) sangue non mente, peggio che nelle monarchie.

Pier Silvio Berlusconi detta le condizioni al governo. Obiettivo: salvare Mediaset
Il figlio dell'ex premier manda messaggi chiari al nuovo presidente del Consiglio. In sintesi: lasciate stare le televisioni di famiglia e tutto andrà bene. Sottinteso: toccatele e all’improvviso la base parlamentare del governo potrebbe dimostrarsi parecchio fragile
di Stefano Feltri

Nessun pasto è gratis, dicono gli economisti. E la massima funziona anche in politica. Chi pensava che dietro il fair play istituzionale di Silvio Berlusconi nei giorni della transizione dal suo governo a quello di Mario Monti ci fosse soltanto senso dello Stato e percezione della crisi, deve ricredersi. Sul Corriere della Sera di ieri, in un’intervista al vicedirettore Daniele Manca (interlocutore di fiducia per Marina Berlusconi, di solito), manda messaggi chiari al nuovo premier. In sintesi: lasciate stare Mediaset e tutto andrà bene. Sottinteso: toccate Mediaset e all’improvviso la base parlamentare del governo potrebbe dimostrarsi parecchio fragile. Visto che Monti è ancora poco abituato al linguaggio della politica attiva, almeno in Italia, gli può essere utile una traduzione.

SOLLIEVO. “Se devo essere sincero questo governo Monti per noi di Mediaset potrebbe rappresentare una boccata di ossigeno”. Traduzione: Mediaset conta che il governo non approfitti della debolezza di Berlusconi per fare una legge sul conflitto di interessi. E spera che l’andamento in Borsa del titolo non sia più condizionato dalle performance politiche del Cavaliere.

TIMORI. “Quello che temo è che in una situazione di mercato così delicata, una classe politica ideologica possa utilizzare trovate regolamentari per danneggiare un’industria italiana che si fa onore anche all’estero”. Traduzione: Caro Monti, non lasciare che quella piccola parte del Pd (con l’appoggio dell’Idv) che ancora si pone il problema del conflitto di interessi tenti qualche blitz in Parlamento.

SPOT. ”Ho letto dichiarazioni riferite a Mediaset in cui si sosteneva che non è normale avere il 30 per cento di ascolti e una quota più alta dei ricavi pubblicitari tv. A parte che i nostri ascolti sono intorno al 40 per cento nonostante tutta la nuova concorrenza, ma che ragionamento è?”. Traduzione: cari investitori pubblicitari, continuate a mantenere i vostri budget. Il fatto che Berlusconi non sia più a Palazzo Chigi non è una ragione sufficiente per tagliare le inserzioni.

BEAUTY CONTEST. A proposito delle frequenze digitali regalate dallo Stato, con la procedura del beauty contest ancora in corso, Pier Silvio dice: “Se ottenessimo quelle frequenze dovremmo cominciare a spendere mettendoci contenuti altrimenti sarebbe come non averle. E visto che siamo in giornata di paradossi ne segnalo un altro: se l’assegnazione delle frequenze dovesse avvenire con un’asta a rilanci, vorrei vedere quale operatore tv sarebbe disposto a partecipare davvero”. Traduzione: meglio, caro Monti, che non Le salti in mente di rimettere in discussione il gran regalo del beauty contest. Se dovesse decidere di fare un’asta, per fare cassa, sappia che Mediaset ha più soldi degli altri. E quindi il risultato finale potrebbe essere che il Biscione si pappa tutta la torta. Vale la pena rafforzare così tanto la posizione delle tv berlusconiane per i prossimi decenni in cambio di qualche miliardo?

PREZZO. “Spero solo che da ora Mediaset sia valutata realmente per i suoi meriti e i suoi errori, e non con il pregiudizio che tutto sia merito o colpa non di chi ci lavora, ma di qualcun altro”. Messaggio ai mercati. Sappiate, dice Pier Silvio, che oggi il titolo Mediaset è sottostimato perché sconta la fine del governo. Quindi correte a comprarlo finché è un buon affare.

.

Nessun commento:

Posta un commento