giovedì 8 dicembre 2011

La delusione Monti e la riorganizzazione berlusconiana

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Scrivo anche su L'Espresso. Questo un mio post.

Monti: la grande delusione. Berlusconi dietro l'angolo
di Skywalkerboh/blog/Espresso

Credo di essere stato uno dei pochi che, terminati i festeggiamenti per le dimissioni di Berlusconi, appena ha sentito che il nuovo presidente del Consiglio sarebbe stato Mario Monti ha storto il naso. E il bello è che troppe persone hanno detto qualcosa come: peggio di Berlusconi tanto non si può avere. Beh, bisogna fare dei distinguo.

Berlusconi ha pensato solo a se stesso. Sono 17 anni che è in politica per sostenere le sue imprese, legiferando in maniera univoca a favore di esse. Sono altrettanti 17 anni che Berlusconi distrugge il Codice Penale e quello di Procedura Penale per evitare il carcere. In tanti anche fra i suoi sostenitori se ne sono oramai accorti. Curando solo se stesso e le sue imprese, Berlusconi ha trascurato completamente il paese, e le persone di cui si è circondato hanno ampiamente contribuito a questa opera di distruzione. La compagine forzista prima, e pidiellina poi, è un guazzabuglio, un minestrone in cui sono confluiti in primis buona parte dei pregiudicati di Mani Pulite: gentaglia che ha una fedina penale lunga e variegata quanto il catalogo di Postal Market, e poi pian piano sono entrati corruttori, corrotti, razzisti, prostitute piò o meno manifeste, e tanta gentaglia che non ha mai e poi mai inteso la politica come un servizio. Gente che aveva e ha ancora fame di soldi e di potere, gente raramente laureata e che soprattutto non ha alcuna capacità di ideare né realizzare manovre economiche e gestione di ministeri per il bene comune. Ecco perché tutto è andato allo sfascio. Quando un governo è pieno di camorristi, mafiosi, persone che hanno il sostegno della 'Ndrangheta, di Comunione e Liberazione, allora è chiaro che non potrà mai realizzare il bene comune. Questa è la peculiarità dei governi Berlusconi: mancanza di volontà (e incapacità) di gestire la cosa comune, la res publica.

Berlusconi ha rovinato la politica esattamente come ha rovinato la società italiana. Egli ha inebetito l'ampia utenza televisiva con trasmissioni inutili, appiattendo le capacità cognitive e di giudizio di sempre più persone. Egli ha fatto disinformare con le proprie testate giornalistiche milioni e milioni di italiani, urlando al "comunista" e mentendo sul proprio operato e sulla reale situazione del paese. Col prosciutto negli occhi e il veleno nel cuore, troppi italiani gli hanno dato il sostegno e il voto, e non si sono quasi accorti che grazie a Berlusconi l'Italia è precipatata in un baratro. L'assenza poi di una opposizione vera ha completato l'opera. Ma non bisogna neanche dimenticare lo smantellamento delle basi su cui opera la Scuola Pubblica, vera fucina della cultura e del libero pensiero e arbitrio. Le riforme Moratti prima, Gelmini poi, hanno tolto fondi alla Scuola Pubblica per girarli alle scuole private, col doppio obiettivo (ben raggiunto) di fare felice mamma Chiesa, i cui appoggi e voti sono fondamentali nel rapporto ipocrita di sotegno reciproco; e poi, secondo obiettivo, di rendere povera di strumenti e insegnanti la Scuola Pubblica. Ricordiamo che i governi Berlusconi hanno mandato a casa centinaia di migliaia di insegnanti e operatori del settore.

Mario Monti è stato visto dal canto suo come il salvatore della patria, e si è calato nel ruolo con la maschera dell'uomo "sobrio" e serio. La sua compagine governativa è ricchissima di titoli di studio (lauree a profusione), quindi è decisamente meglio di ogni altro governo mai visto da più di 30 anni a questa parte, soprattutto dei governi del centro destra. Ma questa ricchezza purtroppo, nonostante dichiarazioni di "equità" operativa, è stata messa al servizio del sistema bancario internazionale e del sistema ecclesiastico. La manovra Monti, della quale non si se le Camere dovranno votare una fiducia o potranno presentare emendamenti per migliorarla (o peggiorarla), appoggia i "sacrifici" lacrimevoli più sulle spalle dei meno abbienti e/o onesti che su quelle dei ricchi e/o disonesti.

Tanto si poteva fare, quasi niente di veramente concreto è stato fatto. Anzitutto per quel che riguarda la più grande multinazionale nella storia dell'umanità: la Chiesa Cattolica. Nel governo Monti c'è un uomo del team di Bagnasco, Francesco Profumo, e una ciellina, Elena Ugolini. Questa è una dichiarazione di intenti chiarissima: niente verrà fatto per cancellare la sfascio della Scuola Pubblica, anzi con ogni probabilità aumenteranno i sostegni alle scuole private, con la Chiesa in pole position a ricevere soldi e altri benefici. Profumo e la Ugolini sono infatti i nuovi ministro e sottosegretario all'Istruzione. Ma non è solo questo purtroppo. Il governo Monti, che ha pure docenti dall'Università Cattolica, gode dell'appoggio della Chiesa da ben prima della sua nomina, e alla Chiesa non ha chiesto niente. L'equità e i sacrifici non riguardano la Chiesa, che continuerà a non pagare l'ICI (ora IMU) e continuerà a non pagare le tasse sulle proprie attività economiche di ogni tipo, speculazioni dello IOR comprese. Eppure sarebbe stato onesto e lecito chiedere un contributo. Ma si sa: mamma Chiesa è al di sopra della Legge, infatti l'Italia non è uno Stato laico, bensì uno Stato arretrato.

Perché poi deve aumentare l'IVA, già sollevata da Tremonti? Questa misura scarica i suoi nefandi effetti sui piccoli e medi imprenditori in prima battuta, e sui consumatori in seconda battuta. Facciamo un esempio: la benzina in Italia costa tantissimo. Aumentando l'IVA sulla stessa (e non dimentichiamo che Monti poi autorizza le Regioni ad aumentare l'accise di 1cent al litro per le loro casse) i titolari dei rifornitori dovranno pagare tasse più alte, larga parte delle quali scaricheranno sui clienti sollevando i prezzi. Ma questo vale per ogni altro bene di consumo.

La riforma delle pensioni poi è un monstrum pazzesco. Il pensionamento più avanti negli anni, la sola forma contribuitva, l'eliminazione di alcune forme pensionistiche... tutti frutti concepiti da chi non ha mai patito la fame e da chi sa bene che la propria pensione sarà ottima. C'erano già i parlamentari a disinteressarsi del paese, tutti tesi a mantenere poltrona, stipendio annesso e tutti col completamento della legislatura nel mirino per il lauto vitalizio ch'esso comporta, e ora i membri del neo governo Monti si affiancano a questa gente!

Ancora: i miliardi spesi per la TAV che nessuno vuole, che rovina i paesaggi e partorirà spostamenti veloci ma sempre meno degli aerei, e carissimi quasi se non di più dei biglietti aerei... e quale sarà l'utile per la collettività allora? Questi cantieri si potevano chiudere. Quale imprenditore che deve mandare da Torino a Lione della merce è disposto a pagare più del doppio come tariffa di trasporto per guadagnare solo poche ore? Quale cittadino che vuole andare in Francia sarà disposto a pagare il bigliettissimo di quel treno ad alta velocità quando può arrivare a destinazione in una-due ore in più pagando molto meno? La realtà è che la TAV è il regno delle mazzette che le imprese (larga parte delle quali in mano a società dalla dubbia titolarità) hanno pagato ai politici di turno. E allora caro Monti non si poteva bolccare i lavori della TAV, pagare le penali e - pagate queste - comunque risparmiare una montagna di miliardi?

E la spesa bellica? Abbiamo ragazzi impegnati all'estero in "missioni di pace" o "operazioni di polizia" (oggi la guerra si chiama così, per aggirare il divieto della Carta Costituzionale), i cui stipendi maggiorati per le "trasferte" pesano come macigni sui bilanci dello Stato, idem per il trasporto e l'uso dei mezzi militari. Miliardi di euro che prendono il volo solo perché l'Italia deve essere un buon "partner" per gli U.S.A. e le altre nazioni che portano la loro "pace" in casa d'altri. Ma ancora: la vergogna degli stanziamenti per gli aerei Lockheed, circa 20 miliardi per strumenti di morte con testate atomiche. Che ce ne facciamo? Tutti questi miliardi avrebbero migliore collocazione altrove: arricchendo gli strumenti della Forza Pubblica e della Magistratura. Non c'è carta per le fotocopie né nelle questure o comandi, né nei tribunali. Non ci son abbastanza soldi per la benzina delle volanti e delle gazzelle. Non c'è abbastanza personale e le cause vanno avanti decenni: pochi giudici togati, poco personale nelle cancellerie, i malviventi la fanno franca.

E qui si arriva alla lotta conro l'evasione fiscale. Parte di quei miliardi investiti nelle forze armate e nella "ricerca scientifica in materia militare" potevano essere spostati anche nel potenziamento dell'attività della Guardia di Finanza (oltre che come detto della Magistratura, Polizia e Carabinieri). Il governo Monti non ha stabilito niente di concreto per combattere l'evasione fiscale. Limitandosi ad abbassare la soglia di rilevabilità dei pagamenti in contanti, Monti ha solo fatto un favore alle banche, non certo alla lotta contro l'evasione fiscale. La maggior parte del NERO che gira oggi in Italia (si dice: 370 miliardi all'anno) non sta tanto nei mancati contributi/tasse versati da piccoli imprenditori che non riescono a tirare a campare e quindi spesso non emettono fatture o battono scontrini, il grosso sta nel riciclaggio di denaro sporco da attività illecite, terreno fertilissimo dove la criminalità organizzata lavora liberamente grazie agli appalti concessi (e retribuiti a mazzette) dai politici di riferimento. Una vera e totale lotta all'evasione fiscale arricchirebbe oltremodo le casse pubbliche e darebbe durissime mazzate all'economia sommersa della criminalità organizzata. I precedenti governi in tal senso non si sono mai attivati, perché Monti si è allineato?

Ancora: Monti non ha fatto niente per curare la malattia Disoccupazione. Come aveva lodato tempo fa la manovra Gelmini che ha ucciso quasi completamente la Scuola, egli aveva altrettanto lodato le iniziative lavoricide di Marchionne alla FIAT. E infatti come Monti non ha fatto niente a favore della Scuola Pubblica (come detto sopra), altrettanto non ha fatto per le garanzie sul Lavoro. Lo Statuto dei Lavoratori è stato smantellato poco a poco negli anni, ciò a causa di una valutazione sbagliata da parte della politica. Mi spiego: quando l'Italia visse il boom economico degli anni '60, i posti di lavoro erano quasi tutti a tempo indeterminato. Giunta la prima recessione degli anni '70, partita dai problemi legati al controllo del petrolio, ovviamente i posti di lavoro sono diventati sempre più frequentemente a rischio. Il sistema allora si è evoluto male: a fronte di sempre maggiori compensi a direttori, manager delle grandi imprese, sono diminuite le garanzie per i lavoratori semplici. I soldi degli utili delle attività sono stati allocati sempre peggio, perché oltre alla grande differenza retributiva sopra detta, gran parte delle grandi imprese si sono quotate in Borsa e si sono aperte agli investimenti e alla speculazione. Chi fa speculazione guarda solo ai soldi, all'extraprofitto, e non si cura della gente comune, quella che produce, né guarda alle società non amiche, da qui la speculazione sui titoli (anche quelli di Stato). Di pari passo il grande errore: la politica, invece di legiferare combattendo queste porcherie sui grandi capitali, invece di proteggere il Lavoro vero e proprio, ha iniziato a scaricare sugli operai le perdite, aprendo ai contratti a termine e facilitando i licenziamenti, e ciò ha fatto sventolando lo specchietto per le allodole della "flessibilità". Se togli soldi agli operai, che sono la stragrande maggioranza dei cittadini che versano i contributi e spendono nei negozi, vai a impoverire non solo le loro famiglie, ma anche tutti coloro che vivono indirettamente di quei soldi. Un operaio col lavoro sicuro e 1500€ al mese, non solo può mettere da parte dei soldi, ma spende qualcosa in più anche in beni di lusso, levandosi qualche sfizio, e fa la spesa più frequentemente, va in viaggio di piacere qualche volta di più: insomma, fa girare più soldi. Ma in un mondo come quello di oggi in cui se si raggiungono 1000€ è già un miracolo, e in cui la maggior parte delle famiglie sono monoreddito, si spende solo in ciò che permette di non morire di fame, e non si riesce a mettere da parte niente! Da quei vecchi errori a queste odierne conseguenze, ecco dove siamo arrivati.

Tanti altri sono gli aspetti criticabili del pacchetto "salva Italia", ma bisogna (fatti questi brevi cenni) riflettere su due cose. La prima, come già accennato, è che questa manovra scarica quasi tutti i suoi effetti su chi ha meno soldi, cioé la maggior parte dei cittadini, quindi è per definizione antisociale ed iniqua. Poi l'altra cosa, e qui torna in auge Berlusconi.

Forse troppa gente ci è cascata, quando Berlusconi si è dimesso, e ha pensato che egli sarebbe sparito. Quale grave errore! Berlusconi è già in campagna elettorale, sta aspettando che il governo Monti diventi ancora più impopolare di quanto ha già mostrato di essere, e ha già pianificato la sua strategia di potere/impunità. Ora sta lasciando lavorare Monti, intanto giornali e televisioni di proprietà di Berlusconi stanno già cavalcando il malcontento popolare crescente nei confronti del nuovo governo. Nel frattempo Berlusconi sta ricostruendo il partito, preparando un "nuovo" candidato premier (probabilmente Alfano) che sarà fantoccio e maggiordomo, ed egli, Silvio in persona, punta al Quirinale. Già... vi eravate accorti che fra poco le camere dovranno eleggere il nuovo presidente della Repubblica? E allora, rivincendo le elezioni e col "nuovo" premier, il gioco sarebbe fatto. Si completerebbe la beffa ai danni della Società Civile, e ripartirebbe il disinteresse per la cosa pubblica, oltre l'impunità ad personam, vero e unico interesse. Con un premier fantoccio a fare decreti legge a pioggia, con un Parlamento guidato a colpi di maggioranza per fare le leggi, la firma del neo capo dello Stato arriverebbe senza problemi e senpre su atti normativi ad personam e ad aziendam.

Intanto il centro sinistra che fa? Il PD niente, Vendola filosofeggia, Di Pietro (forse l'unico che ascolta davvero la gente) urla troppo e non vien preso quasi mai sul serio. L'Italia è pronta per una nuova epoca di sciacalli.

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