lunedì 19 dicembre 2011

Lo sciopero è ancora uno strumento di lotta adeguato?

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di Isidoro Aiello
13.12.2011

Ieri abbiamo assistito ad uno sciopero di tre ore, indetto dai sindacati italiani più rappresentativi con motivazioni fortissime ed inconfutabili da chiunque conservi ancora un minimo di sensibilità democratica. Ciò nonostante l’adesione è stata certamente non adeguata alla gravità della situazione, che continua a colpire le classi più deboli e bisognose, mantenendo enormi privilegi a chi ne ha già tanti e ne abusa in modo del tutto spregiudicato e direi quasi sfacciato. C’è da chiedersi perché il malcontento ed anche la rabbia diffusa nella stragrande maggioranza dei cittadini, non solo italiani, non trovi canali di espressione democratici ed efficaci. Forse è necessario aggiornare gli strumenti della lotta sociale ai tempi che viviamo. Un giorno di sciopero nel settore pubblico e privato significa rinunciare ad un giorno di paga, e molte madri e padri di famiglia non se lo possono più permettere. Inoltre il movimento sindacale ha perduto credibilità e consenso perché in passato, per garantirsi le tessere, sosteneva i propri iscritti al di là di ogni decoro e contro il buon senso e l’etica comune, e perché molti sindacalisti vendevano gli interessi dei propri iscritti ai datori di lavoro per ottenere vantaggi personali. Oggi la gran parte dei sindacati appare alla gente come sostenitore occulto e fiancheggiatore del sistema, che sta creando una società di nuovi schiavi.
E’ necessario quindi che le organizzazioni sindacali si rinnovino e diano spazio a dirigenti con più fantasia e che siano realmente innovativi.
La prima proposta al riguardo è quella di rilanciare la solidarietà tra le diverse categorie sociali che subiscono le attuali politiche nazionali ed internazionali. Per ottenere ciò credo sia necessario indire giornate, che chiamerei non di sciopero, ma di mobilitazione e lotta ad oltranza. I lavoratori del settore pubblico e privato dovrebbero recarsi al lavoro, portando una fascia al braccio indicativa della protesta in atto e cercare, all’interno di comportamenti leciti, di rendere il meno produttivo possibile il proprio lavoro. Al contrario tutti i pensionati, i disoccupati, i giovani, i precari e le mamme e le casalinghe dovrebbero invadere le piazze per manifestare il proprio dissenso pacificamente, ma con la tenacia che smuove le montagne.
I sindacati, se ancora rappresentano gli interessi dei loro iscritti, i movimenti, le nuove aggregazioni politiche non compromesse con il potere, tutti i movimenti femminili, che appaiono oggi i più combattivi e determinati, i cittadini della rete, in una parole le autentiche forze sane e democratiche, dovrebbero farsi promotori di questo nuovo modo di condurre le battaglie per i diritti dei cittadini, autoconvocandosi nelle piazze e cercando di aggregare un sempre maggior numero di persone, ora rese tiepide ed indecise dal sistema. Naturalmente sarebbe necessario organizzare un servizio d’ordine interno molto efficace, che impedisca ai violenti od agli infiltrati dell’apparato statale di compiere atti che tendano a screditare questa forma di protesta civile.
Credo sia giunto il momento di fare proprio lo slogan proposto negli ultimi mesi con molto successo dalle donne “ SE NON ORA QUANDO ?” ed intraprendere tutti insieme una vera lotta per la Libertà e la Democrazia.

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