sabato 29 dicembre 2012

A sostegno (comico) di don Piero Corsi: Volpe, Babini e... Scilipoti!


Il teatrino dell'assurdo porta in scena le sue agghiaccianti manifestazioni ancora e sempre nel sito integralista (peggio dell'integralismo islamico, mille volte) Pontifex.Roma.it. A sostegno del parroco di Lerici don Piero Corsi, che ha una visione arretrata, ignorante e triste delle donne (che evidentemente teme perché non conosce) e degli omosessuali, sono accorsi come l'incedere di un peto Bruno Volpe, che amministra il sito nazista in oggetto, Monsignor Babini, di cui abbiamo già "apprezzato" varie sparate anti-cristiane, e poi - dulcis (?) in fundo - un politico giullare di questo scorcio di secolo: L'onorevole (?) Scilipoti.

Bruno Volpe in questi giorni ha proclamato la santità assolutamente necesaria per don Corsi, sostituendosi a chi, nell'alto clero, è deputato alla scelta, e ha motivato questa uscita tragicomica dicendo: "La donna negli ultimi tempi ha preteso usurpare un ruolo non suo, ha cercato di dominare, di abbandonare quello che è il suo ruolo biologico di madre e sposa, complice anche l'uomo che sembra non essere più adeguatamente virile, laborioso e serio, così come vuole Dio". L'arretratezza culturale e l'odio viscerale che questa persona ha per le donne (probabilmente derivante da problemi seri con l'altro sesso, non potrebbe essere altrimenti) continua poi così: "Se tutte queste violenze, omicidi e crudeltà fossero una sorta di "catechismo del male", diciamo, pure un "castigo " (termine che alcuni uomini di Chiesa modernista alleata col mondo e dunque col diavolo hanno eluso ereticamente) per le condotte immorali e infedeli delle donne che hanno scelto spesso la via della impudicizia, della pornografia, dei vestiti hard e degli uomini che in tanti casi sembrano non essere più degni di creare famiglia?". Poi termin sparando: "Sarà questa sorta di mattanza un segnale di Dio volto a cambiare rotta? Un vero ammonimento, un "castigo" contro la immoralità di tante donne". Ecco perché don Corsi deve essare fatto santo "subito".

Questo tipo di sparate fanno a pugni col codice penale, perché sono apologia di reato e contemporaneamente istigazione a delinquere.

Poi arriva monsignor Babini, ci siamo già occupati di lui in questo blog VARIE VOLTE, lo facciamo di nuovo, per far vedere a chi non è a conoscenza del razzismo e odio striscianti di questi che si definiscono "uomini di Chiesa" a cosa può portare una visione delle sacre scrittute totalmente deviata da personaggi positivi come Gesù e San Francesco d'Assisi.Babini spara a zero sul suo collega vescovo che aveva bacchettato don Corsi: "Non si usano certi metodi, per me il Vescovo poteva comportarsi meglio", poi se la prnde con le donne: "Con questa storia della libertà e della indipendenza, le donne hanno esagerato", e poi la chiosa finale: "L' uomo si crede autosufficiente e non lo é", una condanna a morte per il libero arbitrio, quindi.

E infine Scilipoti, e c'è ancora da rabbrividire: "Credo che con questa storia del femminicidio si stia esagerando, si esasperano i toni. Ci si dimentica magari di quanti bombi vengono abortiti da donne e sono molti di più delle donne uccise. Forse sarebbe il caso, come propongo, di rivedere in modo più restrittivo la 194."

Tornando a Bruno Volpe, da più parti in rete si legge che è avvocato, abita nel quartiere Nuart di Bari, e sarebbe iscritto regolarmente all'albo. Ho verificato: non risulta iscritto all'albo, in Puglia non c'è un avvocato né un praticante che si chiama Bruno Volpe (forse è stato più veloce lui, chiedendo che il suo nominativo venisse cancellato). Comunque leggete QUI. E sarebbe anche iscirtto all'Ordine dei Giornalisti, ma nell'elenco nazionale dei professionisti non c'è. Ma nell'elenco dei pubblicisti c'è un Bruno Volpe, nato il 31.10.1961, iscritto all'albo della Puglia dal 1983.

In chiusura, per farvi inorridire ancora di più, ecco l'apparizizione di Bruno Volpe alla trasmissione radiofonica "la zanzara".



venerdì 28 dicembre 2012

Donne in rivolta contro don Piero Corsi. E la curia...


Rivolta, e la curia ci fa un pensierino...



Il parroco anti-donne. La curia si prepara a mandarlo via

 

Il vescovo "invita" don Piero Corsi a prendere qualche giorno di rilfessione. Decisione approvata anche dal cardinale Bagnasco, presidente della Cei: "Scelta puntuale, rigorosa e chiara". Oggi la protesta delle minigonne davanti alla parrocchia

 
di MARCO PREVE

Potrebbe non rientrare più nella sua parrocchia, don Piero Corsi, il prete di Lerici che ha affrontato il tema del femminicidio esponendo nella sua bacheca un volantino (leggi) che accusa le donne di provocare gli uomini con abiti succinti. Ieri mattina, il sacerdote, dopo aver smentito la "bufala" mediatica del suo abbandono dell'abito talare, ha raccolto quello che, più che un suggerimento, è apparso come un vero e proprio ordine del suo vescovo, monsignor Luigi Palletti: "Mi prenderò qualche giorno di riposo, calma e silenzio per riacquistare la serenità e armonia per poter poi riprendere poi il mio cammino da capo" (video).

In effetti, mercoledì sera il vescovo di Spezia, in un faccia a faccia, lo aveva invitato a prendersi qualche giorno di ferie per superare lo stress di questa vicenda. Ma sembra che il vescovo Palletti  -  fino a pochi mesi fa braccio destro a Genova del presidente Cei, il cardinale Angelo Bagnasco  -  sembrerebbe intenzionato a far trasferire don Piero da Lerici visto che quello sul femminicidio è solo l'ultimo di una serie di episodi controversi (in precedenza aveva fatto discutere una sua presa di posizione sull'islam).

Monsignor Palletti, d'altronde, ha esperienza di casi delicati visto che ha seguito e gestito per la diocesi genovese tutta la vicenda del prete pedofilo don Riccardo Seppia. Così, dopo essere intervenuto e aver criticato duramente le parole del parroco di Lerici, sembra intenzionato a voler recuperare la serenità dei rapporti con la comunità di San Terenzo affidandosi a un altro prete.

Comportamento, quello del vescovo, che il cardinale Angelo Bagnasco approva pienamente: "Il vescoco Palletti è stato puntualissimo, rigoroso e chiaro - ha detto il presidente della Conferenza episcopale - la posizione non poteva che essere quella. Il femminicidio è un fatto triste e grave". (video)

Comunque vada, don Piero Corsi oggi pomeriggio non sarà sicuramente nella sua chiesa quando, a pochi metri di distanza, sul lungomare, si svolgerà la manifestazione di protesta organizzata dal comitato spezzino di "Se non ora quando". "Sarà l'occasione per ribadire con forza la lotta per i diritti e il rispetto della donna" spiega Giuliana Seratini, consigliere comunale con delega alle pari opportunità. "In Comune  -  continua  -  abbiamo ricevuto centinaia di telefonate e fax di adesione da tutta Italia.

Serena Dandini si è offerta di portare a Lerici il suo spettacolo "Ferite a morte". Ci saranno parlamentari e politiche della regione e invitiamo anche gli uomini a partecipare". L'appuntamento è alle 17.30 e molte donne di Lerici arriveranno indossando minigonne in aperta polemica con le frasi provocatorie di don Piero.

Parteciperà anche il sindaco di Lerici Marco Caluri che si è detto sbigottito e indignato per quelle parole, giunte perdipiù "in un momento estremamente critico e doloroso per la nostra comunità, scossa dal rapimento del giovane imprenditore Andrea Calevo". Il sindaco ha quindi invitato don Piero "a riflettere sul suo ruolo di sacerdote".

Il prete di San Terenzo, ieri mattina, ha riconfermato il suo carattere poco propenso al pentimento e alla tolleranza. Oltre all'ossessione per la sessualità già emersa nell'intervista di ieri a Repubblica e al Gr1 ("il maschio è violento per natura e non può resistere di fronte ad una donna nuda", "ma lei è frocio?") , è riesplosa la sua foga quando a una giornalista dell'agenzia Area ha detto "spero che le venga un colpo, che abbia un incidente".

giovedì 27 dicembre 2012

Niccolò Ghedini e Denis Verdini: pluripagati per non fare niente


Segnalo un'ottima iniziativa dell'Espresso: far vedere chi va a lavorare in Parlamento e chi invece percepisce lo stipendio quasi gratis. Ai primissimi posti fra i fannulloni che rubano lo stipendio pagato con le nostre tasse ci sono due dei volti più fetidi del PDL di Silvio Berlusconi. Uno è il suo avvocato Niccolò Ghedini, quello che lo assiste nelle udienze e in esse cerca in tutti i modi di perdere tempo in attesa di prescrizioni, ma anche quello che nelle oscure stanze del potere berlusconiano ha messo le mani sulle leggi ad personam poi dichiarate illegittime dalla Corte Costituzionale. Denis Verdini invece è il coordinatore galattico del partito: un impegno troppo duro per lui per consentirgli di lavorare per il paese, per non parlare delle noie con la Giustizia, sempre lei. Nel caso di Ghedini la cosa è chiara: Berlusconi l'ha fatto entrare col Porcellum per fargli pagare da noi cittadini la Parcella, per Verdini il discorso è diverso: l'arte del maneggio è nel DNA di Verdini, chiedete a quella banca che ...



L'indice di produttività è stato calcolato attribuendo a ciascun parlamentare un valore numerico per ogni atto presentato: proposte di legge, mozioni, ecc. (a cura dell'associazione Openpolis)



Parlamento, i buoni e i cattivi

 
di Mauro Munafò

Niccolò Ghedini, l'avvocato di Silvio Berlusconi, e il coordinatore del Pdl Denis Verdini quest'anno alla Camera si sono visti pochissimo e non hanno combinato niente. Ma se sono loro i campioni di assenteismo e improduttività, c'è chi invece ha lavorato sodo. Ecco i dati di Openpolis sugli ultimi 12 mesi e l'intera legislatura di deputati e senatori

Tra qualche giorno festeggerà un anno, e la ricorrenza potrebbe davvero meritare una torta con tanto di candelina. Era il 12 gennaio 2012 e, alla Camera, si votava l'autorizzazione all'arresto per il pidiellino Nicola Cosentino, respinta per un pugno di voti. Purtroppo l'euforia del centrodestra per aver salvato uno dei suoi esponenti ha messo in ombra un evento assai più significativo: l'ultima volta che qualcuno ha visto Niccolò Ghedini partecipare a una votazione importante in Parlamento. Da quel giorno infatti, nonostante le sue apparizioni sui telegiornali non siano mancate, Ghedini si è perso tutti i momenti chiave dell'attività parlamentare: spending review, mille proroghe, salva Italia, leggi di bilancio e stabilità. In nessuno di questi casi risulta che Ghedini si sia fatto vedere a Montecitorio.

Le classifiche di fine anno su assenteismo e produttività dei parlamentari italiani, curata dalla associazione OpenPolis attraverso il sito OpenParlamento, parlano chiaro e "premiano" l'avvocato di Silvio Berlusconi come il deputato meno interessato a fare il suo lavoro in Parlamento. Di più, il veneto è riuscito nel 2012 a battere persino il fenomeno Antonio Gaglione, il "deputato fantasma", che nel corso dell'anno ha partecipato a quattro votazioni chiave. Un vero e proprio stakanovista in confronto al collega.

Se la mera conta delle assenze alle votazioni (circa l'80%) non bastasse, Ghedini si fa notare anche nell'indice di produttività stilato da OpenPolis. Questa cifra assegna un valore numerico ad ogni atto parlamentare prodotto dagli onorevoli: interrogazioni, disegni di legge ecc, cercando in questo modo di fornire una misura oggettiva per valutarne l'impegno. Nonostante sia la stessa associazione a specificare la perfettibilità del metodo, Ghedini si piazza saldamente in fondo alla graduatoria, totalizzando 14 punti totali e la bellezza di nessun atto come primo firmatario o relatore: quel poco che ha fatto è insomma mettere la firma (e raramente) su atti di compagni di partito. Tanto per avere un'idea dell'impegno, il pidiellino Bruno Donato si è piazzato primo nella graduatoria con oltre 1.230 punti, due disegni di legge da primo firmatario e 88 volte da relatore.

In attesa di conoscere nel dettaglio le ragioni di questo impegno così modesto da parte di Ghedini ("la ricontatteremo", ci fanno sapere dalla segreteria dell'onorevole), scorrendo nella graduatoria incrociamo subito un altro big del Pdl: il coordinatore Denis Verdini, terzo per numero di assenze e secondo per improduttività. Grazie al suo 75% di assenze e 23 punti si guadagna saldamente la zona Champions della nullafacenza, risultando assente nelle votazioni che contano dal marzo scorso, quando partecipò (bontà sua), all'approvazione del decreto sulle liberalizzazioni. Da quel momento in poi, il buio totale. Per capirne di più abbiamo provato a chiedere un commento proprio a Verdini, che ha preferito non parlare. Dal suo staff ci comunicano però che "essendo l'onorevole un coordinatore del Pdl, la sua attività politica non si svolge solo in Parlamento".

Verrebbe da chiedersi perché non può limitarsi ad essere retribuito dal suo partito allora, visto l'impegno esclusivo che questo riveste nella sua vita lavorativa.

Don Piero Corsi è stato dimesso. Anzi no. Ma Pontifex?


Direttamente dall'agenzia ANSA una notizia che puzza di epurazione (ma sacrosanta). Poi la semntita dell'interessato, che augura la morte a una giornalista. Ormai il fetente è senza freni. Sarebbe ora di cacciarlo dal clero, ma anche di far chiudere Pontifex, perché contiene tanto razzismo e istigazione a delinquere, che è Reato.


Giustifica femminicidio, prete lascia abito talare


 

L'annuncio di don Piero Corsi dopo 'una notte insonne per il dolore e il rimorso'

ANSA

Don Piero Corsi lascia l'abito talare dopo la polemica per un suo scritto in cui ha giustificato il femminicidio. "Dopo una notte insonne per il dolore e il rimorso per la giusta polemica causata dalla mia 'imprudente provocazione' comunico che ho deciso di mettere da parte l'abito talare, del quale mi sento indegno", dice don Corsi.

"Spero - dice - che la riflessione e la penitenza mi consentano un giorno di riconquistare quella serenità che ho oggi innegabilmente smarrito". "Rinnovo ancora più sentitamente le scuse non solo a tutte le donne colpite dal mio scritto ma anche a tutti coloro che si siano sentiti offesi dal mio operato o dalle mie parole, in primis il giornalista verso il quale, in un momento d'ira, ho proferito quella ignobile parola".

Nei giorni scorsi il parroco aveva scatenato un putiferio affiggendo una rilettura 'sui generis' della lettera pastorale 'Mulieres dignitatem' di vent'anni fa alla bacheca della sua parrocchia. "Le donne e il femminicidio. Facciano sana autocritica, quante volte provocano?", è il titolo inequivocabile del fogliettone appeso nella bacheca della chiesa e improvvisamente rimosso su 'ordine' del vescovo della Spezia mons. Ernesto Palletti che lo ha convocato domani mattina per un chiarimento. Una bufera che alla fine spinge don Corsi a chiedere "pubbliche scuse": "Voglio scusarmi con tutti - dice - per quella che voleva essere soltanto una imprudente 'provocazione'. In particolare mi voglio scusare con tutte quelle donne che si siano sentite offese in qualche modo dalle mie parole. Affronterò con serenità le decisioni della Curia". 

Il contenuto del volantino, fotografato prima che si dissolvesse nel nulla, riprende un articolo del sito ultraintegralista Pontifex.it ed è scritto con chiarezza, una specie di autodafé che doveva essere ben compreso dai parrocchiani e, soprattutto, dalle parrocchiane. "Una stampa fanatica e deviata attribuisce all'uomo che non accetterebbe la separazione la spinta alla violenza. Possibile che in un sol colpo gli uomini siano impazziti? Non lo crediamo. Il nodo sta nel fatto che le donne sempre più spesso provocano, cadono nell'arroganza, si credono autosufficienti e finiscono con esasperare le tensioni. Bambini abbandonati a loro stessi, case sporche, piatti in tavola freddi e da fast food, vestiti sudici. Dunque se una famiglia finisce a ramengo e si arriva al delitto (forma di violenza da condannare e punire con fermezza) spesso le responsabilità sono condivise". Nel volantino si esamina poi la questione della violenza sessuale: "Quante volte vediamo ragazze e signore mature circolare per strada con vestiti provocanti e succinti? Quanti tradimenti si consumano sui luoghi di lavoro, nelle palestre e nei cinema? Potrebbero farne a meno. Costoro provocano gli istinti peggiori e poi si arriva alla violenza o abuso sessuale (lo ribadiamo. Roba da mascalzoni). Facciano un sano esame di coscienza: forse questo ce lo siamo cercate anche noi?". 

E' rivolta totale. Dopo l'ira del vescovo - "nel volantino si leggono motivazioni inaccettabili che vanno contro il comune sentire della Chiesa", tuona mons. Palletti - la presidente di Telefono Rosa, Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, chiede l'intervento del premier Monti e finanche del Papa: quel documento "lede la dignità delle donne e istiga alla violenza". E mentre viene chiuso il gruppo Facebook di don Corsi, sommerso dagli improperi degli utenti dopo che il contenuto dell' 'analisi' sul femminicidio è stato diffuso via web, il sacerdote non demorde e al giornalista di RadioRai che lo intervista dice: "Non so se è un frocio anche lei o meno: cosa prova quando vede una donna nuda?". 

 Nella bufera che travolge il prete, l'unica voce a favore è proprio quella di Pontifex.it: "Questo innocente gesto ha dato inizio ad una sorta di 'crociata dei pezzenti' messa in piedi da alcuni arroganti tuttologi dell'informazione", scrive il sito. Dalla politica, invece, solo parole di condanna che attraversano tutto lo schieramento, dall'ex ministro del Pdl Mara Carfagna - "idee folli, un danno per la Chiesa" - alla parlamentare del Pd Roberta Pinotti, che chiede "una presa di distanza o un provvedimento". Provvediemnto che forse domani arriverà e che don Corsi si appresta ad accettare "con serenità", dopo aver chiesto "scusa a tutte le donne" per la sua "imprudente provocazione".

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Don Corsi lascia la tonaca con una lettera. Poi smentisce: “Non l’ho scritta” (VIDEO)

 

Ennesimo colpo di scena nella vicenda del parroco di San Terenzo. Don Piero annuncia in una lettera l'abbandono dell'abito talare del quale si sente "indegno". Poi però ritratta: "E' un un falso". E insulta una giornalista che prova a intervistarlo: "Spero le venga un colpo, che faccia un incidente"

di Redazione Il Fatto Quotidiano

Don Piero Corsi si pente. Anzi no. In mattinata circola tra le agenzie di stampa una lettera in cui il parroco di San Terenzo, frazione di Lerici in provincia di La Spezia, recita un mea culpa e annuncia di voler lasciare il sacerdozio: “Con queste poche righe – dopo una notte insonne per il dolore ed il rimorso per la ‘giusta polemica’ causata dalla mia imprudente provocazione, nel rinnovare ancora più sentitamente le scuse non solo a tutte le donne colpite dal mio scritto ma anche a tutti coloro che si siano sentiti offesi dal mio operato o dalle mie parole, in primis il giornalista verso il quale, in un momento di ira, ho proferito quella ignobile parola – voglio comunicare che ho deciso di mettere da parte l’abito talare, del quale mi sento indegno, nella speranza che la riflessione e la penitenza mi consentano un giorno di riconquistare quella serenità che ho oggi innegabilmente smarrito”.

Poi, dopo che il vescovo diocesano, Luigi Ernesto Palletti, aveva dichiarato di non aver ricevuto alcuna lettera da parte di don Piero, arriva la smentita dello stesso parroco: “Smentisco di voler lasciare l’abito talare e di aver inviato alcuna lettera alle agenzie di stampa nella quale comunicavo questa decisione”. Don Corsi dice di “non aver inviato” alcun comunicato alle agenzie e che in ogni caso il contenuto della presunta lettera “è totalmente inventato“. ”Mi prenderò un periodo di riposo – annuncia don Piero – ma non lascio la tonaca”.

Nei giorni scorsi il prete era stato duramente criticato per aver esposto sulla bacheca della chiesa un volantino sul femminicidio che invitava le vittime di violenze e stupri a farsi un esame di coscienza chiedendosi se “Forse ce lo siamo cercate anche noi?”. Lui ripete che il volantino “non era altro che un articolo di giornale“, si chiede se “ciò sia vietato” e ripete che “è stato letto in maniera parziale”. Si dice arrabbiato per “il trattamento ricevuto” dalla stampa e per “le ingiurie subite” alle quali però si sono accompagnate “anche manifestazioni di solidarietà”.

In quanto a ingiurie, anche il parroco non scherza però. A una giornalista dell’agenzia Area, che tenta di intervistarlo al telefono, risponde così: “Siete una razza di carogne, gente che dice soltanto bugie, che denuncia le persone. Siete dei disgraziati, dei malvagi, giullari che per un pasto crocifiggete le persone”. E poi rincara: “Guardi, le auguro che le venga un colpo, le auguro che faccia un incidente”.

Il sindaco di Lerici, Marco Caluri, che già nei giorni scorsi si era espresso sulla vicenda, prende nettamente le distanze: “Il volantino affisso da Don Corsi sulla bacheca della Chiesa, ci lascia sbigottiti e ci indigna profondamente. Le affermazioni riportate sono estremamente gravi non solo perché giustificano atti violenti contro le donne, ma sono molto pericolose perché ne inducono all’istigazione e ledono profondamente la dignità femminile, la parità di genere conquistata con fatica in ambito lavorativo, famigliare, politico, sociale e di tutto il vivere quotidiano”.
A una giornalista dell’agenzia Area, che tenta di intervistarlo al telefono, risponde così: “Siete una razza di carogne, gente che dice soltanto bugie, che denuncia le persone. Siete dei disgraziati, dei malvagi, giullari che per un pasto crocifiggete le persone”. E poi rincara: “Guardi, le auguro che le venga un colpo, le auguro che faccia un incidente” 

mercoledì 26 dicembre 2012

Razzismo dal parroco di Lerici don Piero Corsi


E poi si lamentano perché sempre più gente non va in chiesa e calano le vocazioni.

Il volto dell'ignoranza e del razzismo

Spezia, il parroco: violenza colpa delle donne. Telefono Rosa: “Grave offesa”

Un prete di Lerici, Don Piero Corsi, espone sulla bacheca della chiesa un volantino che invita le donne vittime di stupri a "farsi un esame di coscienza". L'associazione risponde indignata: "Intollerabile, chiediamo l'intervento del presidente del Consiglio e del Papa". E in giornata il vescovo ordina la rimozione: "Affermazioni contro il sentire della Chiesa"

di Redazione Il Fatto Quotidiano

Il femminicidio? Colpa delle donne. L’editoriale pubblicato dal sito Pontifex.it invita le vittime di violenze e stupri a farsi un esame di coscienza: “Forse ce lo siamo cercate anche noi?”, dovrebbero chiedersi, visto che girano “per la strada in vestiti provocanti e succinti” e consumano tradimenti “sui luoghi di lavoro, nelle palestre e nei cinema”. Nulla di nuovo per il sito, noto per le sue provocazioni integraliste. Peccato che l’editoriale, che prende le mosse dalla lettera apostolica “Mulieres dignitatem”, sia stato affisso sulla bacheca di una chiesa. E’ successo a Lerici, in provincia di La Spezia, su iniziativa del parroco locale, Don Piero Corsi.

La reazioni indignate non si sono fatte attendere. Perentoria la richiesta della presidentessa di Telefono Rosa Maria Gabriella Carnieri Moscatelli: ”Chiediamo alle massime autorità civili e religiose che si attivino perché venga immediatamente rimosso il manifesto affisso dal parroco e che riteniamo una gravissima offesa alla dignità delle donne. Non è solo un problema di forma o di dignità lesa. Noi di Telefono Rosa riteniamo che questo messaggio sia una vera e propria istigazione a un comportamento violento nei confronti delle donne perché si offre una inaudita motivazione ad atti criminali contro di esse”.

Moscatelli si appella alle massime autorità politiche e religiose: “Chiediamo che sia lo stesso presidente del Consiglio Mario Monti, che nel suo ultimo discorso ha parlato della necessità di una nuova rappresentazione delle donne, intervenga attraverso i ministri competenti. Ma la richiesta è diretta anche a Papa Benedetto XVI e al vescovo della Spezia. In Italia, che è il Paese con il maggior numero di femminicidi d’Europa e ha un altissimo numero di violenze consumate all’interno delle mura domestiche, un episodio come questo non è più tollerabile”.

L’intervento del vescovo Luigi Ernesto Pelletti è arrivato in giornata: “Appena appresa la notizia dell’affissione della locandina ho subito dato disposizione che la stessa fosse prontamente rimossa”. Secondo il vescovo, il testo contiene “affermazioni che conducono a dare un’errata lettura dei drammatici fatti di violenza sulle donne” e “nel volantino si leggono motivazioni inaccettabili che vanno contro il comune sentire della Chiesa”.  ”A tal proposito – ha sottolineato il vescovo – ritengo doveroso cogliere l’occasione per invitare tutti a prendere sempre più coscienza di questo inaccettabile fenomeno perché non si debbano più ripetere fatti di violenza sulla donna come quelli che nell’anno ormai trascorso hanno drammaticamente segnato la vita del nostro Paese”.

Il parroco della chiesa di San Terenzo, una frazione di Lerici affacciata sul golfo di La Spezia, non è nuovo a episodi di questo genere: già in passato aveva manifestato la propria passione per i tazebao, affiggendo sulla bacheca della chiesa volantini satirici contro l’Islam e contro gli immigrati. Le donne di Lerici hanno programmato per venerdì prossimo un sit-in di protesta sulla spiaggia contro il parroco.

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Parroco di Lerici al giornalista del Gr1: “Non so se lei è frocio”


Polemico botta e risposta tra un cronista del Gr1 e il parroco di Lerici, don Piero Corsi, nel vortice delle polemiche per un volantino sulla violenza contro le donne. “Se una frase la si sgancia dal prima e dal dopo, si possono far dire cose molto diverse” e poi il sacerdote ha aggiunto: “Quando lei vede una donna nuda, quali sentimenti prova? Quali reazioni? Non se e’ un fr… anche lei o meno…cosa prova quando vede una donna nuda? Non e’ violenza da parte di una donna mostrarsi in quel modo li’?”.”Io – ha aggiunto il secerdote – non propongo tesi, volevo soltanto porre un problema e aiutare a riflettere attentamente… Non facciamo ideologie, ma ora la saluto, mi sono stufato…”

IL VIDEO E' QUI 

lunedì 24 dicembre 2012

Teatrini natalizi in Politica. Auguri speciali


Ma che strano Natale quest'anno. Il livello percentuale di povertà in Italia è aumentato esponenzialmente e i politici si preoccupano solo di fare proclami per se stessi. Mario Monti, l'uomo delle banche e della Chiesa (e si sente dire in giro: della massoneria) lancia i suoi diktat ed evita accuratamente di rispondere alle domane dei giornalisti quando non sono ossequiose e concordate. Monti ha parlato chiaro: il mio programma (due palle, la sua "agenda") è questo e chi vuole stare con me (e quindi acchiappare voti e poltrone) deve fare quello che voglio io. Ma quale novità! Il suo governo, esattamente come quello che lo ha preceduto, ha lavorato quasi esclusivamente a colpi di Fiducia in parlamento (siamo sulla cinquantina di volte). E il dialogo parlamentare? Il rispetto delle voci dissenzienti?

Sulla stessa linea in stile pseudo-nazista la ministra della Disoccupazione (non del Lavoro, il ministero è cambiato) Elsa Fornero, che scappa per strada quando le tv la inseguono per chiederle qualcosa, cerca di evitare le tribune stampa e quando in Parlamento viene attaccata sul merito di questioni vitali o scappa (vedi quando ha parlato Di Pietro) o si ottura le orecchie (vedi quando ha parlato la Lega). 

Il dissenso non è contemplato da questo (e dal precedente) governo. Il dialogo vero non esiste, come non esiste la cura della res publica. Se la Repubblica è fondata sul lavoro, le leggi che favoriscono i licenziamenti sono automaticamente incostituzionali. Se la Costituzione parla di solidarietà sociale, non aver introdotto la Patrimoniale e l'aver affondato le mani sulle tasche della collettività meno abbiente è anticostituzionale. Se sempre la nostra Carta proclama che l'Italia ripudia la guerra, allora tenere militari in missioni all'estero e spendere miliardi per aerei da guerra che non servono certo a portare i pop-corn in giro per il paese è anticostituzionale. Ma devo continuare? Non c'è articolo della Costituzione che non sia stato mandato a cagare da questi ultimi due governi!!! Anche il 12, quello relatvo alla bandiera per intenderci, ha ricevuto il suo ceffone, grazie ai dementi che vestono le camice verdi.

Silvio Berlusconi è nervosissimo, sta occupando militarmente le televisioni sue e di Stato per propinare le consuete stupidaggini, cercando di mettere qualche tonnellata di prosciutto negli occhi degli italiani. Il suo compito a volte è facilitato dalle marchette di gentaglia come Barba D'Urso o Bruno Vespa, altre volte invece no: vedi il caso Giletti, che ha cercato di fare un dialogo col despota di Arcore ed è stato aggredito. L'ex Re Silvio è nervoso perché sa che stavolta saranno sonori ceffoni alle prossime elezioni. Già all'interno della sua azienda (il PDL non è mai stato un partito, bensì una azienda, piena di pregiudicati, inquisiti, imputati, mignotte e criminali d'ogni sorta) la spaccatura è insanabile, e c'è già chi corre a salvarsi sotto l'agenda Monti, accontentando anzitutto la Chiesa, e poi i assecondando interessi sempre e solo personali.

Il PD è riuscito ad anestetizzare la minaccia Vendola-SEL: dopo le mazzate prese a Milano o Cagliari coi candidati di SEL che stravincevano Primarie prima ed elezioni poi, Bersani e soci hanno capito che il partito meno lontano da Berlinguer andava prima fagocitato, poi ridotto ai minimi termini. Avete visto lo spazio che la RAI sta dando a Vendola? E' sempre più ridotto. Nel frattempo la marchetta perfetta creata dalla "giornalista" di Report Sabrina Giannini è riuscita ad accontentare il PD: Antonio Di Pietro è stato distrutto e non conta più niente. Il PD però ha capito che la gente continua a scappare lo stesso: da una parte il neo-fascista Grillo (con l'oscuro Casaleggio dietro), dall'altra gli arancioni di De Magistris e Ingroia raccolgono consensi a più non posso, e il prossimo Parlamento, che sarà costruito ancora una volta con quell'abominio anticostituzionale che è il Porcellum, sarà l'ennesimo guazzabuglio.

L'unico a sorridere tranquillamente è Casini, l'abile stratega bigotto sostenuto dalla Chiesa (che gli infila in bocca ogni domenica l'ostia della comunione in violazione dellle leggi della Chiesa stessa: è divorziato!). Lui vola dove ci sono poltrone, l'UDC a seconda dell'ente territoriale in cui presenta candidati, si fa i suoi calcoli e a volte corre col PDL, a volte con la Lega, altre volte col PD. E per il Parlamento il disegno è chiarissimo: mantenere il caos attuale, perché l'ingovernabilità che deriverà dal Porcellum (leggasi: la stortura della elezione dei senatori) avrà come conseguenza (sempre che il PD non stravinca) la necessità di un Monti-bis.

E saremo punto e a capo: pagherà la gente comune, quella per bene. Potenti della politica, potenti del clero, potenti della massoneria, potenti del sistema bancario, potenti delle varie forme di criminalità organizzata (leggasi: società di speculazione in Borsa, banche, Mafia, partiti, Camorra, Banca Vaticana, 'Ndrangheta e Comunione e Liberazione) continueranno ad arricchirsi sostenendosi a vicenda, e a pagare saremo noi. Monti continuerà a distruggere l'economia, sventrare la società, ma sempre mantenendo la cravatta al collo. Gli metterei la canapa, al collo.

Auguro a lui, i suoi "tecnici" e tutti quei politici ed ecclesiatici che negli anni si hanno mangiato l'impossibile ogni sorta di sofferenza, gli auguro miseria e tristezza, gli auguro di vivere nel terrore di non sapere come arrivare alla fine del mese. Io non perdono niente, neanche a Natale.

Oh, quanto sono fautore di pura demagogia, qualunquismo e populismo... c'è chi me le suona così... io invece la chiamo realtà.

sabato 22 dicembre 2012

I nazisti di Pontifex: nuovo delirio contro le donne (e il femminicidio)


L'arretratezza culturale di questa gentaglia è sempre più agghiacciante. Leggete quello che scrive Bruno Volpe, e rabbrividite. Per il sicuro ho fatto anche un salva-immagine della pagina del sito, qualora venisse tutto cancellato. Ho coperto le pubblicità (ah, qui si fanno sponsorizzare dal gioco d'azzardo e spacciano libri su Padre Pio come se piovesse: manna infinocchia credenti). La cosa più agghiacciante sono i "mi piace"...


LE DONNE E IL FEMMINICIDIO, FACCIANO SANA AUTOCRITICA. QUANTE VOLTE PROVOCANO?

di Bruno Volpe

Proseguiamo nella nostra analisi su quel fenomeno che i soliti tromboni di giornali e Tv chiamano "femminicidio". Aspettiamo risposte su come definire gli aborti: stragi? Notoriamente, l'aborto lo decide la donna in combutta col marito e sono molti di più dei cosiddetti femminicidi. Una stampa fanatica e deviata, attribuisce all'uomo che non accetterebbe la separazione, questa spinta alla violenza. In alcuni casi, questa diagnosi può anche essere vera. Tuttavia, non è serio che qualche psichiatra esprima giudizi, a priori e dalla Tv, senza aver esaminato personalmente i soggetti interessati. Non sarebbe il caso di analizzare episodio per episodio, senza generalizzare e seriamente, anche per evitare l'odio nei confronti dei mariti e degli uomini? Domandiamoci. Possibile che in un sol colpo gli uomini siano impazziti e che il cervello sia partito? Non lo crediamo. Il nodo sta nel fatto che le donne sempre più spesso provocano, cadono nell'arroganza, si credono autosufficienti e finiscono con esasperare le tensioni esistenti.

Bambini abbandonati a loro stessi, case sporche, piatti in tavola freddi e da fast food, vestiti sudici e da portare in lavanderia, eccetera... Dunque se una famiglia finisce a ramengo e si arriva al delitto (FORMA DI VIOLENZA DA CONDANNARE E PUNIRE CON FERMEZZA), spesso le responsabilità sono condivise.

Quante volte vediamo ragazze e anche signore mature circolare per la strada in vestiti provocanti e succinti?
Quanti tradimenti si consumano sui luoghi di lavoro, nelle palestre, nei cinema, eccetera?
Potrebbero farne a meno. Costoro provocano gli istinti peggiori e se poi si arriva anche alla violenza o all'abuso sessuale (lo ribadiamo: roba da mascalzoni), facciano un sano esame di coscienza: "forse questo ce lo siamo cercate anche noi"?

Basterebbe, per esempio, proibire o limitare ai negozi di lingerie femminile di esporre la loro mercanzia per la via pubblica per attutire certi impulsi; proibire l'immonda pornografia; proibire gli spot televisivi erotici, anche in primo pomeriggio. Ma questa società malata di pornografia ed esibizionismo, davanti al commercio, proprio non ne vuol sapere: così le donne diventano libertine e gli uomini, già esauriti, talvolta esagerano.

Bruno Volpe









venerdì 21 dicembre 2012

Di Pietro smaschera le balle del governo Monti, e la Fornero scappa dall'aula


Forse la marchetta pro-partiti che hanno lottizzato la RAI fatta dalla Giannini e Report non riuscirà a far fuori Di Pietro e l'IDV. Invito tutti voi ad ascoltare questi 10 minuti in cui Antonio Di Pietro fa a pezzi il governo delle banche, della massoneria e della Chiesa, smascherando tutte le balle e i danni ch'esso ha sparso per il paese. La Fornero non ce l'ha fatta ed è scappata a gambe levate, nella maniera codarda dei vigliacchi che sono stati colti con le mani del sacco.



La Fornero, che era scappa due volte dai giornalisti de Le Iene e anche da Giulia Innocenzi, è scappata anche stavolta, proprio non appena Di Pietro ha inziato ad incalzare il governo dei fantocci delle banche (ma anche della Chiesa e della massoneria) di cui ella fa parte, il presidente Gianfranco Fini la riprende a viva voce!


La Fornero scappa anche dall'aula di Montecitorio

Il presidente della Camera Fini ha ripreso duramente il ministro del Lavoro

da Cadoinpiedi

La Fornero bacchettata da Fini. E' successo oggi nell'aula di Montecitorio, dove il presidente della Camera ha ripreso duramente il ministro del Lavoro del governo Monti, colpevole di essere stata maleducata con alcuni parlamentari durante il dibattito sul voto per la legge di stabilità. Ma cosa è successo? Ad attaccarla, in aula, con i loro interventi, prima Di Pietro, poi il leghista Bitonci. E la Fornero, di fronte alle critiche, ha pensato bene di lasciare l'aula.

Il leader dell'Idv aveva pronunciato le prime frasi del suo discorso, gran parte del quale incentrato contro il governo, quando il ministro del Welfare si è alzata e ha lasciato l'Aula, per farvi rientro non appena l'oratore successivo, Silvano Moffa, ha preso la parola.

Poi arriva il turno del leghista Massimo Bitonci: "Oggi per fortuna finisce il governo Monti, che ha creato danni irrimediabili nella nostra economia, a partire dai 350mila esodati". La Fornero prima pone le mani sulle orecchie come per tapparle, poi lascia borbottando l'aula di Montecitorio. L'uscita plateale del ministro non sfugge ai leghisti che protestano duramente, mentre il presidente della commissione Bilancio Giancarlo Giorgetti a lamentarsi con Gianfranco Fini del gesto della rappresentante del governo.

Fini poi bacchetta" Elsa Fornero: "Ricordo che come è assodato che i parlamentari hanno il dovere di usare un linguaggio consono, i rappresentanti del governo hanno lo stesso dovere di rispettare le opinioni che vengono espresse dai parlamentari".

mercoledì 19 dicembre 2012

Sardegna, peculato al Consiglio Regionale: Rinvio a Giudizio!


Beh, ci siamo, il GUP di Cagliari ha deciso, e ha rinviato a giudizio i 18 consiglieri regionali accusati dal PM di peculato per la vicenda dei rimborsi farlocchi. E' ovvio (così nessuno si offende) che rinvio a giudizio significa condanna, però se un GUP deicde di aprire un processo ciò significa che elemtni di colpevolezza da accertare ce ne sono. E poi parla bene la richiesta di rito abbreviato di Adriano Salis: cosa che si verifica per godere di uno sconto di pena. Terremo d'occhio la cosa, perché la manna dei rimborsi selvaggi deve cessare e chi sarà condannato dovrà - speriamo - patire anche la pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici. Chi vivrà vedrà, chi ha rubato pagherà.


Spese dei gruppi regionali, tutti rinviati a giudizio i 18 consiglieri


Coinvolti nell’inchiesta della Procura di Cagliari, ora andranno a processo L’udienza è fissata per il 19 aprile 2013


Sono stati tutti rinviati a giudizio i diciotto consiglieri regionali coinvolti nell’inchiesta della procura di Cagliari sulle spese dei gruppi dell’Assemblea sarda. La prima udienza del processo è stata fissata per il 19 aprile 2013

Ai 18 consiglieri regionali viene contestato il reato di peculato per aver speso i fondi destinati alle attività politico-istituzionali dei gruppi consiliari per acquisti personali. Il gup di Cagliari Cristina Ornano si è pronunciata sul rinvio a giudizio di tutti gli indagati pochi minuti dopo le 13. Si aprirà il prossimo 19 aprile, davanti alla prima sezione del tribunale di Cagliari il processo per Oscar Cherchi (Pdl, attuale assessore all’Agricoltura), Mario Floris (Uds, attuale assessore al Personale), Giommaria Uggias (Idv, attuale europarlamentare), Salvatore Amadu (Pdl, presidente della Seconda commissione consiliare), Renato Lai (Pdl), Alberto Randazzo (Udc, presidente della Sesta commissione), Giuseppe Atzeri (Psd’az), Beniamino Scarpa (prima Psd’Az, poi Pd, oggi sindaco di Porto Torres), Maria Grazia Caligaris (socialista, oggi presidente dell’associazione Socialismo diritti riforme) Raimondo Ibba (socialista, presidente Ordine dei medici della Provincia di Cagliari), Raffaele Fargiu, Pierangelo Masia, Peppino Balia (Socialisti), Carmelo Cachia (Pd), Giuseppe Giorico (Udeur), Sergio Marracini (Udc), Salvatore Serra (sin. Autonomista) e Vittorio Rnadazzo (Udc). Ha scelto il rito abbreviato, invece, Adriano Salis (capogruppo dell’Idv) la cui posizione varrà discussa il prossimo 6 febbraio. È già stato rinviato a giudizio, il senatore Silvestro Ladu (Pdl) il cui processo riprenderà il prossimo 11 gennaio.

venerdì 14 dicembre 2012

Ratzinger premia l'ideatrice della pena di morte ai gay


Oggi il papa è irresistibile, dopo le sparate su matrimoni gay, eutanasia e aborto, Ratzinger - direttore della più grande multinazionale esistente - torna prepotentemente nelle cronache per aver premiato la giudice ugandese ideatrice della pena di morte contro le unioni omosessuali. Sì, avete letto bene.

Ratzinger e Kadaga, fra razzisti ci si intende a pennello


IL PAPA 'PREMIA' LA PENA DI MORTE AI GAY


da Leggo

ROMA - I «tentativi» di rendere il matrimonio «fra un uomo e una donna» «giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione» sono «un'offesa contro la verità della persona umana» e «una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace». Così il Papa nel Messaggio per la Giornata della pace.
«La struttura naturale del matrimonio va riconosciuta e promossa, quale unione fra un uomo e una donna, rispetto ai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo insostituibile ruolo sociale», afferma Benedetto XVI.
«Questi principi - spiega il Pontefice - non sono verità di fede, nè sono solo una derivazione del diritto alla libertà religiosa. Essi sono inscritti nella natura umana stessa, riconoscibili con la ragione, e quindi sono comuni a tutta l'umanità». Secondo Benedetto XVI, «l'azione della Chiesa nel promuoverli non ha dunque carattere confessionale, ma è rivolta a tutte le persone, prescindendo dalla loro affiliazione religiosa».
«Tale azione - aggiunge - è tanto più necessaria quanto più questi principi vengono negati o mal compresi, perchè ciò costituisce un'offesa contro la verità della persona umana, una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace».

LA PACE NON E' UN'UTOPIA «La pace non è un sogno, non è un'utopia: è possibile». È una delle affermazioni di Benedetto XVI nel Messaggio per la Giornata mondiale della pace 2013, pubblicato oggi, sul tema «Beati gli operatori di pace». «Per diventare autentici operatori di pace - scrive il Papa - sono fondamentali l'attenzione alla dimensione trascendentale e il colloquio costante con Dio».
Secondo il Pontefice, «così l'uomo può vincere quel germe di oscuramento e di negazione della pace che è il peccato in tutte le sue forme: egoismo e violenza, avidità e volontà di potenza e di dominio, intolleranza, odio e strutture ingiuste».
«I nostri tempi, contrassegnati dalla globalizzazione, con i suoi aspetti positivi e negativi, nonchè da sanguinosi conflitti ancora in atto e da minacce di guerra, reclamano un rinnovato e corale impegno nella ricerca del bene comune, dello sviluppo di tutti gli uomini e di tutto l'uomo», osserva il Papa, che richiama tra l'altro il ruolo delle istituzioni e della Chiesa nel favorire una vera e propria «cultura della pace».
Il Pontefice auspica «il diffondersi di una pedagogia del perdono»: «il male, infatti, si vince con il bene», spiega. «Chiediamo a Dio - dice in chiusura del Messaggio - che illumini i responsabili dei popoli, affinchè accanto alla sollecitudine per il giusto benessere dei loro cittadini garantiscano e difendano il prezioso dono della pace».

PENA DI MORTE AI GAY, BENEDETTA LA PROMOTRICE Uno storico incontro ieri in Vaticano tra il Papa Benedetto XVI e una delegazione di giudici Ugandesi guidata dalla portaparola Rebecca Kadaga. Durante l'incontro il Papa ha benedetto di suoi ospiti e in particolare la Kadaga, promotrice della riforma della legge attuale contro i "comportamenti sessuali devianti".
In particolare, la proposta di legge preme per introdutte la pena di morte o l'ergastolo per i gay recidivi.
Il presidente ugandese Yoweri Museveni ha finora puntualmente bocciato la riforma, proposta dal 2009, per non inficiare l'immagine del Paese con un provvedimento altamente omofobico.
Come riporta il quotidiano ugandese Daily monitor, dure sono state le critiche giunte dalla comunità gay. “Il gesto del Santo Padre é incomprensibile. Come si fa a benedire una figura politica criticata a livello internazionale per voler introdurre la pena di morte contro le minoranze sessuali in Uganda, a due giorni dal dibattito parlamentare sulla legge omofobica? Non si é valutato che questo gesto sarà utilizzato per rafforzare l’approvazione delle legge?”, ha dichiarato un attivista gay dell’Università di Makerere.

Ratzinger, ancora razzismo e odio sui matrimoni gay


Non c'è niente da fare, il papa e la sua accolita di dipendenti non cambieranno mai. L'ennesima sparata a zero, l'ennesimo attacco razzista agli omosessuali, l'ennesima mancanza di rispetto alle persone, all'amore con la A maiuscola. La chiesa cattolica non è ancora completamente uscita dal medioevo, e resta indietro rispetto alla società, spargendo il suo odio bieco su chi non ha le pulsioni sessuali gradite a chi di sesso non dovrebbe praticarne niente (anche qui il riferimento è puramente voluto e non casuale), soprattutto con i bambini. E' un'indecenza, questo razzismo attechirà ancora sui cervelli bambi dei bigotti, mentre i credenti col cervello per l'ennesima volta si vergogneranno delle parole di questo direttore di multinazionale (appunto la chiesa cattolica), e chineranno il capo in silenzio. E poi ancora bordate contro aborto ed eutanasia, per completare il patetico e pericoloso teatrino dell'assurdo.

Sinceramente abbiamo perso il conto e ci siamo stufati di questa arretratezza culturale, di questo odio, di questo razzismo, ma ancora una volta alziamo la voce per combattere contro chi manipola le menti appiccando incendi e buttandoci benzina sopra.



Papa: “I matrimoni gay sono una ferita alla giustizia e alla pace”

 

Duro attacco del pontefice alle nozze tra coppie omosessuali: per Benedetto XVI i "tentativi" di rendere il matrimonio "fra un uomo e una donna" "giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione" sono "un’offesa contro la verità della persona umana"


L’apertura mostrata in Inghilterra e negli Stati Uniti alle nozze tra persone omosessuali non incontra il favore di Benedetto XVI. Il pontefice, nel suo messaggio per la Giornata mondiale della pace, definisce i tentativi di accomunare i matrimoni gay a quelli fra uomo e donna sono “un’offesa contro la verità della persona umana” e “una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace”.

Le parole del Papa non lasciano spazio a interpretazioni: “La struttura naturale del matrimonio va riconosciuta e promossa, quale unione fra un uomo e una donna, rispetto ai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo insostituibile ruolo sociale. Questi principi non sono verità di fede, né sono solo una derivazione del diritto alla libertà religiosa. Essi sono inscritti nella natura umana stessa, riconoscibili con la ragione, e quindi sono comuni a tutta l’umanità”. Secondo Benedetto XVI, “l’azione della Chiesa nel promuoverli non ha dunque carattere confessionale, ma è rivolta a tutte le persone, prescindendo dalla loro affiliazione religiosa”.
Il Papa si scaglia anche contro aborto e eutanasia: ”Chi vuole la pace non può tollerare attentati e delitti contro la vita”. Secondo Benedetto XVI “Operatori di pace sono coloro che amano, difendono e promuovono la vita nella sua integralità. La via di realizzazione del bene comune e della pace è anzitutto il rispetto per la vita umana, considerata nella molteplicità dei suoi aspetti, a cominciare dal suo concepimento, nel suo svilupparsi, e sino alla sua fine naturale. Coloro che non apprezzano a sufficienza il valore della vita umana e, per conseguenza, sostengono per esempio la liberalizzazione dell’aborto, forse non si rendono conto che in tal modo propongono l’inseguimento di una pace illusoria. La fuga dalle responsabilità, che svilisce la persona umana, e tanto più l’uccisione di un essere inerme e innocente, non potranno mai produrre felicità o pace”.

Nel messaggio il pontefice affronta anche il tema del lavoro, definito “un bene fondamentale per la persona, la famiglia, la società”. Benedetto XVI invita le istituzioni a mettere in atto “politiche del lavoro coraggiose e nuove  per tutti” perché “tra i diritti e i doveri sociali oggi maggiormente minacciati vi è il diritto al lavoro”.  Per il Pontefice, il lavoro è considerato “una variabile dipendente dei meccanismi economici e finanziari”, mentre sarebbe auspicabile una considerazione diversa, “basata su principi etici e valori spirituali”.

E sarà Porcellum, la legge elettorale dei delinquenti


Come volevasi dimostrare.



Le Cazzarie 
(Marco Travaglio)
14/12/2012 

 
Dopo le Primarie del centrosinistra e le Parlamentarie di Grillo, i partiti si preparano a selezionare democraticamente i candidati per le prossime elezioni in forme sempre più originali.  

Secondarie. Naturale prosecuzione delle Primarie escogitata dal Pd per scegliere i nomi da mettere nelle liste bloccate previste dal Porcellum, conservato intatto dopo 7 anni di finti tentativi di cambiarlo. Si svolgeranno a Capodanno, fra un agnello, un abbacchio, un panettone e un pandoro. A Bersani saranno riservate alcune decine di poltrone (dette “Segretarie”) per far eleggere i fedelissimi, che non prenderebbero voti nemmeno dai parenti stretti, in apposite liste (dette “Trombarie”). 

Terziarie. Meccanismo selettivo made in Montezemolo per il Terzo Polo di “Italia Futura”: possono concorrere tutti i cittadini maggiorenni, purché titolari di un conto in banca (anche, anzi meglio all’estero) superiore al miliardo di euro o, in alternativa, almeno una Ferrari o una Maserati in garage. 

Piercasinarie. Sistema di selezione inventato dall’Udc per rimandare in Parlamento specchiate figure come Lorenzo Cesa (arrestato per tangenti già vent’anni fa), Pino Naro (imputato per una mazzetta Finmeccanica), Giuseppe Drago (condannato per avere svaligiato la cassa della Regione Sicilia) e forse anche Totò Cuffaro (se passa l’emendamento sulla candidabilità dei detenuti). Funziona così: Casini si consulta allo specchio e poi decide, di solito all’unanimità. 

Mummiarie. Le Primarie di Berlusconi che stavolta, scavalcando a sinistra Casini, ha democraticamente deciso di escludere dal Pdl tutti gli inquisiti, gli imputati e i condannati, eccezion fatta per quelli diversamente slanciati il cui nome comincia per S e il cognome per B. Carcerarie. Formula suggerita a S.B. da Marcello Dell’Utri e altri ex galeotti in alternativa alla precedente, per non disperdere il patrimonio di esperienze criminali accumulato in vent’anni di storia. In caso di reiezione, vedi dossier “Cavalli e cavalieri, stalle e stallieri” depositato presso un notaio di Corleone. 

Porcellarie. Sistema adottato per selezionare la lista spacchettata dal Pdl di sole donne, anche straniere, residenti in un condominio sito in via dell’Olgettina a Milano. 

Domiciliarie. Congegno ideato da Alessandro Sallusti, impossibilitato da cause di forza maggiore a dirigere il Giornale che fu di Montanelli, per planare direttamente da casa Santanchè alla Camera dei deputati senza passare dal carcere. 

Caltagirarie. Dispositivo messo a punto da Francesco Gaetano Caltagirone per le candidature a sindaco di Roma: dal costruttore Alfio Marchini, che è suo socio, all’amministratore delegato delle Fs Mauro Moretti, che invece è suo socio. 

Mon(i)tarie. Automatismo perfezionato da Re Giorgio I per garantire a suon di moniti la nomina di Mario Monti alla Presidenza del Consiglio e possibilmente anche della Repubblica, della Camera, del Senato, della Corte costituzionale e del Csm, anche nel malaugurato caso in cui non venisse eletto o non si candidasse neppure. In subordine, per la Consulta sarebbero perfetti anche Nicola Mancino e Corrado Clini. Faziolittizzarie. Precauzione adottata dalla Rai dei tecnici Tarantola e Gubitosi, notoriamente indipendenti dalla politica, su ordine dei politici, per spostare il Festival di Sanremo onde “evitare sovrapposizioni” con le elezioni politiche. 

Allo studio anche le Bernaccarie, per evitare sovrapposizioni fra il meteo e le elezioni politiche; le Protestarie, per evitare sovrapposizioni fra “Protestantesimo” e le elezioni politiche; e le Orarie, per evitare sovrapposizioni fra segnale orario ed elezioni politiche.

venerdì 7 dicembre 2012

Italia ostaggio della speculazione in Borsa


Siamo davvero messi male noi italiani. Il precedente governo Berlusconi, che curò solo gli interessi del despota di Arcore e quelli dei suoi sostenitori altolocati, venne scaricato dal sistema bancario. Proprio così: se Berlusconi si è dimesso è soprattutto perché lo spread arrivò sopra i 500 punti in un amen. Le banche scaricarono il suo governo, ne decretarono la caduta, e prepararono, con l'aiuto di chi in Italia comanda da millenni (la Chiesa) e con la connivenza del presidente Napolitano, l'avvento del loro uomo di fiducia: Mario Monti.

Egli ha mantenuto (e in certi casi aumentato) i privilegi del clero, ha lavorato per arricchire oltremisura le banche, e per fare tutto ciò è andato ad affondare le mani sulle tasche di chi meno conta pur essendo più numeroso: la gente comune.

Ora Berlusconi sente suonare i campanelli d'allarme: le sue ditte sono vicine al tracollo economico, le azioni in Borsa perdono valore, e nei processi attualmente in corso si avvicinano condanne quasi sicure. Sappiamo che egli non andrà in carcere: è troppo anziano per non riuscire ad ottenere i domiciliari, è troppo furbo per non trovare un medico che certifichi qualche stato di malattia grave e incompatibile con la cella, ma soprattutto è stato astutamente previdente e lungimirante, dato che ha sparso nel mondo diverse Hammamet presso cui trovare rifugio in caso di necessità.

A nessuna persona che usi almeno un mezzo grammo di cervello sta bene ch'egli ritorni. Ma stavolta non sta bene neanche al sistema bancario che in passato aveva provato a fidarsi di lui ma poi lo aveva - come detto - scaricato. E allora il sistema bancario reagisce, e l'ARMA della speculazione in Borsa torna a ruggire aggredendo i nostri titoli di Stato. Lo spread risale e il messaggio è chiaro: neanche alle banche piace che torni Berlusconi. Le conseguenze del sempre più vicino tracollo economico, realtà sempre più probabile (anzi diciamo: certa) visto che stiamo cadendo sempre più in basso, sono e saranno ancora sulle nostre spalle.

Ma oggi mi chiedo: il sistema bancario scaricò Berlusconi e per farlo cacciare aggredì l'Italia. Oggi per non riavere Berlusconi l'aggressione riprende. E se alle prossime elezioni dovesse vincere (come pare abbastanza scontato) il Partito Democratico (non si sa ancora con quali alleanze di partito), cosa succederà?

Il vero messaggio del sistema bancario allora non è per Berlusconi, né per noi, ma è per chi vincerà le prossime elezioni, e quindi è per la politica in generale. La minaccia è stata lanciata, e Casini (vero e principale sostenitore di Monti, perché solo con Monti premier l'UDC può contare qualcosina) continua a lavorare per il Monti-bis. E allora quadra tutto: è stato tutto già deciso. Bisogna solo vedere se Bersani e il PD, qualora dovessero vincere le prossime elezioni, avranno le palle per prendersi cura del paese o si caleranno di nuovo le braghe.

Io un'idea di come finirà ce l'ho.

Ah, la sovranità che "appartiene al popolo" (art. 1 Cost.) è morta e sepolta già da tanto tempo.

Alfano e le Primarie del Pdl (Vauro)


Splendida vignetta di Vauro, non potevo non pubblicarla!





















Conseguenze e riflessioni: la sentenza della Corte Costituzionale pro Napolitano (e Mancino, e...)


Leggete attentamente questo post di Marco Travaglio.


Non spetta di omettere 
(Marco Travaglio)
07/12/2012
 

Da quando la Consulta ha stabilito che “non spetta alla Procura di Palermo di valutare” le intercettazioni Mancino-Napolitano né “di omettere di chiederne l’immediata distruzione”, nelle Procure e nelle polizie giudiziarie di tutt’Italia regna il terrore: oddio, e se intercettiamo un rapinatore, pedofilo, narcotrafficante, assassino che chiama il Presidente, che si fa? Breve prontuario delle cose da non omettere di fare, o da omettere di non fare. 

1. Tizio chiama il Presidente per dirgli che i pm lo perseguitano e chiedergli di fermarli. Siccome c’è il rischio che il Presidente gli dia retta e si attivi per far insabbiare o avocare l’inchiesta, e che di ciò resti traccia in successive telefonate intercettate, non spetta all’intercettatore omettere di interrompere subito la registrazione e di ingoiare i nastri già registrati. 

2. Tizio chiama il Presidente per confidargli di aver rapinato una banca. Siccome è una notizia e una prova di reato, c’è il rischio che un giudice la ritenga interessante per processare Tizio e condannarlo per rapina e il Presidente per omessa denuncia e favoreggiamento, rammentare l’art. 271 del Codice di procedura che impone l’immediata distruzione delle intercettazioni che svelano colloqui fra medico e paziente, confessore e penitente, avvocato e cliente in barba al segreto professionale. All’ovvia obiezione che l’art. 271 non fa alcun cenno al Presidente, non omettere di sostenere che è chiaro dal tenore della conversazione che il Presidente è un medico che sta curando Tizio, anzi un prete che sta confessando Tizio, anzi un avvocato che sta difendendo Tizio. Si potrebbe anche non omettere di sostenere che il Presidente, o anche Tizio, è il nipote di Mubarak, ma la giustificazione difetterebbe di originalità. 

3. Tizio chiama il Presidente e gli rivela: “Lo sa che mia moglie l’ho ammazzata io, ma stanno processando un innocente al posto mio?”. Siccome è una prova a discarico di un imputato che sta per essere condannato ingiustamente, c’è il rischio che il giudice che processa l’innocente sia tentato di usare la telefonata per scagionare l’imputato e imputare il marito al suo posto. Dunque non spetta all’intercettatore omettere di gettare nella stufa la bobina, altrimenti il Presidente s’incazza e la Consulta pure. 

4. Tizio chiama il Presidente per due chiacchiere e il Presidente gli confessa che sta preparando un colpo di Stato, invitandolo a dargli una mano. Siccome anche questa è una notizia di reato, l’attentato alla Costituzione, cioè uno dei due reati per cui il Presidente è imputabile nell’esercizio delle sue funzioni (l’altro è l’alto tradimento), c’è il rischio che il giudice sia tentato di usare il nastro per chiedere al Parlamento di metterlo in stato d’accusa. Dunque non spetta all’intercettatore valutare l’intercettazione e di omettere di chiederne l’immediata distruzione. Perchè è vero che la Costituzione prevede la messa in stato d’accusa del Presidente per alto tradimento e attentato alla Costituzione, ma basta distruggere le prove e nessun Presidente verrà mai messo in stato d’accusa per alto tradimento e attentato alla Costituzione. 

5. Tizio chiama il Presidente, i due si dicono una a caso delle cose sopra citate, l’intercettatore non omette di distruggere il relativo nastro, ma resta un problema irrisolto: oltre a Tizio e al Presidente, che non riveleranno mai quello che si son detti, c’è un terzo soggetto a conoscenza della conversazione: l’intercettatore. Il quale, sebbene assicuri che non spetta a lui omettere di non dire nulla a nessuno, anzi che ha perso la memoria, anzi non ricorda nemmeno le sue generalità, potrebbe sempre omettere di non parlarne con qualcuno. A questo punto è pronto un killer di Stato, al quale non spetta di omettere di sciogliere l’intercettatore nell’acido.

giovedì 6 dicembre 2012

Cardinale Scola: la furba arretratezza su Stato Laico e libertà religiosa


E poi ci sono quelli che fanno i furbi, e impostano i loro discorsi su basi antigiuridiche, antietiche, antidemocratiche e puramente classiste e medievali, discorsi da Stato Assoluto insomma, e considerano gli individui come imberbi da plagiare e pilotare.

"Pensiamo noi per voi, spegnete il cervello"
Oggi il cardinale Scola (nella foto col suo datore di lavoro attuale) ha perso l'ennesima occasione per evitare di sparare stupidaggini, e ha riproposto alla sua platea tutto quello che sbatte ai bigotti e ai fedeli: tonnellate di prosciutto negli occhi. Il suo discorso lo ha pronunciato davanti al sindaco di Milano Pisapia, e non lo ha fatto a caso: Pisapia, sindaco di SEL, non è certo espressione di Comunione e Liberazione e cioé quella branca della multinazionale Chiesa che riceve appalti gonfiati e fa tanti miliardi di euro a nostre spese - vedi per es. lo scandalo del San Raffaele - la stessa CL che fa affari con gli stessi politici (non Pisapia) che fanno affari con la Mafia, la Ndrangheta e la Camorra, mettendosi quindi al loro livello (ah, ricordiamo che lo IOR ha un consistente pacchetto di azioni in una società che produce e vende armi, tanto per gradire).

All'alto clero e al cardinale Scola piacciono quindi i politici compiacenti, quelli che ubbidiscono, quelli che arricchiscono le casse del clero (vedi, per fare un altro esempio, gli scempi operati a danno della Scuola Pubblica dalla Moratti prima, Gelmini poi, e infine il ministro in carica Profumo, ciellino di ferro, con la sua sottosegretaria all'Istruzione, la Ugolini), quelli che operano in uno Stato religioso (ma solo nel senso cattolico, ovviamente), o meglio: clericale, e non invece Laico (che quindi opera secondo il dettato della Carta Costituzionale, vedi al riguardo l'art.8 riguardante la parità delle confessioni religiose per la Legge italiana).

Il cardinale Scola è furbo, e se ne infischia dell'art.8 della Costituzione e quando parla di Stato Laico intende il "laico" in un senso distorto che niente ha a che spartire con la nostra Carta Costituzionale: per lui lo Stato laico è quello che soffoca la sua confessione religiosa (quando invece in Italia è la Chiesa Cattolica a soffocare l'attività della politica, guidando il paese a un medioevo culturale imbarazzante, anche all'estero). Quando il cardinale Scola parla di Libertà Religiosa, egli la intende di conseguenza in un senso assolutamente distorto.

In Italia, nonostante la Costituzione, le confessioni religiose sono anzi soffocate da quella Cattolica, dati i continui tentativi - quasi sempre andati a buon fine - di distorcere l'operato della politica per garantire i propri scopi e arricchire i propri averi.

Date una lettura ai due articoli (il 7 e l'8, di cui parlavo), e fatevi un'idea di come, formalmente, la Costituzione italiana tratti in una formale parità le confessioni religiose, e riderete amaro, perché sostanzialmente la Chiesa Cattolica è in una posizione di ingiusta (già: il vecchio art. 3 sul Principio di Uguaglianza, che la Chiesa odia) predominanza, anzi: vero e proprio dominio.

Lo Stato Clericale è antiegualitario, lo Stato Laico è egualitario. Lo Stato che vuole la Chiesa (e spesso riesce a pilotare, grazie a gentaglia come Formigoni, Casini e lo stesso governo dei tecnici di Mario Monti e il ministro Profumo) è la negazione dell'Uguaglianza, la negazione del Diritto.

Scola è furbo, e vede che Milano marcia spedita verso una progressiva perdita dell'imbarbarimento in cui aveva vissuto troppo a lungo: la conquista - degna di una vera Società Civile - del Registro delle Coppie di Fatto, e la prossima conquista della disciplina del Testamento Biologico (che realizza il sacrosanto diritto di ogni individuo di decidere autonomamente della sua vita: si chiama Libero Arbitrio, un altro nemico giurato della Chiesa) sono lontane anni luce dall'arretratezza in cui ristagna ancora la Chiesa Cattolica.

E' inaccettabile che in una Società che si presume voglia essere Civile si debba assistere a questi teatrini dell'ignoranza e dell'assurdo. E poi la Chiesa si meraviglia del fatto che tanti giovani (e non solo) si allontanano dal loro Dio.

Ah, quasi dimenticavo; gli ho scritto, con educazione. Non mi ha risposto.