domenica 8 gennaio 2012

Il Bene ed il Male

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di Isidoro Aiello

Il bene ed il male sono due categorie opposte, espressione del pensiero umano, non assolute, ma variabili con la cultura che le esprime. Tuttavia credo possano essere sublimate a categorie universali ponendo al centro di ogni valutazione la specie uomo, come parte essenziale del mondo animato ed inanimato.
Il nostro mondo e per analogia l’universo intero, pur con le enormi energie che li determinano, vivono di una intrinseca armonia che continuamente li modifica e li riassesta, anche dopo enormi cataclismi. Nuovi equilibri, sempre dinamici, e l’armonia degli elementi sembrano il filo conduttore che regola gli eventi cosmici.

Nel nostro piccolo mondo in miliardi di anni si è giunti ad un punto evolutivo che oltre la vita è nata l’intelligenza, cioè la capacità di comprendere se stessi e dare coscienza all’universo. Certo le conoscenze dell’uomo sono ancora molto limitate e rudimentali, ma già consentono una qualche interpretazione razionale e non magica dell’esistente.
Adeguandoci a ciò che comprendiamo dei meccanismi evolutivi ed estrapolando da questi i principi essenziali che sembrano regolare il mondo animato ed inanimato, possiamo ipotizzare delle categorie etiche che dovrebbero guidare i comportamenti di una specie consapevole, in grado di incidere sulla natura.

Il bene corrisponde a tutto ciò che asseconda, possibilmente in modo migliorativo, gli equilibri evolutivi senza minimamente interferirvi, come è accaduto nella storia della terra fino alla comparsa dell'uomo ,specie dotata di una nuova facoltà, l'intelligenza.
La netta demarcazione tra bene e male, tra armonia e disarmonia naturale, inclusiva degli eventi cataclismatici, viene meno proprio con l'avvento dell'uomo, perché questi con l'intelligenza ha la facoltà di adattare ai propri bisogni il mondo fisico e biologico. Inoltre essendo l'unico arbitro cosciente che vive sulla terra senza più essere contrastata nella sua affermazione come specie dominante, rischia di espandersi senza più il controllo dei meccanismi dell'evoluzione naturale.

E' l'uomo che, avvalendosi delle sue originali ed uniche facoltà, deve autolimitarsi senza interrompere il filo conduttore dell'evoluzione. Di qui la necessità di categorie etiche e di regole di comportamento che l'uomo, generalmente attraverso le religioni, ha imposto alla coscienza collettiva, definendone i limiti ed i contenuti sempre variabili in rapporto alle culture ed alle conoscenze accumulate.
Per l'uomo primitivo difendere la propria etnia dall'aggressione di altri gruppi, anche con la violenza, in aderenza alla legge del più forte, era un principio etico, coerente con l'istinto animale di sopravvivenza e di dominio sul territorio necessario a soddisfare i bisogni degli appartenenti al gruppo.
Questo comportamento di sopravvivenza ne rafforzava comunque altri come il senso del gruppo e dell'appartenenza, l'amicizia, la solidarietà e l'amore, il più elevato in grado, in quanto sublimazione dello stato d'animo che porta alla riproduzione ed alla conservazione della specie e del proprio patrimonio genetico.
Tutto ciò avveniva sempre nell'ambito degli equilibri naturali che avevano guidato l'evoluzione fino alla nascita dell'uomo e della sua affermazione come specie dominante.

Le civiltà umane, almeno quelle di cui abbiamo conoscenza, si sono sviluppate attorno a principi imposti con la forza o fatti condividere alle masse attraverso le religioni, che con i loro valori creavano il nucleo centrale di aggregazioni di etnie e popoli anche diversi. L'uomo ha cominciato in questo contesto ad immaginare modelli di società nelle quali tutti avessero la possibilità di appagare i bisogni prioritari della vita ed a teorizzare l'uguaglianza, la solidarietà, il rispetto reciproco e tra culture e religioni diverse, in quanto strumenti di benessere diffuso e di progresso culturale e sociale.
Questi valori hanno cominciato a rappresentare nella coscienza collettiva il Bene, verso il quale le moltitudini dovevano orientarsi e per le quali era necessario impegnarsi affinché potessero realizzarsi.
Naturalmente questi valori aggreganti, che fornivano una prospettiva di vita più serena e dignitosa alle masse, contrastava con gli interessi di ristretti gruppi che, esercitando il potere all'interno di società sempre più complesse, sviluppavano e rafforzavano con teorizzazioni razionali, gli istinti primordiali della legge del più forte, del desiderio di possesso e di ricchezza, del bisogno di affermare se stessi a danno degli altri, di avvantaggiarsi del lavoro altrui per trarne benefici, ricchezze e potere, per asservire i più e provare l'ebbrezza del dominio, anche se ciò provocava sofferenze, povertà, degrado e miseria diffusa.

Il Male, come categoria etica, altro non è che l'affermazione degli istinti più primordiali ed animaleschi dell'uomo, inizialmente necessari e coerenti con i principi evolutivi, ma ora non più adeguati alle esigenze dell'unica specie del pianeta che, possedendo l'intelligenza, riesce a sfruttare ed asservire ai propri bisogni i beni naturali, beni comuni dei quali a nessuno deve essere consenti di appropriarsi e di sfruttarli a vantaggio di pochi.
E' evidente che l'avvento dell'intelligenza, nuova facoltà appannaggio di una unica specie per mezzo della quale domina incontrastata nel pianeta, rappresenta una variabile in grado di modificare in un batter di ciglio gli equilibri naturali raggiunti in miliardi di anni.
L'uomo ha l'obbligo di interagire con l'ambiente senza creare fratture, discontinuità e disequilibri che vadano oltre le capacità di riadattamento naturale. A tutt'oggi gli istinti primordiali dell'uomo, resi estremamente efficaci dall'intelligenza, sono quelli dominanti nel comportamento globale della specie, impersonati dai governanti delle nazioni e da tutti i gruppi di potere che sostengono i governi incluse le religioni.

Nell'attuale stadio evolutivo della pur breve storia dell'uomo, la categoria etica Male non può che essere il sistema della governance mondiale, che oltre che determinare enormi disuguaglianze, povertà e sofferenze per la stragrande maggioranza dell'umanità, crea danni ambientali tali da mettere in crisi gli equilibri naturali e renderci ostile la natura, culla della vita.
L'avidità, la prepotenza e l'arroganza di un ristretto gruppo di uomini acceca l'intelligenza della specie e rischia di portare a distruzione ciò che l'evoluzione ha realizzato fino ad ora.
Qualcuno potrebbe affermare che anche le conseguenze dell'uso distorto dell'intelligenza sono espressione dell'evoluzione naturale e che gli eventuali cataclismi causati dall'uomo rientrano nell'alveo dell'evoluzione stessa. Tuttavia fino a che la vita non aveva raggiunto la coscienza di sé, la capacità di analizzare il presente e prevedere le conseguenze delle proprie azioni, si seguiva un ordine naturale, che rappresenta ciò che antropologicamente viene categorizzato come il Bene.

Ma l'uomo di oggi, attingendo ai valori positivi insiti nel proprio essere ed acquisiti durante l'evoluzione, deve valorizzare gli istinti naturali che categorizziamo come Bene, in quanto più coerenti con il principio della conservazione ed affermazione della specie.
La dote unica di cui l'uomo dispone, l'intelligenza, espressione psicologica dei circuiti neuronali complessi delle aree associative del cervello, consente di controllare e dominare gli istinti, guidandoli verso ciò che appare essere più vantaggioso per il benessere della specie, che non può prescindere dal benessere della Natura stessa.

Ora il Male è rappresentato da uno sparuto gruppo di uomini che per ottusità, meschinità, egoismo egocentrismo ed ignoranza sono artefici del degrado ambientale, conseguente ad uno sfruttamento irrazionale delle risorse naturali, e creano diseguaglianze e sofferenze ai più, costretti spesso in condizioni di vita non degne di appartenenti ad una specie, che ha la possibilità di soddisfare i bisogni primari di tutti, dall'alimentazione, alla salute, alla istruzione, al diritto di cittadinanza, alla pace ed alla serenità.
Non si può più tollerare che una ridottissima minoranza di uomini, espressione del Male di specie, per stupidità ed avidità avviino il mondo verso la rovina.
I più devono quindi acquisire piena consapevolezza di quanto sta avvenendo ed organizzarsi per sostituire questo sistema di potere tirannico, appannaggio di pochi, con strumenti che democraticamente promuovano il Bene per la specie umana.

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